Editoriale

La prima dote di un uomo politico é la credibilità che ispira. Un patrimonio che non può permettersi di rischiare perché ne va della fiducia dei cittadini. Il caso del curriculum vitae con molte imprecisioni del professore e avvocato Giuseppe Conte, candidato alla premiership del Paese dal duo Salvini-Di Maio é tutt’altro che un pretesto per inficiarne i meriti e la figura. E vale per la carriera politica come per quella professionale di qualsiasi persona: ciò che scriviamo nel nostro curriculum é il nostro passato ed é inciso nel libro dei fatti. Nulla può esservi di indefinito o di falso. Il passato ci dice chi siamo e ciò che siamo non può essere messo in dubbio da nessuno. Ne va della nostra credibilità e della nostra dignità di persone serie.

I magistrati parlano di un ‘sistema Montante’ per indicare quella rete di potere che da Confindustria si estendeva alla Regione siciliana, condizionando in modo illecito l’azione di governo e manipolando le informazioni, ottenute con ogni mezzo, per ricattare chi non si sottometteva. Questo l’impianto dell’accusa, tutto da verificare, che vede sulla posizione di comando Antonello Montante. Una indagine che apre nuovi fronti e che arriva fino a quelli che erano i vertici della politica regionale. Oltre a Montante anche Giuseppe Catanzaro, suo successore sulla poltrona di Confindustria Sicilia, indagato dalla procura di Caltanissetta. Nell’indagine sono finiti anche l’ex governatore Rosario Crocetta, due ex assessori regionali alle Attività produttive, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello,  l’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara. L’ex presidente della Regione è accusato di  associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito. Una lobby molto potente che si era professata nemica della mafia e paladina della legalità e che ora apparirebbe in una veste molto diversa. Una ennesima dimostrazione che in Sicilia il professionismo antimafia professato da loschi figuri sarebbe servito essenzialmente alla costruzione di carriere e di fortune economiche. Una manovra diabolica: fingersi antimafia per tacciare di mafiosità chi non faceva parte del sistema. La patente di antimafia rilasciata agli amici degli amici, per circolare indisturbati sulle autostrade della politica e degli affari.

La politica e’ sempre lo specchio fedele del Paese che la esprime? Si. Finiamola una volta per tutte: abbiamo una classe dirigente litigiosa e con scarso senso istituzionale perché così è l’Italia, litigiosa, divisa, pervasa da odio e invidia sociale. A due mesi dal voto nessuna prospettiva di un governo politico e questo a causa di una legge elettorale bislacca, sì, ma soprattutto a causa del trionfo di leader politici senza esperienza, senza cultura, senza competenze. I populismi questo sono: reazioni istintive e irrazionali, diktat, veti e ripicche, proteste sterili, slogan e nessuna proposta vera. La moral suasion di Sergio Mattarella non poteva avere successo perché molti dei suoi interlocutori durante le consultazioni hanno dimostrato di non conoscere l’arte del compromesso e della mediazione, del buon senso e della ragionevolezza. Se la credibilità della politica scende sempre di più la colpa è della cosiddetta società civile. Nessun alibi. La terza repubblica? Ridateci subito le prime due.

Una politica a favore di telecamera, il trionfo della comunicazione ai danni della politica, della mediazione, del compromesso, del dialogo. I leader politici che non possono mollare la presa di un centimetro per non perdere un punto percentuale nei sondaggi interni, e il teatrino della politica ripete la sua scena all’infinito, con un pubblico sempre attento e sempre annoiato. Lo stallo in cui si trova il Paese é anche un effetto del prevalere delle logiche populistiche e della comunicazione che le sostiene. Non conta ciò che si fa ma solo ciò che si comunica e il modo in cui lo si comunica. Una lotta tra duri e puri, tra chi deve sostenere il peso della propria coerenza e delle promesse lanciate in campagna elettorale. I veti, i diktat, gli ultimatum, questo sono e non altro: la prevalenza degli attributi sulla capacità di sintesi. Assistiamo, inermi, alla continua ‘dichiarazia’ (dal titolo del bel saggio di Mario Portanova. edizioni Bur Rizzoli) dei politici, alla loro ineluttabile propensione alle dichiarazioni, ai commenti, alle riflessioni, a favore di telecamera. Il dire conta più di tutto il resto, il fare non porta consensi e crea problemi. Il populismo cerca il consenso sull’emozione e per questo basta la parola ad effetto, lo slogan, la minaccia, l’aut aut. I fatti non servono più anche perché, in tempo di fake news, possono sempre essere artatamente smentiti. Non formare un governo porta più consensi che formarne uno.

La capacità di governo e quella di mediazione tra le parti, utile per reggere le sorti di un paese, non sono doti che una forza politica può mutuare dal semplice consenso elettorale. Si tratta infatti di quel bagaglio culturale e politico che ogni partito politico può o meno detenere in ragione della sua esperienza amministrativa. Non é un caso che il M5S e la Lega non riescano a trovare una sintesi per la composizione del governo e che si debba assistere al proliferare di veti e di diktat. Governare, cosi come raggiungere un compromesso per la formazione di una giunta di governo, richiede la capacità di andare oltre i propri interessi di parte, rinunciando ad una parte di essi, ed é questo un elemento che deve riguardare tutti i soggetti coinvolti. La situazione di empasse alla quale assistiamo, non é casuale ed é il risultato di una certa politica, incapace di ascoltare le ragioni dell’altro.

Il tempo che sembra arrestarsi per un tratto interminabile, il corpo di un atleta sospeso nell’aria, che volteggia al ritmo silenzioso per coordinare il respiro, i movimenti, in uno slancio elegante e rischioso, con l’intuito di chi ha solo una frazione di secondo per capire ciò che accadrà un istante dopo, l’impatto con il pallone che plana, la forza da imprimere alla sfera e l’angolazione da dare per spiazzare il portiere avversario. Il pubblico sugli spalti che trattiene il respiro, testimone di uno dei gesti più azzardati e più poetici che il football conosca. E poi il pallone che si insacca, con premeditazione scientifica. Grazie Cristiano Ronaldo. Lo sport ti é riconoscente. Standing ovation per te da tutti coloro che amano il calcio, e un plauso ai tifosi della Juventus che ti hanno tributato i dovuti onori. Onore a Cristiano Ronaldo, giocatore del Real Madrid , per un attimo, come per magia, idolo di tutte le squadre di calcio e di tutti i loro tifosi.

Diciamolo chiaramente e una volta per tutte, la demagogia del M5S e l’ostentazione interessata della loro frugalità sono oltremodo indecenti. Le rispettiamo perché in democrazia vanno rispettati i comportamenti di tutti, se leciti e rispettosi delle leggi, ma questa continuata esibizione delle loro virtù suona offensiva per il buon senso, per l’intelligenza di milioni di italiani. Il neopresidente della Camera, Roberto Fico, puntualmente immortalato in bus per recarsi al ‘luogo di lavoro’ é cosa che fa sorridere. Mi si potrà obiettare, ‘ma 11 milioni di italiani hanno votato per il M5S!’, e che ci possiamo fare? Rispettiamo il loro voto, perché la volontà popolare é sacra, ma sino a quando sarà possibile esprimere la propria opinione, il sottoscritto ribadirà che il M5S é essenzialmente abuso della credulità popolare, che la loro pelosa semplicità di comportamento politico-istituzionale é perpetrata ai danni di persone ingenue e senza spirito critico che li hanno votati per pura reazione modello muoiasansonecontuttiifilistei. Tant’é.

Ricordate il leit motiv ‘chi vince governa e chi perde fa opposizione’? Bene, dimenticatevelo. Chi ha vinto le elezioni politiche non ha i numeri per governare. Il M5S non ha la maggioranza e deve fare alleanze, cosa alquanto sgradita e innaturale per un Movimento-setta che considera tutti gli avversari politici degli ‘infedeli’. La Lega ha ottenuto un ottimo risultato ma all’interno della coalizione di centrodestra, in un recinto che gli sta molto stretto ed è evidente che Matteo Salvini preferisca ottenere la leadership della coalizione e dare l’ultima spallata a Berlusconi piuttosto che guidare il Paese da premier in un contesto così difficile. Il voto della Lega ad Anna Maria Bernini anziché a Paolo Romani per la presidenza del Senato ne è una chiara dimostrazione. Cosa manca allora ad un governo Lega-M5S? In teoria nulla, in pratica tutto ciò che serve per governare insieme e decentemente.

A Luigi Di Maio, candidato premier del M5S, non fa difetto la faccia tosta ma forse fa parte del copione che la Casaleggio Associati lo obbliga a recitare. Tra le sue ultime esternazioni quella relative alla formazione della nuova compagine di governo ‘non siamo disponibili a una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare’. E allora, ci sarebbe da chiedergli ‘perché il M5S vuole a tutti i costi come partner di governo il Pd, uscito sconfitto dalle urne?. Ma c’é dell’altro: delle sue lacune grammaticali, dei suoi strafalcioni, dei suoi congiuntivi a sorpresa sappiamo tutto ma alla luce delle posizioni assunte da cotanto statista viene da chiedersi quali fossero i suoi voti in matematica. Perché secondo le tabelline del M5S il 32% é un numero superiore al 37%. Dev’essere così, non si spiega altrimenti. Perché lo stesso Di Maio ripete da giorni che un governo che dovesse prescindere dal M5S ‘sarebbe un insulto alla democrazia’. E il 37% conseguito dalla coalizione di centrodestra? Quello possiamo trascurarlo senza pericolo di lesione della democrazia? L’arroganza del M5S e dei suoi adepti é tale da pretendere che le altre formazioni politiche debbano immolarsi a fare da stampella a un governo grillino, senza nulla a pretendere. Ma il M5S non era contrario a ogni tipo di alleanza con ogni altro partito tradizionale considerato brutto, sporco, cattivo e corrotto? Cosa é cambiato nel frattempo? Ah, si, certo: vogliono sedersi al governo. Poltrone. Tutto chiaro

Si, lo so, oltre dodici milioni. Un vero e proprio partito quello degli astensionisti, e tu tra di loro. Sei rimasto contento del risultato?. Forse si: una situazione di ingovernabilità e di incertezza assoluta. Nessun vincitore, nessuno sconfitto, ad eccezione del Pd, ma questo lo si sapeva già prima del voto. Però, hai notato? Nessuno vi ha dedicato molta attenzione, un pò come se si trattasse di un dato fisiologico. E pensare che siete davvero moltissimi. Ma cosa volete veramente? Mandare un messaggio, protestare contro qualcosa o qualcuno in particolare? O vi basta solo che si accenni alla vostra scelta di non scegliere? Perchè, lo sai, ognuno dà un signficato diverso alla vostra indifferenza che forse indifferenza vera non é. E’ un pò come quella paturnia degli inviti alle feste: mi si nota di più se ci vado o se non ci vado? Questa volta la scena se l’é presa Di Maio ma anche Salvini. Renzi, poi, un pò di luce del riflettore se la ritaglia sempre. Ma di voi non si é parlato molto. Sia chiaro, io vi ho sempre rispettato moltissimo e ho sempre considerato il non voto come un atto cervellotico, intelligente, ponderato. Certo, vi é anche chi non si reca alle urne perché ha altro da fare, ma io quelli non li considero alla stessa stregua. Mi ha sempre incuriosito immaginare le persone che preferiscono non competere, evitando una certa volgarità dell’agone e della contrapposizione. Una scelta stoica, nobile, snob. Ma tu rimani contento del contesto che si é venuto a creare? Perché é anche merito tuo se é tutto bloccato. 12 milioni: siete tantissimi. Ma perché non fate un partito? Che stupido che sono! E che domanda scema. ciao astensionista, alla prossima: si fa per dire. ‘Uno che ha sempre votato’