Matteo Messina Denaro. Le domande dell’uomo qualunque

Indiscutibile l’impegno delle forze dell’Ordine e il sacrificio di quanti, per anni, hanno cercato Matteo Messina Denaro, un assassino mafioso e un capo indiscusso, per interrompere la sua lunghissima latitanza. Il suo arresto, in una clinica del capoluogo siciliano, ha il sapore del cinematografo. Un vero e proprio film, con il ‘cattivo’ che per mesi ha finto di essere una persona normale, un incensurato, un uomo qualsiasi alle prese con un brutto male. Quante leggende, quante ipotesi sono state formulate in questi decenni sulle possibili piste, sui luoghi in cui poteva trovarsi il mafioso di Castelvetrano, il Diabolik del Trapanese. Bene cosi, ovviamente. E’ un bene saperlo dentro un carcere. Ma le domande restano ed è giusto farsele perché il nostro è e rimane il paese dei misteri mai risolti. La prima: è stato sempre questo il modo di affrontare la latitanza? In questi trent’anni ha sempre vissuto con questa arrogante sfrontatezza, mimetizzandosi poco e nulla, evitando rifugi sotterranei, botole, cantine e scantinati? Ha sempre vissuto, Matteo Messina Denaro, in questo modo libero, contando sul fatto che in pochi avrebbero anche solo immaginato di trovarselo accanto, l’uomo più ricercato del Paese? E ancora, come mai nel suo ultimo rifugio non è stato trovato nulla di rilevante e di utile per risalire alle sue coperture, alle sue complicità, ai suoi sodalizi? E’ lecito pensare che, con pochi mesi di vita davanti, abbia deciso di abbassare la guardia, di consegnarsi in modo indiretto ai suoi mastini, per curarsi in modo più efficace? Possono, infine, avere diritto di cittadinanza, le ipotesi di chi, in questo arresto, vede il compimento di una trattativa? Vedremo, la cronaca e il prosieguo delle indagini daranno una risposta, ma oggi c’è solo da ringraziare gli uomini e le donne che sono stati per anni sulle sue tracce, senza dimenticare quanti hanno sacrificato la vita nella lotta al sopruso mafioso, al crimine organizzato, alla violenza della sopraffazione. Grazie e ancora grazie.

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L'APPROFONDIMENTO

La fiducia nel sistema sanitario pubblico "è una caratteristica fondamentale" nella gestione della pandemia. E "l'adesione alla vaccinazione è un atto di fiducia nei confronti della sanità pubblica. Certo è oggetto di dibattito e ci sono anche vivaci minoranze che si esprimono, ma quando andiamo a guardare i numeri parliamo di 9 italiani su 10 che hanno aderito alle vaccinazione anti-Covid. Questa fortissima adesione ha consentito dei numeri che oggi possiamo illustrare" nel report dell'Istituto superiore di sanità appena pubblicato. Lo ha detto il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, intervenuto all'evento 'Sanità pubblica e privata: come ripartire', healthcare talk di Rcs Academy. "La campagna vaccinale - ha sottolineato - ci ha visti, tra i Paesi occidentali, come maggiormente capaci di favorire la vaccinazione anti Covid. I tassi di copertura vaccinale nel nostro Paese sono tra i più elevati del mondo occidentale. E questo ha consentito di modificare le curve, sia per quanto riguarda le incidenze, ma soprattutto per quanto riguarda l'impatto nei decessi e nei ricoveri". Poter affrontare pandemie come questa, ha aggiunto Brusaferro, "richiede un sistema. Noi abbiamo il sistema sanitario nazionale che si è rivelato preziosissimo per tutti noi. Oggi ha bisogno di essere rafforzato, ammodernato e arricchito da quelle competenze che si sono dimostrati essenziali in questi due anni".