Giornalismo é verifica delle notizie. Tutto il resto e’ gossip e diffamazione

Alcuni casi di cronaca giornalistica (si fa per dire) hanno portato alla ribalta il tema della verifica preventiva delle notizie. Due giornalisti italiani hanno infatti dato una notizia salvo precisare che era in corso una verifica. Troppo facile e troppo comodo. Una notizia infatti é tale se il giornalista opera, secondo i criteri deontologici, una verifica delle fonti, della veridicità dei fatti. Diffondere una notizia che non è stata verificata pone il giornalismo allo stesso piano del gossip, della diceria, dell’indiscrezione e il fatto di precisare che sono in corso delle verifiche sulla effettiva veridicità della presunta notizia non pone al riparo coloro che la diffondono. In un’epoca come la nostra nella quale imperversano le mistificazioni, la disinformazione organizzata e la manipolazione dei fatti attraverso i social media, se vengono a mancare le garanzie di un buon giornalismo, non sarà più possibile distinguere ciò che é vero da ciò che non lo é. Il giornalismo é essenzialmente verifica e controllo della notizia. Tutto il resto é diffamazione.
(La verifica delle fonti non è una buona pratica facoltativa: è un obbligo deontologico e giuridico, sancito dalla legge professionale n. 69/1963 e ribadito nel Testo Unico dei Doveri del Giornalista, oltre che nel nuovo Codice deontologico in vigore dal 1° giugno 2025. Ancora più chiaro è il principio della verità sostanziale dei fatti: il giornalista ha il dovere inderogabile di rispettarla, operando con lealtà e buona fede).

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