Editoriale

Un magistrato in servizio nella Procura di Enna, Giovanni Romano, di 39 anni, è morto in un incidente stradale mortale avvenuto sull’autostrada Palermo-Catania, nei pressi dello svincolo di Tremonzelli. Un camion che trasportava surgelati prima ha travolto l’auto del magistrato, poi è precipitato da un viadotto. L’autista del mezzo pesante è rimasto leggermente ferito mentre per il conducente della vettura non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con l’elisoccorso e due ambulanze. Le indagini sono condotte dalla polizia stradale. Il magistrato lascia la moglie e un figlio in tenera età. Questa la cronaca. Poi c’è la vita, perché aa strada si porta via un uomo nel pieno del suo percorso. E, con esso, i suoi progetti, il suo amore per la vita, il suo futuro. Piangono i suoi affetti più cari. La sicurezza sulle strade dovrebbe essere una priorità per tutti. Siamo ben lontani dal traguardo. Muoiono a migliaia, ogni anno. Ricordiamocene ogni qual volta ci mettiamo al volante o al manubrio. La prudenza non é mai troppa. Giovanni Romano, riposa in pace. Alla famiglia le condoglianza di 10notizie.it

Sale del 12,4% il business delle agromafie nel 2018, per un totale di 24,5 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Agromafie 2018 Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. Una rete criminale che incrocia la filiera del cibo, dalla produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita. Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi per i consumatori, i danni di immagine per il Made in Italy e i rischi per la salute con 399 allarmi nel corso dell’anno. Le organizzazioni criminali, evidenzia il Rapporto, hanno cambiato volto, abbandonando l’abito ‘militare’ per vestire il ‘doppiopetto’ e il ‘colletto bianco’; questo per riuscire meglio a gestire il business di quello che il Rapporto definisce ‘mafia 3.0’. Le nuove leve provengono dalle ‘famiglie’ che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti a studi universitari e in parte sono il prodotto di un’operazione di arruolamento ben remunerato. Persone colte, preparate e plurilingue, con poteri criminali che si annidano nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani, passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione. Ma la criminalità colpisce duro anche in campagna. Lo conferma l’impennata di furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali, con un ritorno dell’abigeato. A questo si aggiungono racket, usura, pascolo abusivo ed estorsione; nelle città invece, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio. Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara fa notare che “siamo di fronte a ‘governance multilivello’ sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi; la prima necessità è aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare che è obsoleta e controproducente, una specie di riffa che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte, mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle”.

La vittoria del cantante Mahmood nell’ultima edizione del Festival di Sanremo ha giustamente sollevato polemiche e reazioni violente. A quanto pare, il responso del pubblico é stato sovvertito da quello della giuria degli esperti. La commistione dei due sistemi non ha alcun senso. Il giudizio degli italiani attraverso televoto risponde essenzialmente alle emozioni, al gusto, alla simpatia, alla performance dell’artista. Il voto degli esperti, invece, é più tecnico e prende in esame aspetti che poco hanno a che vedere con la melodia, con l’orecchiabilità del brano, con il suoi testo. La direzione artistica del Festival dovrebbe fare una scelta di campo, conferendo la responsabilità della vittoria ad una delle due giurie. Gioverebbe alla chiarezza e alla trasparenza dell’esito e alla credibilità di una manifestazione che é patrimonio comune di questo Paese

E’ forse un reato pubblicare l’ultima fatica letteraria di Fabrizio Corona? No. E’ forse un reato leggere questo testo? No. Siamo in un regime di piena libertà editoriale. E allora, quale sarebbe la questione? Non c’é. Il fatto che ‘Non mi avete fatto niente’, il romanzo autobiografico di Corona edito da Mondadori Electa, sia in testa alle vendite su Amazon é un dato che non sorprende ma che può servire per capire in che direzione procede certa editoria e certe preferenze dei lettori-consumatori. Fabrizio Corona é un marchio, un brand: non sa fare niente e lo sa fare pure male. Ma é riuscito a fare soldi. Come? E’ il figlio e il risultato di scandali, di fake news, di gossip e di un modo trash di fare audience e spettacolo. Lui ha capito che oggi, l’unica regola per fare i danari e per avere notorietà é andare oltre, scandalizzare, stare sulla cresta dell’onda, far parlare di sé, prolungare più che si può e in ogni modo i 15 minuti di celebrità che spetterebbero ad ognuno di noi. Che si parli male di me, diceva qualcuno, purché se ne parli. Che sia un libro, un sapone, una marca di slip, un detersivo, un’aspirapolvere, per Fabrizio Corona é solo un dettaglio. Un certo pubblico vuole accaparrarsi frammenti di un brand di successo al cui successo ha contribuito, inconsapevolmente, esso stesso. Chi pubblica il libro di Fabrizio Corona pensiamo non abbia alcun interesse per la trama, per i contenuti, per la forma, per il messaggio del testo. L’obiettivo è solo quello di vendere un prodotto – e mai termine fu più appropriato – di successo ad una platea che, di Corona, comprerebbe qualsiasi cosa, il suo profumo, un accappatoio da lui firmato, una cravatta con la sua foto. Mi si chiederà come possa io esprimere un giudizio senza aver letto il libro. In realtà ho letto sui social media la prima pagina del capitolo ‘Fighe’ il cui disvalore letterario e la cui pochezza artistica, pornografica e umana che traspaiono sono perfettamente coerenti con il personaggio e con il suo modo di essere. Elementi che mi hanno fatto inorridire a tal punto da farmi ricordare la casa editrice Mondadori Electa che, personalmente, eviterò con cura. Perché la cosa grave non é solo che certi libri ci sia chi li legge ma che vi sia chi li pubblica.

Quale coalizione o partito potremmo votare noi che in Italia siamo contrari al governo Salvini-Di Maio e, per quel conta, Conte? Se si votasse domani quali speranze avremmo di ribaltare la situazione. rimandandoli a casa o, più esattamente, a scuola? Nessuna. Oggi non c’é nè una forza, né una coalizione né un partito di opposizione in grado di attrarre milioni di consensi. Nelle more di una organizzazione delle forze che possano contendere il governo del Paese ai gialloverdi, non ci resta che agire ogni giorno, con tutti i mezzi che abbiamo a nostra disposizione, per contrastare le fake news, gli slogan vuoti, le minacce e i diktat che i grillini e i leghisti scagliano all’indirizzo di tutti coloro che non la pensano come loro e che sono maggioranza nel Paese. Siamo in guerra o in una campagna elettorale permanente e non possiamo distrarci. Quattro italiani su dieci non sanno oggi per chi votare e per fortuna che non si vota oggi. Esercitiamo allora il nostro pensiero, spieghiamolo nelle discussioni, nei social media, al bar, per strada, a casa, tra gli amici. Cerchiamo di essere, ancora di più di quanto non siamo stati sino ad ora, diversi da loro. Apriamoci al confronto, e smontiamo le loro assurde proposte. Evidenziamo le loro contraddizioni e la loro pochezza politica e culturale. Difendiamo la democrazia dalla loro voglia di autoritarismo. Proteggiamo la civiltà e la politica da chi le minaccia con la violenza di parole vuote ma piene di odio.

Se non vi saranno colpi di scena, Maurizio Landini sarà il prossimo segretario della Cgil. Si prospetta un accordo tra le due anime del sindacato, con la guida a Maurizio Landini e la vicesegreteria a Vincenzo Colla. L’ex segretario della Fiom, ne siamo sicuri, farà una vera opposizione di sinistra a questo governo gialloverde – soprattutto a causa dello spazio lasciato dal Pd e dagli altri partiti – cosa che non ha fatto Susanna Camusso se non in alcuni casi e solo per alcune vertenze. Landini, che riscuote un consenso politico non indifferente nel Paese e che non solo dice cose di sinistra ma lo fa in modo convincente e incisivo, sarà una autentica spina nel fianco di questo governo che veleggia verso un populismo sempre più spinto. Maledetto il Paese nel quale ad un governo democraticamente eletto non corrisponda una vera opposizione. Oggi in Italia non esiste una alternativa politica a questo Esecutivo e di questo il governo ne approfitta grandemente. Landini svolgerà un ruolo decisivo, ma lo farà da sinistra, portando avanti le priorità e la sensibilità che alla sinistra appartengono, contro i programmi e i provvedimenti di Lega e M5S. I moderati del centrodestra si dovranno attrezzare per fare altrettanto, ma su questo fronte il processo di riorganizzazione é più difficile.

 

Il M5S e la Lega devono gran parte della propria crescita elettorale alla disinformazione organizzata, al meccanismo delle fake news alimentato ad arte da una schiera di addetti al settore che si incaricano di veicolarle nei social media, da Facebook, a Twitter a Instagram ai siti web. Esiste una forte domanda di false verità, comode e pret à porter, di conferme ai propri pregiudizi. Il Movimento di Grillo e Di Maio e quello di Salvini, offrono una risposta a questa esigenza. Si tratta, ovviamente, di bufale, di propaganda utile ai programmi politici dell’uno e dell’altro schieramento. Parallelamente a questa impostazione, ve ne é un’altra, che attiene alla spettacolarizzazione di eventi politici, di iniziative più o meno istituzionali, che favoriscono l’affermarsi del culto della personalità del Di Maio o del Salvini di turno. Si registra nel Paese la voglia di un uomo forte, che semplifichi problemi che sono per loro natura complessi e che dia l’illusione, la percezione, di poterli risolvere. Tutto questo in dispregio e a danno delle istituzioni, e del sistema di regole e garanzie poste per evitare derive autoritarie. L’accoglienza show dei due ministri della Giustizia e dell’Interno, Bonafede e Salvini, al terrorista Cesare Battisti, con tanto di palchetto a favore di fotografi e telecamere, é un omaggio a questa visione fascistoide e grottesca della democrazia repubblicana che non ha alcun bisogno di esibizioni muscolari e di minacce ai malfattori, di slogan stupidi e arroganti, di promesse fantastiche. Tutto questo é Sudamerica. Noi siamo Europa.

E’ il meccanismo che impera oggi, con la complicità del web e dei social media: personaggi di medio valore alla ricerca di ulteriore notorietà che si inventano una provocazione stupida, un pensiero vuoto, una idea senza alcun senso al solo scopo di far parlare di sé. Chi era Yann Moix sino a ieri fuori dai confini della Francia? Uno scrittore come tanti. Oggi tutto il mondo occidentale ne parla per la sua dichiarazione sulle cinquantenni ‘non riesco ad amare a 50 anni una donna di 50 anni. Troppo vecchia. Un corpo di donna di 25 anni é straordinario, il corpo di una donna di cinquant’anni non lo é affatto’. Ebbene, chi scrive ha 49 anni e fra due mesi ne compirà 50 e proprio per questo si sente autorizzato a commentare questa boutade. Iniziamo subito col chiederci cosa lo scrittore francese intendesse con il verbo ‘amare’. Forse un rapporto sessuale tout court, visto che ha contemplato la cinquantenne solo sotto il profilo del suo corpo non più giovane come quello di una venticinquenne. Ma é questo che vuol dire amare una donna? E’ solo una questione di freschezza del corpo? E’ questo una donna? Non anche le sue emozioni, la sua cultura, la sua femminilità, la sua generosità, il suo altruismo, la sua capacità di amarci? Ovviamente non cadremo totalmente nella trappola: se abbiamo parlato di questo scrittore, accettando di commentare la sua provocazione stupida, lo abbiamo fatto nella consapevolezza che non acquisteremo mai un suo libro. Farlo, sarebbe una offesa per tutte le donne e gli uomini intelligenti. Almeno per quelli che si considerano molto di più del corpo che abitano.

L’attore Kevin Spacey e’ comparso in una affollata aula di tribunale a Nantucket per rispondere alle accuse di molestie sessuali nei confronti di un teen-ager. Il caso risale al luglio 2016. Questa accusa si aggiunge ad un’altra, ossia quella di una ex anchor della tv di Boston, Heather Unruh, a nome del figlio diciottenne sul quale il divo avrebbe allungato le mani durante un incontro casuale al Club Car, un affollato piano-bar nell’isola del Massachusetts. Spacey si é sempre dichiarato non colpevole. Intanto, il suo avvocato, Alan Jackson, ha chiesto e ottenuto dal giudice Thomas Barrett che i dati dello smartphone della presunta vittima e della sua ragazza siano conservati per sei mesi. Kevin Fowler (il suo vero nome all’anagrafe), Spacey rischia fino a cinque anni di prigione. Queste accuse, vere o presunte che siano, hanno causato all’attore l’esclusione dalla serie tv House of Cards, di cui era protagonista, e la rimozione da un’importante produzione di Ridley Scott (Tutti i soldi del mondo). Ma chi é veramente Kevin Spacey? Non sappiamo ancora se sia un molestatore sessuale. Sappiamo soltanto che é uno dei più grandi attori degli ultimi decenni, uno dei più enigmatici, dei più intensi e dei più coinvolgenti. Vincitore di due premi Oscar per i film I Soliti sospetti e American Beauty, é ancora vivo nella mente e nella memoria di milioni di suoi fans, la sua interpretazione nei panni di Frank Underwood nella serie House of Cards. I processi americani nei quali sono stati coinvolti attori e personaggi famosi si sono sempre trasformati in vere e proprie saghe televisive. Spacey ci ha abituato, con le sue performance, alla doppiezza, al vero e al falso che si mescolano e si confondono, al gioco di specchi. Anche per questo il suo processo assume grande interesse, al di là del sacrosanto accertamento delle responsabilità.

Gli ultimi episodi di violenza e di razzismo verificatisi in occasione della partita di calcio di serie A Inter-Napoli, con l’uccisione di un tifoso della squadra milanese, investito da un Suv a poca distanza dallo stadio, e con i cori razzisti all’indirizzo del giocatore di colore del Napoli, Kalidou Koulibaly, ci dicono, in modo chiaro e netto, che il problema annoso della violenza dentro e fuori gli stadi non é stato mai risolto, nonostante i provvedimenti adottati dalla Federazione italiana gioco calcio e gli interventi legislativi, unitamente all’attività di repressione da parte delle forze dell’ordine. Nonostante tutti questi sforzi, si continua ad assistere a scene di guerra tra gruppi antagonisti di tifosi, all’uso di armi di ogni genere, al lancio di molotov, sassi, e al sequestro di coltelli. La celebrazione di una partita di calcio é ormai sempre più spesso equiparata, dalle frange più violente del tifo, come un appuntamento bellico durante il quale vendicare torti e oltraggi subiti, conquistare prede e bottini dei supporters avversari, far scorrere sangue nemico. Risulta evidente che all’inasprimento delle pene e all’impiego di maggiori unità di polizia e carabinieri serve anche una netta recisione di ogni legame tra le società calcistiche e il tifo organizzato, dentro il quale agiscono, indisturbate, squadre di delinquenti di ogni genere, legittimati nel ruolo di tifoserie e con una copertura alla realizzazione di ogni genere di reato. Sul fronte della lotta al razzismo si registra qualche segnale positivo, grazie alla posizione assunta dai giocatori e dalle società di calcio e i casi di cori contro giocatori di colore sono calati. I presidenti delle società di calcio prendano le distanze dagli ultras delle loro squadre e la smettano di foraggiare, a vario titolo, capi e capetti delle curve. Non ve ne é alcun bisogno.