Nazifascismo italiano. Reale pericolo o arma di distrazione di massa?

Su una cosa la sinistra sembra ritrovarsi unita, dimenticandosi delle divisioni e delle lacerazioni politiche che la caratterizzano: l’antifascismo, fondato o meno che sia. Ha lanciato il grido di allarme qualche giorno fa Walter Veltroni e gli hanno fatto eco un po’ tutti i leader della sinistra ideologica e parlamentare. E’ bastato che alcune parate folkloristiche riprendessero in parte la scena mediatica perché si tuonasse contro il pericolo di una destra estrema con le teste rasate, incivile e becera, nostalgica, violenta, razzista e xenofoba. Ovviamente, la condanna nei confronti di manifestazioni simili non puo’ che essere condivisa, ma da qui a indicarla come una emergenza sociale, culturale e politica ce ne passa. Lo studioso Franco Cassano, su questo argomento si è pronunciato proprio oggi su Il Fatto Quotidiano con queste parole ‘è sbagliato sottovalutare i rigurgiti neri, ma lo è pure rispondere con i canoni classici. Il quadro e’ finito: anche l’antifascismo si rinnovi. La sinistra arretra perché e’ venuta a mancare l’idea di futuro. E’ per questo che vincono la paura è la conservazione’. Altri analisti politici sostengono invece che quella dello spauracchio della destra nazista alle porte altro non è che un’arma di distrazione di massa. Un modo per distogliere l’attenzione dei cittadini dai veri problemi economici e sociali oltre che un modo per compattare la sinistra e porre un freno ai populismi di destra, legittimati dal voto, che sembrano avere il vento a favore. Di sicuro c’è che il quadro politico del Paese appare alquanto frammentato e che le imminenti elezioni e la campagna elettorale porteranno l’agenda politica su temi secondari, ma strumentali ad un partito piuttosto che ad un altro.

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L'APPROFONDIMENTO

La sanità italiana ha un debito con i fornitori di 22,9 miliardi di euro. Lo sostiene l’ufficio Studi Cgia di Mestre. “Sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo - dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo, riferendosi all’ultimo dato che risale al 2015 - L’ammontare complessivo del debito commerciale del nostro servizio sanitario non è ancora stato ricondotto entro limiti fisiologici. Purtroppo, soprattutto nel Mezzogiorno, le nostre Asl continuano ad essere in affanno con i pagamenti, mettendo così in seria difficoltà moltissime Pmi”. Ma quali sono le cause? “Se è noto che le Asl pagano da sempre con molto ritardo – prosegue Zabeo - è altrettanto vero che in molti casi le forniture continuano ad essere acquistate con forti differenze di prezzo tra le varie regioni. Se, come ha avuto modo di denunciare la Fondazione Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), nella sanità italiana si annidano circa 22,5 miliardi di euro di sprechi, è verosimile ritenere che una parte dei ritardi nei pagamenti sia in qualche modo riconducibile alle distorsioni sopra descritte”.  Cgia debiti sanità Puntualizza il segretario della Cgia, Renato Mason: “Nonostante l’ammontare degli sprechi, sarebbe sbagliato generalizzare. E’ importante sottolineare che la nostra spesa sanitaria pubblica è inferiore di un punto percentuale di Pil rispetto a quella francese e di 0,5 punti rispetto a quella britannica”. Tornando ai dati della ricerca, diffusi sul sito della Cgia, la sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 3,8 miliardi di euro. Seguono Campania (3 mld di euro), Lombardia (2,3 mld), Sicilia e Piemonte entrambe con (1,8 mld). Se, invece, rapportiamo il debito alla popolazione residente, il primato spetta al Molise, con 1.735 euro pro capite. Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro pro capite e la Campania con 518 euro per ogni residente. Dal 2011 però il debito complessivo è in costante calo ed è sceso di 15 miliardi di euro (-39,7 per cento). A livello regionale le contrazioni più importanti si sono verificate nelle Marche (-69,5 per cento), in Campania (-55,4 per cento) e in Veneto (-51 per cento). Solo nel Molise e in Umbria la situazione è peggiorata: nel primo caso la crescita è stata del 39,7 per cento, mentre nel secondo caso del 57,7 per cento. Le aziende sanitarie più virtuose sono state l’Usl Umbria 1 e l’Azienda sanitaria universitaria di Trieste. Nel primo caso gli impegni economici assunti sono stati onorati con 24 giorni di anticipo, nel secondo caso di 13. Per quanto concerne i tempi medi di pagamento praticati nel 2016 e riferiti alle sole forniture di dispositivi medici (fonte Assobiomedica), in Molise il saldo della fattura è avvenuto mediamente dopo 621 giorni, in Calabria dopo 443 giorni e in Campania dopo 259 giorni. Se teniamo conto che la legge in vigore stabilisce che i pagamenti delle strutture sanitarie debbano avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura, nessun valore medio regionale rispetta questo termine.