Messina

Il prossimo 4 settembre – dalle ore 10.30 alle ore 13,00, presso l’aula magna “Filippo De Luca” del padiglione NI, dell’Azienda Universitaria Policlinico “Gaetano Martino” di Messina – sarà presentato il progetto obiettivo dal titolo “Gestione delle cronicità endocrino-metaboliche secondarie a tumori cerebrali insorti in età pediatrica: modello di assistenza multidisciplinare specialistica con interazione telematica ospedale-territorio e specialista-paziente”, finanziato dal programma PSN 2017-2018, all’Azienda Universitaria peloritana. Responsabile scientifico del progetto è il prof. Salvatore Cannavò, ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Messina e direttore dell’UOC di Endocrinologia dell’AOU G. Martino. All’apertura dei lavori interverrà il Commissario Straordinario dell’azienda ospedaliera universitaria, dr. Giampiero Bonaccorsi. Il progetto nasce dalla collaborazione dell’unità operativa complessa di Endocrinologia con le unità operative complesse di Pediatria e di Neurochirurgia e con l’unità operativa semplice “ICT e Internazionalizzazione”, ed è destinato a pazienti che presentano conseguenze endocrino-metaboliche, a causa di tumori cerebrali sviluppati in età pediatrica. L’obiettivo è quello di accrescere il livello di informazione su tali problematiche nella popolazione in generale e nei pazienti in particolare, migliorare la formazione medica specialistica, acquisire dati epidemiologici su base regionale, realizzare un sistema di telemedicina, assicurando l’assistenza da remoto ai pazienti e ridurre, altresì, la migrazione sanitaria passiva (e aumentare quella attiva verso la nostra Regione) per la cura di tali patologie. Nonostante la quasi costante benignità delle neoplasie riguardanti la regione cerebrale diencefalica in età pediatrica ed il frequente successo del trattamento chirurgico e/o radiante, sono pressoché inevitabili alcune conseguenze sistemiche endocrino-metaboliche, che compromettono la salute fisica e psichica dei pazienti. Queste ultime causano a loro volta ulteriori co-morbilità e precoce mortalità e presentano significative ripercussioni sulla quotidianità dei pazienti, che coinvolgono l’intero nucleo familiare ed i cosiddetti caregiver. La relativa rarità delle neoplasie e la limitata conoscenza dei conseguenti problemi e delle possibili soluzioni da parte della classe medica, rappresentano un’ulteriore criticità, soprattutto per via della carenza di centri di riferimento sul territorio nazionale. (L ’evento sarà anche trasmesso in streaming sul sito web dell’AOU).

Le malattie rare endocrino-metaboliche (Ma.R.E.), in particolare quelle che alterano il metabolismo calcio-fosforo, causando conseguenze sullo scheletro e aumentando il rischio di fratture, saranno al centro della terza edizione del focus “Parliamo di Ma.R.E. in Sicilia. Malattie Endocrine Rare che rompono le ossa”, che si aprirà, alle ore 13:00 del prossimo giovedì, 14 novembre, e proseguirà fino al 16 novembre, a Letojanni, Messina, presso l’Hotel Olimpo – Le terrazze, organizzato dall’UOC di Endocrinologia dell’AOU Policlinico G. Martino, dal Dipartimento di Patologia Umana DETEV e dall’Accademia Peloritana dei Pericolanti dell’Università di Messina, col patrocinio della Società Italiana di Endocrinologia. Responsabile scientifico: prof. Salvatore Cannavò (nella foto), Segretario Generale – direttivo nazionale – della SIE (Società Italiana di Endocrinologia), ordinario di Endocrinologia dell’Ateneo messinese e direttore dell’UOC di Endocrinologia del Policlinico Universitario di Messina G. Martino. I lavori si terranno sotto la presidenza dei professori Andrea Lenzi e Francesco Trimarchi. Sono definite rare le malattie che colpiscono meno di 50 persone ogni 100.000 abitanti. Considerate a volte un problema distante e marginale, queste patologie rappresentano, invece, un importante obiettivo di sanità pubblica, perché complessivamente sono oltre 6000 già solo quelle ufficialmente censite e interessano complessivamente il 6-8% della popolazione generale. Attorno ad esse sia la Comunità Europea che i governi nazionali hanno costruito piani di intervento indirizzati alla qualificazione dell’assistenza e al sostegno della ricerca scientifica. “Le malattie endocrino-metaboliche rare – spiega Salvatore Cannavò – ovvero, quelle che generano alterazioni del sistema endocrino, o del metabolismo, sono complessivamente più di 150. Si tratta di un gruppo eterogeneo di patologie, che comprende tumori endocrini rari, alterazioni genetiche, malattie di ipofisi, surreni, paratiroidi, tiroide, ovaie, testicoli o pancreas, disordini dei metabolismi e patologie legate ad altri squilibri ormonali. Esse coinvolgono direttamente o indirettamente migliaia di siciliani (fra pazienti e loro familiari, spesso portatori sani di patologia)”. Solo alcune di esse sono ufficialmente riconosciute come tali (a volte semplicemente come malattie genetiche senza riferimenti all’espressione endocrino-metabolica), ma quasi tutte sono accomunate dalle stesse caratteristiche: scarsa conoscenza da parte degli stessi medici, ritardo diagnostico e costi sociali enormi a carico dei pazienti, i quali spesso giungono alla diagnosi dopo un calvario inutile e dispendioso. “La diagnosi precoce – precisa Cannavò – attraverso centri qualificati, è importante per contrastare la compromissione dello stato di salute, che si registra precocemente, in assenza di cure inidonee, considerate anche le numerose complicanze e le condizioni morbose associate a queste patologie, che aggravano il decorso cronico delle stesse, determinando effetti invalidanti sulla capacità lavorativa, con grave impatto in ambito familiare e sociale”. “Per questi motivi – conclude Cannavò – è importante sensibilizzare e informare. Questa edizione dei lavori, in particolare, pone l’accento sulle malattie rare endocrino-metaboliche che colpiscono le ossa e sono responsabili di un aumento diretto o indiretto del rischio di fratture. Puntiamo, altresì, a coinvolgere medici, politici e Istituzioni su questa problematica sociale, spesso sommersa, soprattutto oggi che le procedure diagnostiche possono essere facilitate dai centri altamente specializzati, come il nostro, e le terapie innovative possono cambiare gli esiti clinici e la qualità dell’assistenza sanitaria che dev’essere fornita ai malati, tenuto conto del grave problema dei caregiver (i familiari che si prendono cura di questi pazienti e che vedono mutare totalmente anche la propria vita per poterli assistere, facendosi carico, spesso, in grande solitudine, delle loro particolari esigenze)”.

Ammonta a circa 100 milioni di euro il valore delle aziende, dei conti e degli immobili sequestrati perche’ considerati profitto o strumento di reato al parlamentare messinese Francantonio Genovese, alla moglie Chiara Schiro’, al figlio Luigi neo eletto deputato all’Ars, alla figlia Rosalia e al nipote Marco Lampuri. Si tratta del sequestro preventivo piu’ grosso mai effettuato dalla Procura di Messina, ora guidata da Maurizio De Lucia. Il decreto e’ stato notificato a Genovese e ai suoi familiari e accompagnato da un’informazione di garanzia per i reati di riciclaggio e sottrazione indebita. Oltre ai soldi presenti sul conto di una societa’ panamense, aperto in una banca di Montecarlo, e i conti correnti di Unicredit e di una banca messinese, sono stati sequestrati una villa, appartamenti a Roma e Taormina e quote di due societa’, la L&A e la Gepa, trasferite da Francantonio Genovese al figlio.

“Sapevo già che mi avrebbero arrestato…Perché già certi ambienti mi avevano avvertito! Ed oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”. Così a caldo Cateno De Luca, neo eletto in Sicilia nell’Udc, nonostante sia ai domiciliari, commenta il suo arresto per evasione fiscale. “Mi dispiace per questo ulteriore clamore – dice in un video – Io sono sereno perché già venerdì sera sono stato avvicinato a piazza Cairoli da un noto personaggio della politica siciliana e della massoneria e parente molto stretto di magistrati che mi ha fatto i complimenti per la campagna elettorale e mi ha detto: ‘Lo sai che è tutto inutile quello che hai fatto?’. Questa persona lunedì ha chiamato un suo amico nonché suo collaboratore e gli ha detto che il mio operato era inutile perché sarei stato arrestato e sarebbe subentrato il primo dei non eletti, Danilo Lo Giudice. Per questo ho insistito molto affinché venisse eletto Lo Giudice perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, massoneria e vari ambienti che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina”. E ancora: “La vicenda che riguarda questo arresto fa ridere perché vengo accusato di stato essere il regista di un’evasione fiscale di un ente collettivo, il Caf Fenapi, cioè un ente che non è mio”. “Il primo che mi ha convocato nel suo salotto a Messina – continua De Luca – è sempre questo personaggio. Io ho avuto più richieste di aderire alla massoneria e ho sempre detto no, ma non perché non la condivida ma perché sono un uomo libero. Il marcio c’è in politica, c’è nella massoneria, c’è nella magistratura, c’è nella chiesa. Non bisogna generalizzare”.”Questa battaglia – sottolinea il neodeputato siciliano – io la porto avanti fino in fondo, ho fatto due denunce contro una parte della magistratura e gli organi inquirenti. E io lo dico chiaramente: mi possono solo ammazzare, ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e soprattutto tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per potersi difendere e che si sono ammazzati per la malagiustizia, rimasti in carcere per anni. Non è pensabile che in uno Stato libero, quando tu dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene. Continuerò fino in fondo a difendere i miei diritti contro tutte le forme di mafia”. “Diffondetelo questo video, in modo tale che anche i cosiddetti giustizialisti improvvisati ne prendano atto: Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, fino a quando avrà l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi”, conclude De Luca.”Preservate il nostro meritatissimo ed onestissimo successo elettorale dagli attacchi dei medesimi ambienti che già sapevano del mio arresto. Tale richiesta risale al 10 gennaio 2017 ed il Gip per motivi a noi non troppo ignoti ha firmato l’ordinanza di arresto il 3 novembre 2017″. Lo scrive su facebook il neodeputato dell’Ars Cateno De Luca, agli arresti domiciliari, rivolgendosi ai suoi elettori.”Io avevo annunciato la mia candidatura a sindaco di Messina nel comizio del 1 gennaio 2017 in piazza municipio a santa Teresa di Riva – racconta -. A dicembre 2016 avevamo depositato l’ennesima denunzia nei confronti di una parte della magistratura di Messina ed alcuni organi inquirenti che avevano commesso troppi ‘errori’ nei procedimenti penali aperti a carico di cateno De Luca: ben 15 procedimenti penali di cui già chiusi 14 con sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste e varie archiviazioni per l’inconsistenza delle accuse”.

“Hanno votato me, non mio padre. La campagna elettorale l’ho fatta io. Naturalmente il supporto di mio padre non e’ mancato”. Cosi’, il neo deputato regionale Luigi Genovese, figlio di Francantonio Genovese, ai microfoni de I Funamboli su Radio 24, commenta il record di preferenze ottenute alle elezioni per le regionali in Sicilia. “I 5 Stelle dicono che mio padre e’ impresentabile? Intanto io non sono impresentabile – dice Genovese – visto che non ho nessuna procedura penale in corso. Inoltre, non e’ impresentabile mio padre che e’ stato condannato in primo grado. I 5 stelle hanno parlato in campagna elettorale piu’ degli impresentabili che di contenuti. Grillo mi ha attaccato personalmente quando ho parlato dei fondi europei. Ma se io non potessi parlare dei fondi europei, il figlio di Grillo non dovrebbe poter parlare di sicurezza stradale, visto i fatti che hanno coinvolto Grillo che ha una condanna in terzo grado di giudizio”. “Renzi dice di essere fiero e orgoglioso che i voti di Genovese non sono piu’ nel Pd? Sono contento per lui – commenta -. Penso che Renzi debba concentrasi di piu’ al congresso del Pd, visto le difficolta’ che ha nel suo partito. Rispetto al consenso del Parlamento all’arresto di mio padre, che Renzi ha tanto sponsorizzato, io penso che fosse una mossa finalizzata a fare il pieno di voti in vista delle elezioni europee che si tennero tre giorni dopo l’arresto. Elezioni in cui il Pd prese il 40%”.

“Non sembrano bastare i numeri, a dir poco eclatanti, di una recente elaborazione ISTAT, per sensibilizzare il governo nazionale su quella che è divenuta nel corso degli anni una vera e propria emergenza, il progressivo abbandono del Sud da parte dei giovani. Uno spopolamento culturale e di energie, che i giornalisti chiamano ‘fuga di cervelli’, che è in primo luogo sinonimo di impoverimento. Napoli, Messina, Taranto, quindi Reggio-Calabria, Palermo, Bari, e non va meglio nei piccoli centri, se dal 2008 ad oggi oltre 20 mila under 30 hanno abbandonato la loro terra. Un risultato negativo devastante anche per la Puglia, con tredici città tra le prime cinquanta, regione nella quale le occasioni sono sempre di meno. Di fronte a tutto questo Palazzo Chigi si muove tiepidamente, quando addirittura non sta immobile. Il tanto acclamato decreto Sud è del tutto inefficace, non stimola, non sostiene, non riporta a casa nessuno. Renzi e Gentiloni? Nessuna svolta, nessuna rivoluzione, non equità sociale. Siamo ad un punto fermo. A crescere è solamente il numero dei tavoli di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico, insieme ad un lavoro nero spesso legato alla malavita. Abbiamo atteso quattro anni per avere un ministro del Mezzogiorno, che ora sta con le mani in mano. Forza Italia è convinta che il Sud debba essere sostenuto con investimenti che creino Pil e occupazione, con infrastrutture che consentano all’impresa di produrre in loco, con sgravi importanti rivolti a chi produce. Il tutto nel segno di una legalità non garantita”, lo dice l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia. “Bisogna ripartire contemporaneamente dal lavoro e dal welfare a sostegno delle popolazioni più disagiate – prosegue la parlamentare tarantina -, contrastando seriamente le mafie, rendendo decorose, attrattive e sicure le nostre città. Nel mezzogiorno c’è tanto da fare, con il presidente Berlusconi stiamo lavorando ad un percorso politico di riforme ad hoc, affinché l’Italia possa ripartire proprio dal suo anello più debole”.

“Non abbiamo fatto una rivolta ma una protesta per evidenziare alcune criticità”. Lo ha spiegato ai microfoni di Rainews 24 Vincenzo Lionetto Civa, il sindaco di Castell’Umberto paese nel messinese, che ieri insieme ad alcuni concittadini ha bloccato l’ingresso ad una struttura che ospita una trentina di migranti. Ha continuato il sindaco: “Noi vogliamo un accoglienza che segue alcuni requisiti non siamo razzisti e non siamo violenti”. Ed ha aggiunto: “Tutti i sindaci della comunità dei Nebrodi sono disponibili a fare le cose in modo serio e non improvvisato”. Alcuni sindaci dei Nebrodi si sono dati appuntamento per “un’assemblea pubblica” insieme ai cittadini “per confrontarsi e discutere sulla questione dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dell’ avvocato Fabrizio Trifilò, responsabile per la Provincia di Messina “Noi con Salvini”, indirizzata al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta
Egregio Sig. Presidente,
nella mia qualità di Responsabile per la Provincia di Messina del Movimento “Noi con Salvini”, ma prima ancora come cittadino e utente, mi rivolgo direttamente a Lei con questa “Lettera aperta” per evidenziarLe il grave e perdurante stato di degrado in cui versano le principali arterie autostradali siciliane, la A18 e la A20, che, se pur principali forme di collegamento, sono lo specchio di una terra trascurata e martoriata.
Autostrade caratterizzate, come a Lei noto, da un manto stradale dissestato, vegetazione che ostruisce la visuale e barriere di sicurezza che non rispettano gli standard imposti dalla normativa vigente. Non si è mai dato inizio ai lavori di rifacimento, in entrambi i sensi di marcia della tratta autostradale che collega Messina a Catania e per di più non se ne comprendono in particolare i motivi; giornalmente migliaia di utenti sono costretti a percorrere una strada fatta di buche profonde, asfalto corroso e distaccato, gallerie buie e mai ammodernate, mettendo in serio pericolo la vita propria, oltre quella altrui. Non si comprende come mai ancora oggi non abbiano avuto inizio gli interventi di rifacimento del fondo stradale, più volte dichiarati, così come gli interventi di messa in sicurezza relativi alla frana di Letojanni, ovvero tutti quei lavori sulla carreggiata in direzione Messina, annunciati per fine del 2016 ma ancora fermi. Non meno indecorosa, oltre che impietosa, la situazione della A20, ossia la Palermo- Messina: essa in particolare si caratterizza non solo per le pessime condizioni del manto autostradale (mai interessato da alcun intervento), ma per i tempi di percorrenza: lunghi tratti a doppio senso di circolazione, nonostante i lavori di manutenzione siano in corso in alcuni tratti da più di cinque anni (come in prossimità dello svincolo per Falcone) mentre in altri siano del tutto fermi. Senza sottovalutare che si tratta delle uniche tratte autostradali a pagamento, quindi oltre il danno anche la beffa!!
Da quanto sopra esposto, ci si chiede se intenda promuovere tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari ad assicurare per i tratti autostradali in questione il livello di servizio richiesto dalla normativa, migliorando quindi le condizioni e lo standard di fruibilità e, dunque, a tutelare la pubblica incolumità; se intenda soprattutto ridare dignità e certezze alle migliaia di utenti, ed in particolare a tutti quei siciliani, privati di infrastrutture idonee e degne di un’epoca moderna, tagliati fuori da ogni forma di sviluppo e costretti a vivere in condizioni disagiati, nonostante i costi da sostenere. La invito infine a volersi attivare per ottenere la sospensione del pedaggio autostradale per tutto il periodo ancora occorrente per la messa in sicurezza e il ripristino di dignitose condizioni di fruibilità. Fiducioso di un suo intervento stante l’approssimarsi delle elezioni regionali.
Patti, lì 13/02/17
Responsabile per la Provincia di Messina “Noi con Salvini”
Avv. Fabrizio Trifilò

Dopo 12 anni riapre a Messina la sede del quotidiano “La Sicilia”. Alla cerimonia di inaugurazione era presente, tra gli altri, il condirettore Domenico Ciancio, e diversi collaboratori della zona ionica. Nel corso della breve cerimonia, i giornalisti messinesi Cesare Giorgianni, Sergio Magazzu’ e Salvatore Pernice hanno voluto ricordare chi non c’e’ piu’: Gino Mauro, storico responsabile della redazione de “La Sicilia”, e Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 Gennaio del ’93. La sede si trova in via XXVII Luglio.