covid 19

Pronto il documento della task force sulla fase tre: il comitato di esperti in materia Economica e Sociale, guidato da Vittorio Colao, ha consegnato oggi alla Presidenza del Consiglio il rapporto finale sul lavoro effettuato dalla data del suo insediamento lo scorso 10 aprile. E’ quanto annuncia un comunicato. “In questa seconda fase al Comitato è stato chiesto di suggerire visione, strategia e iniziative atte a facilitare e rafforzare la fase di rilancio post Covid19. Il precedente rapporto si era invece concentrato sulla metodologia da seguire e le condizioni da realizzare per le riaperture produttive avvenute nel mese di maggio. Il rapporto, che verrà illustrato nei prossimi giorni, propone obiettivi generali e sei ambiti fondamentali per il rilancio (Imprese e Lavoro; Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie) e articola iniziative per ciascuno di questi”, continua la nota. “Il Comitato che – viene ricordato – ha operato su base volontaria e senza costo alcuno per la collettività, ha ringraziato il Presidente del Consiglio per l’opportunità offerta di mettere a disposizione delle istituzioni della Repubblica le proprie competenze. Un particolare ringraziamento va ai funzionari delle Istituzioni che nelle otto settimane di lavoro hanno contribuito, agevolato e supportato sul piano tecnico le attività del Comitato”.

Un ruolo di fondamentale importanza in un contesto come quello attuale dominato dall’argomento unico della diffusione del Covid 19, maggiormente noto come Corona virus, è quello del sistema complessivo dell’informazione che deve dare le notizie esatte senza cadere nella facilissima trappola del sensazionalismo, del terrorismo psicologico, dell’allarmismo. Fenomeni che fanno vendere più copie dei quotidiani, che consentono maggiori visualizzazioni delle pagine e quindi introiti più pubblicitari più alti ma che chiamano in causa la funzione ineliminabile della stampa. E’ proprio per questo che anche in situazioni come quella che viviamo – con le comprensibili paure e l’incertezza del domani e degli sviluppi di quella che comunque non dovrebbe avere i caratteri della pandemia – la differenza la faranno i professionisti dell’informazione scrupolosi e attenti, che non si lasceranno prendere dall’emozione e da interessi diversi da quello del dovere di cronaca nel rispetto della deontologia. Un discorso a parte ma non meno importante riguarda il mondo dei social media con le sue vere e proprie piattaforme di comunicazione, alla portata di tutti. Un mezzo dal quale si continuano a propalare fake news, ultimatum catastrofici e si prospettano scenari paurosi, in dispregio delle più elementari norme di civiltà, di buon senso e di rispetto per gli altri e per la verità della scienza medica. In questa prospettiva, gli utenti più illuminati, quelli più intelligenti e meno manipolabili, hanno il dovere di contrastare il flusso di informazioni a dir poco inesatte, fornendo quelle giuste e fondate, o indirizzando verso le fonti autorevoli e autorizzate. Nessuno può sentirsi chiamato fuori da questo compito. Le ripercussioni che possono derivarne sulla nostra vita, sull’economia, sulle relazioni sociali, sul lavoro, sugli affetti e sulle dinamiche della vita di tutti i giorni possono essere devastanti, per tutti. Se la paura e la menzogna prevarranno sulla competenza, sul rispetto delle regole e sulla verità delle cose, rimarrà poco spazio per la civiltà e per la democrazia.