Legge elettorale

“Dopo la sonora sconfitta referendaria il Pd di Renzi e Orfini non puo’ piu’ dare le carte, men che meno sulla riforma della legge elettorale. L’unico tavolo possibile e’ e rimane il Parlamento”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Pertanto – prosegue -, no a un Nazareno 2.0, no all’ennesima forzatura da parte del Pd. La legge elettorale, cosi’ come evidenziato piu’ volte dal Presidente della Repubblica, sia realmente condivisa ed elaborata da tutte le forze che siedono in Parlamento, solo cosi’ potra’ avere quell’autentica legittimazione politica che e’ mancata a tutte le orribili riforme di Renzi bocciate dagli italiani. La strada e’ tracciata: pronuncia della Consulta il 24 gennaio e poi discussione nelle Commissioni affari costituzionali e nelle Aule di Camera e Senato di una nuova legge che garantisca governabilita’ e rappresentativita’. Elementi questi che il Mattarellum, anche modificato, in presenza di un sistema ormai tripolare, non riuscirebbe a garantire”. “Il Pd di Renzi e Orfini se ne faccia una ragione, sotterri l’ascia di guerra, elabori il lutto della sconfitta referendaria e in Parlamento – conclude – ragioni con tutti di legge elettorale alla pari”.

“Il presidente Zanda non può non considerare che siamo di fronte a un sistema tripolare, in cui il Mattarellum non può garantire piena governabilità e rappresentatività. Si deve partire dalle parole del presidente Mattarella, che chiede una legge elettorale che prenda atto della sentenza della Consulta, prevista per il 24 gennaio, che sia omogenea fra i due rami del Parlamento e che trovi condivisione anche oltre il perimetro della maggioranza di governo”. Lo dice il capogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani. “Forza Italia é convinta che la soluzione migliore sia quella di privilegiare la rappresentatività attraverso il proporzionale, assicurando la governabilità attraverso una quota minima di maggioritario. Ognuna delle forze parlamentari ha diritto naturalmente di esprimere la sua posizione, ma il Pd non può dettare la linea, a maggior ragione alla luce di quanto è accaduto il 4 dicembre”. “Dopo la sentenza della Consulta avere subito una nuova legge elettorale sarà vitale per la nostra democrazia, ma servirà una larga convergenza su un complesso di regole che riguardano tutti e non solo gli interessi di una parte politica o di alcune sue componenti”, conclude Romani.

“Siamo pronti al Vietnam parlamentare per contrastare la legge elettorale che il Pd vuole approvare contro il Movimento Cinque Stelle”. Lo scrivono in una nota i deputati M5S della commissione Affari costituzionali. “Renzi non solo non si è ritirato a vita privata, come aveva promesso se avesse vinto il No al referendum ma, dovo aver voluto una riforma costituzionale scritta con i piedi e bocciata dagli italiani, dopo aver bloccato il Parlamento con l’Italicum, definendola la legge più bella del mondo, legge che probabilmente sarà bocciata dalla Consulta, ora torna in campo e la butta via perché consapevole che potrebbe vincere il Movimento Cinque Stelle”, sostengono i deputati, che aggiungono: “In realtà a costoro non interessa una buona norma per rendere più governabile il Paese, ma solo un ‘Anticinquestellum’ per impedirci di vincere le elezioni politiche. Al di là del Mattarellum, al Pd non importa il tipo di legge: l’importante è che non vinca il M5S. Non trattiamo con costoro perché sono delegittimati anche dal voto di quasi 20 milioni di italiani e torniamo a chiedere di andare subito a nuove elezioni con il Legalicum, cioè con la legge che emergerà il 24 gennaio dalla decisione della Consulta sull’Italicum, estesa anche al Senato con i dovuti correttivi”. Continuano i pentastellati: “Ricordiamo che siamo noi che abbiamo firmato i ricorsi contro questa legge perché riteniamo che la sovranità appartenga al popolo e non alle segreterie dei partiti”.

‘La proposta di ripartire dal Mattarellum, che sta emergendo dall’Assemblea nazionale del Partito democratico, e’ un buon argine alla voglia di proporzionale che si e’ fatta largo all’indomani del voto referendario, ed e’ coerente con la vocazione maggioritaria del Pd”. Lo dichiara Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani. “Rappresenta quindi un buon punto di partenza per il dibattito parlamentare su una riforma che, a nostro avviso, dovra’ avere al centro i collegi uninominali: il solo strumento in grado di ricucire lo strappo tra paese e istituzioni, perche’ assicura un rapporto diretto tra elettori ed eletti attraverso regole chiare e comprensibili, senza calcoli algebrici basati sulle esigenze dei partiti. Perche’ permette ai cittadini di conoscere davvero i propri eletti, cosi’ da poterne giudicare l’operato. Una riforma basata sui collegi uninominali e’ quindi quello che serve per restituire credibilita’ alla politica e alle istituzioni. Come Radicali ci impegneremo nelle prossime settimane, anche ad aprire un dibattito pubblico che aiuti il parlamento nel percorso di riforma, scongiurando la cessione di ulteriori spazi al proporzionale”, conclude Magi.

“Siamo molto interessati a collaborare a una nuova stagione di riforme costituzionali vere e – nell’immediato – a una riforma della legge elettorale che consenta agli italiani di votare il più presto possibile, con nuove regole che garantiscano un’effettiva corrispondenza fra maggioranza parlamentare e di governo e maggioranza degli elettori”. Così Silvio Berlusconi in un messaggio inviato a Sandra Savino, coordinatore di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia in occasione della festa azzurra. E tende la mano la Lega. “Siamo pronti a collaborare con il governo per fare la nuova legge elettorale. Anche con Renzi pronti al dialogo, basta che questo governo farsa abbia una data di scadenza”. Così ha risposto ai cronisti Matteo Salvini, leader della Lega, intervenuto in una manifestazione a Palermo.

Nella nuova legge elettorale bisogna “dare peso alla rappresentanza e garantire la governabilita’. Su questo si dovra’ lavorare. Il Parlamento potrebbe iniziare da subito. Ci sara’ la sentenza della Consulta, ma intanto a mio avviso si puo’ gia’ cominciare a lavorare su questo fronte”. E’ quanto auspica la presidente della Camera, Laura Boldrini, che nel tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare e’ tornata a parlare dell’attuale situazione politica e del nuovo governo Gentiloni. “La Costituzione dice che si va a votare quando il governo non ha piu’ la fiducia del parlamento e quindi penso sara’ questo il modo per decidere quando dovremo andare a votare”, ha spiegato Boldrini, la quale ha ricordato che “tra i compiti del nuovo governo c’e’ sicuramente la legge elettorale, ma e’ giusto che sia il Parlamento ad elaborarla”. Tuttavia, ha sottolineato, “le questioni istituzionali non possono essere l’unico mandato di questo governo, ci sono anche le questioni sociali. E spero che il governo le metta al primo posto in agenda”.

“Se il Pd fa finta di non vedere la lezione arrivata dal voto del referendum si sconnettera’ definitivamente dal suo popolo”. Lo afferma il leader della sinistra Pd Roberto Speranza. “Oltre ad una legge elettorale – aggiunge Speranza – capace di superare le storture dell’Italicum, serve una svolta su alcune questioni sociali fondamentali. Dalla scuola al lavoro, dalla lotta alla poverta’ alla sanita’, abbiamo bisogno di comprendere il messaggio inequivocabile arrivato dai cittadini e cambiare radicalmente rotta. Questo va accompagnato ad una piu’ generale discontinuita’ nella quotidiana gestione del potere a cui siamo apparsi in questi mesi troppo direttamente legati”.

“Stasera alle 19 formalizzo le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica farà le consultazioni. Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare” io “sono pronto a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni”. Lo scrive il premier dimissionario Matteo Renzi nella e-News. “Vorranno andare subito a elezioni? – scrive – Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perché come è noto non siamo riusciti ad abrogare il ‘bicameralismo paritario’ che dunque vedrà continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse”. “Ma questa – prosegue – è una delle conseguenze del bicameralismo, ahimè. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarà interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del No al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza”. “Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – conclude – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.

“Se avessimo una Corte costituzionale normale in un Paese normale, non ci metterebbe altri due mesi a partorire la sentenza su una legge elettorale che è evidentemente sbagliata. Quindi, se si vuole si può votare all’inizio dell’anno: Parlamento nuovo, Governo nuovo e poi sì che vai in Europa con la testa alta e con orgoglio. Come fanno ad andare in Europa dopo quello che è successo Alfano, Padoan, Renzi? Giusto Obama gli telefona ancora”. Lo ha detto il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, a margine della consegna delle benemerenze civiche al Teatro Dal Verme di Milano. “A livello politico mai più con Alfano, Verdini, Cicchitto e i traditori vari. Siamo pronti a confrontarci in tutta Italia con il nostro programma e vincere”, ha aggiunto. A sinistra “possono candidare Pisapia, Babbo Natale ma non abbiamo paura delle idee degli altri. Io non ho paura di nessuno”, ha concluso Salvini.

“In caso di vittoria del si’ al referendum costituzionale, se Renzi vince le prossime elezioni politiche, il nuovo Senato sara’ un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, in caso contrario sara’ il cane da guardia perfetto per non far cambiare mai piu’ l’Italia”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Se vince il si’ il 4 dicembre si salva una classe politica spacciata, che ha rovinato il Paese, perche’ il 70% delle Regioni oggi sono in mano al Pd, quindi il nuovo Senato diventerebbe un affare del Pd, anche se noi riuscissimo a vincere la Camera con l’Italicum”, ha sottolineato. “Se il M5S nel 2017 o nel 2018 volesse tornare indietro a prima della vittoria del si’, – ha detto Di Maio – a chi dovremmo chiedere il permesso di modificare la Costituzione? Ai nuovi senatori che, eletti da nessuno, nel frattempo hanno ottenuto i piu’ grandi privilegi della loro carriera politica: il titolo di senatore, l’immunita’, la possibilita’ di andare a Roma con rimborsi e collaboratori ad atteggiarsi a grandi statisti”. “Se vince il si’ della gente che ha rovinato il paese non ci libereremo mai piu’, mai piu’. Se vince il no bocciamo una volta per tutte il vecchio modo di fare politica”, ha precisato.