Editoriale

Non esiste un modo unico di ricoprire una funzione pubblica o politica. Esistono certo, le regole, le prerogative, i compiti istutuzionali e quelli di rappresentanza. Poteri formali da una parte e poteri sostanziali dall’altra, ma la stessa carica può assumere un valore, un significato o un altro a seconda degli spazi che si intendono occupare. Quello dell’ex presidente Giorgio Napolitano é emblematico di un modo di intendere la presidenza della Repubblica che appare del tutto distinto e distante dal modo con il quale oggi il suo successore, Sergio Mattarella, esercita il mandato. A conferma di ciò l’ennesima esternazione di Napolitano che, lasciato il Quirinale, non ha abbandonato il suo piglio rivelando, da senatore a vita, una indomabile voglia di agone politico che non ha mai abbandonato, nemmeno nei suoi quasi nove anni da sindaco d’Italia. ‘Come in Austria o in Francia – ha esclamato Re Giorgio parlando agli studenti della Scuola di Politica diretta dall’ex premier Enrico Letta – ci sono partiti di destra nati su tematiche tradizionali di destra e ora caratterizzati dall’antieuropeismo. In Italia abbiamo la Lega, la principale espressione di posizioni xenofobe, nazionalistiche e ora anti europeiste’. Apriti cielo. La Lega di Salvini, comprensibilmente, non ci sta ‘Giorgio Napolitano ha detto davanti a una platea di giovani che siamo xenofobi. Xenofobia, significa paura del diverso, noi non abbiamo paura proprio di nessuno, vogliamo solo difendere la nostra gente, per questo rigettiamo questa infamia. Abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare come procedere contro l’ex presidente della Repubblica. I soldi che ricaveremo li daremo in beneficenza a associazioni che si occupano di anziani bisognosi’ Cosi i capigruppo della Lega Gian Marco Centinaio e Massimiliano Fedriga. Ovviamente non poteva mancare il parere di Matteo Salvini, noto alle cronache per la sua pacatezza ‘Napolitano dovrebbe essere ricoverato, non sa più quello che dice. Straparla e mi spiace che prenda uno stipendio dello Stato italiano’. Certo, da un ex capo dello Stato sarebbe lecito attendersi maggiore prudenza, ma i vizi e le abitudini, si sa, non é facile perderli: Napolitano in piu’ di una occasione, durante la sua permanenza al Quirinale, ha esternato in modo piu’ che incisivo e ha operato in senso politico, dettando la linea, con nomine ad orologeria di senatori a vita, con interventi diretti di moral suasion sui vari Premier, non mancando di rimarcare la sua ostilità nei confronti di Berlusconi. Vi é persino chi lo accusa – non senza qualche valido argomento – di avere garbatamente congiurato contro l’ultimo governo di Silvio. Altro stile quello di Mattarella, piu’ equilibrato, più rispettoso del ruolo di presidente della Repubblica secondo i dettami propri della Costituzione, ben lontano dalle tensioni della politique politicienne, a conferma di un ruolo super partes che preserva con rigore e autorevolezza.

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