Cina

Il settimanale statunitense “Time” pubblica la trascrizione integrale dell’intervista televisiva concessa all’emittente Fox News e trasmessa nella giornata di ieri. L’intervista si apre con le accuse mosse dall’intelligence statunitense alla Russia, rea di presunte intromissioni nelle elezioni presidenziali Usa dello scorso novembre. Trump, che di quelle elezioni e’ stato il vincitore, ritiene del tutto infondati i sospetti della Central Intelligence Agency (Cia). “Penso sia ridicolo. E’ solo un’altra scusa”, afferma Trump scagliandosi contro la “Washington Post”, che per prima ha dato per certa l’intromissione di Mosca nelle elezioni Usa. “Ogni settimana e’ una scusa diversa per screditarmi. Ho ottenuto una vittoria a valanga nei collegi elettorali. Mi pare che il dato definitivo sia di 306 a mio favore. Lei (Hillary Clinton, ndr) ne ha ottenuti molto pochi”. Secondo Trump, non c’e’ modo di sapere chi abbia davvero hackerato le reti del Partito democratico prima delle elezioni, trafugando le informazioni compromettenti poi diffuse da WikiLeaks. “L’hackeraggio e’ una cosa interessante. Se non si colgono gli hacker nell’atto della violazione, poi diventa impossibile individuarli. La Cia non ha modo di sapere se sia stata la Russia, la Cina o qualcun altro. Potrebbe essere stato qualcuno seduto da qualche parte sul suo letto. Voglio dire, non ne hanno la minima idea”. Quanto alle insinuazioni secondo cui la Russia avrebbe tramato per ottenere la vittoria di Trump negli Usa, il diretto interessato sottolinea che a diffonderle non e’ stata la Cia. “Sono i Democratici a diffondere queste voci, perche’ hanno subito una delle sconfitte piu’ pesanti nella storia politica di questo paese. Credo francamente si tratti di loro, ed e’ ridicolo”. Trump nega di essere scettico nei confronti delle agenzia di intelligence Usa, ma ne sottolinea le divisioni interne. Archiviato il tema delle presunte intromissioni russe, l’intervista si sposta su un’altra polemica, quella relativa al costo del contratto per i nuovi aerei presidenziali. “Voglio procurare buoni accordi al mo paese, e per farlo non ho bisogno di volare su un aereo da 4,2 miliardi di dollari”, attacca Trump, che chiama in causa anche i costi esorbitanti del programma per l’aereo da combattimento F-35. “E’ fuori controllo. E ai funzionari che procurano questo genere di accordi al governo non dovrebbe mai essere consentito di andare a lavorare per le compagnie che ne beneficiano. Negoziano questi accordi, e due o tre anni dopo li trovi a lavorare per le stesse compagnie con cui l’accordo e’ stato siglato. E’ peggio di una mera questione di lobbismo”, accusa il presidente eletto. In merito al clima, Trump nega di voler completamente cancellare il lascito del suo predecessore, Barack Obama, ma cita la necessita’ di superare i vincoli burocratici e normativi all’attivita’ economica. “Basta guardare l’Epa (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, ndr). La gente aspetta un parere per 15 anni, e poi riceve una bocciatura. E’ per questo che nessuno vuole investire in questo paese. Guardiamo a cosa sta succedendo, ai rapporti sull’occupazione, quelli veri. Ci sono milioni di persone che hanno rinunciato a cercare un lavoro, e che non vengono nemmeno considerate nel tasso di disoccupazione ufficiale inferiore al 5 per cento”. Trump ribadisce di essere dubbioso in merito alle cause antropiche del mutamento climatico, e non smentisce di aver parlato a tal proposito di “truffa”: “Credo davvero sia divenuta una grande truffa per molte persone che su questo tema lucrano. Nel frattempo la Cina ci soffia il pranzo, perche’ non recepisce le nostre stesse norme e regole”. Trump promette, una volta trasferitosi alla Casa Bianca, di assumere decisioni tempestive ed inequivocabili in merito all’accordo sul clima di Parigi e agli oleodotti Dakota pipeline e Keystone. Quanto all’accordo di Parigi, spiega di essere impegnato a “studiare” la questione: “Non voglio che quell’accordo ci ponga in una situazione di svantaggio competitivo rispetto ad altri paesi”, precisa. Infine, il presidente rivendica la conversazione telefonica con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Il presidente eletto nega che la telefonata sia stata un attacco premeditato alla Cina, ma al contempo chiarisce che Washington “non e’ tenuta al rispetto della politica di ‘una sola Cina’ su cui il governo cinese poggia il rifiuto di riconoscere l’indipendenza di Taiwan. “Non intendo farmi dettare condizioni dalla Cina (…) Per quale ragione un altro paese dovrebbe essere in grado di proibirmi di rispondere a una chiamata? Credo che non rispondere sarebbe stato assai irrispettoso”.

Marcello Lippi e’ il nuovo allenatore della nazionale cinese di calcio. Ad annunciarlo la Chinese Football Association, la Federcalcio cinese. L’allenatore dell’Italia campione del mondo nel 2006 ha firmato il contratto dopo che il Guangzhou Evergrande ha annunciato la cancellazione del precedente accordo firmato con il tecnico. Lippi sostituisce Gao Hongbo, il precedente allenatore della nazionale cinese, che si e’ dimesso subito dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Uzbekistan, gara valida per le qualificazioni ai Mondiali in Russia nel 2018. In precedenza, Lippi aveva vinto tre scudetti, in Cina, con il Guangzhou Evergrande, e una Champions asiatica. A lui spetta ora il difficile compito di portare la nazionale cinese ai prossimi mondiali.

E’ stato assegnato all’accademico uiguro Ilham Tohti, noto critico delle politiche etniche e religiose della Cina nella provincia dello Xinjiang, il premio Martin Ennals, definito il Nobel dei diritti umani. Professore di economia all’Università centrale per le nazionalità di Pechino e redattore del sito “Uiguri on line” (www.uighurbiz.cn), il docente è stato condannato all’ergastolo il 23 settembre 2014 per incitamento al separatismo. “Per due decenni ha incoraggiato il dialogo e la comprensione tra gli uiguri e cinesi Han”, ha detto in un comunicato la giuria composta da una dozzina di organizzazioni del settore, tra cui i Amnesty International, Human Rights Watch e la Federazione internazionale dei diritti umani. “Ha rifiutato il separatismo e violenza – si legge ancora – e ha cercato di riconciliazione basata sul rispetto per la cultura uigura, che è stata oggetto di repressione religiosa, culturale e politica nella regione autonoma uigura dello Xinjiang”.

Usa e Cina hanno aderito formalmente all’accordo sul clima siglato a Parigi su iniziativa dell’Onu per la riduzione dei gas serra: è stato il presidente Barack Obama ad annunciarlo ad Hangzhou, a stretto giro dalla mossa analoga resa pubblica da Pechino. Alla vigilia del G20 di Hangzhou, i due leader hanno simbolicamente consegnato al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon i documenti nei quali i loro Paesi si impegnano ai passi necessari “per onorare” l’accordo di Parigi che fissa i target sulla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra per ogni singolo Paese. “Non si tratta di una battaglia che ogni singolo Paese per quanto potente può fare da solo – ha detto Obama -. Un giorno potremo vedere tutto ciò nel momento in cui finalmente decideremo di salvare il pianeta”. Da parte sua, Xi ha espresso l’auspicio che l’esempio sino-americano possa essere una spinta per gli altri Paesi affinché comincino a prendere azioni significative. L’azione congiunta di Washington e Pechino potrebbe portare all’operatività dell’accordo di Parigi entro la fine dell’anno, molto prima dei tempi inizialmente previsti. Ecco i punti principali dell’accordo di Parigi (Cop 21) raggiunto nel dicembre 2015 da 195 Paesi e che potrà entrare in vigore con la ratifica da almeno 55 Paesi, produttori del 55% delle emissioni globali. Con Usa e Cina, che insieme producono il 38% di emissioni di C02 nel mondo, sale a 23 il numero dei Paesi che hanno ratificato l’accordo. Riscaldamento globale: L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”. Emissioni: L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda meta’ di questo secolo”. Impegni delle singole nazioni: in base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni più elevate possibile”. I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che gia’ hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020”. La prima verifica dell’applicazione degli impegni e’ fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

‘Cina e Russia dovrebbero espandere la loro cooperazione politica per fronteggiare meglio l’attuale complessita’ dello scenario internazionale. E’ quanto affermato dal presidente cinese, Xi Jinping, al termine del colloquio con l’omologo russo, Vladimir Putin, giunto oggi in visita a Pechino. “Piu’ complesso diventa il contesto internazionale, piu’ dobbiamo essere guidati da uno spirito di cooperazione strategica, di amicizia, e dobbiamo migliorare il nostro sostegno reciproco, rafforzare la cooperazione politica e strategica e approfondire i nostri rapporti”, ha detto il presidente cinese. Xi Jinping ha aggiunto che grazie agli sforzi congiunti delle autorita’ di Pechino e Mosca, il fatturato del commercio bilaterale nel periodo gennaio-maggio ha raggiunto una soglia vicina ai 26 miliardi di dollari.