Report Giornalismo 2025 ‘il digitale ha eroso qualità e ruolo dei media’

GIORNALISMO: REPORT ODG 2025, ‘DIGITALE HA EROSO RICAVI, QUALITA’ E RUOLO MEDIA’

– Il passaggio al digitale “ha comportato un costante calo dei ricavi pubblicitari e una contrazione della base di lettori, riducendo risorse ed energie disponibili con inevitabili conseguenze relative alla qualità dell’informazione prodotta, fenomeni che hanno determinato una crisi di fiducia nei confronti dei media tradizionali”. E’ questo uno dei punti essenziali ‘Report 2025 dell’Osservatorio sul giornalismo Digitale’, illustrato oggi a Roma alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, e del presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli. Il Report evidenziando “il profondo mutamento, negli ultimi 20 anni, del giornalismo tradizionale” rileva che “il modello dei quotidiani, un tempo basato sulla scarsità dello spazio fisico e su ricavi pubblicitari robusti, si è progressivamente impoverito a favore di piattaforme digitali capaci di raccogliere l’attenzione del pubblico e di generare profitti enormi”. Una crisi – rimarca il Report – che “non è soltanto economica, ma anche e soprattutto culturale”. I consumatori ormai abituati a fruire delle informazioni in maniera frammentata e spesso emotivamente orientata, tendono dunque – sottolinea il Report – a evitare le notizie tradizionali, abbandonando i quotidiani e i news media a un declino sistemico. Le dinamiche dei social media, che privilegiano la rapidità e l’immediatezza delle reazioni, hanno “ulteriormente eroso il ruolo dei media storici, sostituendo la tradizionale autorevolezza del giornalismo con forme di intrattenimento e narrazione emotiva”. Questa crisi, rimarca il Report, “non è soltanto economica, ma anche e soprattutto culturale, poiché la funzione di informare in maniera rigorosa e verificata viene progressivamente messa in ombra da algoritmi che amplificano contenuti capaci di suscitare forti reazioni emotive e dal trasformarsi delle notizie in elementi conversazionali”. Un tema centrale del Report è rappresentato dall’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi redazionali che offre “opportunità e rischi”. Le tecnologie Ia, soprattutto quelle generative, offrono – spiega il Report – “la possibilità di automatizzare compiti ripetitivi, velocizzare la produzione di notizie e personalizzare i contenuti in base alle preferenze degli utenti. Da un lato, l’Ia rappresenta uno strumento di potenziamento, in grado di liberare i giornalisti dalle attività più meccaniche, permettendo loro di concentrarsi su analisi più approfondite e sulla ricerca della verità; dall’altro, però, esiste il rischio concreto che l’adozione indiscriminata degli algoritmi possa portare a una standardizzazione dei contenuti, a una perdita di quel ‘tocco’ critico che caratterizza il lavoro giornalistico e, in ultima analisi, a una sostituzione del giudizio umano”. Un ulteriore aspetto critico riguarda, secondo il Report, “gli accordi stipulati con le aziende tecnologiche per l’utilizzo dei contenuti editoriali. Questi accordi, seppur in apparenza consistenti, generano per gli editori introiti trascurabili – intorno all’1% del fatturato totale – rendendo evidente la necessità di rivedere i modelli di licenza e di intraprendere battaglie legali per salvaguardare i diritti d’autore”. Il Report mette anche l’accento sul fatto che la “trasformazione digitale ha avuto anche ripercussioni significative sul piano etico e giuridico”. Con l’abbandono “dei tradizionali sistemi di fact-checking a favore di soluzioni economiche come le ‘community notes’ – riporta il Report – le piattaforme digitali mettono a rischio la qualità dell’informazione, favorendo la diffusione di contenuti non sempre verificati. Per contrastare questo fenomeno, le nuove normative europee – quali il Digital Services Act e l’Ai Act – e il nuovo Codice deontologico dei giornalisti si propongono di stabilire confini chiari tra libertà di espressione e responsabilità editoriale. In tale contesto, è fondamentale che l’intelligenza artificiale sia impiegata come strumento ausiliario, senza sottrarre al giornalista la responsabilità critica di verificare e interpretare i fatti”. In questo panorama, un aspetto fondamentale per il futuro del giornalismo riguarda la necessità di riconnettere “il pubblico con la qualità dell’informazione attraverso interventi formativi mirati”. Le iniziative intraprese dall’Ordine e rivolte alle scuole, che coinvolgono attività didattiche, concorsi e incontri diretti con giornalisti, “hanno l’obiettivo di trasmettere ai giovani i valori etici e deontologici della professione. Queste attività mirano a contrastare la diffusione di fake news e a promuovere una cultura dell’informazione basata sulla verifica e sulla trasparenza, offrendo ai giovani strumenti per discernere tra notizie di qualità e contenuti manipolatori”. Il declino dei modelli economici tradizionali, si legge nel Report, “impone un ripensamento radicale delle strategie di monetizzazione nel mondo del giornalismo”. L’industria dei quotidiani, in particolare in Italia, “si trova a dover fronteggiare una contrazione costante delle vendite cartacee, accompagnata da un incremento dei ricavi digitali che però non riescono a compensare il calo globale”. In questa realtà è “essenziale che i media riescano a trovare un equilibrio tra il mantenimento della qualità dell’informazione e l’innovazione economica, evitando di trasformare il giornalismo in un mero prodotto di consumo che si basa esclusivamente su numeri e clic”. Nonostante il quadro attuale sembri dominato da crisi e contraddizioni, esistono possibilità per il futuro del giornalismo. Secondo il Report “è indispensabile avere la capacità di innovare, integrando le nuove tecnologie con un approccio critico e metodologicamente rigoroso”. Alcuni esempi di “successo, come la narrazione multimediale adottata da testate internazionali o inchieste giornalistiche che hanno utilizzato strumenti artificiali di analisi dei dati, hanno ottenuto riconoscimenti prestigiosi, dimostrando che il giornalismo può reinventarsi e riconquistare l’attenzione e la fiducia del pubblico. In questo processo, l’integrazione equilibrata dell’intelligenza artificiale – per potenziare, anziché sostituire, il lavoro dei giornalisti – e la riscoperta dei valori fondamentali della professione rappresentano i pilastri su cui si fonda una possibile rinascita”.

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