Approfondimento

Il 25 luglio la  proposta di legge  3235 sulla legalizzazione della coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis arriverà in Aula alla Camera. Il testo è sottoscritto da 300 parlamentari dell’intergruppo ‘Cannabis legale’ coordinato dal senatore Benedetto Della Vedova.
Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, oggi sul Manifesto ricorda che dopo “decenni di battaglie antiproibizioniste” il tema è “quasi a portata di mano”. Ma è un argomento complesso che vede posizioni contrastanti all’interno dei partiti e anche nella maggioranza. cannabis
Il consumo di cannabis interessa 4 milioni di italiani e 184 milioni di persone al mondo. Scrive Magi: “la legalizzazione della cannabis” e in particolare la “decriminalizzaizone dell’uso di tutte le droghe è un tema sociale, il più acuto nel nostro Paese”. E cita alcuni costi: quelli del ‘proibizionismo’ tra i 5,5 e gli 8,5 miliardi all’anno, e la spesa sanitaria, sociale e di giustizia pari a 2 miliardi, tra operazioni di polizia e tribunali.
E mentre i radicali raccolgono firme per una legge popolare ancora più avanti dello schema presentato dall’intergruppo, Magi dedica questo impegno al leader Marco Pannella, ricordando che oggi “sono quasi 17mila i detenuti reclusi a causa dell’art. 73 del Testo unico sulle droghe, che punisce la produzione di traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti” e che si tratta del “32% della popolazione penitenziaria” e di quasi tutti “giovani, giovanissimi”.
Il testo che andrà al voto, primo firmatario Roberto Giachetti (Pd), consente il consumo per i maggiorenni con un tetto di 5 grammi e vieta il piccolo spaccio. E’ permessa la vendita ai privati e l’autocoltivazione, in specifiche forme, dietro comunicazione e autorizzazione dei monopoli. Consentita la detenzione di cannabis e dei suoi derivati per uso personale a scopo terapeutico, previa prescrizione medica.
L’approdo della legge in Aula era previsto a fine giugno, ma le commissioni Affari sociali e Giustizia hanno chiesto più tempo per le audizioni. “Se si arrivasse a una disciplina unitaria sarebbe molto meglio. Basterebbe una norma unica per ricomprendere tutti i tipi di situazioni, con pene da 6 mesi a 20 anni”, ha detto Andrea Padalino, sostituto procuratore al Tribunale di Torino, nell’audizione di giugno alle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali.
Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ha invitato a riflettere nel corso del suo intervento sui minori che, secondo lui, per curiosità potrebbero seguire il familiare nel caso dovesse coltivare la canapa medica.
Tra le personalità ascoltate in audizione a giugno anche Raffaele Giorgetti, professore di medicina legale all’Universita’ Politecnica delle Marche. “Non esistono casi di intossicazione acuta mortale da cannabis”, ha affermato”, specificando che “la cannabis in se’ non produce il decesso ma e’ una sostanza pericolosa per la quale dobbiamo mantenere, soprattutto in il riferimento alle attivita’ in cui bisogna operare in sicurezza, un certo grado di attenzione. Il riferimento in particolare alla guida di veicoli a motore”.
Sulla bozza è intervenuta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute. “Io sono contraria e non è una novità”, ha affermato in una intervista a Il Mattino. Intanto la proposta di legge è in calendario il 25 luglio e dal giorno seguente si inizia a votare.
Giovanna Naccari @gionaccari

Con Brexit gli anziani hanno deciso il futuro dei giovani. E forse c’è già qualche pentito, visto che sui social dopo #Brexit oggi impazza #Regrexit. Come si è arrivati a isolare da una globalità – prima che economica, culturale e sociale – una generazione di studenti, lavoratori e nativi digitali, i cosiddetti Millennials, abituati all’integrazione e al movimento, lo spiega Beppe Severgnini sul Corriere della Sera a poche ore dall’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

MillennialsAl referendum del 23 giugno: “Tra gli inglesi con più di 65 anni solo il 40% ha votato per restare nell’Unione europea – scrive l’editorialista del Corsera – tra i votanti fino ai 34 anni la percentuale sale al 62%. Tra ragazzi tra 18 e 24 anni, quelli favorevoli all’Europa sono il 73%. I nonni hanno deciso il futuro dei nipoti”, scrive il giornalista profondo conoscitore del Regno Unito, anche per le esperienze giovanili oltre che professionali. E adesso: “La città più internazionale d’Europa costretta a cambiare rotta. La nuova destinazione l’ha decisa la Decrepita Alleanza. E nessuno sa bene qual è”.
Cosa potrebbe accadere? “I ragazzi inglesi – continua Severgnini – per capire le proprie possibilità di studio e movimento dovranno capire quali condizioni verranno imposte al Regno Unito dall’Unione Europea”. Questa la fotografia: “In questo Paese i giovani sono abituati a viaggiare, vivere e lavorare dovunque: grazie all’inglese, ai percorsi accademici, ad una lodevole predisposizione all’esplorazione. Per loro tutto diventerà più difficile, se non impossibile (pensate al programma Erasmus).
E l’ansia in queste ore attraversa anche i ragazzi italiani e di altri Paesi che a Londra vanno per studio o per lavoro. Intanto dall’Italia è Stefania Giannini che su Twitter prova ad alleggerire il timore per il futuro: “L’#Europa dell’#Erasmus e della conoscenza non si ferma con la #Brexit. Ora più Europa, quella dei giovani”, annuncia il ministro dell’Istruzione.
Ma il tema del dopo Brexit è anche il pentimento. Che si materializza attraverso i social, con i cittadini britannici che già fanno ammenda sul voto. Media e soprattutto Twitter e Facebook sono invasi dall’hashtag #Regrexit (ovvero pentiti Brexit). Alla Bbc ha detto di essere “scioccato”, un uomo dentificato come Adam, spiegando di avere votato per lasciare l’Ue soltanto perché “non credevo che il mio voto avrebbe contato così tanto, pensavo che saremmo rimasti”. C’è intanto una petizione lanciata per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit, che ha già raccolto oltre 866mila sottoscrizioni, come riporta l’agenzia Askanews. “Ne bastano 100mila per ottenere un dibattito parlamentare”.
Giovanna Naccari  @gionaccari

Millennials: può sembrare il titolo di una serie televisiva di fantascienza. In realtà i Millennials, o Generazione Y, stanno in mezzo a noi e sono i giovani nati tra il 1980 e il 2000. Il mondo della tecnologia li conosce bene e loro conoscono la tecnologia. Sempre su Internet e con lo smartphone in mano, non sognano il posto fisso perché non c’è più. Sono figli di un mondo in crisi e forse per questo sono più aperti al nuovo con curiosità e determinazione. Un fattore che in molti casi si rivela la strada giusta per l’affermazione personale e professionale. I Millennials usano il web per orientarsi sui consumi. Se ne sono accorte banche, aziende e li corteggia la moda. Affermano due innovatori come Dolce e Gabbana: ‘Sono loro il nuovo star system’.  dolce e gabbanaI due stilisti hanno invitato ad una loro sfilata le giovani star di YouTube, iniziativa apprezzata dal pubblico giovanile che è andato in delirio per Cameron Dallas, 21enne, con i suoi 4.7 milioni di followers su YouTube, 9.4 milioni su Vine e 12.3 milioni su Instagram. Dolce e Gabbana sostengono da sempre l’importanza di “affacciarsi a un mondo nuovo senza pregiudizi”. E questo è un mondo che, conoscendo la rete, è in grado di influenzare in pochi secondi migliaia, milioni di coetanei. Negli Stati Uniti un quarto della popolazione è costituito da Millennials. Sul sito web Nielsen, un articolo del 24 settembre scorso, a firma di Nina Macali, segnala una ricerca che rileva in Italia oltre 11 milioni di giovani appartenenti a questa generazione. Sono “esigenti, tecnologicamente evoluti, informati e con un buon potere d’acquisto”. Secondo la ricerca “Discovering Millennials” realizzata da Nielsen per Yahoo, il 55% della categoria vive in casa con i genitori, ma lo fa per avere un tenore di vita più o per non occuparsi della casa. Per il 79% degli intervistati è importante che un’azienda innovi costantemente il proprio prodotto. Per gli acquisti, l’81% dei nativi digitali trova Internet una risorsa fondamentale per orientare le proprie scelte. Nel Regno Unito i giovani dai 18 ai 34 anni rappresentano un terzo della spesa totale in vino. Secondo il report di ‘Wine Intelligence UK Portraits 2016’, pubblicato ad aprile, la categoria dei nativi digitali ha incrementato la quota di spesa dal 24% del 2013 all’attuale 31%. I Millennials cambiano abitazione, occupazione, preferenze di acquisto con facilità rispetto ad altre generazioni. Creativi, produttori e aziende dovranno tenere conto anche di questo per trovare soluzioni da offrire al nuovo modello di vita che avanza.

Giovanna Naccari
@gionaccari

Il ‘baccalà’ fritto da passeggio o la focaccia con la milza schietta, solo con carne, o maritata, piena di ricotta e formaggio. Sono due esempi di cibo di strada, l’uno romano, l’altra con i suoi natali a Palermo oltre 1000 anni fa, che stanno conquistando sempre di più il palato di italiani e turisti. Tanto che la ristorazione ambulante quest’anno è cresciuta del 13% in più rispetto al 2015, secondo elaborazioni di Coldiretti su dati Unioncamere. cibostradaUna volta destinato ai viaggiatori  di passaggio o ai poveri, che vivendo in abitazioni sprovviste di cucina, andavano fuori a scaldare le vivande, oggi il cibo di strada, o nella sua moderna definizione ‘Street food’, ha conquistato una sua specificità. Che merita di essere conosciuta. Perché il pesce fritto, la mozzarella in carrozza, le panelle e crocchè o il salame all’aglio, per fare un esempio, comunicano il gusto e la tradizione di un territorio. Intanto questi alimenti si gustano in piedi o seduti presso friggitorie o furgoni attrezzati, avvolti da un odore di frittura che fa da scenografia. Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono a circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano questa usanza, nei secoli declinata in diverse varianti anche dai romani. Ed alcune testimonianze si trovano negli scavi di Ercolano e Pompei dove ci sono i resti del ‘thermopolium’, antenato del più moderno ‘baracchino’. Tornando ai giorni nostri, l’analisi di Coldiretti, dal titolo ‘Cibo di strada tra rischi e opportunità’ – diffusa durante la mobilitazione degli agricoltori a Roma per valorizzare l’identita’ alimentare nazionale nei centri storici – ha rilevato alcuni dati: la ristorazione ambulante è in maggiore crescita in Lombardia con 288 realta’, + 26% rispetto allo scorso anno. Seguono Puglia (271) e Lazio (237) con una buona diffusione anche in Sicilia (201), Campania (189), Piemonte (187), Veneto (161) e Toscana (142). Coldiretti invita a non distogliere l’attenzione dai centri storici, proprio per difendere questo patrimonio culturale e turistico, oltre che economico.

Giovanna Naccari

Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e uno dei componenti del direttorio del M5S, prova a ridare una verniciatura al Movimento, come se non avessimo memoria e occhi e orecchie per giudicarli. Si, perché ha usato la locuzione ‘rivoluzione gentile’ per definire l’ondata di successi elettorali che avrebbero raccolto nel Paese. Il tentativo è maldestro e l’obiettivo difficile da raggiungere. La realtà è che i grillini e il loro Movimento, di gentile hanno poco o nulla. Di istituzionale ancora meno. Il popolo dei vaffanculo e dell’arroganza verbale, degli attacchi ad personam agli avversari politici, delle smargiassate sui social media, degli insulti e delle grida, non lo cambi con un tocco di penna o con uno slogan. Per apparire gentili occorre esserlo, nei modi, nei comportamenti, nel linguaggio, nel rispetto verso gli altri. Non basta indossare il vestito buono e la cravatta giusta per essere accolti nel consesso della politica rispettabile. Serve altro: ad esempio il rispetto delle regole e delle procedure democratiche. È sin troppo facile contestare il sistema e l’establishment e volerne al contempo farne parte quando ci conviene. È la stessa contraddizione di chi vuol essere partito di lotta e di governo, partito della protesta e della proposta politica. La trasformazione eventuale richiede tempo, ammesso che la  si voglia davvero. Anche perché come diceva Toto’, ‘cca nisciuno è fesso’

Di sicuro c’è solo una fotografia che li ritrae insieme. Sembra una photo opportunity, di quelle che hanno un significato in se’, a prescindere dal valore e dai contenuti specifici e della ragione dell’incontro. Salvini ha fatto di tutto per rendere nota la stretta di mano con il magnate americano, candidato dei Repubblicani alla Casa Bianca. Ma Trump ora precisa che la realtà è un’altra, che lui non voleva incontrarlo. Salvini da parte sua replica che si conoscono eccome, che l’incontro era prefissato e che vi sarebbero delle mail a dimostrarlo. A chi credere? Di sicuro uno dei due dice il falso. Forse Trump non ha più alcuna convenienza politica nell’associare il suo nome ad uno dei leader populistici d’Europa, o forse l’interesse è più di Salvini ad accreditarsi come sostenitore di un candidato alla presidenza USA, al di là di un incontro occasionale. In ogni caso, deve far riflettere come, la nostra epoca, in cui l’apparenza prevale sull’essenza delle cose, la politica non faccia eccezione. Anzi.

FullSizeRenderIn guerra e in amore tutto é lecito. Anche i colpi bassi. Si, certamente. Non parliamo poi della politica, la piu’ nobile e allo stesso tempo la piu’ sporca delle attività umane. Qui i colpi sotto la cintura si sprecano, ad ogni latitudine. E non ci sono grosse eccezioni: prendiamo gli Stati Uniti d’America, che noi siamo soliti definire un esempio di democrazia. Ebbene, non é che siano poi cosi esemplari. Scandali, veleni, confidenze tradite, dichiarazioni al vetriolo, attacchi personali, scheletri negli armadi e sotto il letto, amanti che decidono di parlare un attimo prima del voto e tradimenti che vengono fuori in tempo utile. Non é un bello spettacolo. Gossip, delegittimazioni, rivelazioni piu’ o meno farlocche, retroscena di fantasia, sul web e sulla carta stampata, in tv e persino negli spettacoli di teatro. Tutto fa brodo. Ora é caccia, da parte dei rispettivi staff ma anche da parte della stampa che ha il diritto-dovere di farlo, alle magagne dei due candidati: Donald Trump e Hillary Clinton. Quest’ultima, ex segretario di Stato, avrebbe sottratto dagli archivi digitali federali migliaia di email, trasferendole nel suo server privato. Il Dipartimento di Stato sta chiudendo le indagini – quando si dice la giustizia ad orologeria – e per consegnarle al Congresso che dovrà valutarle. In caso di incriminazione, la dolce metà di Bill Clinton, dovrà rinunciare alla candidatura, ma se Atene piange Sparta non ride: il campione mondiale di gaffe Donald Trump, dal canto suo deve fare i conti con nuove accuse: avrebbe sottratto al fisco oltre 50 milioni di dollari. Il riferimento é ad un affare che avrebbe perfezionato – in modo imperfetto é il caso di dire – con una società islandese, allo scopo di evadere il fisco. Anche lui rischia l’incriminazione e quindi la rinuncia alla corsa per la White House. A tutto ciò si devono aggiungere le accuse di maschilismo ai danni di Trump, le sue presunte violenze ai danni delle compagne, i suoi atteggiamenti discriminatori, senza considerare che dall’altra parte Hillary deve difendersi dall’accusa di avere manipolato il marito Bill durante la sua presidenza e di avere accentrato funzioni e poteri. La guerra é appena iniziata: tutto é permesso pur di infangare l’avversario politico, il nostro nemico privato e, quindi, pubblico.

In un mondo sempre più virtuale, il valore della coerenza assume una importanza maggiore. Questo giornale online vede la luce all’indomani di un anniversario, quello della morte di Giovanni Falcone, un eroe che ha fatto di tutto per non sembrarlo, in vita, e che non ha potuto evitare di diventarlo, per il modo in cui è morto e per l’intelligenzamaschere 1 profusa nel contrastare la criminalità organizzata. Chi era Giovanni Falcone? Una persona autentica e coerente. Un uomo onesto che credeva nel rispetto delle leggi, un magistrato servitore dello Stato. Io lo ricordo in una sua immagine precisa: il suo sorriso sornione, con cui sottolineava le ipocrisie delle tante maschere che lo attorniavano per rubargli un po’ di luce. Falcone per me era uno che lottava contro le maschere della mafia e dell’antimafia fasulla. Una persona coerente: in lui non vi era alcuno scarto tra il pensiero e l’azione. E, quando ciò accade, la forza di un uomo diviene incontenibile. Il vero nemico delle maschere e’ la coerenza, l’apparire ciò che si é, il dire ciò che si pensa, il comportarsi secondo i propri valori. Tutto il resto é miseria.