Michele Anzaldi

“E’ opportuno che tutte le istituzioni di garanzia e di controllo, cosi’ come le organizzazioni internazionali, vigilino affinché l’autonomia e l’indipendenza dell’informazione pagata dal canone di tutti gli italiani non finiscano sotto il controllo del Governo, altrimenti si verificherebbe un abuso senza precedenti che lede diritto al pluralismo e garanzie costituzionali. E’ quanto scrive il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, in una lettera inviata al presidente Agcom, Angelo Cardani, al presidente Ebu, Jean-Paul Philippot, alla vicepresidente Ebu, Monica Maggioni, al presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna e all’organizzazione Reporters sans frontieres, insieme ad un dossier con gli articoli sulle nomine Rai usciti sui giornali italiani.Le notizie diffuse dalla stampa – prosegue Anzaldi nella lettera – in merito alle procedure di rinnovo dei vertici del servizio pubblico radiotelevisivo italiano sono molto preoccupanti. I quotidiani danno notizia di un vertice tenutosi a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio, il ministro Tria, durante il quale sarebbero avvenute trattative per la scelta dei direttori dei telegiornali Rai. La legge italiana, sostenuta dalle sentenze della Corte Costituzionale, impedisce al Governo di influire sulle scelte editoriale del servizio pubblico, men che meno affida ai ministri la scelta dei direttori delle testate giornalistiche. Affinchè abbiate gli elementi per le opportune valutazioni, nell’allegato vi invio una sintetica rassegna stampa degli articoli usciti sui quotidiani italiani che confermano la spartizione avvenuta nella sede del Governo italiano, spartizione peraltro annunciata ufficialmente addirittura dal presidente Conte’

“Secondo il sondaggio Index per Piazzapulita, il 40% degli italiani pensa che la colpa dello stallo in cui da oltre 60 giorni si trova l’Italia sia di Luigi Di Maio, seguito da Berlusconi (30%). E’ il leader M5s il principale responsabile della palude che blocca il parlamento da due mesi, con mille deputati pagatissimi per non fare nulla”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “La credibilità di Di Maio – prosegue Anzaldi – da giorni processato sui social dai suoi militanti e in caduta libera nel gradimento dei sondaggi, è stata spazzata via oltre che dalle continue bugie anche da settimane di riti da Prima Repubblica, tra politica dei due forni, inciuci mascherati, spartizioni e arrivismo di chi è pronto a rinunciare a tutto, anche alle idee del proprio programma elettorale, pur di arrivare alla poltrona di Palazzo Chigi. Dopo il fallimento totale della sua strategia, in un partito normale e democratico avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni”.

“Il caso della fake news diffamatoria contro Boldrini, Boschi, Verducci e Sassoli, ritratti mentre avrebbero partecipato niente meno che al funerale (peraltro mai tenuto) di Riina, mostra come si possa smontare ed eliminare una bufala in pochi minuti”. Lo scrive Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione Vigilanza Rai, in una lettera indirizzata alla presidente Monica Maggioni e ai direttori delle varie testate giornalistiche dell’azienda Andrea Montanari, Ida Colucci, Luca Mazzá, Antonio Di Bella, Nicoletta Manzione, Gerardo Greco e Vincenzo Morgante. “Quando la notizia è emersa – continua – ho provveduto a segnalarla al capo della Polizia Franco Gabrielli e al capo della Polizia postale Nunzia Ciardi. Le attività di polizia hanno permesso di individuare l’autore della pubblicazione diffamatoria, che è stato segnalato a Facebook e il profilo incriminato è stato chiuso. Credo che una storia del genere mostri come non ci sia anonimato che tenga o nickname che difenda: le autorità hanno tutti i mezzi per individuare in pochi minuti gli autori di fake news diffamatorie, oscurarne i profili e segnalare gli episodi calunniosi all’autorità giudiziaria”. “I telegiornali Rai valutino se non sia opportuno dare la massima informazione agli utenti su questo: non esistono zone franche nella rete o utenze anonime, la polizia può individuare chiunque si macchi sui social di condotte vietate dalla legge”, conclude Anzaldi

Nel corso delle udizioni di oggi in Commissione Vigilanza Rai è emerso che Daniele Piervicenzi, giornalista colpito a Ostia da Roberto Spada, non solo non ha un contratto con la Rai, bensì con la Fremantle, ma anche che lavora come programmista-regista e non come giornalista”. A dichiararlo è Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione Vigilanza Rai. “Questo fatto – continua il parlamentare – è doppiamente grave. Primo perché, a milioni di italiani, è stato fatto credere che quello ferito a Ostia fosse un giornalista Rai, quando, in realtà, si tratta di un precario sotto contratto con un’azienda che ha a sua volta un appalto con la Rai. In altre parole, per una settimana è stata data e ripetuta migliaia di volte una notizia falsa. In secondo luogo, se tutti i giornalisti che vengono mandati, come Daniele Piervincenzi, a fare interviste in periferie o aree pericolose come Ostia, non come giornalisti ma come programmisti-registi o ancora peggio come consulenti a Partita Iva, si pone un serissimo problema di tutele”. Aggiunge il parlamentare: “I lavoratori come Daniele Piervincenzi, infatti, non godono di alcuna garanzia in caso di infortuni. Non solo. Non vorremmo che la pratica del ricorso agli appalti fosse un espediente per avere degli scoop sulla pelle dei giovani precari, costretti a rischiare perché sotto il ricatto occupazionale. Il risparmio ottenuto impiegando invece che i giornalisti Rai dei programmisti-registi contrattualizzati da aziende appaltatrici, è del 50%. E’ quindi ammissibile che un’azienda ricca come la Rai debba mettere a rischio l’incolumità di giovani giornalisti precari e allo stesso tempo sperperare cifre milionari in ingaggi”. E conclude: “Sarebbe opportuno e ora che, a partire dal grave incidente che ha visto protagonista Daniele Piervincenzi, la Rai mettesse fine una volta per tutte all’odiosa e illegale pratica di contrattualizzare lavoratori come programmisti registi per poi far svolgere loro un lavoro da giornalisti”, conclude.

“Durante la puntata di martedi’ 17 ottobre della trasmissione ‘Otto e mezzo’ su La7 i telespettatori hanno assistito ad una evidente anomalia che configura una violazione della par condicio in vista delle elezioni regionali siciliane del 5 novembre. Si e’ assistito, infatti, ad una forma di propaganda elettorale con indicazione continuata di voto in favore di uno dei candidati”. E’ quanto scrive il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, componente della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera, in una lettera esposto inviata al presidente dell’Agcom Cardani e ai commissari Martusciello, Morcellini, Nicita e Posteraro. “Ospite della trasmissione- prosegue la lettera di Anzaldi- era Giorgia Meloni, presidente del partito Fratelli d’Italia. L’esponente politico risultava essere in collegamento dalla Sicilia. Gli argomenti della trasmissione trattavano di politica nazionale. Sullo sfondo per tutto il periodo del collegamento vi era un pannello riportante il simbolo della lista di appoggio del proprio partito alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Con suddetto ‘richiamo’ per tutta la trasmissione, senza peraltro che le elezioni regionali fossero oggetto della trasmissione, e’ evidente che si sia in presenza di una anomalia sulla quale e’ opportuno che l’Autorita’ effettui al piu’ presto una valutazione”. “Perche’ uno dei candidati- prosegue ancora il deputato dem- ha potuto usufruire di un favoritismo del genere? E’ opportuno che l’Agcom valuti se non ricorrano gli estremi per un suo intervento anche di profilo sanzionatorio, di fronte a quella che appare una palese violazione della par condicio per le elezioni siciliane, e per fare in modo che siano dati spazi risarcitori agli altri candidati a presidente”.

“Dalle indagini che coinvolgono il sindaco M5s di Bagheria emergono i profili inquietanti di uno scandalo enorme, con accuse pesantissime e particolari che mostrano un’illegalita’ diffusa. Come fanno il blog di Beppe Grillo, Di Maio e Di Battista a non dire nulla e a fare chiarezza? Perche’ non fanno subito un’operazione trasparenza? E pensare che proprio l’Amministrazione di Bagheria era stata indicata da Cancelleri come modello per governare tutta la Sicilia”. Lo scrive il deputato Pd, Michele Anzaldi, su facebook. “Convenzioni su misura alle aziende amiche per evitare i bandi di gara, mega appalti per i rifiuti assegnati in maniera irregolare, tentativo di insabbiamento di inchieste riguardanti i familiari, pressioni sui vigili urbani per ritardare gli accertamenti alla propria famiglia: sono queste le accuse che riguardano il sindaco M5s di Bagheria, per il quale il pm aveva chiesto l’arresto che il gip ha trasformato nella misura cautelare dell’obbligo di firma”, aggiunge Anzaldi. “In Sicilia il partito di Grillo ha il record del 25% dei sindaci indagati, ovvero due su otto; quattro amministrazioni in dissesto finanziario, la meta’ di quelle che amministrano; un sindaco espulso poche settimane dopo essere stato eletto. I fallimenti amministrativi sono sotto gli occhi di tutti, tanto e’ vero che nel suo tour agostano insieme a Di Maio e Di Battista, Cancelleri ha accuratamente evitato che i loro primi cittadini salissero sui palchi dei comizi. Ma qui si va oltre incapacita’ e inadeguatezza amministrativa: ci sono accuse pesanti. Addirittura si parla di un mega appalto per i rifiuti assegnato senza gara a un’impresa con alcuni dipendenti pregiudicati, parenti di mafiosi o mafiosi essi stessi”, sottolinea l’esponente dem. “Come fanno i leader M5s a fare finta di niente? Chi in buona fede ha dato credito al Movimento 5 stelle merita veramente di passare dallo streaming alle accuse sulla giustizia a orologeria e omerta’ sui provvedimenti della magistratura?”, conclude.

“Il 50 per cento dei Comuni in dissesto finanziario, un sindaco espulso pochi mesi dopo le elezioni, due indagati per abuso d’ufficio su otto, faide interne: il quadro che emerge dalle amministrazioni targate M5s in Sicilia è disastroso e mostra quali sono le credenziali del partito di Beppe Grillo nel momento in cui aspira a governare la Sicilia. Per questo Cancelleri, Di Maio e Di Battista si vergognano dei loro sindaci e li tengono lontano dalla campagna elettorale. La conferma arriva da un’inchiesta del Sole 24 Ore, che ha scavato sull’attività dei sindaci cinque stelle siciliani e ha svelato la totale inadeguatezza della classe dirigente locale M5s”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, a proposito dell’inchiesta del Sole 24 Ore intitolata “Sicilia, gli otto comuni a Cinque Stelle tra dissesti e faide interne”. “Su 9 Comuni vinti dai cinque stelle in Sicilia – aggiunge Anzaldi – 4 sono in dissesto finanziario (Bagheria, Porto Empedocle, Favara e Augusta), due primi cittadini sono sotto inchiesta della magistratura per abuso d’ufficio (Alcamo e Bagheria), il sindaco di Gela è stato espulso e quindi continua a governare disconosciuto dal suo stesso partito, a Ragusa si sono dimessi già tre assessori e la Giunta si regge per un solo voto dopo faide e scontri interni. A Bagheria il sindaco, cresciuto in una casa abusiva e con un assessore dimesso proprio per un’inchiesta per abusivismo, si è dovuto scusare dopo un servizio delle Iene, ma il partito lo ha premiato: il suo regolamento per garantire sanatorie a chi vive in una casa abusiva è diventato il modello M5s a livello nazionale! Altro che ambientalismo, sicurezza delle abitazioni e tutela del paesaggio. Ad Augusta il sindaco M5s ha dato il via libera all’hot spot per i migranti, andando nella direzione opposta rispetto alla linea predicata da Grillo e Di Maio: e la campagna di Cancelleri lo ha escluso dal tour elettorale. Insomma: a livello nazionale e nelle trasmissioni tv dicono una cosa, ma quando poi sono chiamati a governare in prima persona fanno l’opposto. Esattamente come a Roma con Virginia Raggi”.

“Il via libera definitivo al nuovo regolamento per il Fondo tv locali rappresenta un passaggio fondamentale molto atteso da imprese e lavoratori del settore. Dopo la valutazione del parlamento, che le commissioni Trasporti e Cultura della Camera hanno cercato di velocizzare il più possibile per venire incontro a chi opera nel settore dell’emittenza privata locale e spesso fornisce un vero e proprio servizio pubblico, ora è arrivato l’ok definitivo del Governo, a coronamento di un lungo lavoro del Governo Renzi prima e ora del Governo Gentiloni”. E’ quanto scrive su facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, relatore in commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera del regolamento sulle tv locali. “Con le nuove regole – aggiunge Anzaldi – si premia chi favorisce il lavoro, chi investe sull’informazione locale, chi tutela le proprie professionalità e la qualità del servizio ai cittadini. In questo senso va anche la richiesta avanzata in commissione di prevedere penalizzazioni per chi diffonde fake news”.

“La Rai mette nero su bianco, nella risposta all’interrogazione che ho presentato sul mega contratto per la nuova trasmissione di Fazio da oltre 83 milioni di euro, che la scelta di affidare la produzione della trasmissione ad una societa’ di cui lo stesso Fazio e’ titolare al 50% deriva da una condizione inderogabile posta proprio da Fazio. Siamo di fronte a quello che apparentemente sembra un vero e proprio ricatto del conduttore?” E’ quanto scrive su Facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “E’ accettabile – continua – che il servizio pubblico radiotelevisivo si faccia dettare condizioni del genere, un costoso diktat capestro da milioni e milioni di euro, da un suo collaboratore? Gli appalti in Rai vengono assegnati cosi’, in barba a trasparenza, procedure di gara e codice degli appalti? E qui parliamo di un contratto da 11,2 milioni di euro, assegnato ad un’azienda non costituita che non figura neanche nell’albo fornitori Rai. I consiglieri di amministrazione, titolari della responsabilita’ di questa decisione poiche’ di importo superiore a 10 milioni, sapevano della condizione posta da Fazio in questi termini? Ho inoltrato la risposta ricevuta dalla Rai alla Corte del Conti del Lazio, che sta indagando sulla vicenda, e all’Anac, che ha chiesto chiarimenti al Cda, a integrazione del mio esposto del 24 giugno”.

“Sull’applicazione del tetto agli stipendi la Rai prende in giro il Governo, il Parlamento, la commissione di Vigilanza e tutti i cittadini italiani che pagano due miliardi di euro all’anno di canone. La nota che il servizio pubblico ha inviato al Ministero dello Sviluppo economico ed e’ diventata oggetto dell’intervento oggi in aula del sottosegretario Toccafondi in sede di risposta alle interpellanze urgenti e’ oggettivamente imbarazzante e svela che il Cda ha sostanzialmente approvato un documento che porta il servizio pubblico a disattendere l’applicazione di una legge dello Stato, con tutti i rischi che ne deriveranno”. E’ quanto scrive su facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “Di fatto, secondo quanto riferito dalla Rai – scrive ancora il deputato dem – la definizione di artista e’ talmente ampia e onnicomprensiva da poterci fare rientrare chiunque, anche un animale ammaestrato che vada in onda su una trasmissione Rai. Non c’e’ alcuna determinazione esatta di parametri e criteri che consentano una indicazione trasparente delle prestazioni di natura artistica e una individuazione altrettanto trasparente delle figure professionali di natura artistica. Di fatto tutti i programmi della Rai, compreso il segnale orario se ancora ci fosse, potrebbero passare per trasmissioni di natura artistica. Non e’ indicato alcun criterio oggettivo di valutazione, come richiesto dal Governo. E sulle figure professionali siamo quasi alla beffa, se non si trattasse di una questione molto seria che riguarda i soldi dei cittadini. Possono essere qualificati come artisti, quindi potenzialmente al di fuori del tetto, i conduttori, i registi, le non meglio precisate ‘attrazioni’, gli autori, i coreografi, i direttori artistici, i ballerini. Sembra una lista stilata appositamente per salvare i 41 fortunati che oggi superano il tetto. Nessun riferimento, invece, ad attori e cantanti, gli unici che hanno tutto il diritto di definirsi artisti”. “Ma che credibilita’ ha – prosegue Anzaldi – un documento del genere? Peraltro non c’e’ alcun riferimento al taglio del 10%, promesso solo a mezzo stampa e smentito subito con il contratto a Fazio che ha previsto un aumento del 50%. Di fronte ad un atteggiamento di tale arroganza, che crea un danno all’immagine Rai per salvare una piccola casta di intoccabili, e’ opportuno che arrivino risposte al piu’ presto dalle autorita’ di garanzia e controllo, a partire dalla Corte dei Conti e dall’Anac, ai quali ho inviato una lettera esposto”.