Di Maio

La prima dote di un uomo politico é la credibilità che ispira. Un patrimonio che non può permettersi di rischiare perché ne va della fiducia dei cittadini. Il caso del curriculum vitae con molte imprecisioni del professore e avvocato Giuseppe Conte, candidato alla premiership del Paese dal duo Salvini-Di Maio é tutt’altro che un pretesto per inficiarne i meriti e la figura. E vale per la carriera politica come per quella professionale di qualsiasi persona: ciò che scriviamo nel nostro curriculum é il nostro passato ed é inciso nel libro dei fatti. Nulla può esservi di indefinito o di falso. Il passato ci dice chi siamo e ciò che siamo non può essere messo in dubbio da nessuno. Ne va della nostra credibilità e della nostra dignità di persone serie.

“Secondo il sondaggio Index per Piazzapulita, il 40% degli italiani pensa che la colpa dello stallo in cui da oltre 60 giorni si trova l’Italia sia di Luigi Di Maio, seguito da Berlusconi (30%). E’ il leader M5s il principale responsabile della palude che blocca il parlamento da due mesi, con mille deputati pagatissimi per non fare nulla”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “La credibilità di Di Maio – prosegue Anzaldi – da giorni processato sui social dai suoi militanti e in caduta libera nel gradimento dei sondaggi, è stata spazzata via oltre che dalle continue bugie anche da settimane di riti da Prima Repubblica, tra politica dei due forni, inciuci mascherati, spartizioni e arrivismo di chi è pronto a rinunciare a tutto, anche alle idee del proprio programma elettorale, pur di arrivare alla poltrona di Palazzo Chigi. Dopo il fallimento totale della sua strategia, in un partito normale e democratico avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni”.

“Dicono che perdiamo voti viste le amministrative. Nessuno dice che a giugno 2017 abbiamo preso alle amministrative l’8% di media. Dopo pochi mesi in Sicilia il 35%. A marzo 2018 il 32,5%. A Trapani in 8 mesi siamo passati dal 12% delle comunali al 54% delle politiche”. Così Luigi Di Maio in una lettera inviata agli eletti 5 Stelle in Parlamento. “Questa storia delle amministrative è vecchia. Tutti sanno che a livello locale agiscono altre logiche e che il Movimento non ha decine di liste a supporto ma, coerentemente si presenta da solo. In Molise, nonostante l’accozzaglia di partitini contro di noi, siamo la prima forza politica con il 37% dei voti”, rivendica il leader M5S.

Il PD incontrera’ di Maio come da lui richiesto per un confronto sui programmi? “Noi incontriamo tutti e incontreremo tutte le forze politiche ma mi sembra che Di Maio non voglia costruire le condizioni per un incontro”. Cosi’ il vice presidente della Camera del Pd, Ettore Rosato commenta con i cronisti a Montecitorio le parole del leader del Movimento Cinque Stelle, e conclude: “Se pensa di scegliere chi incontrare sbaglia di grosso. In politica ci vuole rispetto anche per gli avversari”.

“In una delle prime dichiarazioni dopo il voto del 4 marzo, Luigi Di Maio ha detto che ‘non si può fermare il vento con le mani’. Il MoVimento 5 Stelle, infatti, è un vento inarrestabile che continuerà a crescere, perché appartiene al futuro. I cittadini chiedono una vera democrazia, esprimono direttamente la loro voce e non sono più ostacolati dall’establishment”. Così Davide Casaleggio in un lungo intervento sul Washington Post rilanciato dal blog delle Stelle. “Il MoVimento 5 Stelle, fondato nel 2009 – scrive il presidente dell’associazione Rousseau – ha raggiunto un successo storico tra le democrazie occidentali grazie all’utilizzo di Internet. Il MoVimento è oggi la prima grande compagine politica digitale al mondo. È nato e cresciuto in Rete, sostenuto esclusivamente dalle donazioni dei comuni cittadini. I suoi obiettivi sono definiti dai cittadini, non dai vecchi partiti moribondi, con la missione di porre fine alla corruzione, combattere l’evasione fiscale, ridurre le tasse, proteggere l’ambiente, migliorare l’istruzione e accelerare l’innovazione”. Per Casaleggio, “la nostra esperienza è la prova di come la Rete abbia reso obsoleti e diseconomici i partiti e più in generale i precedenti modelli organizzativi”. Dopo essersi soffermato sulla piattaforma Rousseau, “che ha permesso il successo del MoVimento 5 Stelle”, e che “consente ai cittadini di partecipare alla vita politica, il figlio del cofondatore del M5S rivendica come “la democrazia diretta, resa possibile dalla Rete”, abbia “dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò è possibile grazie alla Rete”.

Clemente Mastella, attualmente sindaco di Benevento, si racconta in una intervista ad Affaritaliani.it. Cosa pensa di una eventuale vittoria del Movimento Cinque Stelle alle prossime elezioni? “Dialetticamente sono una finzione, non si attengono alla realtà e non possono dire che se arrivano primi col proporzionale governano. Non vogliono le coalizioni e allora soccomberanno come è accaduto alle elezioni regionali scorse in Sicilia, il sistema è di coalizione quindi perderanno. Non si possono più fare formule alla Napolitano e alla Monti, sono giochi di prestigio”. Luigi Di Maio? “È troppo signorino per i miei gusti, non è un leader di Governo, non ha personalità, carisma, manca di esperienza. È un politico dimezzato. Sembra Ambra Angiolini in Non è la Rai, telecomandata da Gianni Boncompagni, lui è telecomandato da Beppe Grillo. Si muove e parla attraverso i suggerimenti del suo capo”. E Renzi? “Negli anni passati Renzi ha creato una forma di consenso intorno a lui pregevole, ma poi ha rivelato tanti dubbi e mostrato incertezze”. E, sulla scia del recente successo del centrodestra, afferma: “Berlusconi va ringraziato perché oggi la sua presenza politica assicura una garanzia democratica, altrimenti ci sarebbero solo i Salvini e il Movimento Cinque Stelle, perché il centrosinistra è sciagurato non sa fare né tenere alleanze, ha sempre gli stessi problemi”. Auspica il ritorno della vecchia ”balena bianca”? “Le balene nuotano in mari dove le fiocinano, la Dc è stata talmente fiocinata che è meglio che resti nel ricordo. la balena bianca è giusto lasciarla come una eccellente Moby Dick nella memoria collettiva. Il paesaggio politico è fatto dalle stelle e non dal mare”. Con la recente assoluzione ha riacquistato serenità? “Serenità è un parolone. Se le avessero proibito di scrivere per dieci anni e poi avesse potuto riprendere, non avrebbe sentito la frustrazione e la fatica? A me è successo. Lungo questi dieci anni in ogni circostanza affioravano insulti e accuse. Io e mia moglie consideravamo tutti i capi di accusa che ci avevano addebitato e insieme eravamo arrivati a contare 100 anni di galera, altro che omicidi plurimi e omicidi di Stato! Ti cade tutto addosso, l’infarto, la depressione, sul piano economico tantissimi soldi per pagare i migliori avvocati. Bassolino non fu chiamato a testimoniare in Procura, non fu uno sbaglio, ma una scelta. Detto questo, non nutro rancore nei confronti della magistratura, resto un ex ministro della giustizia che crede nel corso della giustizia, però è necessario riformare il sistema per evitare che la politica entri nella magistratura. Il sistema così non funziona. Ha mai pensato di ricorrere alla psicoanalisi per ritrovare la serenità? “No, mai. La fede è la mia sola cura, la miglior psicoanalisi”. E infine di se stesso dice: “Sono un naufrago che è riuscito a salvarsi dai flutti. Come mio padre che partì per la guerra a venti anni e tornò a trenta. Pesava talmente poco che mia madre non voleva sposarlo e poi invece lo sposò e nacqui io. Ho fatto dieci anni di pellegrinaggio di vita non avendo colpe. Non ho mai dormito una notte per intero e mi svegliavo di soprassalto. Se è accaduto a me, chissà cosa può accadere a un povero cittadino”. Il segreto del suo matrimonio lungo più di quarant’anni? “L’accettazione di quello che si è con i propri difetti. Stare assieme tutta la vita non erano parole, ma un dato culturale e una promessa religiosa. Mia moglie era bellissima quando l’ho conosciuta, sembrava un’attrice del cinema. L’ha vista? Anche oggi è una donna splendida e poi era più matura di me sia intellettualmente che emotivamente, a 22 anni ha avuto il nostro primo figlio. Per molti anni siamo stati divisi dai miei impegni, tre volte a settimana io ero a Roma e così la crisi del settimo anno noi l’abbiamo avuta al quattordicesimo. Forse questa distanza ci ha aiutato”.

E’ un classico del giocatore che sente odore di sconfitta quello di accusare il vincitore di irregolarità. Non fa difetto in tal senso il M5S che tenta il tutto per tutto, alimentando il senso di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. E’ per questo e non per altro che Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri, del M5S, hanno chiesto all’Osce l’invio degli osservatori internazionali in Sicilia per monitorare il corretto svolgimento delle elezioni, per il rischio di voto di scambio. Il ministro degli Interni Minniti ha risposto che l’organismo internazionale non si occupa di elezioni locali. Ma il punto non é questo: il M5S non accetta di perdere, e quando ciò accade, é tutta colpa di complotti ai loro danni e di accordi trasversali poco leciti. Non é ancora scritto da nessuna parte che il M5S, il prossimo 5 novembre, perda le elezioni regionali in Sicilia, ma intanto loro, seguendo l’atteggiamento che li contraddistingue, alzano il dito e accusano il mondo intero di tramare contro di loro. Calunniante, calunniate, qualcosa resterà.

“Di Maio candidato premier? E’ una non scelta, non la chiamerei scelta, era evidente da anni che in testa c’era solo un nome”. A parlare è il sindaco di Parma ex Cinquestelle Federico Pizzarotti, che oggi è stato ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. Allora come mai sono state fatte le primarie M5S a suo avviso? “Quando tu non vuoi prendere una decisione imponendola, perché pensi di poter ricevere delle critiche, fai le primarie. Era evidente che non ci sarebbe stato confronto con altri”.

“Io faccio il tifo per la democrazia. Sempre. Anche quando fa vincere gli avversari. È per questo che, anche se non stiamo parlando del mio partito, il tramonto del confronto dentro al movimento 5 stelle e’ una brutta, pessima notizia. Cinque (dico 5) giorni di serrata campagna elettorale. Non ci si presenta con un programma ma solo con la faccia e il nome del candidato. Voto tizio o caio: ma per fare cosa? Con quali proposte. Voto on line senza sapere chi vota? In quanti? Trasparenza? Ed ora la ciliegina: il candidato e’ uno solo: senza programma, senza squadra, senza niente. C’erano due possibilita’: o loro cambiavano la politica o la politica cambiava loro. In peggio. Decisamente in peggio”. Cosi’ Matteo Richetti, portavoce nazionale del Pd, in un post su Facebook.

“Il Dibba che fa ? Ne parliamo dal 25 settembre. Siamo sempre stati una grande squadra, tutti siamo chiamati a dare una mano nei prossimi mesi…”. Luigi Di Maio non si sbilancia ancora sui nomi che potranno comporre la squadra con cui il M5s si candida a governare il Paese. “Se sara’ lei il candidato premier chiamera’ Davigo?” gli chiede Massimo Giannini intervistandolo su Radio Capital. E Di Maio ripete: ” non faccio nomi”. Anche a proposito di un coinvolgimento nel governo di Barbara Lezzi, la senatrice che aveva sostenuto che l’aumento del PIL fosse dovuto al caldo, Di Maio insiste: “Lezzi e’ in grado? Non faccio nomi sui ministri e comunque Lezzi ha fatto un buon lavoro in Commissione, ha scoperto un sacco di cose…”. In ogni caso profilo del candidato ideale per un governo 5 stelle dovra’ essere quello di ” un candidato che deve avere una sensibilita’ politica e capacita’ tecnica. Personalmente non ho mai creduto nella differenziazione del ruolo tra tecnico e politico”.