Referendum

Sì della Consulta ai referendum proposti dalla Cgil sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. La decisione dei giudici della Corte Costituzionale è arrivata dopo una riunione durata oltre due ore. Ammessi due quesiti referendari su tre. Il quesito relativo all’articolo 18 non ha passato l’esame dei giudici costituzionali. Proponeva la cancellazione delle norme del Jobs act in materia di licenziamenti illegittimi che prevedono il pagamento di un indennizzo invece del reintegro sul posto di lavoro.

“Un’Italia piu’ consapevole. Con una maggiore consapevolezza che ci si salva tutti insieme”. Questo il Paese che il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha visto emergere nelle settimane seguite al referendum. Rivolgendo gli auguri di buon Natale agli italiani, dagli schermi di Rai Uno, il porporato ha sottolineato la funzione della Chiesa di “essere coscienza critica” e rispondendo a una domanda della conduttrice di A Sua Immagine, Lorena Bianchetti, ha assicurato che “la Chiesa crede nell’Europa unita”. “Se l’Europa esiste – ha ricordato il neo presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee – lo dobbiamo al Vangelo che ne e’ la radice piu’ profonda”. E dunque “l’Europa non deve avere paura di Cristo che rivela il vero volto di Dio”. In questo contesto, Bagnasco ha osservato che “l’egoismo fondamentale e’ l’avere paura degli altri e delle loro situazioni” mentre “non bisogna avere paura di stringere relazioni e rapporti con i nuovi arrivati nella nostra terra. Dobbiamo essere capaci di integrare, di diventare un popolo sempre piu’ grande, senza paura”. “Non debbono sentire l’Europa come pesante ma come madre e casa comune”. E per i cristiani portare la loro testimonianza non e’ arroganza o imposizione, ma offrire il meglio che ognuno di noi ha nel cuore”.

“Renzi, ancora tu, non mi sorprende lo sai. Ancora tu, ma non dovevamo vederci piu’? Avevi detto il 12 gennaio ‘Con un gesto di coraggio e dignita’ ho detto che se si perde il referendum smetto di fare politica’ e poi il 15 ‘Ho gia’ preso il solenne impegno, se perderemo il referendum lascio la politica’. E poi invece ancora tu. E ci scappa da ridere”. Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo in un post dal titolo ‘Ma non dovevamo vederci piu’? #RenziFattiDaParte’, citando una celebre canzone di Lucio Battisti.

“Siamo giunti alla conclusione del percorso di Sinistra Ecologia Liberta’. Abbiamo vissuto un’esperienza di straordinaria ricchezza, che ci ha dato molto in termini di riflessione, di legami umani e patrimonio politico. Abbiamo ora la responsabilita’ di portare cio’ che di migliore abbiamo vissuto in questi anni nel futuro, in un nuovo soggetto politico, dentro la costituente di Sinistra Italiana, dentro l’intreccio di legami sociali e politici che abbiamo il dovere di far crescere nei prossimi mesi se vogliamo che un’alternativa sia in campo”. Lo si legge nella newsletter di Sinsitra Economia è Libertà, mentre sul territorio si stanno concludendo le assemblee di consultazione degli iscritti sul superamento del partito fondato da Nichi Vendola, alla vigilia dell’ assemblea Nazionale “Dalla parte giusta” che si terra’ sabato 17 dicembre a Roma, presso la sala convegni della Domus Australia di via Cernaia 14/b i cui lavori saranno aperti dalla relazione di Vendola alle 10,30. I lavori saranno anche trasmessi in diretta webtv su www.sinistraecologialiberta.it “La straordinaria vittoria del No al referendum del 4 dicembre ha aperto ad una possibilita’ – continua la newsletter di Sel – quella che in questo Paese si riapra il quadro politico dopo anni in cui a scrivere l’agenda sono state politiche sbagliate, scelte distanti dai cittadini piu’ deboli, che non hanno risolto ne’ il problema della crisi economica, ne’ quello della vergognosa diseguaglianza che  si vive Italia, e nemmeno hanno messo al centro le politiche ambientali, l’innovazione e la ricerca, la conversione della nostra economia verso sistemi piu’ solidali e intelligenti, il rilancio dei diritti di cittadinanza”. “Ora dobbiamo – conclude Sel – cogliere l’occasione di un cambio di scenario: dobbiamo essere in campo, rilanciare la nostra azione, imporre con la forza della politica un’agenda diversa

Dopo il referendum costituzionale l’attenzione si sposta sulla consultazione ‘Jobs act’ portato avanti dalla Cgil. Sarà la Corte costituzionale, l’11 gennaio prossimo, a vagliare l’ammissibilità dei quesiti che riguardano il reintegro e l’estensione dell’articolo 18, la cancellazione dei voucher, la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. In caso di via libera, la Consulta potrebbe fissare la data del voto fra il 15 aprile e il 15 giugno. Dal momento che elezioni politiche e referendum, per legge, non possono tenersi contestualmente, i quesiti referendari potrebbero slittare di un anno. “Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs Act”, ha dichiarato ieri Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, a margine del voto di fiducia al Governo in Senato. “Più che invocare le urne per evitare il referendum si lavori subito per modificare il jobs act”, ha replicato Roberto Speranza, della minoranza dem.

Grande attenzione del Vaticano alle questioni politiche italiane, come da tradizione. In questa fase delicata del Paese occorrono “un grande senso di responsabilita’” e “la ricerca dell’unita’ pur nelle diversita’ per costruire il bene comune”. Cosi’ il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, parla con Radio Vaticana della nuova situazione politica dopo il referendum costituzionale che si è tenuto il 4 dicembre.

“Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”. Lo afferma, in una dichiarazione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “L’alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza -prosegue il Capo dello Stato- di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva”.  “L’Italia -dice ancora il Capo dello Stato- è un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco”.

 

Una “vittoria della democrazia” che apre la strada a elezioni al piu’ presto. Beppe Grillo esulta con un post sul suo blog per il netto successo del No al referendum costituzionale. “La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranita’ appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione”, scrive Grillo, per il quale il voto ha due “conseguenze rilevanti: 1) Addio Renzi 2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al piu’ presto”. Al piu’ presto per il leader del M5S vuol dire anche con una legge che il movimento ha osteggiato: “La cosa piu’ veloce, realistica e concreta per andare subito al voto e’ andarci con una legge che c’e’ gia’: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti – spiega Grillo -. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilita’ alla legge che c’e’ gia’: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti e’ di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana”.

In democrazia vince la maggioranza. Numeri che decidono la bonta’ di un’idea e di un programma quando non anche di un candidato. E’ innegabile: il premier Matteo Renzi ha perso ma gli si riconosce il coraggio o forse l’incoscienza: ha puntato tutte le sue fiches su questa mano. Avra’ una rivincita? Forse. Intanto Renzi preannuncia le dimissioni in un discorso che ne conferma le capacita’ di politico di spessore. Cosa accadra’ adesso? L’alternativa a lui e al suo governo sono i famelici populismi di Grillo da una parte e di Salvini dall’altra. Il centrodestra sta cercando ancora se stesso nei pressi dell’ombelico di Berlusconi, il Pd presentera’ il conto al suo segretario-premier. Un panorama inquietante che non lascia presagire nulla di buono. La speculazione finanziaria e’ dietro l’angolo. Positiva la partecipazione al voto, da dimenticare la tracotanza di una campagna referendaria violenta e volgare. La Costituzione rimane invariata. Anche il Cnel e il Senato: gli italiani hanno voluto cosi. Evviva l’Italia, evviva gli italiani.

Vince il no. Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria del No al referendum, con voce rotta dalla commozione, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi che conclude con un ringraziamento a moglie e figli. Il popolo italiano “ha parlato in modo inequivocabile chiaro e netto”, ha detto il premier Matteo Renzi. “Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall’inizio l’esperienza del mio governo finisce qui”, ha detto ancora Renzi. “Nel pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni”.