Barack Obama

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha effettuato ieri una visita a sorpresa al contingente militare Usa di stanza in Iraq. La visita – la prima del presidente Usa a un contingente di stanza in una regione militarmente sensibile del Globo – giunge nel pieno delle polemiche per la decisione di Trump di ritirare le forze statunitensi dalla Siria. Nei giorni scorsi l’annuncio ha suscitato critiche da parte di ufficiali del Pentagono e alleati degli Usa, ed ha portato alle dimissioni del segretario della Difesa, Jim Mattis. Trump ha difeso la propria decisione durante la visita in Iraq di ieri, affermando che la decisione di lasciare la Siria evidenzia la nuova statura degli Usa sul palcoscenico globale e incarna la politica del “primato americano”. “Siamo di nuovo rispettati come paese”, ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca durante un discorso presso la base aerea di al Asad, circa 60 chilometri a ovest di Baghdad. L’Iraq ha proclamato la sconfitta dell’Isis all’interno del territorio nazionale nel dicembre 2017, ma la visita di Trump e’ stata tenuta segreta sino all’ultimo, come da pratica consolidata in occasione dei viaggi di presidenti Usa in aree di guerra o ad alto rischio. L’ex presidente George W Bush ha visitato l’Iraq in quattro occasioni durante la sua presidenza, e Barack Obama una.

Barack Obama è stato scelto per far parte di una giuria popolare e l’ex presidente degli Usa ha comunicato che parteciperà compiendo il suo dovere a partire dal mese prossimo.
A riferirlo è stato il presidente del tribunale della contea di Cook, Illinois, secondo la Chicago Tribune. L’impegno verrà remunerato con una diaria di 17,20 dollari.
Obama, laureato in legge ad Harvard, era già stato chiamato a far parte di una giuria popolare nel 2010, quando la stessa contea di Cook l’aveva convocato mentre preparava il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione.

La Russia avrebbe violato il trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) firmato nel 1987 dotandosi di una nuova tipologia di missile nucleare a raggio intermedio. E’ quanto sostengono fonti del governo Usa, che gettano in grave difficolta’ l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump proprio mentre questi si trova a fronteggiare le dimissioni del suo consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, accusato dall’intelligence di legami con la Russia. Stando alle fonti, citate dal “New York Times”, le Forze armate russe avrebbero ricevuto in dotazione i primi esemplari di un nuovo missile da crociera testato tre anni fa, e battezzato dall’intelligence Usa Ssc-X-8: allora, il collaudo era stato denunciato dall’amministrazione dell’ex presidente Usa Barack Obama come una aperta violazione del Trattato Inf, accusa che Mosca aveva prontamente respinto. Il nuovo missile sarebbe operativo dalla fine dello scorso anno, proprio in concomitanza con l’ingresso alla Casa Bianca di Trump, che pare sempre piu’ impossibilitato a perseguire quel riavvicinamento alla Russia tanto osteggiato da larga parte dell’establishment politico, diplomatico e militare Usa. Stando al “New York Times”, lo schieramento del nuovo missile, ancora non confermato, “potrebbe non alterare in maniera determinante lo scenario della sicurezza europea, ma lo spettro della presunta violazione del Trattato emergera’ quasi certamente in occasione del vertice della Nato a Bruxelles”, che si terra’ oggi, alla presenza del segretario alla Difesa Usa Jim Mattis. L’indiscrezione del “New York Times” ha suscitato l’immediata reazione del “falco” repubblicano John McCian, uno dei politici che piu’ premono per una politica ancor piu’ muscolare nei confronti di Mosca. “Lo schieramento da parte della Russia di missili da crociera con testate nucleari in violazione del Trattato Inf rappresenta una minaccia militare significativa per le forze Usa in Europa e per i nostri Alleati della Nato”, ha tuonato il Senatore. Il dipartimento di Stato Usa non ha confermato le indiscrezioni del quotidiano Usa, secondo cui le Forze aerospaziali russe dispongono gia’ di due battaglioni equipaggiati con il nuovo missile. Nel frattempo, il quotidiano diffonde un’ulteriore indiscrezione proveniente da “una fonte della Difesa Usa”, secondo cui “una nave russa per la raccolta dell’intelligence sta operando in acque internazionali al largo della Costa orientale Usa”.

“Voglio mostrare il nostro ricordo e dimostrare il potere della riconciliazione al Giappone, agli Stati Uniti e al mondo intero”. Queste le parole pronunciate dal premier giapponese Shinzo Abe, che oggi visiterà il porto di Pearl Harbor assieme al presidente americano Barack Obama nel 75mo anniversario dell’attacco giapponese sulla base navale statunitense.

Barack Obama ha parlato al telefono con il presidente messicano Enrique Pena Nieto sottolineando la stretta collaborazione con i due paesi. Lo ha riferito la Casa Bianca, precisando che il presidente americano e il collega messicano hanno discusso dei “progressi realizzati dai due paesi nell’approfondire le relazioni economiche, combattere il crimine organizzato, gestire le migrazioni e rafforzare lo stato di diritto a beneficio di statunitensi e messicani”. Pena Nieto ha elogiato Obama come “fedele amico” del popolo messicano. La telefonata giunge dopo la vittoria alle presidenziali americane di Donald Trump, che in campagna elettorale ha più volte duramente attaccato gli immigrati messicani e minacciato di denunciare il trattato di libero scambio con il Messico.

L’Italia accetta la sfida lanciata da Barack Obama visto che “staremo sempre dalla parte della democrazia, dei valori, degli ideali, con la concretezza di chi ha il grande sogno di fare della politica un’attività nobile e concreta assumendosi in toto il senso di una sfida che dalle nostre parti chiamiamo umanità’. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, conclude cosi’ la sua due giorni alle Nazioni Unite, parlando dall’assemblea generale, l’ultimo capo di stato del primo giorno, con un discorso fortemente simbolico. Il premier cita il mito di Enea, come metafora dell’Italia di oggi. L’eroe infatti “si mette in viaggio con il padre sulle spalle, segno di una generazione che non ha paura delle proprie responsabilita’ e assicura al figlio Ascanio la possibilita’ di continuare a vivere e fondare la grande storia di Roma”. Ma soprattutto Enea e’ portatore di pietas, “quell’umanita’ che fa di una comunita’ una comunita’”. Certo, continua Renzi, il mondo e’ pieno di minacce (dal terrorismo, ai cambiamenti climatici fino alle catastrofi naturali come quella di Amatrice), ma l’Italia guarda al “futuro con speranza, seguendo la strada della speranza”.

Quindici anni dall’attacco alle Torri gemelle che sconvolse il mondo. Sei volte si farà silenzio, per ricordare i momenti dell’attacco dell’11 settembre 2001 che causarono la morte di circa 3mila persone: lo schianto dei due aerei sulle Torri, il crollo dei due grattacieli, gli impatti del Pentagono e in Pennsylvania. Nel primo momento di silenzio, alle 8.46 locali (le 14.46 in Italia), suoneranno le campane dei luoghi di culto di New York, ora in cui il primo aereo si schiantò sulla torre. Il presidente Barack Obama osserverà un momento di silenzio alla Casa Bianca a porte chiuse. Poi sarà al Pentagono per una cerimonia di commemorazione con il segretario alla Difesa Ashton Carter. Sabato, nel suo consueto intervento alla radio, il presidente Obama ha ricordato agli americani che il mondo intero guarda a come gli Stati uniti rispondono al terrorismo. Il presidente ha promesso che gli Usa “continueranno a combattere senza sosta le organizzazioni terroristiche come Al Qaeda e e lo Stato Islamico”. Quindici anni dopo l’11 settembre, si vive tra le tensioni in Medioriente, il terrorismo islamico, e la propaganda online, gli attacchi in Europa e negli stessi Stati Uniti. Gli Usa sono ancora impegnati militarmente, in modo limitato o in appoggio logistico per contrastare insurrezioni islamiste in vari scenari: Siria e in Iraq, Afghanistan, Yemen, Libia, Somalia e Nigeria. “Obama è convinto che sia necessario evitare le grandi guerre che aggravano le tensioni”, ha spiegato Hussein Ibish, ricercatore all’Istituto degli Stati del Golfo arabo a Washington, come riporta l’agenzia La Presse. Tuttavia, l’esercito è “in una nuova era”: droni, forze speciali, addestramento militare locale.

La candidata democratica alle presidenziali Usa, Hillary Clinton, e’ determinata a distruggere le barriere del pregiudizio e ad aumentare la possibilita’ per tutti di garantire il futuro degli Stati Uniti. Lo ha affermato il presidente Usa, Barack Obama, nel suo intervento alla Convention Nazionale dei Democratica (Dnc) a Philadelphia. “C’e’ un solo candidato in questa corsa che crede in quel futuro, e ha dedicato la sua vita a esso – ha sottolineato Obama -; un leader con veri piani per abbattere le barriere, far saltare i soffitti di vetro e allargare la cerchia delle possibilita’ di ogni singolo americano: il prossimo presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton”