Salvini

Non c’è tempo da perdere: al M5S il reddito di cittadinanza o qualcosa che ci assomigli, serve prima delle Europee. I sondaggi confermano che il bluff interpretato dai seguaci di Grillo e di Casaleggio è stato ormai ampiamente smascherato. L’incompetenza e l’improvvisazione che hanno sin qui dimostrato molti dei suoi ministri, l’evanescenza e l’inconsistenza politica del premier Giuseppe Conte, l’arroganza del capo politico nonché vicepremier in coabitazione, Luigi Di Maio sono sotto gli occhi di tutte le persone dotate di buonsenso e decenza. Ciò che occorre, per non vedersi doppiati dalla Lega di Salvini è portare in dote il reddito di cittadinanza. Poco importa se nel frattempo il nostro Paese andrà a rotoli e se rimarrà isolato dall’Unione europea. La vita politica, la sopravvivenza del personale politico pentastellato, altrimenti destinato ai giardinetti, dipende dalla elargizione di un sussidio ai disperati del Mezzogiorno, che potranno prontamente ricambiare con il loro voto per il rinnovo del Parlamento europeo, sbarrando il simbolo del M5S.

Meglio di così al governo di Salvini e Di Maio non poteva andare. L’assenza di una opposizione in grado di smascherarne le contraddizioni favorisce infatti questo Esecutivo che si distingue per incompetenza e improvvisazione. I numeri dell’economia e dell’occupazione sono ancora più drammatici. Non è stato ancora adottato alcun provvedimento in grado di incidere sui meccanismi vitali del Paese. In compenso vengono agitati gli spettri dell’ondata migratoria, della conseguente invasione dei ‘neri’ e della pericolosità dei vaccini. Armi di distrazione di massa che servono per tirare a campare e per nascondere il fallimento di una esperienza governativa che rimarrà alla storia per somma inconcludenza. Della flat tax e del reddito di cittadinanza non vi sono tracce. Ma dov’è l’opposizione del Pd, di Forza Italia e delle altre forze politiche di sinistra e comunque antagoniste a questo governo? Che fine hanno fatto? Come trascorrono le giornate i loro esponenti?

Il nostro Paese sta scivolando rovinosamente in una tipologia di fascismo ignorante, stupido e razzista. Le regole democratiche e costituzionali che ci siamo dati fanno fatica a contenere l’entusiasmo beota e arrogante di un governo leghista-pentastellato che non ha alcuna cognizione o competenza persino per l’ordinaria amministrazione. Un Esecutivo che ha come armamentario solo slogan, selfie, fake news, minacce, ultimatum, social media, paure, invidie sociali, complotti, stupidità e strafalcioni. Un governo che si contraddice più volte al giorno, unito solo nell’occupazione del potere. E tutto questo avviene nella incredibile assenza di qualsivoglia forma di opposizione: Forza Italia e Berlusconi sono stati avvistati nei pressi del loro ombelico, il Pd persiste nel meschino regolamento di conti interno per la spartizione delle vettovaglie e dei vestiti logori di una sinistra in stato comatoso che ha smarrito se stessa, i suoi valori, il suo respiro, la dignità. Tutto il resto è routine, arte di arrangiarsi, sopravvivenza spicciola, decadenza piena. Qualche parola di buon senso arriva da Sergio Mattarella, più solo che mai e da Papa Francesco che non ha però trovato ancora la forza e il tempo per spiegare che Gesù Cristo è incompatibile con il verbo fariseo di Salvini e con i verbi sbagliati e ipocriti di Di Maio e dei somari grillini. Scivoliamo verso l’abisso. Inesorabilmente. I nuovi barbari, nuovissimi, sono al potere e distruggeranno tutto ciò che potranno. Povera Italia. Poveri noi, democraticamente governati dai nuovi fascisti ignoranti e stupidi.

“E’ opportuno che tutte le istituzioni di garanzia e di controllo, cosi’ come le organizzazioni internazionali, vigilino affinché l’autonomia e l’indipendenza dell’informazione pagata dal canone di tutti gli italiani non finiscano sotto il controllo del Governo, altrimenti si verificherebbe un abuso senza precedenti che lede diritto al pluralismo e garanzie costituzionali. E’ quanto scrive il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, in una lettera inviata al presidente Agcom, Angelo Cardani, al presidente Ebu, Jean-Paul Philippot, alla vicepresidente Ebu, Monica Maggioni, al presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna e all’organizzazione Reporters sans frontieres, insieme ad un dossier con gli articoli sulle nomine Rai usciti sui giornali italiani.Le notizie diffuse dalla stampa – prosegue Anzaldi nella lettera – in merito alle procedure di rinnovo dei vertici del servizio pubblico radiotelevisivo italiano sono molto preoccupanti. I quotidiani danno notizia di un vertice tenutosi a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio, il ministro Tria, durante il quale sarebbero avvenute trattative per la scelta dei direttori dei telegiornali Rai. La legge italiana, sostenuta dalle sentenze della Corte Costituzionale, impedisce al Governo di influire sulle scelte editoriale del servizio pubblico, men che meno affida ai ministri la scelta dei direttori delle testate giornalistiche. Affinchè abbiate gli elementi per le opportune valutazioni, nell’allegato vi invio una sintetica rassegna stampa degli articoli usciti sui quotidiani italiani che confermano la spartizione avvenuta nella sede del Governo italiano, spartizione peraltro annunciata ufficialmente addirittura dal presidente Conte’

L’Europa e Mattarella non sono altro che un nemico e un alibi per il M5S e per la Lega. Perché il populismo di governo, costretto a passare dalla protesta alla proposta, dagli slogan ai provvedimenti legislativi, dalla semplificazione alla complessità, si scontra con le vere difficoltà nella gestione del potere che richiede mediazione, riflessione, equilibrio. Tutte doti che i populisti non possono permettersi perché perderebbero la propria identità. L’Europa – non esente da colpe e responsabilita’ – e’ per il duo populista un nemico sul quale scaricare tutto il male possibile. Sergio Mattarella, la Costituzione che tutela e le sue prerogative, rappresentano un alibi: ‘non siamo riusciti a formare un governo o a governare – potranno sempre dire – perché il Quirinale ce lo ha impedito e perché siamo ostili a questa Unione europea’. In questo modo viene mascherata l’incompetenza e l’inefficacia, oltre alla propria pochezza politica

“Resto convinto che il Presidente Mattarella, a cui rinnovo stima e rispetto, pur non essendo emersa una maggioranza chiara dalle urne, avrebbe dovuto tentare la via politica, affidando l’incarico a Salvini, in quanto più votato di una coalizione che ha il 40% dei seggi in parlamento, per cercare una maggioranza su un programma di governo. Ora invece, dopo aver visto per anni i leader di partito chiedere il voto in prima persona per essere investiti della carica di Presidente del Consiglio, da Berlusconi fino agli stessi Di Maio e Salvini, due partiti eterogenei sommano i propri numeri in Parlamento e propongono come Presidente uno sconosciuto. Del quale, più che qualche punto del suo curriculum ci preoccupa la totale inesperienza. Forza Italia è orientata non solo a non votare la fiducia ma ad esprimere il proprio convinto no a questo governo, giudicando poi i fatti di volta in volta. C’è un programma comune di centrodestra, se Salvini e la lega lo rispetteranno bene, se invece su fisco, lavoro, e sul blocco di opere pubbliche si dovesse soggiacere ai diktat grillini, allora ribadiremo convintamente il nostro no”. Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri (FI)

E alla fine la montagna ha partorito il topolino. Un tecnico, Giuseppe Conte, dal curriculum di fantasia chiamato da Di Maio e Salvini alla guida del prossimo governo, con il solo argine rappresentato dal Quirinale. L’opposizione a questa diarchia é in condizioni pessime. Berlusconi comincia a realizzare di essere stato abbandonato da Salvini che pensa di avere già in tasca non solo la leadership del centrodestra, ma anche quella del Paese, forte di un successo su tutto il territorio nazionale e di un confronto con Di Maio che lo vede prevalere sotto ogni aspetto. ‘Il mondo – dice Giuliano Ferrara – già ride di noi’ e non si capisce perché non dovrebbe. Le premesse sono le peggiori, sia sul fronte dei conti, sia su quello del rispetto e della considerazione dell’Unione europea. La realtà ci dice che il Paese oggi é nelle mani della demagogia e della sostanziale incompetenza. Sergio Mattarella é solo e rappresenta il buon senso, il rispetto delle istituzioni e la buona politica. Lunga vita a Sergio Mattarella. Ne abbiamo davvero bisogno

La prima dote di un uomo politico é la credibilità che ispira. Un patrimonio che non può permettersi di rischiare perché ne va della fiducia dei cittadini. Il caso del curriculum vitae con molte imprecisioni del professore e avvocato Giuseppe Conte, candidato alla premiership del Paese dal duo Salvini-Di Maio é tutt’altro che un pretesto per inficiarne i meriti e la figura. E vale per la carriera politica come per quella professionale di qualsiasi persona: ciò che scriviamo nel nostro curriculum é il nostro passato ed é inciso nel libro dei fatti. Nulla può esservi di indefinito o di falso. Il passato ci dice chi siamo e ciò che siamo non può essere messo in dubbio da nessuno. Ne va della nostra credibilità e della nostra dignità di persone serie.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha convocato per domani mattina a Roma i vertici siciliani di Noi con Salvini, costola regionale del suo partito. Lo si apprende da fonti catanesi dopo l’inchiesta sul voto di scambio e attentato ai diritti politici dei cittadini che ha portato all’arresto di tre persone, tra cui i dirigenti palermitani Salvino e Mario Caputo e di un procacciatore di voti. Tra gli indagati, una ventina in tutto, i coordinatori regionali Alessandro Pagano, deputato confermato alla Camera, e Angelo Attaguile, che si era candidato a sindaco di Catania in vista delle amministrative di primavera. Salvini vuole rendersi conto della situazione e, affermano le stesse fonti, si sarebbe detto pronto a commissariare il movimento in Sicilia dove alle recenti Politiche ha ottenuto quasi il 5,5% dei consensi.

“Salire insieme al Quirinale avrebbe un senso. Indicherebbe chiaramente che Salvini è il candidato della coalizione del centrodestra”. Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega poco fa ai microfoni di Giorgio Zanchini a Radio anch’io (Rai Radio1). “La Lega non fa nessuna Opa sul centrodestra. Sono gli elettori che hanno scelto. Toti ha una sua idea da tempo circa il partito unico. Ma in caso noi come lega noi saremmo pronti” ha concluso.