Cina

Il quotidiano cinese Global Times ha accusato l’Australia di aver spiato la Cina e di aver rubato la sua tecnologia. Accuse che arrivano a poche settimane dalle rivelazioni su presunte interferenze cinesi nella politica australiana, negate da Pechino. Un dipendente del dipartimento di sicurezza nazionale cinese ha dichiarato al Global Times che agenti dell’intelligence australiana “sotto copertura” hanno raccolto informazioni dai cittadini cinesi oltremare o “li hanno incoraggiati ad azioni sovversive in Cina” . Inoltre le spie hanno installato cimici nell’ambasciata cinese. Il governo australiano non ha risposto al momento alle accuse

La Cina potrebbe costruire una sua base militare in Pakistan, Paese con cui ha stretti rapporti, dopo quella che ha costituito di recente a Gibuti. Lo riferisce la tv Saama di Islamabad. L’emittente cita al riguardo il rapporto annuale preparato dal Pentagono per il Congresso in cui si sottolinea un avanzamento di Pechino su tutta la linea degli impegni militari, sostenuta da spese per la Difesa stimate a oltre 180 miliardi di dollari, 40 di piu’ di quanto figura nel bilancio statale ufficiale cinese. Il progetto di costruire basi militari all’estero e’ nuovo nella politica cinese. La base navale creata di recente a Gibuti e’ infatti la prima di cui la Cina dispone e se si dovesse concretare una simile iniziativa in Pakistan, si tratterebbe secondo gli analisti di un proposito chiaro di consolidare la propria influenza in varie regioni chiave del pianeta.

La Chiesa cattolica e’ chiamata in Cina a “trovare soluzioni flessibili ed efficaci per continuare la sua missione e il suo ministero”. E’ anche “chiamata a ridefinire il suo ruolo e le sue relazioni con il Partito comunista e con la sua ideologia”, il che “non significa che la Chiesa debba essere d’accordo con la politica e con i valori del Partito, ma piuttosto che essa debba trovare soluzioni flessibili ed efficaci per continuare la sua missione e il suo ministero in Cina”. Lo scrive la Civilta’ cattolica nell’editoriale del prossimo numero, intitolato “Il cattolicesimo in Cina nel XXI secolo” e firmato dal gesuita Joseph You Guo Jiang. L’editoriale segnala inoltre che “contrariamente a un decennio fa” la Chiesa cattolica in Cina “gode, in molte regioni, di una relativa autonomia dal controllo de governo centrale e locale” e che “sebbene in Cina la liberta’ religiosa sia condizionata, la Chiesa cattolica cinese puo’ svolgere un ruolo importante nella missione e nel servizio”. L’articolo, a pochi giorni dalla ricorrenza della madonna di Sheshan – festa “nazionale” dei cattolici cinesi, nella quale 10 anni fa Benedetto XVI invio’ la sua storica Lettera ai cinesi – fa implicitamente il punto sulla strategia di papa Bergoglio verso la Cina, e altrettanto implicitamente risponde alle critiche di quei settori ecclesiali che lo accusano di eccessiva apertura e condiscendenza verso Pechino e la sua ideologia. Secondo Civilta’ Cattolica, le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, “la Chiesa cattolica cinese ha bisogno soprattutto di formare un buon gruppo dirigente e di preparare il clero, ma anche gli ordini religiosi e i laici devono scoprire nuove modalita’ di compiere la loro missione”. Visto poi che la Cina si sta gradualmente aprendo “sempre piu'” alle religioni, “il cattolicesimo potra’ trovare un posto stabile” nella societa’ cinese “se continuera’ ad essere espressione di una Chiesa aperta e di una Chiesa con caratteri e identita’ cinesi. La societa’ cinese e la Chiesa – rimarca la rivista romana dei gesuiti – devono capire e apprezzare i valori presenti in entrambe le tradizioni e proseguire il loro dialogo alla ricerca del bene comune”. L’editoriale, dopo un po’ di storia sul cattolicesimo in Cina e una panoramica sulle sue recenti sfide e prospettive, riflette anche sull’impatto di Internet sul cattolicesimo cinese e accenna ai campi di dialogo con la cultura locale. La convinzione espressa dal quindicinale dei gesuiti e’ che “una volta instaurato il dialogo, la Chiesa cattolica e la societa’ cinese non si scontreranno piu’; perche’ i valori culturali e tradizionali cinesi e i valori evangelici e l’insegnamento ecclesiale hanno molte cose in comune”. 

“L’Italia puo’ essere protagonista in questa grande operazione a cui la Cina tiene molto: per noi e’ una grande occasione e la mia presenza qui significa quanto la riteniamo importante”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che si trova a Pechino per il Forum ‘Belt and Road’. Per il premier, il progetto che vede il collegamento del Mar Cinese con il Mediterraneo, come una nuova ‘Via della Seta’, può vedere l’Italia protagonista: “I cinesi hanno chiarissimo che bisogna arrivare nel Mediterraneo e che la maggior possibilità per arrivarci viene dai porti, della Grecia e dell’Italia, dove abbiamo Genova, Venezia e Trieste”, ha osservato. Gentiloni ha aggiunto che “ci sono infrastrutture da realizzare insieme e grandi opportunita’ per i nostri porti nella via della seta marittima”.

“Mi auguro che Berlusconi resti al Milan perché mi piacerebbe che le grandi squadre restassero ai grandi imprenditori italiani, spero resti anche Galliani. Sono affezionatissimo alla società dove ho vissuto una carriera incredibile, ce l’ho nel cuore”. Parla così delle vicissitudini societarie dei rossoneri in merito alla cessione alla cordata cinese l’ex direttore sportivo del Milan, Ariedo Braida. Da dirigente del Barcellona, Braida, ospite di ‘Radio anch’io Sport’ su Rai Radio1, parla dell’attaccante Gerard Deulofeu oggi al Milan con la formula del prestito dall’Everton, in passato giocatore del Barca: “Penso che sia un buonissimo calciatore, lo sta dimostrando, da noi ha fatto le giovanili dimostrando qualità anche se non era poi riuscito ad esplodere. Vedremo, è presto dire se tornerà, mancano molti mesi alla fine del campionato”.

Niente figli, siamo cinesi. Diciotto mesi (e due potenziali gravidanze) dopo la rinuncia ufficiale alla dottrina del Figlio Unico, le autorita’ di Pechino sono costrette a registrare, scoraggiate, il sostanziale fallimento di questa particolare forma di liberalizzazione. Il tasso di incremento demografico resta fermo allo status quo ante, se non addirittura arretra rispetto persino a due anni fa. Il problema, secondo i dati degli uffici di statistica regionali che in questi giorni affluiscono verso la capitale, non e’ tanto quello delle province piu’ arretrate come il Guanxi e il Gansu, dove pare che le minoranze etniche piu’ povere si stiano adattando ai trend dei piu’ ricchi Han. Preoccupa semmai che nella Cina piu’ profonda il tasso di incremento della popolazione avanzi svogliatamente, crescendo di sole 0,2 nascite all’anno ogni mille abitanti. Un’autentica delusione se si paragona la situazione di oggi all’impeto procreativo che costrinse il Partito, appena iniziata l’era di Deng Xiao Ping, a imporre un freno agli entusiasmi. La Cina Popolare dell’epoca aveva trent’anni scarsi, quella di oggi sfiora i 70. Si vede. Tra le spiegazioni del fenomeno il fatto che proprio la politica del figlio unico, calata in una societa’ sessista, ha indotto alla procreazione di maschi in numero sproporzionato. La famiglia contadina cinese tradizionalmente considera la femmina molto meno importante. Costretta a scegliere, sceglie l’uomo. Le bambine di allora, divenute oggi donne e potenziali mamme, sono pertanto molto poche, troppo poche per assicurare un adeguato ricambio generazionale. In piu’, dai tempi dell’apertura all’economia di mercato e’ cresciuto il numero delle donne che lavorano, che si impegnano al di fuori della famiglia e quindi, come in Occidente, sono meno propense a ricoprire la funzione di madri. E, quando lo diventano, si trovano di fronte alle sempre piu’ alte spese per il mantenimento e l’istruzione della prole; senza considerare che resta valida la vecchia formula: meno figli, piu’ divertimento. Tanto e’ vero che in piu’ di una provincia si fa strada l’idea, poco liberista e molto keynesiana, di introdurre una serie di misure pubbliche a sostegno di chi si decide a dare una mano al mantenimento del livello della popolazione. Sussidi economici, aspettative pagate per la maternita’ e la paternita’, permessi straordinari per chi ha i figli malati. E la Cina incomincia a somigliare alla Svezia di una volta.

Da parte della Cina c’e’ “una forte e solida fiducia politica” nei confronti dell’Italia. Lo ha assicurato il primo ministro cinese Li Keqiang nel corso di un colloquio oggi a Pechino con il presidente Sergio Mattarella. Il premier ha anche sottolineato di avere apprezzato molto la visita di Mattarella, “politico di lunga esperienza e che dedica molta attenzione allo sviluppo delle relazioni con la Cina”. Il primo ministro si e’ detto convinto che questa visita di stato portera’ “nuove energie” ai rapporti bilaterali.

Da domani a domenica 26 febbraio Sergio Mattarella sarà in Cina. Il viaggio toccherà Pechino, Shanghai, Chongqing e Xi’an, queste ultime due città mai visitate da un presidente della Repubblica. Dal Quirinale spiegano che si tratta di una visita di Stato che metterà al centro dei colloqui gli scambi commerciali, le relazioni con la nuova presidenza Usa, il prossimo G7 di Taormina, gli effetti della Brexit e le difficoltà che affronta l’Unione europea. Mattarella sarà accompagnato in Cina dal ministro degli Affari esteri, Angelino Alfano, da quello delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto. Mattarella arriverà a Pechino martedì e incontrerà i rappresentanti della collettività italiana. Da mercoledì inizieranno gli incontri con i vertici di Stato e le visite di relazione culturale.

“Molti in casa nostra festeggiano il fatto che Trump abbia dato immediatamente il via alla politica protezionista che aveva promesso. Chi, in Italia, saluta come una conquista la fine del Tpp, a mio avviso, sbaglia tre volte”. Lo ha detto a Radio Radicale il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. “Innanzitutto perche’ il mondo che si chiude alzando muri e barriere e’ un mondo piu’ negativo rispetto a quello dell’apertura che abbiamo conosciuto fin qui. Inoltre – ha aggiunto il senatore – e’ folle pensare che negli accordi bilaterali piccoli paesi possano guadagnarci qualcosa. Come Italia, potremmo negoziare un accordo commerciale con Usa e Cina migliore di quello che si potrebbe negoziare come Unione Europea? Direi proprio di no. Infine, a quelli che festeggiano per la fine del Tpp, e sono gli stessi che hanno festeggiato per il blocco del Ttip col timore che gli Usa ci avrebbero imposto i loro standard, rispondo che si sta rinunciando anche agli standard americani su, ad esempio, condizioni di lavoro e ambiente. Ed e’ evidente che l’area del Pacifico, Sudamerica inclusa, vedra’ l’egemonia della Cina. Sostituire i grandi accordi commerciali con quelli bilaterali – ha concluso Della Vedova – si rivelera’ un errore storico e strategico anche per gli Stati Uniti”.

Tensione tra Cina e Stati Uniti dopo il sequestro da parte di Pechino di un drone americano utilizzato dalla marina Usa per monitorare le acque internazionali del Mar cinese meridionale. I nervi restano tesi per 24 ore, quando arriva la comunicazione da parte del Pentagono sul raggiungimento di un accordo per la restituzione, intesa trovata con il “coinvolgimento diretto delle autorità cinesi”. Il presidente eletto degli Usa, Donald Trump aveva definito su Twitter il sequestro del drone da parte della Cina un’azione “senza precedenti”. ll ministero della difesa cinese ha deciso la restituzione dell’apparecchio a Washington precisando che lo stesso era stato sequestrato “in modo consono alle regole”.