Libri

Damiano Palano in questo suo illuminato saggio pone l’accento sulla trasformazione che hanno subito i partiti, oggi considerati poco piu’ che consorterie e agglomerati di interessi piu’ o meno leciti, non capaci di rappresentare istanze pubbliche e interessi legittimi. La realtà é che, ‘travolti dall’onda della personalizzazione della politica e dai ritmi della società dello spettacolo, i partiti hanno ormai modificato il loro volto e sono irrimediabilmente distanti  dalle macchine politiche novecentesche, istituzioni di grande efficienza burocratica e soprattutto in grado di fornire una rappresentazione di interessi collettivi nella quale i singoli potessero riconoscersi e avere una identità sociale e una voce’. L’autore affronta la tesi del ‘partito liquido’, destrutturato e che si confronta con il web e con i suoi abitanti, ma pone l’attenzione anche su altri aspetti della crisi che la politica affronta, e in particolare la disaffezione crescente nei confronti dell’istituto democratico, sempre piu’ una ‘democrazia dello spettacolo’ o una ‘democrazia del pubblico’, che soggiace alla narrazione, ai personalismi, allo storytelling, ai meccanismi della fascinazione e del carisma. Tutti elementi che giocano contro il ruolo rigido dei partiti cosi come li abbiamo conosciuti e oggi non piu’ in grado di rappresentare le dinamiche sociali e politiche di una società. Siamo in quella che Colin Crouch definì ‘postdemocrazia’, con una massa di cittadini che svolge un ruolo passivo..’. Tutto questo per dire che la crisi della democrazia é anche e soprattutto una crisi dei partiti, e che le alternative all’una e agli altri sono ben poco raccomandabili, sebbene nella consapevolezza della necessità di una loro rivisitazione, se davvero si vuole porre un argine ai populismi da una parte e all’antipolitica dall’altra.

 

Damiano Palano insegna Scienza Politica e Storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università cattolica del Sacro Cuore. 

Se avessi una pistola la userei per costringervi a leggere questo ‘delizioso’ libro che contiene pensieri, aneddoti, riflessioni, istruzioni per l’uso delle cose piu’ strampalate. L’autore è Umberto Eco, uno degli intellettuali italiani piu’ leggeri, profondi e assoluti della nostra era. Ma per fortuna mia e soprattutto vostra, la pistola non ce l’ho e allora non mi resta che fare appello ai vostri ricordi, alle cose di Umberto Eco che avete letto e ascoltato. Perche’ in questo libro Eco diverte e fa pensare, capace com’è, in modo mirabile, di raggiungere le vette decollando da cose basse e infime. C’è curiosità e amore per la vita in questi spunti di Eco, e la consapevolezza che la cultura autentica riguarda la vita, le persone, le cose, le situazioni, gli amori, le miserie, la Natura, l’ironia, il sorriso, l’intelligenza e la stupidità. E’, questa, una raccolta inedita composta dallo stesso Eco, che propone il meglio della sua scrittura divulgativa. Una semplice guida per affrontare e risolvere i nostri piccoli e grandi problemi. Ecco quindi i consigli su come imparare a fare vacanze intelligenti, evitare malattie contagiose, mangiare in aereo, viaggiare con un salmone al seguito, e tante altre cose. E ancora, Come presentare un catalogo d’arte, Come organizzare una biblioteca pubblica, Come sostituire una patente rubata, Come seguire le istruzioni, Come diventare cavaliere di Malta, Come parlare degli animali, Come scrivere un’introduzione, Come smentire una smentita, Come non usare il fax, Come non dire “esatto”, Come non parlare di calcio, Come mettere i puntini di sospensione, Come apparire anche se non si è nessuno, Come fare filosofia in casa e molti altri. Una immersione nella vita di tutti i giorni, con la sagacia e la grazia, con quel distacco di cui il grande maestro era massimo interprete

Carmelo Sgandurra, Eduardo Di Trapani e Marilisa Vassallo, appassionati di arte e natura, hanno reso omaggio alla loro terra realizzando una guida, ‘I 50 sentieri più belli della Sicilia’ (Iter edizioni), che raccoglie i tesori noti e meno noti dell’Isola. Gli autori segnalano i percorsi, forniti anche di dati Gps, per escursionisti che vogliono vivere da vicino le emozioni di un territorio a cui la natura ha regalato la straordinarietà di paesaggi diversi da un luogo all’altro, e la posizione strategica sul Mediterraneo ha dato così tante dominazioni con testimonianze artistiche imponenti, tanto da immaginare di visitare più Paesi, piuttosto che una sola regione una volta approdati sull’Isola.
Basti pensare al barocco della Sicilia orientale e alla Valle dei Templi di Agrigento, alle saline di Trapani e alla lava dell’Etna, oppure all’influenza arabo-normanna di Palermo, solo per fare pochi esempi. “L’obiettivo della guida è quello di fornire uno strumento di supporto utile sia al neofita che voglia iniziare ad esplorare e conoscere la natura siciliana, che all’escursionista più esperto, includendo sia percorsi semplici che percorsi più tecnici – spiega Eduardo Di Trapani, uno dei tre autori – Ciascun sentiero è corredato da un’introduzione generale che ne descrive il contesto ambientale, la flora e la fauna – oltre che gli aspetti archeologici e culturali -, e da un riquadro con le informazioni tecniche sulla lunghezza, durata e dislivello, e consigli su quando andare. Per ogni percorso sono forniti anche dei dati Gps per facilitare l’escursionista”. Sole, mare e monti da un lato, e dall’altro chiese, teatri, musei, siti archeologici e l’enogastronomia apprezzata in tutto il mondo accolgono il visitatore in questa terra dai mille volti raccontati nella guida. “Attraverso un linguaggio divulgativo ma scientificamente curato, – racconta Di Trapani – la guida vuole soddisfare il sempre crescente numero di persone che si accostano alle attività all’aria aperta, quali il trekking e l’escursionismo. I percorsi selezionati sono distribuiti in tutte le province della Sicilia, compresi diversi itinerari nelle isole, permettendo così spunti di visita su tutto il territorio, sia quelli più battuti, come le coste del trapanese, l’Etna e gli Iblei, che aree molto ricche di natura ma ancora poco conosciute, come quelle interne dell’isola”. Tra i percorsi, sono segnalati anche gli angoli più belli delle isole minori e mete di grande attrattività come la Riserva dello Zingaro, Cefalù, Stromboli e Pantalica.

Byung Chul Han é un filosofo tedesco di origini coreane, nemico della globalizzazione e dei suoi schemi. Nel suo breve ma intenso saggio ‘La società della stanchezza’ edizioni Nottetempo, ci lancia un monito. Siamo prigionieri inconsapevoli di un sistema che abbiamo scelto e che non ci dà tregua. Non abbiamo piu’ tempo per nulla. E’ un disagio, il nostro, figlio della prestazione e dell’ansia, dell’angoscia che produce. Nostri padroni sono l’iperattività e il multitasking, causa entrambe di depressioni e nevrosi, perché vogliamo far tutto e bene nel minor tempo possibile. Ci hanno fatto credere che sia possibile. E così rinunciamo a noi stessi, alla nostra essenza, alla capacità di leggere e di osservare ciò che facciamo. Paghiamo il prezzo di una iperproduttività che ci costringe ad essere in forma per non perdere il ritmo ed il passo, per non essere sorpassati e messi in discussione. Siamo bersagli di un eccesso di merci, di informazioni, di impulsi, di desideri che non ci appartengono e di sogni indotti da altri. Non ci é permesso di essere stanchi, in una società della stanchezza mal accettata. Chi si ferma é perduto e invece solo fermandoci per un attimo, possiamo salvarci. Prima che sia troppo tardi, ma é necessario accorgersi essere solo un meccanismo, per ribellarsi ove possibile a questa infausta, esiziale circostanza.

 

Dante De Bellis, protagonista del libro di Ennio Tinaglia (‘Avvocato Sanspapiers’ edizioni Torri del Vento), non é un avvocato come ce lo immaginiamo noi, avido e senza scrupoli, ammanigliato con la politica dei salotti buoni e con i suoi intrallazzi, ma un avvocato idealista, onesto e preparato e, anche per questo, senza soldi, senza carte, senza cause, sanspapiers appunto. Come ha potuto ridursi cosi? Non era vero il detto che, prima o poi, la strada di un bravo legale i clienti la trovano? E’ da ragazzo che Dante impara che ‘conviene rigar dritto’. Ma sarà proprio cosi? Nell’Italia di oggi é forse conveniente rigare dritto? La vera ricchezza di Dante però, non é tanto la sua moralità e il suo rispetto per la legge e per il diritto, no. Il suo asso nella manica é la moglie Gloria, bella, elegante, innamorata, ‘un approdo esistenziale irrinunciabile’. E’ lei la sua ancora di salvezza, il suo rifugio e la sua ricompensa, nel momento in cui la vita sembra chiudergli tutte le porte. L’amore per Gloria, in modo discreto e intimo, attraversa le pagine del libro: é una presenza costante, affettuosa, un porto sicuro. E poi c’é l’amore per la giustizia e per la verità che anche un avvocato può coltivare, sì. Cosa manca allora a Dante? L’occasione giusta per risalire la china, per ritrovare la fiducia in se stesso, per chiudere la carriera da vincente e non da fallito. E l’occasione arriva: una causa difficilissima in Cassazione. Un giovane immigrato clandestino, accusato e condannato per violenza sessuale su un ragazzo disabile. Dante studia le carte per trovare delle incongruenze in un castello accusatorio apparentemente solido. Ma prima si convince della sua innocenza. E’ fatta. Assoluzione, vittoria. Dante ora potrà rivedere la sua vita e i progetti: uscirne da vincitore o ritornare alla carica. Questo non ci é dato sapere. Ennio Tinaglia, avvocato nella vita, non ce lo dice: ma dalla lettura, godibilissima, di questa storia si esce con la fiducia in quelle persone che credono in se stesse e nel lavoro che fanno tra mille difficoltà, e che hanno la fortuna di amare e di essere amate.

Il fenomeno é stato definito ‘impoverimento del ceto medio’. La crisi economico-finanziaria e la precarietà del nostro modello lavorativo e di produzione hanno fatto scivolare verso l’indigenza tutta una categoria di persone che prima, sebbene a stento, riuscivano a sbarcare il lunario. Questi nuovi poveri, che l’antropologo francese ci descrive attraverso il racconto del protagonista – un ex ispettore del fisco – sono costretti ad inventarsi la vita, dopo avere perso tutti i riferimenti che prima avevano, in una perdita progressiva della propria identità, del sistema di relazioni che connotano la nostra esistenza, della serenità economica, di quel minimo di certezze in una vita che cerca di toglierle tutte. Augé promuove il modello della cosiddetta etnofiction, ossia la formula letteraria del racconto per descrivere la realtà sociale e le sue trasformazioni. Nel libro il protagonista sottolinea la necessità di ‘dover cominciare a fare attenzione ai segni esteriori della rispettabilità e badare a vestirmi da bravo borghese’ pensando ai genitori ‘ ai quali dover giustificare un comportamento che ai loro occhi avrebbe confermato il fallimento di una vita’. Il dramma di chi non riesce piu’ a pagarsi le spese colpisce, come in questo caso, anche chi un lavoro lo ha, e tocca da vicino quella fascia della popolazione che per vari motivi – un divorzio, una malattia, il doversi occupare dei propri genitori – cade in disgrazia economica. Augé, il filosofo dei ‘non luoghi’, con questo racconto ci offre, in modo puntuale, la fotografia della nostra società attuale, impietosa e indifferente. Del resto, di un uomo che va a vivere in macchina perché una casa non se la puo’ piu’ permettere, cosa ci importa?

Giuseppe Scaraffia si conferma quell’autore delizioso che é sempre stato. La sua attenzione nei confronti del ‘particolare’, del frivolo é una conseguenza del suo amore per tutto ciò che sfugge all’occhio comune e banale. Sono i particolari che ci aprono le porte di mondi inimmaginabili, che ci fanno capire una situazione, una persona e la sua anima, un sentimento, un’epoca, un artista. I capitoli di questo volume, dal titolo ‘anello, assenzio, bastone, cappello, cappotto, doppiopetto, …pistola, profumo, tradimenti, vestaglia…’ sono squarci che si aprono come sipari sulla scena di quello spettacolo – a volte esaltante, a volte minimo e insignificante – che é la vita dei nostri amati autori. Una sorta di dizionario che ci accompagna nelle biografie poco conosciute di scrittori e scrittrici, nelle loro manie e nei loro gusti, con aneddoti e scene che ce li fanno capire e amare ancora di piu’. Scaraffia ci ricorda che, per Einstein ‘la prima necessità dell’uomo é il superfluo’, come a volerci introdurre nel mondo descritto, e nei suoi protagonisti: Balzac, Hammett, Wilde, D’Annunzio, Byron, Emily Dickinson, Hemingway, Sartre e tanti altri. Una lettura piacevole, che ci fa sorridere e che ci rende ancora piu’ vicini e umani i giganti della letteratura, con le loro fragilità e con le loro simpatiche e, talvolta, nevrotiche fissazioni.
Giuseppe Scaraffia, nato a Torino, vive a Roma, dove insegna Letteratura francese nell’università La Sapienza. Collabora al «Sole-24 Ore» e ha pubblicato numerosi libri tra cui La donna fatale (1987), Infanzia (1987, 2013), Il mantello di Casanova (1989), Torri d’avorio (1994), Miti minori (1995), Il bel tenebroso (1999), Gli ultimi dandies (2002), Dizionario del dandy (2007), I piaceri dei grandi (2012) e Il demone della frivolezza (2016).

“Avere o essere” (tit.originale ‘To have or to be’), pubblicato nel 1976 (Mondadori) dallo psicanalista e sociologo tedesco Erich Fromm ((Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 – Locarno, 18 marzo 1980), per i temi affrontati e per la capacità analitica dell’autore, conserva ancora oggi intatta, tutta la sua forza e la sua attualità. Erich Fromm – in questo testo che é ormai un classico del pensiero contemporaneo – declina in modo scientifico tutte le conseguenze che derivano dalla scelta, piu’ o meno consapevole, che l’uomo compie in rapporto al suo modo di vivere, se imperniato sull’ascissa dell’avere o sull’ordinata dell’essere. La ricerca che Fromm compie é orientata all’autenticita’ e alla verità, in una visione altamente critica dell’egoismo e dell’individualismo, trappole entrambe in cui l’uomo cade e in cui si perde. Un nuovo umanesimo, quello propugnato dall’autore, in cui i sentimenti, le pensieri, le azioni e la fantasia possano prevalere sui narcisismi, sulle catene dell’egoismo e dell’avidità. Vivere secondo la modalita’ dell’avere o dell’essere, per Fromm é la ‘scelta’: un atteggiamento da cui dipende il modo con il quale ci rapportiamo nei confronti di noi stessi, degli altri e del mondo. La gioia del dare e della condivisione contro la rapacità del prendere e del negare.

“Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell’avere, godono della sicurezza ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole in qualcosa che è al di fuori di loro. Ma che ne è di loro se perdono ciò che hanno? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?
Erich Fromm