Caltanissetta

“Non so come finirà, magari Nicola Santangelo e Carmelo Provenzano verranno assolti, ma per questa vicenda dovranno vergognarsi a vita”. E il duro atto di accusa del Pm Maurizio Bonaccorso nel Corso della requisitoria al processo al cosiddetto ‘cerchio magico’ di Silvana Saguto, l’ex Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Il magistrato, parlando dei due imputati, spiega: “i due, con una lettera, decisero di trasferire a Castellammare del Golfo un ragazzo che lavorava alla Motor oil di Caltanissetta, Andrea Repoli, mandando a 250 chilometri di distanza un giovane che percepiva 800 euro al mese- spiega -Lo scopo era quello di metterlo con le spalle al muro e poi licenziarlo per giusta causa”. Ora si attendono le richieste di condanna per una vicenda che ha suscitato molto clamore e che ha scosso il mondo della magistratura alla luce delle rivelazioni che da mesi stanno venendo fuori in un settore molto delicato dell’azione di contrasto alla mafia come quello della gestione dei beni confiscati.

Il pm della dda di Caltanissetta Stefano Luciani ha chiesto la condanna a 5 anni e 9 mesi di Massimo Ciancimino, accusato di calunnia. Secondo l’accusa, Ciancimino avrebbe incolpato falsamente l’ex funzionario del Sisde Lorenzo Narracci di avere avuto un ruolo di intermediario tra il padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, il boss Bernardo Provenzano e il fantomatico “signor Franco”, ovvero il personaggio dei servizi segreti che sarebbe coinvolto nella presunta trattativa Stato-mafia. Ciancimino, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche incolpato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro di avere avuto rapporti con il conte Romolo Vaselli fornendogli informazioni riservate da fare arrivare al padre Vito Ciancimino. E per l’imputato c’e’ anche l’accusa di violazione del segreto istruttorio per avere rivelato notizie riservate ad alcuni giornalisti. Ciancimino, superteste del processo sulla trattativa, e’ al momento detenuto.

La sezione distrettuale dell’Anm di Caltanissetta “esprime viva preoccupazione per i gravissimi fatti accaduti la mattina del 18 aprile all’interno del Palazzo di giustizia di Caltanissetta e in particolare, all’interno della stanza in uso al procuratore aggiunto Lia Sava”. La giunta ha chiesto un incontro con i vertici giudiziari del distretto “per conoscere le iniziative e gli interventi in materia di sicurezza e per fornire il nostro contributo alla soluzione delle problematiche”. Solidarietà al pm “da anni impegnata, con sobrietà e determinazione, a coordinare indagini particolarmente complesse, delicate e che tendono a far luce in ambienti difficili ed opachi” e che “ha subito un inquietante ed inaccettabile atto intimidatorio e di ingiustificata intromissione nel suo luogo di lavoro”. L’Anm ha quindi ribadito “l’assoluta necessità di rendere sicuri e scevri da ogni tipo di intrusione, urgentemente, i luoghi ove quotidianamente i magistrati del Distretto esercitano le funzioni giudiziarie”. Un tema che, si legge nella nota, “deve essere assolutamente centrale e prioritario rispetto ad ogni altra questione e necessita di risposte immediate ed efficaci perché un luogo insicuro e penetrabile non consente di svolgere serenamente la propria attività giudiziaria”.