Politica

“La politica deve tornare ad essere protagonista delle scelte, non tocca alla burocrazia. lo ha detto il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ad Ischia, intervenendo alla convention di Forza Italia. “Per troppo tempo – ha aggiunto – la burocrazia ha imperato perche’ la politica e’ stata assente”.
Tajani ha spiegato di avere scritto al presidente della Bce “non perche’ volessi fare polemica con Draghi”, ma “ho voluto soltanto mettere nero su bianco che ci sono dei limiti, ho rivendicato la centralita’ del Parlamento”, ha dichiarato. “Tocca al legislatore farlo, e a chi rappresenta il popolo adottare le decisioni”, ha concluso.

“E’ sempre piu’ richiesta una responsabilita’ della politica nella lotta alla criminalita’ organizzata. Il contrasto alle mafie, caratterizzato da un cambiamento che le rende sempre piu’ capaci di mimetizzarsi, richiede uno straordinario impegno nell’azione politica e amministrativa”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, nel corso del convegno sul contrasto alle mafie al Senato. “Se le mafie si confermano capaci di alimentare la loro forza nelle attivita’ illecite criminali, penso innanzitutto al traffico di stupefacenti, sempre piu’ trovano la loro forza nella capacita’ di usare gli strumenti dell’economia e persino della legge per riciclare il denaro. Se il nostro paese si e’ dotato di uno straordinario apparato legislativo e ha ottenuto grandi risultati, per combattere la doppia faccia delle mafie dobbiamo dotarci di strumenti ordinari, bisogna che prestiamo attenzione straordinaria all’ordinarieta’, dall’economia alla pubblica amministrazione. Credo che ovunque sia necessaria una forte attivita’ repressiva ma anche la consapevolezza che servono straordinari strumenti nell’attivita’ ordinaria, questo riguarda tutti”.

“Ho fermamente sostenuto la mia contrarieta’ al Job Act, che ha provocato solo nuova precarieta’ e smantellato l’art. 18, caposaldo dei diritti dei lavoratori, ed oggi piu’ che mai sostengo che le politiche per il lavoro necessitano di misure strutturali, innanzitutto del taglio del cuneo fiscale per lasciare piu’ risorse nelle disponibilita’ dei lavoratori e dei pensionati”. E’ quanto ha affermato la vice presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Renata Polverini stamani a Napoli intervenendo al convegno “Lavoro, da trincea a diritto primario” promosso dal Fronte Italiano per il Lavoro e la Partecipazione. “Il nuovo governo, che auspichiamo gli italiani scelgano sia di centrodestra, dovra’ riportare il mondo del lavoro al centro dell’attenzione affrontando i tanti nodi irrisolti che riguardano, ad esempio, il pubblico impiego e il comparto della sicurezza, senza contratto da oltre nove – ha aggiunto l’esponente di FI – , mettendo in campo le misure, soprattutto al Sud, per far decollare lo sviluppo e l’occupazione; e’ una grande sfida che la politica deve raccogliere ma anche un nuovo sindacato che deve recuperare il proprio ruolo di protagonista della tutela dei lavoratori e di attore dello sviluppo del Paese. In.questa ottica – ha concluso Polverini – trovo molto positiva l’iniziativa del Fronte Italiano per il Lavoro e la Partecipazione che, come coordinamento dei sindacati autonomi e delle categorie produttive, puo’ creare il necessario collegamento tra mondo del lavoro e dell’impresa ed interpretare il nuovo modello sindacale di cui c’e’ necessita’”.

In politica “c’e’ un problema serio e complesso di competenze che è anche il frutto di una serie di scelte legislative”. Lo ha detto a margine della conferenza stampa di presentazione del primo master in “Compliance e prevenzione della corruzione nel pubblico e nel privato”, organizzato da Luiss e Anac. “Io credo, invece – ha aggiunto -, che sia fondamentale che un politico abbia competenze nei settori di cui si occupa. Sia per renderlo meno succube nei confronti della burocrazia, sia per compiere scelte in modo consapevole”. Secondo Cantone, il problema “non è l’arrivo di nuovi soggetti in politica che non hanno mai avuto a che fare con l’amministrazione: questo non abbassa il livello di competenza”.

“Ho un lavoro a tempio pieno”. Cosi’ Tim Cook, l’Ad di Apple, replica al New York Times, che lancia l’ipotesi di una sua discesa in politica che viene ripresa dall’Ansa. Cook spiega come a suo avviso il coinvolgimento in quella che può sembrare politica è legato alla necessità di riempire un vuoto lasciato dal governo, “divenuto ormai da diverso tempo meno funzionale”. L’amministratore delegato di Apple, si riferirebbe, più che al presidente Donald Trump, all’incapacità del Congresso di agire. Da qui la necessità delle aziende e degli Ad – osserva Cook – di coprire il vuoto ed essere più impegnati in temi sociali rispetto ai manager del passato.

“Rendere effettiva la democrazia con la presenza di partiti che rappresentino effettivamente i bisogni dei cittadini. E’ questo il messaggio che Ciriaco De Mita, gia’ segretario nazionale della Dc e premier negli anni Ottanta, ha evidenziato – riporta un comunicato degli organizzatori – intervenendo ad un’iniziativa a Soveria Mannelli. “De Mita – e’ scritto nel comunicato – parlando del ‘futuro della democrazia’ ha ricordato che la politica oggi in Italia e’ in difficolta’ ma che il Paese e’ cresciuto come non mai nella sua storia quando, attraverso i grandi partiti di massa radicati sul territorio, chi gestiva le istituzioni lo faceva in funzione di chi votava. Un’altra debolezza molto grave, ha aggiunto, e’ rappresentata dall’informazione che non offre, a suo avviso, alcun contributo alla definizione dei problemi, al pari della classe politica che evidenzia le difficolta’ senza proporre soluzioni realmente valide”. “La democrazia in Italia, ha sostenuto De Mita – prosegue il comunicato – e’ cresciuta in modo plurale, attraverso il dialogo e il confronto, sia all’interno che nella dialettica tra partiti precisando che non era mai uno solo a decidere ma si decideva di concerto con gli altri. Nell’analisi di De Mita, la politica c’e’ sempre ma e’ lontana dagli interessi reali delle persone concludendo che oggi piu’ che portatori di pensiero i politici sono portatori di interessi. Per De Mita oggi ci potrebbe essere un grande spazio per una presenza democratica cristiana che si costruisca dal basso nel sistema politico italiano, segnato da un vuoto della rappresentanza che potrebbe determinare di tutto, compresa la trasformazione autoritaria della democrazia”. De Mita ha anche inaugurato nella Biblioteca “Michele Caligiuri” la sezione libraria “Democrazia Cristiana” con centinaia di volumi sulla storia e gli uomini dello scudo crociato, anche con i volumi scritti dal Segretario della Dc e con quelli sulle vicende calabresi della Balena Bianca.

“Sara’ significativo che la mostra sul 1917 la faccia il Meeting di Cl e non una forza politica di sinistra… Questo perche’ nella storia di Cl la tradizione e’ viva, mentre certa sinistra se ne e’ disfatta diventando colpevole di una damnatio memoriae”. Lo dice al Meeting di Rimini Fausto Bertinotti. L’ex leader di Rifondazione comunista incassa un’accoglienza calorosissima dal popolo di Cl: erano in 1.500 ad ascoltarlo parlare di ‘Futuro della tradizione’ dal palco di una delle sale, e gli applausi sono fioccati di continuo per quello che una volta era in qualche modo il nemico e che oggi considera come un valore il suo rapporto personale con il ‘capo’ del movimento di don Giussani, monsignor Julian Carron. Bertinotti si bea quasi della sua complicita’ con l’auditorio. Cita Papa Francesco, lo stesso don Carron, ma anche Giuseppe Dossetti ed il subcomandante Marcos, senza pero’ dimenticare di essere uno “che ha ancora in tarda eta’ l’ambizione di dirsi comunista”. E sostiene che “la cosa che di piu’ mi interessa di Cl e’ la formazione di un popolo. A me ricorda la storia migliore, quella delle feste dell’Unita’, dell’organizzazione comunitaria e degli scioperi”. Si dice esterno alla “dialettica politica del Paese” (“se ne parliamo ancora posso uscire…”); ma attacca la politica di oggi “che non indica una meta, che risente della progressiva ‘cosificazione’ dell’umanita’” ed e’ caratterizzata da “un pensiero debole che produce persone deboli e popoli disarmati”. Un messaggio che piace ai ciellini, che lo ascoltano e con il comunista interloquiscono in una critica del presente e nella condivisione che “la fede e’ il problema di sapere dove andare”. Nel movimento operaio, rivendica Bertinotti, come nella Chiesa.

“Lo smarrimento della politica non e’ solo un problema della sinistra. Credo ci sia una grande difficolta’ della politica ad interpretare le cose nuove, e’ gia’ capitato nella storia. La rivoluzione in corso e’ paragonabile a quella industriale”. Lo ha detto Walter Veltroni ospite del Caffe’ della Versiliana. “Siamo di fronte – ha aggiunto – ad un tempo completamente inedito, tanto che la destra non e’ piu’ la destra: Trump non e’ paragonabile a personaggi di destra come Bush o Regan. La sinistra trova difficolta’ in gran parte del mondo. Io credo che queste categorie, destra e sinistra, esistano ancora. Pero’ il problema centrale del nostro tempo e’ questo: le generazioni precedenti avevano un ciclo di vita definito: studiavano, trovavano lavoro, mettevano su casa, figli, pensione e via. Ora, quale di questa situazione e’ rimasta sicura nella vita dei ragazzi? Studiare, e poi? La sinistra deve cercare di costruire un punto di armonia tra assetto produttivo e sicurezza. Perche’ non si fanno figli? Perche’ non c’e’ sicurezza, perche’ non hanno una speranza. E non solo in Italia. Il problema e’ come la societa’ moderna possa unire flessibilita’ e sicurezza”.

Non e’ stato unanime in Anm il voto contrario al rientro sia in Procura che in Tribunale di magistrati che abbiano svolto attivita’ politica. Lo precisa l’ufficio stampa della stessa Anm a proposito dell’intervista rilasciata oggi dal presidente Eugenio Albamonte a Il Messaggero, dove in un passaggio e’ detto invece che c’e’ stata unanimita’ sul parere che esprimeva il no al rientro in attivita’. In realta’ – viene precisato – la componente di Magistratura Indipendente ha espresso voto sfavorevole a quella delibera.

Restino fuori dai tribunali i magistrati che tornano in servizio dopo una esperienza in politica. E’ il parere espresso da Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm in un’intervista al Messaggero. Legnini, che ha partecipato ad un’audizione in Senato, ritiene che nel testo di legge che dovrebbe regolare candidature e rientro in carriera, attualmente in discussione, ci sia “un punto debole”, ovvero “nella disciplina del reingresso in ruolo del magistrato che ha compiuto un’esperienza politica”. Per il vicepresidente del Csm sarebbe necessaria “una norma che impone a chi abbia ricoperto un incarico elettivo o di governo, tanto più se prolungato, di non tornare a fare il magistrato, optando per altre funzioni, quali l’Avvocatura dello Stato, il ministero della Giustizia o altre pubbliche amministrazioni”.