Uno studio di Noto sondaggi per il Sole24ore che accende i riflettori sul mondo giovanile e che registra un malessere diffuso. Il trend che riguarda sempre più giovani è quello del sostanziale rifiuto di tutto ciò che è pubblico e che ha carattere sociale e politico. Le incognite che pesano su un futuro sempre più incerto e indecifrabile sono quelle del lavoro, della crisi climatica e dell’economia. La politica resta un miraggio, una cosa lontana: il 52% dei nostri giovani non andrebbe a votare in caso di elezioni. S impone la centralità della dimensione individuale, alimentato anche dal sentimento di una esclusione sociale: un giovane su cinque si sente escluso dalla società. Versa in condizioni migliori, contrariamente alle aspettative, la famiglia: il 54% dei giovani la considera ancora un riferimento, un posto in cui rifugiarsi. In peggiori condizioni la dimensione relazionale e sociale: perde di interesse per il 55% degli intervistati. Emerge un dato: nonostante l’alto livello di interconnessione e la dipendenza dalla tecnologia, solo il 17% dei giovani vive il proprio isolamento sui social media che restano una fonte di informazione ma che non li toglie da una solitudine esistenziale e comunicativa. Una dimensione già sottolineata negli ultimi anni dal crescente fenomeno dell’hikikomori, l’isolamento sociale volontario emerso negli anni Novanta in Giappone, letteralmente lo ‘stare in disparte’ di quelle persone ‘colpite da una sindrome che induce a chiudersi nella propria stanza senza mai uscirne’. Un fenomeno che per certi versi può essere accostato a quello dei NEET (not engaged in education, employment or training), gli inattivi: le persone che in un dato periodo della loro vita non lavorano, non studiano né si formano. Una fotografia sociale che impone delle domande e soprattutto delle risposte.



