Referendum

“La situazione che si sta verificando in Catalogna, la sua lotta per l’autodeterminazione, per il diritto a decidere e per poter votare, è la situazione politica più interessante in questo momento in Europa”. E’ quanto dichiara Julian Assange, in un’intervista a Rac1, esprimendo la convinzione che in Catalogna “si segnerà un precedente sul tipo di democrazia che vedremo in Europa ed in tutto il mondo occidentale”. Il fondatore di Wikileaks ha duramente criticato il capo del governo spagnolo, Mariano Rajoy, per esercitare “una repressione molto grave per gli standard europei”. Un atteggiamento di Madrid su cui peserebbe secondo Assange “il fantasma di Franco che continua a incombere sulle istituzioni e sulla politica spagnola”.

“Credo che siano referendum legittimi che affrontano sicuramente temi anche importanti e sentiti dai cittadini, ma che forse in questo momento potevano essere invece superati da un dibattito politico, coinvolgendo anche le parti sociali, senza arrivare alla consultazione referendaria”. Lo dice la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan a Castelnuovo del Garda a margine di una iniziativa organizzata dalla Cisl Lombardia insieme alla Cisl Veneto in vista della consultazione referendaria del prossimo 22 ottobre. “Speriamo che il referendum serva ad aprire un discorso serio sulle competenze istituzionali dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. E’ evidente che non ci saranno cambiamenti. Ma il giorno dopo il referendum ci auguriamo possa avviarsi una discussione seria che coinvolga anche le parti sociali ed il sindacato in particolare”. La Furlan afferma che “per fare scelte di questo genere bisogna coinvogere non solo tutti i soggetti istituzionali ma anche quelli sociali da Trento a Palermo, evitando di far diventare questo tema un elemento di propaganda politica. La Cisl e’ sempre stata per un federalismo solidale e cooperativo che rendesse piu’ forte e coeso lo stato nazionale, in modo da rendere regioni, province e comuni in condizione di alzare il livello di qualita’ dei servizi ai cittadini. Il fai da te non ha funzionato. Lo abbiamo visto purtroppo sul tema dell’energia, quando lo stato non svolge un ruolo di tutela e di garanzia del bene comune di un paese. I referendum del 22 ottobre in Lombardia ed in Veneto costeranno tra l’altro ai cittadini circa 60-70 milioni di euro. Forse erano risorse che potevano utilizzarsi meglio se pensiamo che in Lombardia il costo del referendum e’ esattamente quanto costa l’intero impianto sociale in tutta la regione. Quella del federalismo e dell’autonomia e’ una partita che per tanto tempo e’ stata sullo sfondo della discussione e del dibattito politico nel nostro paese. La legislazione spesso si e’ tradotta in immobilismo e ricorsi continui che certamente non hanno fatto bene. Il tema del rapporto Stato-Regioni nel nostro paese credo debba essere affrontato in modo serio, compiuto, con un dibattito generale che coinvolga anche le forze sociali rappresentative del lavoro. In ogni caso il referendum e’ legittimo ed i cittadini di queste due regioni, Lombardia e Veneto, potranno esprimersi liberamente”. La leader della Cisl rivolge poi un appello alle regioni sul tema dello sblocco dei contratti del pubblico impiego. “Se vogliamo elevare la qualita’ dei servizi pubblici, innovare nelle prestazioni ed alzare anche i salari dei lavoratori nel settore pubblico non serve cambiare la costituzione. Occorre ridare il ruolo centrale alla contrattazione nazionale, aziendale e territoriale. Se le regioni Lombardia e Veneto ci sosterranno nella nostra battaglia per sbloccare la contrattazione pubblica- conclude- sarebbe un bel segnale positivo ed un esempio per tutto il paese”.

“Lo Stato ha agito e continuerà a farlo, ogni illegalità avrà la sua risposta. La disobbedienza alla legge è l’opposto della democrazia”. Lo ha detto il premier spagnolo Rajoy dopo il blitz della guardia nazionale spagnola effettuato con perquisizioni e arresti per fermare l’organizzazione sull’indipendenza della Catalogna, consultazione fissata dalle autorità locali per il 1° di ottobre, contro il parere del governo e della Corte costituzionale. Ha aggiunto Rajoy: “Il referendum non può essere celebrato, non è mai stato legale o legittimo”. Oltre 40mila persone hanno manifestato in plaza de Catalunya a Barcellona e migliaia sono scese a nel centro di Madrid per condannare la linea dura adottata dal governo per impedire il voto.

“Io voglio lo statuto speciale per la Lombardia, voglio tenermi i soldi delle tasse dei lombardi. Voglio competenze in particolare sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, le stesse che ha il mio collega governatore della Sicilia, lo stesso status giuridico”. Cosi’ il governatore lombardo, Roberto Maroni, ha parlato del referendum per l’autonomia che si terra’ il 22 ottobre in Lombardia e Veneto. Oggi la Lega ha radunato in un hotel alla periferia di Milano i suoi amministratori locali per un confronto sul tema. “Questo e’ il significato politico del referendum: vuol dire che si parte per ottenere l’autonomia dal 23 di ottobre ma io non mi pongo limiti – ha detto -. Non voglio solo una piccola competenza in piu’, voglio trasformare la Regione Lombardia verso lo statuto speciale. Ad esempio avendo competenze di ordine pubblico, saprei io come gestire l’immigrazione clandestina”. I comitati “sono gia’ partiti e stiamo facendo un’intensa campagna di comunicazione, sono lieto che abbia aderito anche il Pd – ha concluso -. Ha capito che era ‘da Tafazzi’ non farlo, del resto il Pd non ne azzecca una e si e’ visto anche alle amministrative. Ben vengano i sindaci dem, questa e’ una battaglia lombarda”.

I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno detto no al preaccordo per il salvataggio. I voti contrari sono 6.816, i sì 3.206. La strada che si apre al momento è quella del commissariamento e la successiva liquidazione della compagnia. Il risultato finale della consultazione è stato comunicato dai sindacati.”Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia – hanno dichiarato in un comunicato congiunto i ministri dello Sviluppo economico Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti – A questo punto l’obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.

“Una decisione storica di cambiamento e trasformazione” per la Turchia, che “tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”. Queste le prime parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo discorso dopo la vittoria di misura (51,2%) del ‘sì’ al referendum sul presidenzialismo. Con la riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare, aumentano i poteri del Presidente e si restringono notevolmente quelli del Parlamento. “La Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto”, ha detto Erdogan. Il capo della commissione elettorale turca Sadi Guven ha dichiarato che le schede senza timbro, contestate dall’opposizione, sono valide, come avvenuto in passato. Lo ha riferito la Cnn turca.
Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato ricorsi ufficiali al risultato. Alta la partecipazione al voto, con un’affluenza dell’84%. Record all’estero, con il 45%. Il ‘sì’ all’estero ha sfiorato il 60%, anche oltre in Germania e Olanda. In Svizzera a dire di “sì” è stato il 41,16%, secondo gli ultimi dati pubblicati dopo lo spoglio di meno di 2/3 delle schede di voto registrate. “I risultati finali definitivi del referendum costituzionale saranno resi noti entro 11-12 giorni”, ha riferito la commissione elettorale all’agenzia di stampa turca Anadolu.

La Turchia domani vota il più importante referendum della sua storia. In ballo c’è l’abolizione dell’attuale sistema parlamentare che ha accompagnato la tradizione politica – e democratica – del paese per 94 anni. Al suo posto verrebbe introdotto un controverso sistema presidenziale, definito “alla turca” perchè non simile a nessun altro modello al mondo e che secondo i critici della riforma segnerebbe l’inizio del governo di un solo uomo al potere. La riforma è stata perseguita già a partire dal 2007 dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Ma i seggi parlamentari del partito della giustizia e dello sviluppo (Akp, al governo) sono sempre rimasti insufficienti per raggiungere il numero minimo di 330 voti a favore per portare l’emendamento costituzionale a referendum. L’obiettivo è stato raggiunto solo lo scorso gennaio, dopo che il nazionalista Mhp (quarto partito del parlamento) ha deciso di approvare la riforma. Da quando è giunto al potere nel 2002, l’Akp non ha mai perso una elezione – fatta eccezione per le sole consultazioni del giugno 2015 dove ha avuto il 40,8% dei voti – ed ha mantenuto sempre il 50% delle preferenze. Anche per questo referendum i sondaggi indicano un simile risultato, ma le possibilità di superare il 50% delle preferenze – quale condizione per l’adozione della riforma – non risulta ancora data per certa, visto che anche il fronte del “no” si mantiene sulla stessa percentuale.

“La retorica di Erdogan mi lascia attonito. Ha distrutto in poco tempo e senza motivo gli obiettivi raggiunti in molti anni in termini di politica di integrazione. E per rimediare a questo danno ci vorranno anni”. Lo ha dichiarato il ministro tedesco dell’Economia, Wolfgang Schäuble, in un’intervista al Die Welt in cui ha accusato il presidente turco di aver danneggiato l’integrazione dei cittadini turchi che vivono in Germania con la sua “retorica aggressiva contro la Germania e il resto dell’Europa”. Schauble ha fatto riferimento alle reiterate accuse di “azioni naziste” lanciate dallo stesso Erdogan a Berlino e ad altri Paesi europei dopo che è stato vietato un raduno in diverse città di politici turchi a sostegno della riforma costituzionale voluta dal presidente. La riforma, destinata ad ampliare i poteri presidenziali, verrà sottoposta a referendum il prossimo 16 aprile.

L’Europa sarà teatro di una “guerra santa”. Così il ministro degli Esteri turco Mevlut Çavusoglu, ha commentato l’esito delle elezioni in Olanda. “Quando si guarda ai partiti, si vede che non c’e’ differenza tra i socialdemocratici e il fascista Wilders. Hanno tutti la stessa mentalita’. Avete dato inizio al collasso dell’Europa. State trascinando l’Europa nell’abisso. Presto in Europa inizieranno le guerre sante”, ha dichiarato. L’ultima settimana di campagna elettorale in Olanda si è svolta in forte tensione con Ankara, dopo il divieto da parte della autorità olandesi di consentire comizi a due ministri turchi in vista del referendum costituzionale del 16 aprile in Turchia. Nei Paesi Bassi vivono circa mezzo milioni di turchi su una popolazione complessiva di 17 milioni di abitanti.

“Invece di giocare alla politica con il futuro del nostro Paese, il governo scozzese dovrebbe concentrarsi sul governare bene e sui servizi pubblici per il popolo scozzese. La politica non è un gioco”. Lo ha dichiarato la premier britannica Theresa May, dopo che la leader scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato che la prossima settimana presenterà al Parlamento della sua regione la richiesta formale di un nuovo referendum sull’indipendenza.