Sicilia

“La Sinistra torna alla Regione dopo undici anni di esilio. Ci torna in nome di un progetto che da qui vuol rimettere fondamenta, guardare al Paese, dimostrare che in politica la coerenza e’ una risorsa, non una zavorra. Torniamo per fare opposizione al governo del centrodestra e sappiamo, e promettiamo, che sara’ un’opposizione rigorosa, di merito, di proposta, di vigilanza”. Lo scrive in un post su Facebook, candidato alla presidenza della Regione di Si, Mdp, Prc e Verdi, neo deputato regionale Claudio Fava eletto con la lista Cento Passi all’Ars, nel quale annuncia che lascera’ il seggio a Montecitorio per fare opposizione a Sala D’Ercole. “Resto qui, in Sicilia, all’Ars, ad animare il progetto dei Cento passi – aggiunge Fava – che non era solo il titolo di un film e che non e’ stata solo una campagna elettorale ma e’ un’idea, un cammino, qualcosa di cui prendersi cura tutti insieme”. “Torniamo per affrancare le nostre battaglie politiche – prosegue – dalle paludi dell’Ars per riproporle con forza anche fuori dai palazzi, ad una discussione quanto piu’ possibile larga e condivisa. Torniamo alla Regione soprattutto per fare: perche’ anche dai banchi dell’opposizione si fa, molto, e ci si prende cura dei diritti di tutti”. Nel post si legge poi che “domenica 26 novembre si terra’ a Palermo l’assemblea regionale dei Cento passi”.

“Sapevo già che mi avrebbero arrestato…Perché già certi ambienti mi avevano avvertito! Ed oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”. Così a caldo Cateno De Luca, neo eletto in Sicilia nell’Udc, nonostante sia ai domiciliari, commenta il suo arresto per evasione fiscale. “Mi dispiace per questo ulteriore clamore – dice in un video – Io sono sereno perché già venerdì sera sono stato avvicinato a piazza Cairoli da un noto personaggio della politica siciliana e della massoneria e parente molto stretto di magistrati che mi ha fatto i complimenti per la campagna elettorale e mi ha detto: ‘Lo sai che è tutto inutile quello che hai fatto?’. Questa persona lunedì ha chiamato un suo amico nonché suo collaboratore e gli ha detto che il mio operato era inutile perché sarei stato arrestato e sarebbe subentrato il primo dei non eletti, Danilo Lo Giudice. Per questo ho insistito molto affinché venisse eletto Lo Giudice perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, massoneria e vari ambienti che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina”. E ancora: “La vicenda che riguarda questo arresto fa ridere perché vengo accusato di stato essere il regista di un’evasione fiscale di un ente collettivo, il Caf Fenapi, cioè un ente che non è mio”. “Il primo che mi ha convocato nel suo salotto a Messina – continua De Luca – è sempre questo personaggio. Io ho avuto più richieste di aderire alla massoneria e ho sempre detto no, ma non perché non la condivida ma perché sono un uomo libero. Il marcio c’è in politica, c’è nella massoneria, c’è nella magistratura, c’è nella chiesa. Non bisogna generalizzare”.”Questa battaglia – sottolinea il neodeputato siciliano – io la porto avanti fino in fondo, ho fatto due denunce contro una parte della magistratura e gli organi inquirenti. E io lo dico chiaramente: mi possono solo ammazzare, ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e soprattutto tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per potersi difendere e che si sono ammazzati per la malagiustizia, rimasti in carcere per anni. Non è pensabile che in uno Stato libero, quando tu dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene. Continuerò fino in fondo a difendere i miei diritti contro tutte le forme di mafia”. “Diffondetelo questo video, in modo tale che anche i cosiddetti giustizialisti improvvisati ne prendano atto: Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, fino a quando avrà l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi”, conclude De Luca.”Preservate il nostro meritatissimo ed onestissimo successo elettorale dagli attacchi dei medesimi ambienti che già sapevano del mio arresto. Tale richiesta risale al 10 gennaio 2017 ed il Gip per motivi a noi non troppo ignoti ha firmato l’ordinanza di arresto il 3 novembre 2017″. Lo scrive su facebook il neodeputato dell’Ars Cateno De Luca, agli arresti domiciliari, rivolgendosi ai suoi elettori.”Io avevo annunciato la mia candidatura a sindaco di Messina nel comizio del 1 gennaio 2017 in piazza municipio a santa Teresa di Riva – racconta -. A dicembre 2016 avevamo depositato l’ennesima denunzia nei confronti di una parte della magistratura di Messina ed alcuni organi inquirenti che avevano commesso troppi ‘errori’ nei procedimenti penali aperti a carico di cateno De Luca: ben 15 procedimenti penali di cui già chiusi 14 con sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste e varie archiviazioni per l’inconsistenza delle accuse”.

“Hanno votato me, non mio padre. La campagna elettorale l’ho fatta io. Naturalmente il supporto di mio padre non e’ mancato”. Cosi’, il neo deputato regionale Luigi Genovese, figlio di Francantonio Genovese, ai microfoni de I Funamboli su Radio 24, commenta il record di preferenze ottenute alle elezioni per le regionali in Sicilia. “I 5 Stelle dicono che mio padre e’ impresentabile? Intanto io non sono impresentabile – dice Genovese – visto che non ho nessuna procedura penale in corso. Inoltre, non e’ impresentabile mio padre che e’ stato condannato in primo grado. I 5 stelle hanno parlato in campagna elettorale piu’ degli impresentabili che di contenuti. Grillo mi ha attaccato personalmente quando ho parlato dei fondi europei. Ma se io non potessi parlare dei fondi europei, il figlio di Grillo non dovrebbe poter parlare di sicurezza stradale, visto i fatti che hanno coinvolto Grillo che ha una condanna in terzo grado di giudizio”. “Renzi dice di essere fiero e orgoglioso che i voti di Genovese non sono piu’ nel Pd? Sono contento per lui – commenta -. Penso che Renzi debba concentrasi di piu’ al congresso del Pd, visto le difficolta’ che ha nel suo partito. Rispetto al consenso del Parlamento all’arresto di mio padre, che Renzi ha tanto sponsorizzato, io penso che fosse una mossa finalizzata a fare il pieno di voti in vista delle elezioni europee che si tennero tre giorni dopo l’arresto. Elezioni in cui il Pd prese il 40%”.

Seggi aperti in Sicilia dalle 8 alle 22 per le elezioni regionali. Sono circa quattro milioni e mezzo gli elettori chiamati alle urne. Si vota per eleggere eleggere i deputati del Parlamento, scesi da 90 a 70 a partire da questa legislatura. Cinque i candidati alla presidenza della Regione: Giancarlo Cancelleri del M5S, Claudio Fava della sinistra, Roberto La Rosa dei Siciliani liberi, Fabrizio Micari del centrosinistra e Nello Musumeci del centrodestra. Lo scrutinio inizierà domattina alle 8. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siciliano, ha votato per le regionali alle 9.35, nel seggio della scuola Giovanni XXIII-Piazzi a Palermo.

“Questo progetto non finisce il 5 novembre: ha una corsa molto più lunga e delle ambizioni molto più grandi. Quello che sta succedendo qui può cambiare il corso della politica siciliana, ma anche della politica nazionale. Bisogna costruire avere passione e pazienza”. Lo ha dichiarato il deputato e segretario di Possibile, Pippo Civati, nel corso del tour elettorale in Sicilia a sostegno dei candidati della lista Cento Passi di Claudio Fava. “La specialità della Sicilia – ha aggiunto il leader di Possibile – va giocata meglio, non deve essere chiusura. Vedo che si torna a parlare di questioni infrastrutturali come il Ponte sullo Stretto: veramente non so più cosa fare. In realtà il ponte è una metafora del legame tra Musumeci e Micari: leggete i programmi, è difficile trovare le differenze. L’invito è quello di far vivere questa storia di sinistra, perché c’è qualcosa di diverso. Non si può pensare di avere gli stessi dirigenti per tutte le stagioni”. “Con il voto di domenica finisce la traiettoria politica di Renzi: il punto è far iniziare una nuova storia. I siciliani hanno la possibilità di sostenere la sinistra. Perché anche a livello nazionale bisognerà fare come Fava in Sicilia: un unico soggetto”, ha concluso Civati.

“C’e’ un clima politico piuttosto squallido in cui i vari candidati scadono in pettegolezzi personali”. Lo afferma a Radio Vaticana il vicario generale dell’arcidiocesi di Monreale, mons. Agostino Dolce. “Si auspica certamente che chi andra’ al governo possa avere a cuore le vere problematiche della nostra regione, mettendo da parte ogni interesse personale e di partito – dice mons. Dolce – Sarebbe anche bello se lo statuto autonomo di cui gode la nostra Sicilia fosse, non una palla al piede cosi’ come e’ stato talvolta fino ad oggi, ma un vero volano per lo sviluppo della nostra terra che ha tante potenzialita’”. E rimarca che “talvolta la politica dimentica di essere un vero servizio al cittadino, diventando quasi una lotta per la poltrona e quindi, una lotta di potere e basta. La Sicilia purtroppo e’ stata sempre trascurata. Si parla dell’unita’ d’Italia, pero’ in realta’ l’unita’ d’Italia non e’ mai stata fatta”.

“Gioco questa partita come a pallavolo, cioe’ avanti. Se perde Micari, come mi sembra prevedibile e nella logica delle cose, non sara’ per colpa mia. Sono convinto che la mia partita con gli altri resta aperta”. Lo ha detto il candidato presidente della Regione siciliana della Sinistra Claudio Fava intervistato a Palermo per il forum “Viva l’Italia” dal direttore AGI Riccardo Luna. “Mai pensato – ha aggiunto il politico catanese con un passato sportivo proprio nella pallavolo – di fare il vice di Micari… e poi il vice di chi vuole fare il ponte sullo stretto… Renzi l’altro giorno e’ stato pochi minuti solo per dire di non votare Fava. Che un leader di partito abbiamo solo questo unico punto da indicare, suscita preoccupazione, non mi fido”. E poi Micari “ha conservato un po’ di puzza al naso, ripete sempre competenza… competenza… come se fosse solo lui ad averne”.

“Votare Micari significa favorire la corsa dei grillini. La Sicilia non puo’ permettersi di essere governata da una setta di incapaci, arroganti e presuntuosi”. Lo ha detto Nello Musumeci ad un incontro politico a Ragusa a favore della sua candidatura a governatore della Sicilia. Musumeci fa l’appello al voto utile nel duello a distanza con Cancelleri: “Dobbiamo fermare la deriva grillina e al momento Micari e’ fuori gioco”. Prosegue il dibattito sul voto utile, ossia quello capace di incidere nella scelta del futuro presidente della Regione. La situazione sembrerebbe far capire che la lotta per la conquista di Palazzo d’Orleans é ormai fra Musumeci e Cancelleri. In questa prospettiva, votare per gli altri candidati sarebbe inutile. Una logica che presta il fianco a molte critiche.

La Societa’ Editrice Sud Spa, proprietaria della Gazzetta del Sud, ha acquisito – fa sapere la societa’ stessa in una nota – la quota di controllo del Giornale di Sicilia Editoriale Poligrafica Spa. “La tradizione del quotidiano palermitano, fondato nel 1860 dalle famiglie Ardizzone-Pirri, si fonde, quindi, con la lungimiranza dell’imprenditore Uberto Bonino che nel 1952 scelse di chiamare il suo giornale Gazzetta del Sud, superando i confini siciliani per diventare leader dell’informazione in Calabria – si sottolinea nella nota -. La Ses Spa coprira’ cosi’ buona parte del Mezzogiorno con una informazione completa e multimediale: due testate storiche quali Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia, le televisioni TGS e RTP, i siti web e le radio RGS e Antenna dello Stretto”. Il direttore editoriale e amministratore delegato di Ses – Gazzetta del Sud, Lino Morgante, e un rappresentante dell’Italmobiliare Spa, entreranno nel CdA del Giornale di Sicilia mentre l’editore Antonio Ardizzone diventera’ azionista della Ses Spa, con una quota del 5 per cento, e sara’ cooptato nel consiglio d’amministrazione, mantenendo le cariche di presidente dell’Editoriale Poligrafica e di direttore del Giornale di Sicilia. La pubblicita’ locale di tutte testate del gruppo continuera’ a essere gestita dalla Gds Media & Communication, quella nazionale dalla RCS MediaGroup.

“Da una parte abbiamo il treno di Renzi, bello e pulito che attraversa qualche comune italiano dove e’ facile fermarsi, in stazioni comode da dove, con macchina e scorta, si vanno a fare quattro visite organizzate, dall’altra le gambe di Matteo Salvini che sceglie di girare nei territori come un normale cittadino fa tutti i giorni dovendo salire e scendere da treni regionali spesso sporchi e mal messi. Viaggi di ore per raggiungere il proprio luogo di lavoro tra mille peripezie e cambi di mezzi pubblici. Ecco la differenza tra la Lega di Salvini e il Pd di Renzi. Il primo si cala nella realta’ quotidiana degli italiani, il secondo resta sul palco lontano dai bisogni delle persone con la presunzione e l’arroganza che hanno contraddistinto il suo mandato da Presidente del Consiglio e la sua guida del Pd. Un’arroganza tale da fargli dire che l’Italia e’ uscita dalla crisi, quando invece interi settori del Paese, dagli artigiani alle piccole imprese sono costretti a chiudere. Con i giovani che scappano via e gli anziani a cui dopo una vita di stenti gli si propone di potere casa per continuare a sopravvivere. Per non parlare delle fallimentari politiche renziane sulla buona scuola, l’immigrazione clandestina, la sicurezza, la famiglie, la natalita’ e il lavoro. Ma Matteo Renzi, tranquillamente seduto sul suo trenino dove tutto funziona, stia sereno gli italiani non si faranno soggiogare ancora una volta dalle sue belle parole e alle prossime elezioni politiche sapranno scegliere bene da chi farsi rappresentare. Sono certa, con buona pace dei pifferai magici del bulletto fiorentino, che i cittadini dovendo scegliere tra chi sta sul palco e chi invece nella realta’, opteranno per l’unica forza politica realmente calata nella realta’ dei fatti e che ha chiaro come affrontare e risolvere i loro problemi: la Lega con Matteo Salvini”. Lo afferma Barbara Saltamartini vicepresidente dei deputati della Lega-NcS.