Sistema Montante: le patenti antimafia per circolare sulle autostrade della politica e degli affari

I magistrati parlano di un ‘sistema Montante’ per indicare quella rete di potere che da Confindustria si estendeva alla Regione siciliana, condizionando in modo illecito l’azione di governo e manipolando le informazioni, ottenute con ogni mezzo, per ricattare chi non si sottometteva. Questo l’impianto dell’accusa, tutto da verificare, che vede sulla posizione di comando Antonello Montante. Una indagine che apre nuovi fronti e che arriva fino a quelli che erano i vertici della politica regionale. Oltre a Montante anche Giuseppe Catanzaro, suo successore sulla poltrona di Confindustria Sicilia, indagato dalla procura di Caltanissetta. Nell’indagine sono finiti anche l’ex governatore Rosario Crocetta, due ex assessori regionali alle Attività produttive, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello,  l’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara. L’ex presidente della Regione è accusato di  associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito. Una lobby molto potente che si era professata nemica della mafia e paladina della legalità e che ora apparirebbe in una veste molto diversa. Una ennesima dimostrazione che in Sicilia il professionismo antimafia professato da loschi figuri sarebbe servito essenzialmente alla costruzione di carriere e di fortune economiche. Una manovra diabolica: fingersi antimafia per tacciare di mafiosità chi non faceva parte del sistema. La patente di antimafia rilasciata agli amici degli amici, per circolare indisturbati sulle autostrade della politica e degli affari.

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L'APPROFONDIMENTO

Alloggio, assistenza sanitaria, istruzione ai minori migranti fin dal loro arrivo in territorio europeo, alle stesse condizioni godute dai minori dei paesi di accoglienza. E inoltre: l’attivazione di procedure di infrazione contro gli stati membri che trattengono i minori in strutture detentive per il loro status di migranti e la creazione di rotte migratorie sicure e legali per tutelare i bambini e gli adolescenti coinvolti nella migrazione. 15649802107_ffe0600a40_b Questi i punti centrali della risoluzione sulla protezione dei minori migranti approvata a larga maggioranza stamattina dalla plenaria del Parlamento Europeo su proposta dell’intergruppo per i diritti dei minori, co-presieduto dall’eurodeputata di S&D Caterina Chinnici. <<Questa risoluzione è il frutto di un lavoro di squadra – ha detto in aula Caterina Chinnici – e testimonia la sensibilità di tutti i gruppi parlamentari sul tema. Tanti passi in avanti sono stati compiuti in questi anni per la protezione dei bambini migranti, ma alcuni stati ancora non applicano le raccomandazioni emanate oltre un anno fa dalla Commissione Europea. Inammissibile, per esempio, che continuino a esserci casi di minori trattenuti in strutture detentive per motivi legati alla migrazione>>. Secondo una stima dell’Unicef, come riportato nella risoluzione, in Europa vivono 5,4 milioni di minori migranti e, in base agli ultimi dati dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), nel 2017 sono arrivati in Grecia, Italia, Spagna e Bulgaria 32.039 minori, il 46 % dei quali non accompagnati o separati dalla famiglia. Ha aggiunto Chinnici: <<Ai minori migranti vanno garantiti servizi sanitari e sociali, istruzione, sistemi di accoglienza finalizzati alla loro tutela e alla loro piena integrazione, basati su comunità e strutture idonee a ospitarli anche con le loro famiglie. Bisogna inoltre prevedere la nomina di tutori per la protezione dei minori non accompagnati, che spesso fanno perdere le loro tracce rischiando andare incontro ad abusi o di finire nelle reti della criminalità. Questa risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, la prima incentrata sulla tutela dei minori migranti, chiama con forza gli stati membri a una nuova assunzione di responsabilità in nome del principio del superiore interesse del minore, che la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo individuano come criterio primario in tutte le azioni che interessano i minori>>. Il documento votato dalla plenaria chiede anche la priorità alla ricollocazione dei restanti minori non accompagnati dalla Grecia e dall’Italia ammessi a beneficiare delle decisioni dell’Ue sulla ricollocazione e invita gli stati membri ad assegnare risorse adeguate all’accoglienza dei minori migranti, soprattutto di quelli non accompagnati, a supporto del ruolo svolto dalle autorità locali e regionali.