parmigiano

Gli amanti del parmigiano reggiano si ritroveranno uniti idealmente in una notte per festeggiare il celebre formaggio Dop. Sabato 11 novembre torna la Parmigiano Reggiano Night: da Aosta a Bari, da Gorizia a Palermo, oltre 400 ristoranti in tutta Italia sono pronti per dedicare una grande serata alla cucina e ai palati che prediligono il gusto e le tradizioni.

<<Una sola serata – si legge nella nota stampa del Consorzio Parmigiano Reggiano – per celebrare il gusto unico del Re dei formaggi declinato da oltre 400 chef in tutta Italia che organizzeranno una festa a tema Parmigiano Reggiano>>.

Per partecipare basta visitare il sito e www.night.parmigianoreggiano.com e seguire tutte le procedure. Chi vorrà, potrà condividere su Facebook, Twitter e Instagram le foto della serata utilizzando l’hashtag #PRnight2017. <<Le foto più simpatiche – annuncia il comunicato – verranno pubblicate sulla pagina Facebook del Consorzio>>.

Il Parmigiano Reggiano è un formaggio Dop che richiede 550 litri di latte per realizzare ogni forma e l’impegno costante di allevatori e maestri casari secondo una tradizione che risale a 9 secoli fa.
L’assaggio del celebre formaggio, come sanno bene gli amanti del buon gusto, richiede un adeguato addestramento di vista, udito, olfatto, gusto e tatto. (Immagine: www.parmigianoreggiano.it)

Come si assaggia questo formaggio Dop che richiede 550 litri di latte per ogni forma e l’impegno costante di allevatori e maestri casari che risale a 9 secoli fa?
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano suggerisce la procedura dell’assaggio nel proprio sito ufficiale. Iniziamo da un “adeguato addestramento” di vista, udito, olfatto, gusto e tatto. L’aspetto esteriore è garanzia della buona conservazione del prodotto, dunque guardiamo la forma, le dimensioni, l’aspetto e il colore. Gli stimoli sonori che avvertiamo nella degustazione ci fanno apprezzare la friabilità della pasta, mentre durante la masticazione ne captiamo gli odori e gli aromi.
La lingua, la bocca e la gola sono gli strumenti per assaporare il formaggio. “La lingua – si legge sul sito – è un sensore importantissimo sia per le percezioni tattili, sia per quelle chimiche (sapori). I gusti fondamentali sono quattro: dolce, salato, acido e amaro che si manifestano in successione temporale”.
E infine c’è il tatto, che ci consente di comprendere la struttura e la consistenza del prodotto. “In questo modo si possono valutare le caratteristiche di compattezza, durezza, elasticità, granulosità, friabilità e di temperatura che possono influenzare il gradimento del formaggio”.
Ecco di seguito i passaggi consigliati dal Consorzio per assaggiare il Parmigiano Reggiano: osservare la scaglia o il campione di Parmigiano Reggiano; prenderlo fra le mani e tastarlo; spezzarlo e annusarlo valutandone gli odori; mordere il pezzetto e deformarlo con i denti; masticarlo, facendolo ruotare in tutto il cavo orale; espirare l’aria dal naso e valutare aroma e persistenza globale; valutare l’intensità dei sapori fondamentali; distinguere le caratteristiche della struttura del formaggio percepite in bocca; deglutire il campione e valutare l’eventuale comparsa di retrogusti (sensazione olfattiva e/o gustativa che si percepisce in bocca dopo la deglutizione di un alimento, diversa da quella percepita al momento dell’assaggio).
Zona di origine del Parmigiano Reggiano: Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova destra fiume Po, Bologna sinistra fiume Reno. (Immagine: sito www.parmigianoreggiano.it)

Debutta ‘Filiera Italia, una nuova realtà associativa che mette insieme per la prima volta il mondo agricolo e l’industria agroalimentare italiana d’eccellenza con l’obiettivo di difendere tutta la filiera agroalimentare nazionale.
L’iniziativa, illustrata sul sito web della Coldiretti, è stata presentata a Cernobbio nell’ambito dell’edizione 2017 del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dall’associazione nazionale dei coltivatori diretti, tra i soci promotori insieme a Ferrero, Inalca/Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica).

Ha dichiarato il presidente designato dell’Associazione, Cremonini: “Vogliamo così dare voce alla filiera agroalimentare italiana, fatta da aziende grandi medie e piccole che credono nel valore nell’unicità e nella distintività della nostra produzione e del nostro Paese che per questo continuano ad investire per creare qui valore aggiunto ed occupazione e fare sempre più grande il made in Italy alimentare nel mondo. Una nuova forma di rappresentanza di filiera quindi in cui Coldiretti insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori sono uniti anche per la realizzazione di accordi economici e committment concreti finalizzati da un lato ad aumentare in quantità e qualità la produzione agricola del Paese e dall’altro per assicurarne la massima valorizzazione senza conflittualità ma anzi nella comune convinzione che si vince o si perde insieme”.

Per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “Valorizzare i prodotti agricoli italiani nella trasformazione industriale è un obiettivo importante per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese ma è anche un vero elemento di distintività del Made in Italy che va difeso con responsabilità”

FILIERA ITALIA: COME DIFENDERE LE ECCELLENZE SUI MERCATI ESTERI
La prima battaglia di Filiera Italia è rivolta “alla difesa delle eccellenze nazionali sui mercati esteri dove negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di attacchi – si legge nella nota di Coldiretti – Basti pensare al sistema dei “traffic lights” promosso in Gran Bretagna dall’industria delle “sottomarche”, creato per permettere ai loro prodotti, formulati con ingredienti scadenti con il solo fine di ottenere un bollino verde, di competere con le nostre eccellenze: in particolare il Parmigiano Reggiano, il latte, l’olio extra vergine di oliva o il Prosciutto di Parma che sono tutti additati come poco salubri secondo questo sistema perverso di etichettatura. Mentre prodotti con edulcoranti sintetici possono vantare in etichetta un bel bollino verde”.

A spingere il carrello della spesa e’ l’aumento del 9,7% dei prezzi al dettaglio della frutta e del 7,7% dei vegetali freschi rispetto allo stesso mese dello scorso anno ma nelle campagne e’ crisi per l’effetto congiunto di speculazioni e condizioni climatiche avverse con quotazioni che in molti casi non coprono i costi di produzione delle aziende. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti a commentare i dati Istat sull’inflazione che scende a maggio ad un valore tendenziale dell’1,4%. Proprio nel momento in cui si assiste ad un aumento dei consumi, importante per fronteggiare il grande caldo, pratiche commerciali sleali lungo la filiera stanno provocando situazioni di crisi diffuse per i coltivatori di frutta estiva – sottolinea la Coldiretti – che chiede interventi per prevenire e perseguire tali pratiche, in una situazione in cui nelle campagne le anomalie climatiche della prima parte del 2017 hanno gia’ provocato danni stimati in oltre un miliardo di euro. Nel campi coltivati lungo tutta la Penisola con il grande caldo gli agricoltori – continua la Coldiretti – devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte per i grandi formaggi tipici dal grana padano al parmigiano reggiano fino alla mozzarella di bufala. Se l’Emilia Romagna ha richiesto addirittura al Governo lo stato di emergenza la situazione e’ preoccupante dal Veneto al Piemonte, dalla Lombardia alla Liguria, dalla Toscana al Lazio, dall’Umbria alla Calabria, dalla Campania alla Puglia, dalla Basilicata fino in Sicilia e Sardegna. Sono gli effetti – conclude la Coldiretti – di un primo semestre del 2017 in cui le precipitazioni in Italia sono praticamente dimezzate provocando una situazione di grave siccita’ dopo che l’inizio dell’anno e’ stato segnato dal rincorrersi di nubifragi, grandine, siccita’ e gelate fuori stagione.

Gli inglesi non brindano piu’ con le bottiglie di vino in vendita in Gran Bretagna che non sono mai state cosi care per effetto dei tassi di cambio sfavorevoli ma anche per l’aumento della tassazione sugli alcolici. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che calano del 7% anche le vendite del vino italiano sulla base dei dati Istat che evidenziano relativi ai primo bimestre del 2017. Sulle tavole inglese il vino, che e’ in gran parte di importazione, e’ – sottolinea la Coldiretti – la prima vittima del caos provocato da Brexit ed elezioni per effetto della svalutazione record della sterlina che lo ha reso sempre piu’ inaccessibile. La Gran Bretagna – sottolinea la Coldiretti – e’ stata nel 2016 il primo mercato mondiale di sbocco dello spumante italiano con il 30% delle bottiglie esportate, in pratica quasi 1 su 3. Ora – precisa la Coldiretti – si e’ invertita la tendenza e le esportazioni sono in calo anche per gli aumenti delle accise che riguardano tutti i vini e gli spumanti e che a febbraio sono stati di ben il 9% per il prosecco secondo La Wine and spirit trade association (Wsta). Bere vino – continua la Coldiretti – e’ diventato particolarmente caro in Gran Bretagna con il prezzo medio di una bottiglia in questo momento e’ di 5,56 sterline con un aumento costante dal momento del referendum sull’uscita dall’Unione Europea, con un ulteriore accelerazione: nei primi tre mesi dell’anno. La Gran Bretagna – sottolinea la Coldiretti – e’ il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari nazionali Made in Italy con un valore di ben 3,2 miliardi nel 2016. La voce piu’ importante – conclude la Coldiretti – e’ rappresentata proprio dal vino e dagli spumanti seguiti dalla pasta, dall’ortofrutta, dai formaggi oltre un terzo dei quali e’ rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano ma va forte anche la mozzarella di bufala campana.