Parlamento europeo

Non ci possono essere dubbi: le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo previste per il 26 maggio 2019 rappresentano un momento decisivo per il futuro prossimo venturo. Si tratta di un appuntamento elettorale che assume un significato ancora più importante di quello intrinseco, per il significato politico che i suoi risultati non potranno che avere. Al di là delle appartenenze ideologiche e partitiche, la vera sfida è tra coloro che continuano a credere nella funzione sociale, culturale, economica e di garanzia delle libertà che l’Unione, con tutti i suoi difetti e le sue lacune, assolve e tra quelli che vogliono accedervi per metterla in discussione se non per disgregarla. Da una parte l’Internazionale sovranista che ha fatto del populismo e della demagogia, dell’odio sociale e della paura i suoi strumenti e dall’altra le forze politiche europeiste, popolari e liberali. La scelta che i cittadini europei dovranno in ultima analisi compiere non potrà che rispondere a questa discriminante che prevale su tutte le altre considerazioni. E’ per questo che queste Europee sono diverse da tutte le altre. Perché si decide del futuro del continente, delle sue aspettative di libertà, di prosperità, di pace e di sviluppo per i prossimi decenni.

Alloggio, assistenza sanitaria, istruzione ai minori migranti fin dal loro arrivo in territorio europeo, alle stesse condizioni godute dai minori dei paesi di accoglienza. E inoltre: l’attivazione di procedure di infrazione contro gli stati membri che trattengono i minori in strutture detentive per il loro status di migranti e la creazione di rotte migratorie sicure e legali per tutelare i bambini e gli adolescenti coinvolti nella migrazione. 15649802107_ffe0600a40_b
Questi i punti centrali della risoluzione sulla protezione dei minori migranti approvata a larga maggioranza stamattina dalla plenaria del Parlamento Europeo su proposta dell’intergruppo per i diritti dei minori, co-presieduto dall’eurodeputata di S&D Caterina Chinnici.
<<Questa risoluzione è il frutto di un lavoro di squadra – ha detto in aula Caterina Chinnici – e testimonia la sensibilità di tutti i gruppi parlamentari sul tema. Tanti passi in avanti sono stati compiuti in questi anni per la protezione dei bambini migranti, ma alcuni stati ancora non applicano le raccomandazioni emanate oltre un anno fa dalla Commissione Europea. Inammissibile, per esempio, che continuino a esserci casi di minori trattenuti in strutture detentive per motivi legati alla migrazione>>.
Secondo una stima dell’Unicef, come riportato nella risoluzione, in Europa vivono 5,4 milioni di minori migranti e, in base agli ultimi dati dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), nel 2017 sono arrivati in Grecia, Italia, Spagna e Bulgaria 32.039 minori, il 46 % dei quali non accompagnati o separati dalla famiglia.
Ha aggiunto Chinnici: <<Ai minori migranti vanno garantiti servizi sanitari e sociali, istruzione, sistemi di accoglienza finalizzati alla loro tutela e alla loro piena integrazione, basati su comunità e strutture idonee a ospitarli anche con le loro famiglie. Bisogna inoltre prevedere la nomina di tutori per la protezione dei minori non accompagnati, che spesso fanno perdere le loro tracce rischiando andare incontro ad abusi o di finire nelle reti della criminalità. Questa risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, la prima incentrata sulla tutela dei minori migranti, chiama con forza gli stati membri a una nuova assunzione di responsabilità in nome del principio del superiore interesse del minore, che la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo individuano come criterio primario in tutte le azioni che interessano i minori>>.
Il documento votato dalla plenaria chiede anche la priorità alla ricollocazione dei restanti minori non accompagnati dalla Grecia e dall’Italia ammessi a beneficiare delle decisioni dell’Ue sulla ricollocazione e invita gli stati membri ad assegnare risorse adeguate all’accoglienza dei minori migranti, soprattutto di quelli non accompagnati, a supporto del ruolo svolto dalle autorità locali e regionali.

“La missione europea in Libia deve partire. Abbiamo avuto un problema di sicurezza. Abbiamo dovuto rinviare la missione dei parlamentari europei per questioni di sicurezza. Ma continuiamo a vigilare perche’ si rispettino i diritti umani. E’ uno strumento fondamentale per ridurre il fenomeno migratorio. L’Africa e’ un problema che l’Europa deve affrontare con investimenti importanti”. Cosi’ il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, questa mattina a Radio 1 Rai in concomitanza del voto oggi sulla missione in Niger in programma oggi alla Camera. “Il problema migratorio e’ un problema di tutta l’Europa- dice Tjani- Serve piu’ solidarieta’. Il parlamento europeo e’ stato molto chiaro”.

“Sia chiaro: nessun paese europeo riconoscerà la Catalogna indipendente”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, intervenendo a Firenze, alla festa del quotidiano ‘Il Foglio’.
Intanto continua la linea dura tra Barcellona e Madrid sull’indipendenza della Catalogna. Dopo la decisione del governo spagnolo di avviare la procedura di commissariamento della regione, con l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, il presidente della Generalitat Charles Puidgemont, che lo ha definito un colpo di Stato, ha chiesto la convocazione di una riunione del Parlament. Il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha negato che il ricorso all’articolo 155 in Catalogna possa configurarsi come un golpe. “Se c’è qualcuno che ha tentato un golpe, è stato il governo regionale catalano”, ha detto Dastis in una intervista alla Bbc. Per Madrid il referendum della Catalogna sull’indipendenza è illegale. “Le altre democrazie e i partner dell’Unione Europea, non accetterebbero che tali decisioni vengano prese da una parte del paese”, ha aggiunto il ministro riguardo all’obiettivo indipendentista catalano.

A mezzogiorno, il Parlamento europeo renderà omaggio a Simone Veil, primo presidente del Parlamento eletto con suffragio diretto nel 1979.Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani segnerà l’inizio dell’omaggio dell’Aula alla politica liberale francese con una dichiarazione. L’intervento del presidente sarà seguito da un breve video e da un elogio di Guy Verhofstadt, leader del gruppo liberale, di cui Simone Veil era membro. L’inno europeo concluderà il tributo.Domani, Il presidente Tajani parteciperà, a nome dell’istituzione, al funerale che si terrà a Parigi. Simone Veil è deceduta il 30 giugno. Tra il 1979 e il 1993 è stata membro del Parlamento europeo e dal 1979 al 1982 ha ricoperto la carica di Presidente. Dal 1984 al 1989 ha guidato il gruppo liberale. Nel 1981 Veil ha vinto il Premio Charlemagne, un premio che onora i contributi dei singoli individui all’unità europea

Antonio Tajani, del partito popolare europeo, è stato eletto presidente del Parlamento europeo. Ha ottenuto 351 voti contro i 282 del candidato socialista Gianni Pittella al ballottaggio tra i due. Tajani, vicepresidente del Ppe è stato eletto al Parlamento europeo per la prima volta 23 anni fa. Nel 1994 fu tra i fondatori di Forza Italia. Pittella si è congratulato con il neo presidente. “Rispetterò tutti i deputati di tutti i gruppi politici”, ha dichiarato Tajani dedicando questo “risultato alle vittime del terremoto che ha colpito il mio Paese” e inviando un messaggio di solidarietà del Parlamento a loro e alle vittime del terrorismo. “Per la prima volta un italiano Presidente del Parlamento europeo”. Così su Twitter il premier Paolo Gentiloni, che ha inviato gli auguri a Tajani e ringraziato lo sfidante Pittella.

Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S) difende le multe per i fuoriusciti secondo le regole dei pentastellati. Sono “un modo nostro, interno, per aggirare l’assenza di vincolo di mandato”. Così Di Maio ha risposto ai cronisti a margine di un convegno. “Se in Costituzione, come nell’articolo 160 della costituzione del Portogallo, ci fosse scritto che il politico che entra in parlamento con un partito e poi cambia il partito torna a casa, non ci sarebbe bisogno di tutte queste regole”, ha aggiunto. E riferendosi ai fuoriusciti dal Movimento al Parlamento europeo, Marco Affronte e Marco Zanni, ha dichiarato: “Queste persone, quando stanno nel Movimento, vengono trattati come gli appestati, quando invece escono, diventano statisti”. Entrambi i fuoriusciti, come tutti gli eletti grillini in Europa, avevano firmato un contratto che obbliga a pagare 250mila nel caso di abbandono del Movimento. La questione delle sanzioni tocca anche Roma e il sindaco Vrginia Raggi. Anche lei ha firmato un contratto con il Movimento 5 Stelle, che prevede una sanzione da 150mila euro. E per questo documento, secondo l’esposto firmato dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà, l’elezione dovrebbe essere considerata illegittima. C’è attesa per la sentenza.

L’annuncio della clamorosa svolta ‘europeista’, il si’ della Rete, lo schiaffo dei liberali Ue: il M5S ‘battezza’ il suo rientro dalle feste natalizie con 48 ore sull’ottovolante e con la prospettiva fallita di rendere il gruppo Alde la terza forza del Parlamento europeo. Finisce infatti con un nulla di fatto il tentativo di Beppe Grillo e Davide Casaleggio di entrare in un gruppo a loro distante anni luce ma funzionale ad acquisire peso in Europa. Un matrimonio, quello con Guy Verhofstadt, voluto dai vertici pentastellati visto il futuro addio di Ukip a Strasburgo, approvato dalla Rete e, alla fine, bocciato proprio dall’Alde. “L’establishment ci ha fermato”, e’ la sentenza, tra il piccato e l’amaro, di Grillo. E’ una giornata frenetica per il M5S in Italia e a Bruxelles. Una giornata che inizia con la diffusione, sul web, di un pre-accordo datato 4 gennaio nel quale il M5S e Alde si dicono uniti nel riformare l’eurozona e nel potenziare il ruolo del Parlamento Ue. Poi, poco dopo mezzogiorno, arriva il placet della Rete alla proposta di Grillo: il 78,5% (su oltre 40mila iscritti) dice si’ all’ingresso in Alde nelle stesse ore in cui Davide Casaleggio – e non l’ex comico che si limita ad un collegamento video – vola a Bruxelles per incontrare gli eurodeputati. Il vertice serviva al figlio di Gianroberto a spiegare una decisione giunta per tantissimi eurodeputati a sorpresa ma, di fatto, si rivela inutile. Nel pomeriggio, nel gruppo Alde a prevalere e’ la corrente degli anti-M5S. Una corrente capitanata dalla francese Marielle De Sarnez (contraria ad un’alleanza definita “empia”) e che, con il passare delle ore si ingrossa irrimediabilmente. “Rinunciamo all’accordo, non ci sono sufficienti garanzie e restano differenze fondamentali”, annuncia Verhofstadt costretto, nelle prossime ore, a spiegare una mossa che rischia di affossare la sua candidatura alla presidenza del Parlamento Ue. Uno stop, quello di Alde, che innesca la piccata reazione del M5S e di Grillo. “Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”, tuona il blog del leader M5S mentre Alessandro Di Battista, pur precisando come l’accordo con Alde fosse puramente “tecnico”, sottolinea: “il M5S e’ percepito in Italia e in Ue come un corpo estraneo. Il mio sogno e’ un gruppo autonomo, se andiamo da soli e’ meglio”. E lo stop dell’Alde innesca la reazione, tra lo scherno e l’attacco, di tutti gli altri partiti. “Una farsa, l’operazione svendita dei vertici e’ fallito. Porte aperte ai penstellati delusi”, afferma Matteo Salvini mentre dal Pd si grida al “ridicolo” e, in riferimento ai finanziamenti ai gruppi europarlamentari, si sottolinea: “e’ fallito l’assalto di Grillo al piatto di lenticchie”. “E’ stata evitata una figuraccia europea”, incalza Enrico Zanetti, segretario di Sc, ‘proiezione’ italiana dei liberali Ue. Liberali ai quali, in realta’, non tutti nel M5S avevano strizzato l’occhio mentre dalla base, nonostante il si’ della Rete, era arrivata un’ondata di scetticismo. E, dopo il ‘no’ di Alde, a finire sul banco degli imputati sono Grillo e Casaleggio: “irresponsabili, ora chiedete scusa”, e’ l’urlo degli utenti sul blog.

Sara’ Gianni Pittella il candidato dei Socialisti e Democratici (S&D) alla presidenza del Parlamento Europeo. Lo ha annunciato lo stesso europarlamentare in una conferenza stampa al parlamento europeo. Una candidatura scelta all’ unanimita’ su cui converge tutta la famiglia socialista europea. “La mia candidatura” ha spiegato Pittella “rispecchia un principio politico, ovvero quello dell’equa rappresentanza tra le rappresentanze delle presidenze tra le istituzioni europee. Poi c’e’ un motivo che ha a che fare con una piattaforma politica. Solo un cieco e un sordo non si rende conto che il mondo sta cambiando. C’e’ stata la Brexit, l’elezione di Trump. Occorre una svolta e un’agenda progressista”. Pittella ha poi elencato le sfide che la famiglia socialista perseguira’: basta austerita’, una nuova agenda sociale, una transazione energetica, un sistema che contrasti l’evasione fiscale delle multinazionali americane. Pittella ha evidenziato in piu’ riprese che il monopolio delle istituzioni europee da parte dei popolari e’ inaccettabile. “La presidenza di un’istituzione dovra’ andare a un socialista” ha detto Pittella senza se e senza ma.

Martin Schulz non si ricandidera’ alla presidenza del Parlamento europeo. L’annuncio da parte del politico socialdemocratico tedesco attualmente alla guida dell’assemblea di Strasburgo ha rimesso in moto la politica in almeno due capitali europee: Berlino e Bruxelles. I tedeschi sono i piu’ direttamente interessati alla decisione di Schulz che lascia per correre in un collegio tedesco del Nord Reno-Westfalia. Le elezioni legislative in Germania sono dietro l’angolo (ottobre 2017) e il politico nato a Hehlrath nel 1955 e’ l’unico in grado di competere con Angela Merkel alla corsa per la cancelleria federale. Ipotesi diventata tanto piu’ realistica dopo che l’altro big dei socialdemocratici tedeschi e attuale ministro degli Esteri nel governo Merkel, Frank-Walter Steinmeier, e’ stato recentemente indicato con accordo bipartisan quale prossimo capo dello Stato tedesco. L’elezione del presidente della Repubblica in Germania da parte del Bundestag integrato dai rappresentanti dei 16 Stati regionali, e’ in programma per il 12 febbraio 2017.