Renzi

Berlusconi: con Renzi rischio regime autoritario, non c’è libertà “In Italia quattro colpi di Stato da Mani pulite in poi” . Cosi il leader di Forza Italia in diretta a Radio Radio ‘nel nostro Paese’ ci sono stati”quattro colpi di Stato” e con l’effetto combinato della riforma costituzionale e della riforma elettorale, il cosiddetto Italicum, c’è il rischio di una deriva autoritaria. Il primo dei colpi di stato è stato quello di “Mani pulite, poi quando Bossi ha fatto cadere il Governo per una vicenda nella quale sono stato assolto pienamente, poi nel 2011 quando siamo stati costretti alle dimissioni dal capo dello Stato e poi quando ho partecipato alle elezioni nel 2013 dopo che mi ero allontanato dalla politica nel 2012 e in 23 giorni ho aumentato i voti al mio partito del 10%; hanno visto che io ero ancora pericoloso allora si sono presi uno dei tanti processi contro di me, hanno composto un cosiddetto collegio feriale con quattro giudici di sinistra e un altro che poi ha detto che quella sentenza era una mascalzonata, un plotone di esecuzione contro di me”. Oggi, ha sostenuto ancora l’ex presidente del Consiglio, “C’è un signore che si chiama Matteo Renzi, al governo abusivamente e illegittimamente, sostenuto da sessanta senatori che sono stati eletti per contrastare la sinistra e hanno tradito il loro mandato alla Camera con 130 deputati che la Corte, nonostante i giudici di sinistra, ha dichiarato incostituzionali. E questo signore non solo governa ma occupa militarmente tutto l’occupabile negli enti pubblici come la Rai e ha voluto cambiare la Costituzione e mettendo insieme questo cambio con l’Italicum si avrebbe una sola Camera che fa le leggi e un solo partito, il suo, e un solo leader, Renzi, che diventerebbe il padrone del governo, del Parlamento e di tutto e gli italiani si troverebbero di fronte a qualcosa che io non saprei definire altrimenti che un regime”. Secondo Berlusconi l’Italia è di fronte al rischio di “una deriva autoritaria che non ci meritiamo, oggi siamo in una democrazia sospesa e se non c’è democrazia non c’è libertà”.

‘I toni sono già alti nonostante manchi ancora la data”. Queste le parole di buon senso pronunciate dal presidente del Gruppo Misto alla Camera, Pino Pisicchio. ‘ “Sarebbe opportuno discutere del merito della riforma – prosegue il parlamentare –  e non utilizzare il tema come strumento di lotta politica. Sembra, inoltre, prematuro alzare i toni gia’ ora. Aspettiamo almeno che sia fissata la data del referendum per dar vita un dibattito serrato”. Un appello alla prudenza e alle riflessioni nel merito della riforma costituzionale, quello lanciato da Pisicchio. La realtà purtroppo é un’altra: il tema é stato irrimediabilmente politicizzato, non fosse altro che per il fatto che lo stesso premier Matteo Renzi ha annunciato che se non dovessero prevalere i si’, farebbe un passo indietro. Una occasione, questa, troppo ghiotta per i suoi avversari politici.

Renzi esprime soddisfazione per il rientro in Italia di Salvatore Girone ma avverte: ora dobbiamo consentirgli di vivere con gioia questo momento in famiglia. Da qui la necessità di evitare mancanza di sobrietà e di stile. Il che si traduce in un parere negativo in merito all’ipotesi di far sfilare il marò alla parata del 2 giugno. “Non sono andato ad accogliere Girone a Ciampino “proprio per evitare strumentalizzazioni”. I marò – bisogna evitare che siano “esibiti come bandierine politiche”.

Il Premier sempre piu’ deluso dalla La minoranza del Pd che non perde occasione per contrastarlo nella sua azione politica. Sempre piu’ tesi i rapporti e il referendum costituzionale di ottobre appare ormai come una resa dei conti finale. Dentro o fuori. Cosi Renzi “Sono deluso. Inutile girarci intorno: avevo chiesto un minimo sforzo per le amministrative. Una tregua nella polemica. Ogni giorno invece leader anche autorevoli cannoneggiano sul quartier generale con linguaggio che non usano nemmeno le opposizioni più dure’. Alle porte anche la partita delle amministrative, sulle quali il Premier non ha scommesso tutte le sue fiches, consapevole che alcune sconfitte arriveranno, probabilmente a Roma e Napoli. E la conseguenza diretta sarà quella di una lotta sempre piu’ dura per il controllo del partito. La minoranza, si sa, ha la pretesa di diventare maggioranza.

 

‘Napolitano e Renzi sono responsabili del genocidio degli italiani. Sono loro i razzisti contro di noi. Scherzano con il fuoco. Avere in Italia milioni di persone impaurite e precarie, con lavori che durano una settimana a quattro euro all’ora e con migliaia di immigrati pronti a prendere il posto degli italiani che alzano la testa sostanzialmente è un genocidio. Un genocidio di chi vive in questa Penisola. Responsabili sono i Renzi, gli Alfano, le Boldrini, i Napolitano, le Fornero”. Mentre “dell’esistenza di Mattarella non si accorge nessuno”. E ancora il leader leghista “Con Giorgio Napolitano non è una questione personale. Io ce l’ho con quelli che stanno portando avanti una sostituzione etnica e di popoli. Con quelli che coccolano i clandestini e affamano gli italiani. E Napolitano è uno di questi”. Così come “l’Unione europea è il disegno per annientare i popoli che abitano l’Europa. Quindi cancellare francesi, austriaci, tedeschi, italiani. Tutto nel nome del denaro. Siamo in mano a un branco di massoni, venduti e affamatori. Il problema è che se tirano troppo la corda, la corda poi si spezza. E la gente si sta incazzando tanto. Io sto cercando di contenerla e organizzarla in maniera democratica, ma se scherzano col fuoco poi si scottano”. “Gli immigrati sono usati. Io non me la prendo con i disgraziati che sbarcano, me la prendo con queli che li usano’.

Bersani a tutto campo contro Renzi e le sue politiche economiche, fiscai e sociali. ‘Il Jobs Act ci ha dato l’amara conferma che il problema non era l’articolo 18. L’idea che cio’ che fa bene all’impresa fa bene all’Italia e’ scivolosa. La Fiat non puo’ dirci che cosa dobbiamo fare e pagare le tasse all’estero. Dia consigli dove paga le tasse. Vorrei vedere che cosa direbbe le cancelliera Merkel se la Mercedes pagasse le tasse all’estero”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Fatto quotidiano. “I dieci o quindici che contano nel capitalismo italiano si stanno aggiustando le cose loro, chiedono solo che il governo sia amichevole, e se capita lo applaudono e si fanno applaudire. Poi hanno i giornali e c’e’ lo scambio, succedono cose che non sono potabili. Da dieci anni- aggiunge Bersani- siamo scesi sotto la media europea del prodotto interno lordo pro capite. La produttivita’ non cresce. Si allarga la forbice dei redditi tra ricchi e poveri, nord e sud, vecchi e giovani. Cresciamo la meta’ dell’Europa. Le banche sono indotte a non mettersi a disposizione dell’industria ma a servire loro stesse, e a drenare il risparmio di cittadini che, fra l’altro, si sentono indifesi dalle prepotenze. Pare che serva la laurea in economia per entrare in banca”. “Decidiamo il ruolo futuro dell’Italia. Il made in Italy non puo’ essere solo la moda o il cibo di qualita’. E’ un saper fare in tutti i settori. Non possiamo certo rinunciare alla siderurgia o alla chimica o all’automotive e cosi’ via. Bisogna pensare a cosa fare in dieci anni, non in dieci mesi. Il governo chiami i sindacati, le imprese, le banche e proponga un patto per il lavoro e la produttivita’”

Io penso che l’Italia abbia molto bisogno di partecipare ai vertici come il G7 ma anche il G7 ha bisogno dell’Italia, anche l’Europa ha bisogno dell’Italia, di un paese finalmente stabile, dopo le riforme che sta facendo”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dal Giappone. “La scelta della Sicilia per il prossimo G7 e’ prima di tutto una scelta culturale. L’Italia e’ tornata solida, credibile, sui tavoli internazionali’. All’indomani dell’ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo il tema dei migranti irrompe sul tavolo del G7 in Giappone. “Porto al tavolo dei leader G7 l’orgoglio e la dignità degli italiani che salvano le vite in mare” conclude il premier.

Salvatore Girone potrà rientrare in Italia. Lo ha deciso la Corte suprema indiana, rendendo esecutivo l’ordine del Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja. A darne notizia è stata l’agenzia di stampa Press Trust of India. L’arrivo del fuciliere della Marina italiana è previsto per il 2 giugno, come ha assicurato il premier Matteo Renzi. Resterà in Italia fino a fine settembre anche il collega Massimiliano Latorre, rientrato a casa dopo l’ictus che l’ha colpito il 31 agosto 2014. Sono trascorsi quattro anni dal braccio di ferro Italia-India, a seguito della vicenda ha coinvolto i due maro’, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, scambiati per due pirati, al largo della coste del Kerala il 15 febbraio 2012. La svolta nella vicenda giudiziaria è arrivata oggi con la decisione della Corte Suprema indiana che ha dato attuazione, come richiesto dall’Italia, alla decisione del Tribunale arbitrale de L’Aja, secondo cui il fuciliere di Marina avrebbe dovuto attendere in Italia l’esito dell’arbitrato in corso sulla questione che lo coinvolge insieme a Massimiliano Latorre. I due marò italiani erano impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque a rischio di pirateria.

“Primo confronto del governo con i sindacati su pensioni e flessibilita’ in uscita. Si tratta di un passo significativo, un segnale di distensione dopo tanti mesi di attacchi più o meno velati da parte del Premier e di manifestazioni di piazza e di critiche da parte dei leader confederali dall’altra. Il ministro Poletti é il primo a commentare positivamente l’incontro nel corso del quale si sono solo dettate le linee generali, riservandosi di scendere nel merito nei prossimi giorni. I maligni dicono che quella di Renzi sia solo tattica, impegnato com’é a riappacificare il fronte interno del Pd in vista delle amministrative e del referendum di ottobre sulla riforma costituzionale e a stemperare le tensioni sociali e il malcontento. Susanna Camusso, leader Cgil, ha parlato di un ‘buon avvio di confronto’ e dello stesso tenore é il commento di Annamaria Furlan, leader Cisl. Piu’ scettico il leader della Uil, Carmelo Barbagallo per il quale ‘se il metodo é sicuramente quello giusto, occorre però vedere nel merito le soluzioni proposte dal governo’. Il governo sta valutando un intervento sulle pensioni minime ma é lo stesso Renzi a precisare che ‘la concertazione non é un elemento indispensabile: se c’é siamo piu’ contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui’. Il confronto tra le parti verte sulla modifica della legge Fornero sulla previdenza e sulle politiche del lavoro. Il governo discutera’ con le parti sociali gli interventi che piu’ gli stanno a cuore e che ha gia’ annunciato, come la flessibilita’ in uscita e l’Ape, anticipo pensionistico.
Nei prossimi giorni il governo aprirà due dossier distinti, uno sulla previdenza e uno sulle politiche del lavoro. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti osserva che ‘i vincoli di bilancio restano i nostri paletti”, quasi a voler mettere le mani avanti. Nella loro proposta unitaria Cgil, Cisl e Uil chiedono di distinguere tra lavori differenti, di riconoscere la flessibilità nell’accesso alla pensione a partire dall’età minima di 62 anni per tutti e di prevedere la pensione anticipata con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, senza penalizzazioni, oltre che di garantire pensioni dignitose ai giovani.