Approfondimento

L’Art bonus in Italia viaggia a due velocità. La donazione in denaro per il sostegno alla cultura, in cambio di benefici fiscali sotto forma di credito di imposta, ha raggiunto la cifra complessiva di 123 milioni. Ma al Sud il mecenatismo culturale è poco conosciuto. art bonus“Degli oltre 120 milioni di euro raccolti da Art bonus dal momento del suo lancio in tutta Italia colpisce il differenziale tra Nord e Sud del Paese”.  Lo ha detto Antimo Cesaro, sottosegretario ai Beni culturali e al turismo, intervenuto a Catania al convegno sulle opportunità di defiscalizzazione per le donazioni alla cultura per pubblica amministrazione, imprese e cittadini. “Credo che oltre a differenti condizioni socio economiche della popolazione e del tessuto produttivo – è la lettura di Cesaro riguardo al poco entusiasmo dimostrato nel Meridione – ci siano stati ritardi da parte di chi avrebbe tutto l’interesse a comunicare al meglio ai privati cittadini le opportunità fiscali dell’Art bonus”. Cesaro ha invitato “amministrazioni pubbliche, università, centri di ricerca, camere di Commercio” a compiere “uno sforzo maggiore per diffondere il concetto che sostenere i beni culturali vuol dire contribuire alla crescita economica ed occupazionale del proprio territorio”. Le erogazioni liberali finora sono arrivate da 3.597 mecenati, come si apprende sul sito www.artbonus.gov.it. Si tratta di cifre comprese tra meno di mille euro e oltre 100mila euro. Le donazioni che superano i 100 mila euro sono ad opera di 22 mecenati (tra banche, fondazioni, aziende di grandi firme). Tra i piccoli sostenitori con cifre sotto i mille euro ci sono associazioni, pasticcerie, officine, singoli privati. Il patrimonio su cui intervenire è in vetrina sul sito dell’art bonus. Un elenco di oltre 700 interventi con una scheda sui proprietari, i lavori da realizzare, le risorse occorrenti e quelle raccolte. Si va dalla Fondazione Teatro alla Scala di Milano al complesso delle Mure Urbane di Lucca, continuando con il Ponte degli Alpini di Bassano del Grappa, con il Teatro San Carlo di Napoli e con i giardini reali di piazza Venezia, tra i tanti beni elencati. Poche le schede sul patrimonio del Mezzogiorno. Il ritorno dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari nella Basilica di Santa Croce a Firenze è uno degli ultimi esempi di restauro sostenuto dall’Art bonus. Un’operazione compiuta dai restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con il contributo di Prada e Getty Foundation e con il sostegno del Dipartimento della Protezione Civile. Il credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura è stato introdotto con la legge 106/2014. La legge di stabilità 2016 ha reso permanente l’Art bonus, agevolazione fiscale al 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura. Intanto i governatori di Liguria, Lombardia e Veneto hanno chiesto di estendere gli sgravi al 100%. “Una misura giusta su cui dobbiamo lavorare”, ha dichiarato il viceministro dell’Economia Luigi Casero. Il governo al momento ha esteso l’Art bonus ai beni ecclesiastici delle zone colpite dal sisma guardando in futuro anche ai siti Unesco. “Nel decreto legge sul terremoto e in un provvedimento amministrativo abbiamo previsto l’estensione dell’Art bonus, che oggi vale soltanto sugli interventi per il patrimonio pubblico, al recupero del patrimonio ecclesiastico”, così il ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, Dario Franceschini, che ha auspicato “qualche misura estensiva dell’Art bonus per i luoghi che sono siti Unesco”, come annunciato nella conferenza dedicata ai siti italiani.
Giovanna Naccari @gionaccari

“E’ legge la nuova ‘Disciplina del cinema e dell’audiovisivo’, attesa da decenni. Regole trasparenti e piu’ risorse per film, sale e giovani”. cinemaE’ il commento su Twitter del ministro dei Beni Culturali e del turismo Dario Franceschini, dopo il via libera definitivo della Camera dei deputati al ddl Cinema.
La deputata del Partito democratico, Lorenza Bonaccorsi, relatrice in aula del ddl Cinema e responsabile Cultura della segreteria dem illustra i punti salienti della legge: “Questa riforma – spiega – tanto attesa dal settore dell’audiovisivo mette il nostro paese tra le realtà internazionali più avanzate in questo settore. Grazie all’impegno preso dal ministro Franceschini, i decreti attuativi arriveranno già nelle prossime settimane e la legge sarà operativa già da inizio 2017″. E continua: “I fondi per il cinema passano a 400 milioni all’anno, con un aumento del 60% rispetto a prima. Il sistema cinematografico avrà finalmente certezza delle risorse, automatismi nei finanziamenti che chiudono la stagione della discrezionalità di assegnazione, oltre alle agevolazioni per gli investimenti in cinema e sale storiche. Particolare attenzione andrà ai nuovi talenti, ai giovani autori, alle start up, alle opere prime e seconde. C’è poi l’assegnazione di una parte del Fondo destinata specificamente alle scuole”. Commenta il presidente dell’Anicam Francesco Rutelli: “Il Governo e il Parlamento hanno mantenuto i loro impegni, e meritano il plauso di tutti coloro che credono nel cinema e nell’audiovisivo come forze trainanti della creatività e delle capacità produttive nazionali. Si conclude oggi il primo tempo di questa partita; da domani, inizia il secondo tempo: quello delle norme attuative, perché tutto il sistema funzioni con efficienza e trasparenza. Obiettivo è di rendere la legge pienamente operativa con l’inizio del nuovo anno”.

Per il cinema c’è una “legge attesa da 40 anni”, che potrà essere operativa nel 2017. “Contiamo di concludere l’iter entro la fine dell’anno, in modo tale che la norma sia attuabile gia’ dal primo gennaio 2017”. Così il ministro dei Beni e delle Attivita’ culturali e del Turismo, Dario Franceschini, al Mia, il Mercato internazionale dell’Audiovisivo, dove nei giorni scorsi ha presentato agli operatori le novita’ contenute nel testo approvato dal Senato. Charlie ChaplinLa legge, ha detto Franceschini, “punta a incentivare l’industria cinematografica, e dunque i posti di lavoro”, e mira anche a “sostenere quelle produzioni che da sole non riuscirebbero a stare sul mercato”. Ha spiegato il ministro: La legge sul Cinema “introduce una stabilita’ di risorse perche’ prende come riferimento l’11% del gettito Ires e Iva di questi settori”. Con questa raccolta il nuovo fondo Cinema sara’ “almeno di 400 milioni di euro l’anno” e “non potra’ mai scendere sotto questa cifra, anzi potrebbe aumentare”, ha detto Franceschini. Tra le altre novità, la norma prevede un sistema di tax credit automatico per l’attribuzione dei finanziamenti e abolisce le commissioni ministeriali che erogavano fondi in base al cosiddetto ‘interesse culturale’. L’82% dei contributi sara’ destinato a sei diversi tipi di tax credit e il 18% a opere prime e seconde, giovani autori, start-up, piccole sale e rassegne di qualita’. Per le sale storiche è previsto un intervento straordinario di 120 milioni di euro. Gli incassi che provengono dal cinema sono in crescita rispetto agli ultimi anni. Secondo i dati Cinetel i biglietti venduti nel 2015 sono stati 99.362.667, con un incremento dell’8,56% rispetto al 2014, e gli incassi sono stati pari a 637.265.704 euro, con un aumento del 10,78%. Anche rispetto al 2013, il 2015 ha registrato un incremento, pari al 2% per le presenze e al 3% per gli incassi. Positivo l’avvio del 2016: dal primo al 17 gennaio si sono registrati 14,9 milioni di biglietti staccati, +52,59% rispetto al 2015 e si sono incassati 103,5 milioni di euro, +57,47% rispetto al 2015. “Il settore deve essere forte e competitivo, dialogare con le nuove piattaforme e saper stare in un mondo che cambia velocemente, senza dimenticare pero’ le diversita’ e i segmenti magari minoritari da un punto di vista industriale, ma cruciali dal punto di vista creativo”, lo ha detto Francesco Rutelli, neopresidente Anica, a margine della presentazione del ddl Cinema illustrato dal ministro Franceschini, al Mercato internazionale dell’audiovisivo.

Inflazione attorno allo zero e prestiti in calo alle imprese. Lo sostiene l’Ufficio studi Cgia di Mestre, che ha realizzato un bilancio del Quantitative Easing (Qe)’, l’operazione avviata da Francoforte il 9 marzo del 2015 per riportare il tasso di inflazione al 2 per cento e dare fiato all’economia. euro“Dopo oltre un anno e mezzo dall’avvio dei massicci acquisti di titoli da parte della Banca Centrale Europea”, si legge nel comunicato del Centro Studi, “in tutta l’Eurozona l’inflazione rimane attorno allo zero e i prestiti alle imprese, in particolar modo in Italia, sono in calo”. Il Centro Studi osserva che, nell’ultimo anno e mezzo, nell’area dell’euro la Bce ha comprato titoli per oltre 1.248 miliardi, in particolare del settore pubblico oltre 1.061 miliardi di euro” e, nonostante questa grande immissione di liquidità, “I risultati del Qe sono stati deludenti specie se si considera che, nell’ultimo anno, il livello medio dei prezzi nell’Area dell’euro è cresciuto di appena lo 0,2 per cento mentre i prestiti alle società non finanziarie europee sono scesi di 0,5 punti percentuali”. Anche in Germania e in Francia, sostiene l’Ufficio Studi, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli e i prestiti alle società non finanziarie in aumento, “l’inflazione è prossima allo zero”. La fotografia dell’Italia mostra l’inflazione, con riferimento agli ultimi 12 mesi, “attestata al -0,1 per cento”, mentre “gli impieghi alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) sono scesi del 2,9 per cento”. E questo accade, si legge nella nota della Cgia sebbene “la Bce abbia acquistato più di 176,2 miliardi di titoli di stato italiani”, (dati compresi tra il 9 marzo 2015 e il 30 settembre 2016). Dice il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo: “L’acquisto di titoli del debito pubblico dei paesi dell’Euro ha contribuito a garantire una certa stabilità finanziaria ma è evidente come questa grossa iniezione di liquidità non stia raggiungendo i risultati sperati”. E continua: “Una quota rilevante di questi 176 miliardi di euro sono finiti agli investitori istituzionali ovvero alle banche che, però, hanno preferito trattenerseli, aumentando così il livello di patrimonializzazione come richiesto dalla Bce, anziché impiegarli nell’economia reale”. L’analisi sulle regioni italiane segnala, per i dati relativi agli impieghi totali alle imprese nel periodo luglio 2015-luglio 2016, un calo di 26,4 miliardi di euro (- 2,9 per cento). Le contrazioni sono più pesanti nelle regioni: Marche (-10,1 per cento), Lazio (-7 per cento), Veneto (-6,6 per cento) e Molise (- 6,3 per cento). Solo il Piemonte (+4%) ha dimostrato una leggera inversione di tendenza rispetto al trend nazionale. (I dettagli nel comunicato dell’ufficio Studi Cgia di Mestre).

La produzione di olio di oliva in Italia con appena 298 milioni di chili scende del 38% con effetti inevitabili sui prezzi per la corsa all’acquisto dell’olio nuovo. Lo sostiene la Coldiretti sulla base dei dati Ismea/Unaprol presentati alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Mandela Forum di Firenze. olioL’andamento dell’Italia si riflette sulla produzione a livello mondiale con il crollo che si osserva anche in Grecia (-20%) e in Tunisia (-21%). In controtendenza la Turchia (+33%); la Spagna invece si conferma leader mondiale con una produzione di circa 1400 milioni di chili, in linea con l’anno scorso. I cambiamenti, per la Coldiretti, si faranno sentire sul carrello della spesa soprattutto in Italia dove i consumi di olio di oliva a persona sono attorno ai 9,2 chili all’anno. I prezzi alla borsa merci di Bari, la più rappresentativa a livello nazionale, hanno avuto un balzo nell’ultima settimana del 14% per l’extravergine rispetto all’inizio dell’anno. Secondo le previsioni Ismea/Unaprol l’Italia è il Paese secondo produttore mondiale nel 2016/17 con la Puglia come principale regione di produzione, seguita dalla Calabria. Fanalino di coda la Sicilia, a causa delle condizioni meteorologiche primaverili che hanno causato perdite in fioritura. Il calo produttivo nel Mezzogiorno è stimato al 39%, al centro del 29% e al nord di appena il 10%. “Con l’approvazione del piano olivicolo nazionale si è aperto un percorso di crescita sul quale fare leva per incrementare la produzione nazionale, sostenere attività di ricerca, stimolare il recupero varietale e la distintività a sostegno della competitività del settore”, ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Oggi, ha aggiunto Moncalvo: “l’Italia può contare su oltre 250 milioni di piante di ulivo su oltre un milione di ettari di terreno coltivato con il maggior numero di oli extravergine a denominazione (44) in Europa e sul più vasto patrimonio di varietà d’ulivo del mondo (395) che garantiscono un fatturato al consumo stimato in 3,2 miliardi di euro nel 2015”.

Cresce in Italia la richiesta di mutui ipotecari e surroghe. Ad agosto – rileva il Barometro Crif – “il numero delle domande di nuovi mutui ipotecari e surroghe da parte delle famiglie italiane ha fatto registrare un incremento del +11,5% rispetto al corrispondente mese del 2015”. crif Al contempo, però, c’è stata una contrazione dell’importo medio, che si è attestata a 121.918 euro, il valore più contenuto osservato nel 2016. Analizzando il numero di richieste nell’aggregato dei primi otto mesi dell’anno, si registra “un incremento pari a +12,2% rispetto allo stesso periodo del 2015, anche grazie al sostegno dei mutui di sostituzione”. Per gli importi, anche nel mese di agosto le richieste di mutuo si sono maggiormente concentrate nella classe compresa tra 100 e 150.000 euro, con una quota pari al 29,4% sul totale, seguita da quella al di sotto dei 75.000 euro (27,7%). Sono ancora i mutui di lunga durata quelli frequentemente richiesti dagli italiani. La classe compresa tra 16 e 20 anni risulta la preferita (23,8% del totale). Nel complesso i 2/3 delle richieste (67% del totale) prevedono una durata superiore ai 15 anni “a conferma della propensione delle famiglie italiane verso piani di rimborso che consentono di ridurre il peso della rata mensile sul reddito disponibile e sui risparmi”. Se guardiamo alla domanda di mutui in relazione all’età del richiedente, il Barometro Crif mette in evidenza “come anche nel mese di agosto si riscontri una maggior concentrazione nella fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni, con una quota pari al 36,0% del totale”. Il comportamento degli italiani emerge dall’analisi della variazione del numero delle domande di mutui ipotecari e surroghe contribuite in Eurisc, il sistema di informazioni creditizie di Crif, che raccoglie i dati relativi ad oltre 78 milioni di posizioni creditizie. (I dettagli nel comunicato Crif)

Per ricostruire le aree maggiormente colpite dal terremoto gli italiani hanno versato 145 miliardi e ne sono stati spesi meno della metà, circa 70 miliardi. erarioA sostenerlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato, sulla base dei consumi annui di carburante, quanti soldi ha riscosso lo Stato con l’introduzione delle accise che avevano la finalità di finanziare la ricostruzione di 5 delle 7 aree devastate dal sisma: Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna.
“Dal 1970, primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti, al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati)”, si legge nel comunicato Cgia. Se si guarda ad una stima del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che indica in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte le aree danneggiate, “possiamo dire – sostiene l’Ufficio studi – che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”. Solo i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi superiori a quanto fino ad ora è stato incassato.
“Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno”.
I disastri a cui sono seguiti l’aumento delle tasse sui carburanti sono 5 e sono segnalati con incassi e costi per la ricostruzione, secondo gli studi svolti dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Valle del Belice (1968): dal 1970 fino al 2015 l’erario incassa 8,6 miliardi di euro nominali e la ricostruzione costa 2,2 miliardi di euro nominali. Friuli (1976): dal 1976 al 2015 il gettito è di 78,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 4,7 miliardi di euro nominali. Irpinia (1980): l’erario riscuote 55,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 23,5 miliardi di euro nominali.  Abruzzo (2009): A fronte di una spesa ipotizzata di 13,7 miliardi di euro nominali, lo Stato finora ha incassato 539 milioni di euro nominali. Emilia Romagna (2012): Stando ad una spesa per la ricostruzione ipotizzata attorno ai 13,3 miliardi di euro nominali, il gettito riscosso fino adesso con l’accisa sulla benzina e sul gasolio per autotrazione è di quasi 2,7 miliardi di euro nominali. (i dettagli  nel comunicato dell’Ufficio studi Cgia di Mestre)

Dopo il commercio, l’agricoltura è il settore più apprezzato dai giovani in cerca di lavoro. Quasi il 10% delle nuove imprese condotte da under 35 e nate nel secondo trimestre del 2016 opera in agricoltura. Emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Unioncamere. giovani“Quasi 1 azienda agricola su 3 nate in questo periodo è condotta da giovani che – sottolinea l’associazione degli imprenditori agricoli – rappresentano una nuova generazione di contadini, allevatori, pescatori e pastori che costituiscono uno dei principali vettori di crescita del settore agroalimentare italiano grazie ad una capillare e rapida acquisizione dei processi innovativi”. Ma la novità è rappresentata dai nuovi ingressi, persone che provengono da altri settori o da diversi vissuti familiari. Secondo uno studio Coldiretti/Ixe’, tra le new entry giovanili nelle campagne, “la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è piu’ contento di prima”. La scelta di diventare imprenditore agricolo è ben vista per il 57 per cento da genitori, parenti, compagni o amici. A 15 anni dall’approvazione delle legge di orientamento per l’agricoltura (legge 228/2001), oggi “il 70 per cento delle imprese under 35 opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili”. Nel 2016 i ragazzi italiani sotto i 35 anni che hanno scelto di lavorare in agricoltura sono aumentati del 12% a fronte di un incremento in tutti i settori del lavoro giovanile pari all’1%. Un dato rilevato dalla prima analisi “Lavoro giovanile in agricoltura nel 2016”, effettuata da Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre e diffusa in occasione dell’accordo tra ministero del Lavoro, Coldiretti e Google su “Crescere in digitale”. Nelle campagne l’aumento dei giovani lavoratori agricoli si riscontra sia sugli occupati dipendenti (+15% rispetto allo stesso periodo del 2015), sia su quelli indipendenti (+9%). L’incremento è maggiore tra i ragazzi (+16%), le ragazze (+5%).  (immagine:giovanimpresa.coldiretti.it)

L’Italia si impegna contro gli sprechi alimentari. Cibo commestibile che finisce nella spazzatura, “5 milioni di tonnellate l’anno”, osserva la Cia-Agricoltori, nel salutare la legge approvata dal Senato il 2 agosto. Numeri alti, anche se “dal 2008 ad oggi le cifre dello spreco si sono ridotte del 30%”.

sprechiRecuperare più prodotti e aumentare la donazione di eccedenze alimentari da destinare con priorità agli indigenti è uno degli obiettivi principali della legge per la limitazione degli sprechi alimentari. Importante anche il recupero dei prodotti farmaceutici per la solidarietà sociale nell’impianto legislativo che mira anche a valorizzare l’ambiente e ad una cultura contro lo spreco. La legge è stata presentata dal governo italiano all’Expo 2015 ed è “una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano”, ha commentato Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole, ricordando che all’Italia gli sprechi costano “12 miliardi”. Per ‘eccedenze alimentari’ si intendono quei prodotti che, fermo restando i requisiti di igiene e sicurezza, restano invenduti. Nella categoria dello ‘spreco alimentare’ rientrano i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari, ancora commestibili, scartati per ragioni commerciali o perche’ vicini alla data di scadenza. Il ministero della Salute emanerà le linee guida per le mense scolastiche, aziendali, ospedaliere e sociali.

E se tutto sembra funzionare sulla carta, c’è ancora poca cultura contro lo spreco. Piu’ di un italiano su tre quando esce dal ristorante si porta via la ‘doggy bag’, ma il 22% ritiene invece che sia volgare o si vergogna a richiederla.  Abitudini che emergono dall’indagine Coldiretti/Ixe’ sui comportamenti alimentari degli italiani nell’estate 2016. “Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti”, sostiene Coldiretti. Per promuovere la cultura anti-spreco alla fiera millenaria di Mantova, l’8 settembre, Coldiretti presenterà la ‘Agribag’, un sacchetto con cui portare a casa gli avanzi del pranzo o della cena fatta nell’agriturismo. “In media – osserva l’associazione – ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Una situazione che sta migliorando tra le mura domestiche dove sei cittadini su dieci hanno diminuito o annullato gli sprechi” per una maggiore attenzione al cibo e alla dispensa. Tra altre iniziative, l’associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), suggerisce consigli pratici per fare la spesa e lancia la ‘Marcia per la pace alimentare’, in programma a Gubbio il 3 settembre. In occasione delle Olimpiadi, in Brasile è stato aperto il  “RefettoRio”, una struttura creata per servire i pasti gratuiti ai più bisognosi preparati dai grandi chef con le eccedenze alimentari del villaggio olimpico. Iniziativa contro lo spreco che è stata lanciata già l’anno scorso all’Expo di Milano, in quella occasione con il Refettorio Ambrosiano.
Giovanna Naccari  @gionaccari

Per i mutui l’incidenza più elevata è dei friulani. Per i prestiti personali in cima alla classifica c’è il Molise. Calabria e Puglia sono in vetta per l’acquisto di beni e servizi. In Italia quasi un terzo della popolazione maggiorenne ha un finanziamento e paga rate mensili in media pari a 300 euro. Lo rileva uno studio condotto da Mister Credit, area di Crif, secondo il quale “il 34,0% del totale dellarate popolazione maggiorenne, ha almeno un contratto di credito rateale attivo e, a livello pro-capite, mensilmente rimborsa rate per un importo pari a 362 euro”. Inoltre, i soggetti mediamente hanno “un indebitamento residuo”, inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti, “pari a 34.253 euro”. Lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani è stato condotto nei primi 5 mesi del 2016. Tra le forme di finanziamento più diffuse risultano al primo posto i prestiti per l’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, arredamento, viaggi e varie (43,4% sul totale). I prestiti personali hanno una incidenza pari al 34,5% sul totale. I mutui per acquisto di abitazioni hanno una incidenza del 22,1% sul totale. Varia da regione a regione la popolazione con un rapporto di credito attivo. Al primo posto si colloca la Toscana (39,2%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (36,7%), Lazio e Sardegna (entrambe con il 36% della popolazione) e Lombardia (35,7%). Il Trentino Alto Adige è la regione in cui soltanto il 16,9% della popolazione ha un rapporto di credito attivo.
Per i mutui l’incidenza più elevata è quella dei friulani, con il 30,9% del totale, seguiti dai lombardi (27,2%) e dagli emiliani (26,7%.) Agli ultimi posti si collocano Sardegna, Calabria e Campania, “rispettivamente con il 13,4%, il 14,6% e il 15,8% del totale”.
Per i prestiti personali, l’incidenza più elevata è in Molise (40,5%), mentre per i prestiti per l’acquisto di beni e servizi sono Calabria e Puglia le regioni con la più elevata incidenza (rispettivamente 50,6% e 49,9% del totale).
La provincia italiana con l’indebitamento medio più elevato è Milano, con 52.301 euro, seguita da Roma, con quasi 49.000 euro di debito residuo. Reggio Calabria è l’unica in Italia al di sotto dei 20.000 euro (19.665 euro); Agrigento e Medio Campidano superano di poco la soglia dei 20.000 euro. Spiega Beatrice Rubini, direttore della linea MisterCredit di Crif: “Abbiamo realizzato la Mappa del Credito per dare ai consumatori uno strumento utile a capire come cambia l’utilizzo del credito in Italia a seconda delle aree geografiche”. E aggiunge: “L’obiettivo è anche dare la possibilità di confrontare il proprio indebitamento rispetto alla realtà in cui vive, posto che la gestione del credito è, per natura, personale rispetto al proprio reddito, alle proprie esigenze e prospettive”.