Campioni dentro e fuori dal campo o dal tavolo: delusione Magnus Carlsen

E’ importante saper vincere ma anche e soprattutto imparare a perdere. E’ questo il pensiero che mi viene alla mente dopo aver visto la reazione dello scacchista norvegese Magnus Carlsen – campione del mondo dal 2013 al 2023 – dopo la sconfitta subita dall’indiano Gukesh Dommaraju. Una sconfitta imprevista, visto il livello dei due giocatori, e considerata la situazione della partita, con una situazione di evidente vantaggio per Carlsen che ha reagito in malo modo, sbattendo i pugni sulla scacchiera e mostrando tutta la sua ira. Sono queste le situazioni che distinguono un vero campione da uno che non sa gestire le sconfitte. Gli scacchi sono considerati lo sport più crudele del mondo perché a scontrarsi sono due intelligenze. Saper affrontare l’imprevisto di una sconfitta, la delusione per una vittoria che sembrava a portata di mano, non é da tutti. Un vero campione sa che la sconfitta e il successo sono due impostori, come ben sapeva Rudyard Kipling. Carlsen ha reagisto con un gesto di stizza dopo aver perso in maniera del tutto inaspettata una partita che stava vincendo contro il giovanissimo Gukesh Dommaraju, 19 anni, indiano, diventato numero uno al mondo nel dicembre scorso ai campionati ai quali Carlsen non aveva partecipato. L’ex campione, noto per il suo autocontrollo in gara, stavolta ha reagito sbattendo il pugno sul tavolo e rovesciando i pezzi sulla scacchiera. Subito dopo, comunque, si è ripreso e ha stretto la mano all’avversario. Uno spettacolo indecoroso che avremmo preferito non vedere anche perchè il gioco degli scacchi si é sempre contraddistinto per una sua eleganza e compostezza. In questo caso, il vincitore Gukesh ha invece dimostrato tutto il suo fair play commentando cosi l’accaduto ‘ 99 volte su 100 avrei perso quella partita. Sono stato molto fortunato’. Ecco un esempio di rara sportività e di umiltà.

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L'APPROFONDIMENTO

Hanno tolto il privilegio alla Harvard University di donare visti agli studenti internazionali che fanno l’application. Toglieranno il permesso di soggiorno agli attuali studenti internazionali che frequentano l’università per vendicarsi del fatto che l’università non ha aderito alle regole dell’ICE, ossia di denunciare quelli che sono studenti attivisti pro-palestina. Vi voglio fare riflettere sul fatto che io stessa l’anno scorso ero una studentessa internazionale e questa cosa mi colpisce in modo diretto. Trump non sta solo eliminando un diritto fondamentale, cioè quello dell’istruzione, ma si sta letteralmente vendicando, proprio come un governo autoritario fa quando la sua autorità viene messa in discussione. Già uno studente internazionale della Columbia University è stato deportato di notte in un campo di detenzione per immigrati, solo per aver combattuto in quello in cui crede. Stamattina quando ho letto l’articolo mi sono emozionata perché ho pensato a tutti quegli studenti, e sono migliaia, che si trovano davanti ad un interrogativo che li metterà in serissime difficoltà. Anch’io ero una studentessa internazionale l’anno scorso: e so bene cosa significa allontanarsi dalla propria famiglia e dal proprio Paese: mai mi sarei immaginata che un governo potesse vendicarsi, minacciando il diritto all’istruzione: è proprio vero che non si impara un bel niente dalla storia. Laura Liberti