antimafia

La commissione antimafia svolgerà audizioni sul calcio per fare chiarezza sulle infiltrazioni della criminalità organizzata. I parlamentari ascolteranno i presidenti di Federazione italiana gioco calcio (Figc), della Lega di serie A, della Lega di serie B e della Lega Pro e il presidente dell’Associazione italiana calciatori (Aic). Figc, Aic, Lega di serie A, Lega di serie B e Lega pro.
Il Comitato “Mafia e manifestazioni sportive” il 7 febbraio audirà la Procura di Torino. I pm, nel quadro dell’inchiesta ‘Alto Piemonte’ sulla ‘ndrangheta nel Nord-Ovest, hanno indagato sul business del bagarinaggio. “Al termine di quell’audizione decideremo se ascoltare i vertici della Juventus, non vogliamo ci sia alcun tipo di strumentalizzazione né vogliamo ovviamente sovrapporci al lavoro della giustizia ordinaria”, ha detto il coordinatore Marco Di Lello, deputato del Pd e segretario della Commissione Antimafia, come riporta l’Ansa. Il Comitato svolgerà anche un approfondimento sulla morte del ciclista Marco Pantani.

“Va sviluppato un impegno corale” nella lotta alla criminalita’, “l’impegno di Pio La Torre ci spinge a far diventare l’antimafia una vera religione civile che contribuisce a rendere migliore e piu’ coesa la nostra societa’, tutti dobbiamo sentire la sifida di arginare e contrastare la criminalita’ e soprattutto la politica deve dimostrare di essere in ascolto del paese, non dimenticare che la questione del Mezzogiorno attraversa tutta la storia del paese e non puo’ non essere risolta. La lotta alla mafia non e’ un capitolo separato dal nostro impegno politico”. Lo ha detto Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, intervenendo all’iniziativa “90° dalla nascita di Pio La Torre: il suo impegno per la liberta’, il progresso e la pace”, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo aver ricordato il lavoro di Pio La Torre, Bindi aggiunge: “non basta dire che aveva ragione, abbiamo sconfitto l’ala stragista della mafia e neutralizzato i vertici, ma le mafie sono ancora con noi, il 416 bis resta presidio essenziale, ma oggi i mafiosi hanno mutato pelle: sparano meno e fanno affari nel perimetro delle attivita’ legali sfruttando le lacune della legislazione. Le mafie sono una malattia sistemica e metastatica che richiede una cura sistemica”.

“Occorre affiancare al collaudato ‘sistema repressivo’ un più avvertito e diffuso ‘sistema di prevenzione’, in grado di realizzare un’effettiva governance della lotta alla corruzione e all’illegalità, attraverso una maggiore collaborazione tra tutte le Istituzioni e tra le diverse articolazioni dello Stato. Ma occorre anche rilanciare e ripensare il ruolo della cosiddetta antimafia sociale e culturale, che va messo al riparo da strumentalizzazioni improprie e ambiguità”. Così Rosy Bindi, presidente della commissione nazionale Antimafia, in un messaggio rivolto ai partecipanti al seminario su “Evoluzione delle mafie, adeguamento della legislazione e delle politiche antimafia” in corso allo Steri e promosso dal Centro Pio La Torre in occasione dei trent’anni della propria attività. “La lotta alle mafie ci riguarda tutti – aggiunge Bindi -. Non può essere delegata alle forze dell’ordine e alla magistratura, né alle tante associazioni che con il loro generoso lavoro in territori difficili e di frontiera hanno svolto anche un ruolo di supplenza alla mancanza di senso di cittadinanza di troppi italiani. C’è bisogno come ha affermato il presidente della Repubblica Mattarella, il giorno del suo insediamento, di ‘una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci e di una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere'”.

“La questione dei comuni sciolti per mafia non ha piu’ confini, ma le mafie hanno capito che la politica conta meno di una volta: basta un dirigente o un funzionario pubblico. Noi lo avevamo proposto anche per Roma ai tempi di Marino: a volte non e’ necessario sciogliere e commissariare un comune, ma far affiancare il sindaco da un commissario prefettizio che lo aiuti e abbia i poteri per eliminare la parte malata della pubblica amministrazione puo’ essere talvolta una soluzione, laddove si vuole lavorare davvero per il bene pubblico”. Così il presidente della commissione nazionale Antimafia Rosy Bindi alla Festa dell’Unita’ di Genova. “Una volta i mafiosi si rivolgevano a Roma, adesso in prima fila, in trincea, ci sono gli amministratori locali e tenere gli occhi puntati sulla pubblica amministrazione e sui comuni e’ la nostra priorita’. Un partito come il nostro, che e’ ovunque, puo’ portare avanti questa battaglia” ha aggiunto Bindi che ha sottolineato come le mafie siano cambiate anche nel target dell’eta’: “Bisogna aprire un intero capitolo dedicato ai minori, che sono vittime ma ora anche capi. Come accade nella camorra”.

Su proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano il consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia il Comune di Corleone. Nei mesi scorsi diversi episodi avevano creato polemiche nella cittadina che ha dato i natali a i boss Bernardo Provenzano e Totò Riina. In particolare il caso dell’inchino nel corso di una processione religiosa davanti alla casa dove abita la moglie di Riina. I carabineri avevano avviato subito delle indagini e i primi accertamenti hanno portato a un risultato: è emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni era cugino di secondo grado della Bagarella, la moglie di Riina. Il sindaco, Lea Savona, difese il paese minacciando querele. In ogni caso lo scioglimento del Comune avviene dopo una ispezione prefettizia avviata a gennaio Allora la sindaca si era detta “tranquilla”: “L’accesso agli atti – diceva la Savona – riguarda l’appalto per la costruzione di un impianto polivalente nei pressi del campo sportivo, deciso dalla precedente amministrazione comunale. L’indagine è collegata all’arresto, avvenuto nel 2014, di un dipendente comunale, Antonio Di Marco, indicato dagli inquirenti come il nuovo capo mandamento”. Tra le altre anomalie che la commissione ha indagto anche presunte assunzioni di parenti di boss mafiosi, e manovre attorno al caseificio comunale. Il caso Corleone, tra le altre cose, era stato trattato anche in Commissione antimafia all’Ars.

In un mondo sempre più virtuale, il valore della coerenza assume una importanza maggiore. Questo giornale online vede la luce all’indomani di un anniversario, quello della morte di Giovanni Falcone, un eroe che ha fatto di tutto per non sembrarlo, in vita, e che non ha potuto evitare di diventarlo, per il modo in cui è morto e per l’intelligenzamaschere 1 profusa nel contrastare la criminalità organizzata. Chi era Giovanni Falcone? Una persona autentica e coerente. Un uomo onesto che credeva nel rispetto delle leggi, un magistrato servitore dello Stato. Io lo ricordo in una sua immagine precisa: il suo sorriso sornione, con cui sottolineava le ipocrisie delle tante maschere che lo attorniavano per rubargli un po’ di luce. Falcone per me era uno che lottava contro le maschere della mafia e dell’antimafia fasulla. Una persona coerente: in lui non vi era alcuno scarto tra il pensiero e l’azione. E, quando ciò accade, la forza di un uomo diviene incontenibile. Il vero nemico delle maschere e’ la coerenza, l’apparire ciò che si é, il dire ciò che si pensa, il comportarsi secondo i propri valori. Tutto il resto é miseria.