Sicilia

Continua l’operazione verità del governo Musumeci sulla Regione siciliana. Il presidente della Regione e il suo vice, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, hanno illustrato alla stampa la grave situazione dei conti pubblici. Un passaggio che segue la conferenza stampa sui rifiuti e che anticipa l’incontro sulle società partecipate.
“Abbiamo trovato un disavanzo di 5 miliardi 900 milioni di euro e un indebitamento 8 miliardi 35 milioni di euro – ha detto il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci – E questa è la condizione da cui partiamo”. Ha aggiunto l’assessore Armao “Abbiamo un debito consolidato di 8 miliardi, che costa 360 milioni di euro di interessi l’anno Tuttavia non abbiamo un’analisi dei conti completa perché manca il quadro sulle società partecipate e non conosciamo il valore del patrimonio immobiliare della Regione”.
La situazione dei conti pubblici è il risultato di un lavoro di ricognizione svolto da una commissione di economisti, giuristi e tecnici voluta da Armao al fine di risanare le casse regionali.
Il governo punta alla rinegoziazione degli accordi con lo Stato degli anni 2014, 2016 e 2017, primo gradino di partenza per risollevare le sorti economiche e finanziarie della Sicilia.
“E’ necessario un nuovo patto tra Stato e Regione – ha continuato l’assessore Armao – Il presidente Musumeci condurrà la trattativa con la mia collaborazione per una nuova versione dell’Autonomia”.

“Sulla vicenda rifiuti il mio governo si gioca la credibilita’. E’ un paradosso, lo so, perche’ la credibilita’ l’hanno persa quelli che mi hanno preceduto e non hanno fatto quello che dovevano fare, ognuno con responsabilita’ diverse e in misura diversa, anche se va detto che alcune cose sono state fatte, ma assai insufficienti”. Lo ha detto il governatore della Regione Siciliana Nello Musumeci incontrando i giornalisti a Palazzo d’Orleans. “Sono seriamente preoccupato – ha continuato -, e’ stato da irresponsabili per vent’anni aver fatto finta di niente e aver nascosto la polvere sotto il tappeto. In venti settimane non possiamo risolvere quello che non e’ stato risolto in vent’anni. Ecco perche’ ho chiesto un incontro con il premier Gentiloni e cerchero’ di rimpolpare il Dipartimento Rifiuti. Avremo bisogno di tecnici, avvocati, geologi, ingegneri ambientali. Non sto chiedendo due o tre anni di tempo ma solo qualche mese. Se le discariche avessero maggiore disponibilita’ saremmo piu’ ottimisti – ha concluso – ma io non posso consentire questo conto alla rovescia finche’ in estate non mi telefonera’ il gestore di una discarica per dirmi ‘non mi mandi piu’ un camion'”.

Gianfranco Miccichè (Forza Italia) è stato eletto presidente dell’Assemblea regionale siciliana.

Risultato raggiunto alla terza votazione, con 39 preferenze. Miccichè torna in questa XVII legislatura dopo 11 anni nello scranno più alto di Sala d’Ercole. Diciassettesimo presidente dell’Ars, ha guidato la XIV legislatura dal 2006 al 2008, eletto al Parlamento regionale sempre nelle liste di Forza Italia. Il neo presidente è nato a Palermo il primo aprile 1954.
Già dirigente di Publitalia ’80 ed ex leader di Grande Sud, è stato deputato nazionale, più volte ministro e sottosegretario di Stato. Oggi all’Ars hanno votato tutti i 69 deputati presenti in aula. Assente il deputato autonomista Giuseppe Gennuso, colpito da un grave lutto.

I voti all’Ars

All’Ars, dopo Miccichè, Margherita La Rocca Ruvolo, Udc, ha ottenuto 20 preferenze, Nello Di Pasquale 7 (Pd), Sergio Tancredi (M5s) 1 e Claudio Fava 1 (I Cento Passi).
“Confido moltissimo nel suo governo”, ha detto il primo inquilino dell’Ars, rivolgendosi al presidente della Regione sicilana, Nello Musumeci, “un governo di giovani e di esperti”. E ha continuato: “Questa Assemblea le darà tutto l’aiuto possibile. Dobiamo tirare la Sicilia fuori dalla palude”. E con l’emozione in volto, ha aggiunto: “Lo dobbiamo a noi, ai nosti figli e alle future generazioni che non devono sperare di andare viva e di vivere altrove”. Miccichè ha fissato, tra i suoi obiettivi, la “riduzione dei costi del Parlamento”, chiarendo : “Certamente dovremo continuare a eliminare gli sprechi e risparmiare il  più possibile – ha spiegato – ma non a danno del funzionamento dell’Assemblea regionale siciliana”.  La prossima seduta del’Ars si terrà lunedì 18 dicembre alle 16.

 

“Noi siamo un popolo rassegnato, nel nostro dialetto non esiste il tempo futuro”. Lo ha detto Nello Musumeci, neopresidente della Regione Siciliana, concludendo a Ragusa la sua prima intervista pubblica, con Panorama: ”Noi non abbiamo la coniugazione al futuro. Per dire: ‘domani andrò a Catania’, noi diciamo: ‘domani sugno o vaio a Catania’, al tempo presente. Ci è stato impedito di progettare, ci hanno fatto diventare rassegnati a vivere nell’aridità del pane quotidiano e questo per migliaia di anni si è trasferito di padre in figlio”. Ma come fare allora, la ”buttanissima Sicilia” della provocazione letteraria a diventare ”bellissima”, come nello slogan elettorale di Musumeci? ”Intanto le due cose non sono in contraddizione”, ha risposto scherzando, ”ma in realtà bellissima fuori lo è già, deve diventarlo dentro. Era già chiaro nell’auspicio di Paolo Borsellino alla vedova Schifani, quando le disse di non andare via, ‘un giorno vedrai che la Sicilia diventerà bellissima’, e dieci giorni dopo fu ucciso. Si riferiva a una bellezza interiore, una donna può essere bella fuori e acida dentro, o il contrario… ma vi debbo dire che l’obiettivo della politica dev’essere farla diventare bella dentro, attraverso un processo di conversione culturale che deve coinvolgere tutti noi siciliani, nessuno si tiri indietro, siamo tutti responsabili, e dobbiamo sentirci tutti protagonisti. Torno all’esortazione iniziale, tutti siano protagonisti di questa nuova fase. La Sicilia si gioca tutto in questi 5 anni. O sprofondiamo del tutto o comincia la ripresa, lenta ma inesorabile, che ci occorre. Io ce la metto tutta ma ho bisogno di ciascuno di voi”.

“Lo sto chiedendo pubblicamente, noi chiediamo la presidenza dell’Assemblea regionale. O la vicepresidenza. Comunque chiediamo di entrare nell’ufficio di presidenza dalla porta di ingresso e non barattando voti con nessuno. Dobbiamo andare dentro perche’ ci spetta, perche’ lo vuole il popolo, che ha deciso che il Movimento 5 Stelle dovesse avere una affermazione elettorale grandissima”. Lo scrive sul blog di Beppe Grillo Giancarlo Cancelleri alla testa di 20 deputati regionali del M5s, il gruppo piu’ numeroso all’Ars. “Fra l’altro – aggiunge l’ex candidato governatore – il regolamento interno dell’Assemblea regionale dice che l’ufficio di presidenza deve essere formato rispecchiando quella che e’ la composizione del parlamento regionale perche’ e’ composto secondo il volere del popolo. E’ chiaro che chi ha 20 deputati debba avere piu’ posti. Vedremo cosa succedera’ in questa legislatura. Musumeci ha la responsabilita’ di decidere cosa far diventare questa legislatura e la sua presidenza, se farne la fotocopia del governo Crocetta o farne qualcosa di diverso”. E prosegue: “Stanno facendo gia’ il traccheggio Forza Italia e il Partito democratico si stanno mettendo d’accordo non per risolvere i problemi della Sicilia, ma per tenere fuori il Movimento 5 Stelle dall’ufficio di presidenza dell’Ars sapete perche’? In quell’ufficio di Presidenza si decidono i vitalizi, gli stipendi dei deputati regionali, si decidono le pensioni privilegiate e vergognose che scattano dopo 4 anni e mezzo e tutta una serie di privilegi che riguardano il palazzo piu’ costoso tra i consigli regionali d’Italia: 150 milioni di euro l’anno. Noi li vogliamo abolire i vitalizi e dimezzare gli stipendi dei deputati regionali ed e’ li’ dentro che si fa, ed e’ per questo che non ci vogliono fare entrare. Riusciranno a fare questa cosa vergognosa di mantenere fuori il primo gruppo di opposizione, che non si e’ mai fatta in 70 anni di storia di Assemblea? Se e’ il governo dell’imbroglio , delle cose indicibili, potrebbero anche farlo. Pero’ se ne dovranno assumere la responsabilita’ politica”.

In un post su facebook il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone, annuncia la ‘Leopolda sicula’, giunta alla sua terza edizione, per il 20 gennaio 2018. “La chiameremo ‘Open’, come uno straordinario libro biografia di Andre Agassi, l’elogio del coraggio e della determinazione. ‘Open’ come la necessita’ di un partito – aggiunge – che sia aperto ed inclusivo. Sara’ una iniziativa ‘costituente’, insieme a tanti esponenti della societa’ civile, di sindaci, amministratori, ragazze e ragazzi, esponenti che hanno dato vita ad esperienze politiche civiche in tutti i territori. Costruiremo le condizioni per essere competitivi alle elezioni politiche di marzo e pronti a batterci e vincere in tutti i collegi uninominali della Sicilia”. Faraone scrive anche che “dalla prossima settimana riprenderemo il tour #casaXcasa, il nostro viaggio che si concludera’ a meta’ gennaio con Open”.

“La Sinistra torna alla Regione dopo undici anni di esilio. Ci torna in nome di un progetto che da qui vuol rimettere fondamenta, guardare al Paese, dimostrare che in politica la coerenza e’ una risorsa, non una zavorra. Torniamo per fare opposizione al governo del centrodestra e sappiamo, e promettiamo, che sara’ un’opposizione rigorosa, di merito, di proposta, di vigilanza”. Lo scrive in un post su Facebook, candidato alla presidenza della Regione di Si, Mdp, Prc e Verdi, neo deputato regionale Claudio Fava eletto con la lista Cento Passi all’Ars, nel quale annuncia che lascera’ il seggio a Montecitorio per fare opposizione a Sala D’Ercole. “Resto qui, in Sicilia, all’Ars, ad animare il progetto dei Cento passi – aggiunge Fava – che non era solo il titolo di un film e che non e’ stata solo una campagna elettorale ma e’ un’idea, un cammino, qualcosa di cui prendersi cura tutti insieme”. “Torniamo per affrancare le nostre battaglie politiche – prosegue – dalle paludi dell’Ars per riproporle con forza anche fuori dai palazzi, ad una discussione quanto piu’ possibile larga e condivisa. Torniamo alla Regione soprattutto per fare: perche’ anche dai banchi dell’opposizione si fa, molto, e ci si prende cura dei diritti di tutti”. Nel post si legge poi che “domenica 26 novembre si terra’ a Palermo l’assemblea regionale dei Cento passi”.

“Sapevo già che mi avrebbero arrestato…Perché già certi ambienti mi avevano avvertito! Ed oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”. Così a caldo Cateno De Luca, neo eletto in Sicilia nell’Udc, nonostante sia ai domiciliari, commenta il suo arresto per evasione fiscale. “Mi dispiace per questo ulteriore clamore – dice in un video – Io sono sereno perché già venerdì sera sono stato avvicinato a piazza Cairoli da un noto personaggio della politica siciliana e della massoneria e parente molto stretto di magistrati che mi ha fatto i complimenti per la campagna elettorale e mi ha detto: ‘Lo sai che è tutto inutile quello che hai fatto?’. Questa persona lunedì ha chiamato un suo amico nonché suo collaboratore e gli ha detto che il mio operato era inutile perché sarei stato arrestato e sarebbe subentrato il primo dei non eletti, Danilo Lo Giudice. Per questo ho insistito molto affinché venisse eletto Lo Giudice perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, massoneria e vari ambienti che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina”. E ancora: “La vicenda che riguarda questo arresto fa ridere perché vengo accusato di stato essere il regista di un’evasione fiscale di un ente collettivo, il Caf Fenapi, cioè un ente che non è mio”. “Il primo che mi ha convocato nel suo salotto a Messina – continua De Luca – è sempre questo personaggio. Io ho avuto più richieste di aderire alla massoneria e ho sempre detto no, ma non perché non la condivida ma perché sono un uomo libero. Il marcio c’è in politica, c’è nella massoneria, c’è nella magistratura, c’è nella chiesa. Non bisogna generalizzare”.”Questa battaglia – sottolinea il neodeputato siciliano – io la porto avanti fino in fondo, ho fatto due denunce contro una parte della magistratura e gli organi inquirenti. E io lo dico chiaramente: mi possono solo ammazzare, ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e soprattutto tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per potersi difendere e che si sono ammazzati per la malagiustizia, rimasti in carcere per anni. Non è pensabile che in uno Stato libero, quando tu dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene. Continuerò fino in fondo a difendere i miei diritti contro tutte le forme di mafia”. “Diffondetelo questo video, in modo tale che anche i cosiddetti giustizialisti improvvisati ne prendano atto: Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, fino a quando avrà l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi”, conclude De Luca.”Preservate il nostro meritatissimo ed onestissimo successo elettorale dagli attacchi dei medesimi ambienti che già sapevano del mio arresto. Tale richiesta risale al 10 gennaio 2017 ed il Gip per motivi a noi non troppo ignoti ha firmato l’ordinanza di arresto il 3 novembre 2017″. Lo scrive su facebook il neodeputato dell’Ars Cateno De Luca, agli arresti domiciliari, rivolgendosi ai suoi elettori.”Io avevo annunciato la mia candidatura a sindaco di Messina nel comizio del 1 gennaio 2017 in piazza municipio a santa Teresa di Riva – racconta -. A dicembre 2016 avevamo depositato l’ennesima denunzia nei confronti di una parte della magistratura di Messina ed alcuni organi inquirenti che avevano commesso troppi ‘errori’ nei procedimenti penali aperti a carico di cateno De Luca: ben 15 procedimenti penali di cui già chiusi 14 con sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste e varie archiviazioni per l’inconsistenza delle accuse”.

“Hanno votato me, non mio padre. La campagna elettorale l’ho fatta io. Naturalmente il supporto di mio padre non e’ mancato”. Cosi’, il neo deputato regionale Luigi Genovese, figlio di Francantonio Genovese, ai microfoni de I Funamboli su Radio 24, commenta il record di preferenze ottenute alle elezioni per le regionali in Sicilia. “I 5 Stelle dicono che mio padre e’ impresentabile? Intanto io non sono impresentabile – dice Genovese – visto che non ho nessuna procedura penale in corso. Inoltre, non e’ impresentabile mio padre che e’ stato condannato in primo grado. I 5 stelle hanno parlato in campagna elettorale piu’ degli impresentabili che di contenuti. Grillo mi ha attaccato personalmente quando ho parlato dei fondi europei. Ma se io non potessi parlare dei fondi europei, il figlio di Grillo non dovrebbe poter parlare di sicurezza stradale, visto i fatti che hanno coinvolto Grillo che ha una condanna in terzo grado di giudizio”. “Renzi dice di essere fiero e orgoglioso che i voti di Genovese non sono piu’ nel Pd? Sono contento per lui – commenta -. Penso che Renzi debba concentrasi di piu’ al congresso del Pd, visto le difficolta’ che ha nel suo partito. Rispetto al consenso del Parlamento all’arresto di mio padre, che Renzi ha tanto sponsorizzato, io penso che fosse una mossa finalizzata a fare il pieno di voti in vista delle elezioni europee che si tennero tre giorni dopo l’arresto. Elezioni in cui il Pd prese il 40%”.

Seggi aperti in Sicilia dalle 8 alle 22 per le elezioni regionali. Sono circa quattro milioni e mezzo gli elettori chiamati alle urne. Si vota per eleggere eleggere i deputati del Parlamento, scesi da 90 a 70 a partire da questa legislatura. Cinque i candidati alla presidenza della Regione: Giancarlo Cancelleri del M5S, Claudio Fava della sinistra, Roberto La Rosa dei Siciliani liberi, Fabrizio Micari del centrosinistra e Nello Musumeci del centrodestra. Lo scrutinio inizierà domattina alle 8. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siciliano, ha votato per le regionali alle 9.35, nel seggio della scuola Giovanni XXIII-Piazzi a Palermo.