Editoriale

L’umiliazione che ha dovuto subire il cantante Riccardo Fogli nel corso di una puntata della trasmissione ‘L’Isola dei Famosi’ rappresenta uno dei momenti di massima volgarità e disumanità della moderna televisione nazionale. Esistono delle precise responsabilità che, nella fattispecie, sono state accertate e sanzionate. Rimane il fatto che una struttura di rete televisiva ha permesso che una persona come Fabrizio Corona potesse dare del ‘cornuto’ e del ‘vecchio’ a un uomo come Riccardo Fogli, visibilmente provato per l’esperienza e per la confessione, più o meno veritiera del pregiudicato Corona. In un sistema nel quale i profitti pubblicitari e le carriere televisive vengono decise dall’audience, vi è chi disposto a tutto per ottenere i numeri più alti e, se per far questo, occorre solleticare gli istinti più bassi e le raggiungere le derive più ignobili, si può scommettere che vi sarà chi è disposto a farsene strumento. Invitare certi personaggi in televisione vuol dire inseguire la lite e fomentarla, significa aizzare le paure e accarezzare i pruriti e le voglie più scandalose. Le responsabilità vanno distribuite equamente tra chi organizza questo genere di tv, chi vi partecipa e chi se ne fa spettatore.

Si può essere favorevoli o contrari allo strumento delle primarie per l’indicazione del leader di un partito. Si può essere di uno schieramento antitetico a quello della sinistra. E Nicola Zingaretti può anche suscitare le dovute perplessità o antipatie, ma l’affluenza di quasi due milioni di cittadini alle primarie del Pd é una notizia bellissima per la politica che non si riconosce nella demagogia populista e nella ostentazione della incompetenza e della improvvisazione al potere. ll governo gialloverde e, soprattutto il Paese, da oggi possono contare su una opposizione organizzata e che si è scelta un leader. E Zingaretti ha proprio detto di voler essere un leader e non un capo. Non sono sfumature. La cultura dell’uomo solo al comando appartiene ad altre logiche e ad altre visioni. La politica deve ritornare alle forme e ai contenuti. Le une e gli altri sono essenziali. C’é bisogno di moderazione, di rispetto, di pace sociale, di concordia e di unità del Paese. Tutte cose che la Lega da una parte e la setta del M5S dall’altra, ignorano.

Un magistrato in servizio nella Procura di Enna, Giovanni Romano, di 39 anni, è morto in un incidente stradale mortale avvenuto sull’autostrada Palermo-Catania, nei pressi dello svincolo di Tremonzelli. Un camion che trasportava surgelati prima ha travolto l’auto del magistrato, poi è precipitato da un viadotto. L’autista del mezzo pesante è rimasto leggermente ferito mentre per il conducente della vettura non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con l’elisoccorso e due ambulanze. Le indagini sono condotte dalla polizia stradale. Il magistrato lascia la moglie e un figlio in tenera età. Questa la cronaca. Poi c’è la vita, perché aa strada si porta via un uomo nel pieno del suo percorso. E, con esso, i suoi progetti, il suo amore per la vita, il suo futuro. Piangono i suoi affetti più cari. La sicurezza sulle strade dovrebbe essere una priorità per tutti. Siamo ben lontani dal traguardo. Muoiono a migliaia, ogni anno. Ricordiamocene ogni qual volta ci mettiamo al volante o al manubrio. La prudenza non é mai troppa. Giovanni Romano, riposa in pace. Alla famiglia le condoglianza di 10notizie.it

Sale del 12,4% il business delle agromafie nel 2018, per un totale di 24,5 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Agromafie 2018 Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. Una rete criminale che incrocia la filiera del cibo, dalla produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita. Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi per i consumatori, i danni di immagine per il Made in Italy e i rischi per la salute con 399 allarmi nel corso dell’anno. Le organizzazioni criminali, evidenzia il Rapporto, hanno cambiato volto, abbandonando l’abito ‘militare’ per vestire il ‘doppiopetto’ e il ‘colletto bianco’; questo per riuscire meglio a gestire il business di quello che il Rapporto definisce ‘mafia 3.0’. Le nuove leve provengono dalle ‘famiglie’ che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti a studi universitari e in parte sono il prodotto di un’operazione di arruolamento ben remunerato. Persone colte, preparate e plurilingue, con poteri criminali che si annidano nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole degli italiani, passando per alcuni grandi mercati di scambio fino alla grande distribuzione. Ma la criminalità colpisce duro anche in campagna. Lo conferma l’impennata di furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali, con un ritorno dell’abigeato. A questo si aggiungono racket, usura, pascolo abusivo ed estorsione; nelle città invece, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio. Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara fa notare che “siamo di fronte a ‘governance multilivello’ sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi; la prima necessità è aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare che è obsoleta e controproducente, una specie di riffa che premia con l’impunità chi commette gravi malefatte, mentre colpisce duro chi è responsabile di semplici bagatelle”.

La vittoria del cantante Mahmood nell’ultima edizione del Festival di Sanremo ha giustamente sollevato polemiche e reazioni violente. A quanto pare, il responso del pubblico é stato sovvertito da quello della giuria degli esperti. La commistione dei due sistemi non ha alcun senso. Il giudizio degli italiani attraverso televoto risponde essenzialmente alle emozioni, al gusto, alla simpatia, alla performance dell’artista. Il voto degli esperti, invece, é più tecnico e prende in esame aspetti che poco hanno a che vedere con la melodia, con l’orecchiabilità del brano, con il suoi testo. La direzione artistica del Festival dovrebbe fare una scelta di campo, conferendo la responsabilità della vittoria ad una delle due giurie. Gioverebbe alla chiarezza e alla trasparenza dell’esito e alla credibilità di una manifestazione che é patrimonio comune di questo Paese

E’ forse un reato pubblicare l’ultima fatica letteraria di Fabrizio Corona? No. E’ forse un reato leggere questo testo? No. Siamo in un regime di piena libertà editoriale. E allora, quale sarebbe la questione? Non c’é. Il fatto che ‘Non mi avete fatto niente’, il romanzo autobiografico di Corona edito da Mondadori Electa, sia in testa alle vendite su Amazon é un dato che non sorprende ma che può servire per capire in che direzione procede certa editoria e certe preferenze dei lettori-consumatori. Fabrizio Corona é un marchio, un brand: non sa fare niente e lo sa fare pure male. Ma é riuscito a fare soldi. Come? E’ il figlio e il risultato di scandali, di fake news, di gossip e di un modo trash di fare audience e spettacolo. Lui ha capito che oggi, l’unica regola per fare i danari e per avere notorietà é andare oltre, scandalizzare, stare sulla cresta dell’onda, far parlare di sé, prolungare più che si può e in ogni modo i 15 minuti di celebrità che spetterebbero ad ognuno di noi. Che si parli male di me, diceva qualcuno, purché se ne parli. Che sia un libro, un sapone, una marca di slip, un detersivo, un’aspirapolvere, per Fabrizio Corona é solo un dettaglio. Un certo pubblico vuole accaparrarsi frammenti di un brand di successo al cui successo ha contribuito, inconsapevolmente, esso stesso. Chi pubblica il libro di Fabrizio Corona pensiamo non abbia alcun interesse per la trama, per i contenuti, per la forma, per il messaggio del testo. L’obiettivo è solo quello di vendere un prodotto – e mai termine fu più appropriato – di successo ad una platea che, di Corona, comprerebbe qualsiasi cosa, il suo profumo, un accappatoio da lui firmato, una cravatta con la sua foto. Mi si chiederà come possa io esprimere un giudizio senza aver letto il libro. In realtà ho letto sui social media la prima pagina del capitolo ‘Fighe’ il cui disvalore letterario e la cui pochezza artistica, pornografica e umana che traspaiono sono perfettamente coerenti con il personaggio e con il suo modo di essere. Elementi che mi hanno fatto inorridire a tal punto da farmi ricordare la casa editrice Mondadori Electa che, personalmente, eviterò con cura. Perché la cosa grave non é solo che certi libri ci sia chi li legge ma che vi sia chi li pubblica.

Quale coalizione o partito potremmo votare noi che in Italia siamo contrari al governo Salvini-Di Maio e, per quel conta, Conte? Se si votasse domani quali speranze avremmo di ribaltare la situazione. rimandandoli a casa o, più esattamente, a scuola? Nessuna. Oggi non c’é nè una forza, né una coalizione né un partito di opposizione in grado di attrarre milioni di consensi. Nelle more di una organizzazione delle forze che possano contendere il governo del Paese ai gialloverdi, non ci resta che agire ogni giorno, con tutti i mezzi che abbiamo a nostra disposizione, per contrastare le fake news, gli slogan vuoti, le minacce e i diktat che i grillini e i leghisti scagliano all’indirizzo di tutti coloro che non la pensano come loro e che sono maggioranza nel Paese. Siamo in guerra o in una campagna elettorale permanente e non possiamo distrarci. Quattro italiani su dieci non sanno oggi per chi votare e per fortuna che non si vota oggi. Esercitiamo allora il nostro pensiero, spieghiamolo nelle discussioni, nei social media, al bar, per strada, a casa, tra gli amici. Cerchiamo di essere, ancora di più di quanto non siamo stati sino ad ora, diversi da loro. Apriamoci al confronto, e smontiamo le loro assurde proposte. Evidenziamo le loro contraddizioni e la loro pochezza politica e culturale. Difendiamo la democrazia dalla loro voglia di autoritarismo. Proteggiamo la civiltà e la politica da chi le minaccia con la violenza di parole vuote ma piene di odio.

Se non vi saranno colpi di scena, Maurizio Landini sarà il prossimo segretario della Cgil. Si prospetta un accordo tra le due anime del sindacato, con la guida a Maurizio Landini e la vicesegreteria a Vincenzo Colla. L’ex segretario della Fiom, ne siamo sicuri, farà una vera opposizione di sinistra a questo governo gialloverde – soprattutto a causa dello spazio lasciato dal Pd e dagli altri partiti – cosa che non ha fatto Susanna Camusso se non in alcuni casi e solo per alcune vertenze. Landini, che riscuote un consenso politico non indifferente nel Paese e che non solo dice cose di sinistra ma lo fa in modo convincente e incisivo, sarà una autentica spina nel fianco di questo governo che veleggia verso un populismo sempre più spinto. Maledetto il Paese nel quale ad un governo democraticamente eletto non corrisponda una vera opposizione. Oggi in Italia non esiste una alternativa politica a questo Esecutivo e di questo il governo ne approfitta grandemente. Landini svolgerà un ruolo decisivo, ma lo farà da sinistra, portando avanti le priorità e la sensibilità che alla sinistra appartengono, contro i programmi e i provvedimenti di Lega e M5S. I moderati del centrodestra si dovranno attrezzare per fare altrettanto, ma su questo fronte il processo di riorganizzazione é più difficile.

 

Il M5S e la Lega devono gran parte della propria crescita elettorale alla disinformazione organizzata, al meccanismo delle fake news alimentato ad arte da una schiera di addetti al settore che si incaricano di veicolarle nei social media, da Facebook, a Twitter a Instagram ai siti web. Esiste una forte domanda di false verità, comode e pret à porter, di conferme ai propri pregiudizi. Il Movimento di Grillo e Di Maio e quello di Salvini, offrono una risposta a questa esigenza. Si tratta, ovviamente, di bufale, di propaganda utile ai programmi politici dell’uno e dell’altro schieramento. Parallelamente a questa impostazione, ve ne é un’altra, che attiene alla spettacolarizzazione di eventi politici, di iniziative più o meno istituzionali, che favoriscono l’affermarsi del culto della personalità del Di Maio o del Salvini di turno. Si registra nel Paese la voglia di un uomo forte, che semplifichi problemi che sono per loro natura complessi e che dia l’illusione, la percezione, di poterli risolvere. Tutto questo in dispregio e a danno delle istituzioni, e del sistema di regole e garanzie poste per evitare derive autoritarie. L’accoglienza show dei due ministri della Giustizia e dell’Interno, Bonafede e Salvini, al terrorista Cesare Battisti, con tanto di palchetto a favore di fotografi e telecamere, é un omaggio a questa visione fascistoide e grottesca della democrazia repubblicana che non ha alcun bisogno di esibizioni muscolari e di minacce ai malfattori, di slogan stupidi e arroganti, di promesse fantastiche. Tutto questo é Sudamerica. Noi siamo Europa.

E’ il meccanismo che impera oggi, con la complicità del web e dei social media: personaggi di medio valore alla ricerca di ulteriore notorietà che si inventano una provocazione stupida, un pensiero vuoto, una idea senza alcun senso al solo scopo di far parlare di sé. Chi era Yann Moix sino a ieri fuori dai confini della Francia? Uno scrittore come tanti. Oggi tutto il mondo occidentale ne parla per la sua dichiarazione sulle cinquantenni ‘non riesco ad amare a 50 anni una donna di 50 anni. Troppo vecchia. Un corpo di donna di 25 anni é straordinario, il corpo di una donna di cinquant’anni non lo é affatto’. Ebbene, chi scrive ha 49 anni e fra due mesi ne compirà 50 e proprio per questo si sente autorizzato a commentare questa boutade. Iniziamo subito col chiederci cosa lo scrittore francese intendesse con il verbo ‘amare’. Forse un rapporto sessuale tout court, visto che ha contemplato la cinquantenne solo sotto il profilo del suo corpo non più giovane come quello di una venticinquenne. Ma é questo che vuol dire amare una donna? E’ solo una questione di freschezza del corpo? E’ questo una donna? Non anche le sue emozioni, la sua cultura, la sua femminilità, la sua generosità, il suo altruismo, la sua capacità di amarci? Ovviamente non cadremo totalmente nella trappola: se abbiamo parlato di questo scrittore, accettando di commentare la sua provocazione stupida, lo abbiamo fatto nella consapevolezza che non acquisteremo mai un suo libro. Farlo, sarebbe una offesa per tutte le donne e gli uomini intelligenti. Almeno per quelli che si considerano molto di più del corpo che abitano.