Siria

Perche’ Antonio Razzi e’ andato in Siria ad incontrare Bashar al-Assad? Ospite di “Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, il senatore di Fi ha spiegato per la prima volta i motivi della sua scelta. “Fabrizio Bertot, un ex europarlamentare, e un suo collega, Alberto Cirio, hanno ricevuto l’invito per andare in Siria dal presidente della Commissione Esteri della Duma e dal vicepresidente della Duma. Mi hanno girato l’invito e sono andato, ma il biglietto l’ho pagato da solo”. Ma lei – hanno chiesto i conduttori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro – era l’unico parlamentare italiano. Come mai? “Non so, me lo sono chiesto anche io. Pero’ c’erano anche altri parlamentari europei, spagnoli, belgi, cechi, serbi, una trentina in tutto. Anche russi”. Qual e’ stato il motivo dell’invito? “Loro stanno facendo la nuova Costituzione. E io gli ho detto: e’ giusto che la facciate voi, voi coi vostri ‘saggi’. E gli ho detto che se avessero voluto, avrebbero potuto anche guardare alla nostra, che e’ la piu’ bella del mondo”. Ma lei non gli ha chiesto spiegazioni sui diritti civili e la situazione del popolo siriano? “Si – ha risposto – infatti stanno facendo la nuova Costituzione dove vengono sottolineati i diritti e i doveri di tutti. Spero porti pace e la fine della guerra”. Dopo aver visto il selfie incriminato, Berlusconi l’ha chiamata? “No – ha detto – mica ho ammazzato qualcuno, perche’ avrebbe dovuto?”. Qualche altro politico gli ha detto qualcosa? “Si, anche uno del Pd, di cui non faccio il nome. Mi ha detto: complimenti, tutti parlano di te”. Prima di partire ha avvisato il Ministero degli Esteri? “Si. Mi hanno detto: non abbiamo supporto da darti, e’ a tuo rischio. Ma io per la pace faccio tutto, anche se m’ammazzano fa niente”. Ha visitato anche della basi in Siria? “Si, una base russa, all’interno della quale visto tante armi sequestrate ai ribelli. Tutte armi europee e di contrabbando”. Di quale nazioni europee? “Le ho viste ma non dico quali, non devo essere io a dirlo. Italiane non ce n’erano”. Lei dove ha dormito in Siria? “In hotel, in centro, ad Aleppo. Certo, in periferia e’ tutto distrutto, peccato perche’ doveva essere bellissima”. La sua famiglia si e’ preoccupata? “Mia moglie mi ha detto: sei pazzo ad andare li’ a rischiare la vita! Ma e’ piu’ forte di me: io devo provare a portare pace, quando posso”. E il capogruppo FI al Senato l’ha avvertito? “Certo – ha concluso – e mi ha detto: stai attento che non ti facciano barba e capelli…”

“In Siria stanno morendo piu’ persone per l’impossibilita’ di curarsi che sul campo di battaglia”. Per reagire a questa denuncia del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, e’ nato il progetto ‘Ospedali aperti’, che punta a sostenere la popolazione piu’ vulnerabile vittima della guerra siriana attraverso il potenziamento di tre ospedali: gli ospedali Saint Louis ad Aleppo, e gli ospedali francese e italiano a Damasco. Il progetto, ideato da Fondazione Avsi, sostenuto da Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, sara’ presentato oggi, presso la hall del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, in largo Agostino Gemelli 8, a Roma. Intervengono: Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Gemelli; il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria; monsignor Giampietro Dal Toso, segretario delegato del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; Rocco Bellantone, direttore Chirurgia Endocrina e Metabolica, Fondazione Gemelli e preside Facolta’ di Medicina e Chirurgia Universita’ Cattolica; Giampaolo Silvestri, segretario generale di Fondazione Avsi; Joseph Fares, primario dell’ospedale italiano di Damasco. Modera Franco di Mare, giornalista e conduttore Rai. Il cardinale Zenari e il medico Joseph Fares saranno collegati audio-video da Damasco con il Gemelli.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato in favore di un cessate il fuoco immediato in Siria e dell’accesso di aiuti umanitari. La bozza di risoluzione, redatta dal Canada, è stata approvata con 122 voti a favore, 13 contrari e 36 astenuti. Si tratta di in un tentativo dell’Assemblea di superare l’empasse in sede di Consiglio di Sicurezza, dove Russia e Cina hanno posto il veto a una bozza di risoluzione che chiedeva una tregua di sette giorni ad Aleppo. Il testo approvato dall’Assemblea Generale, che è non vincolante, chiede la “fine completa di tutti gli attacchi contro i civili”, nonché quella dell’assedio alle varie città del paese. Ma in tanti sono dubbiosi sull’efficacia dell’iniziativa. “Purtroppo credo che sia troppo poco e che arrivi troppo tardi”, ha detto l’ambasciatore britannico all’Onu, Matthew Rycroft, secondo il quale la risoluzione servirà solo a dimostrare che c’è una “maggioranza morale” di Paesi “delusa dal fatto che, con una lunga serie di veti, il Consiglio di Sicurezza abbia fallito a dimostrare l’unità necessaria per cambiare la situazione in Siria”. Ferma la posizione della Russia, secondo la quale la risoluzione, anche se approvata, non produrrà impatto sul terreno. “Aspettarsi che produca qualche tipo di inversione radicale nella situazione in Siria – ha detto l’ambasciatore russo Vitaly Churkin – non è realistico”.

I lealisti avanzano su Aleppo Est e controllano la ‘Città vecchia’ dopo la conquista di oggi di altri due sobborghi. Secondo Russia Today le truppe di Assad hanno riconquistato l’85% di Aleppo Est dopo una violenta battaglia con i ribelli. Un consigliere militare russo, Ruslan Galitsky, e’ morto per le ferite riportate in un attacco dell’opposizione siriana moderata su un quartiere residenziale di Aleppo. A renderlo noto è stato il ministero della Difesa russo. E’ di oltre 50 civili uccisi il bilancio dei bombardamenti aerei governativi e russi su Aleppo est nelle ultime 24 ore. Lo riferiscono fonti mediche della protezione civile dei quartieri sud-orientali di Aleppo. Intanto i capi dell’opposizione siriana ad Aleppo hanno presentato una proposta di tregua per la durata di 5 giorni. Secondo l’emittente televisiva “al Jazeera”, l’obiettivo dell’opposizione siriana e’ permettere ai civili di uscire dalle zone assediate della citta’, in particolare per poter prestare soccorso ai feriti.

Spiragli per rilanciare i negoziati sulla Siria. Un nuovo quadro che emerge nella seconda edizione del Med Forum di Roma, nell’ambito dell’impegno che sta portando avanti l’inviato speciale dell’Onu in Siria, Staffan de Mistura. Lo ha annunciato il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, nel discorso conclusivo della tre giorni di lavori del foro di dialogo “Beyond the turmoil, a positive agenda” organizzato a Roma dalla Farnesina e l’istituto Ispi. “Abbiamo visto che alcuni dei protagonisti hanno utilizzato questa esperienza per vedersi, incontrarsi, cercare di individuare nuove strade”, ha detto Gentiloni. Ed ha aggiunto: “Mi auguro che nei prossimi giorni gli spiragli che si sono aperti qui a Roma si trasformino non solo nella protezione umanitaria della parte piu’ meridionale di Aleppo Est, tuttora sotto i bombardamenti, ma anche nelle premesse di quel negoziato al quale Staffan de Mistura sta lavorando”. Per il capo della diplomazia europea Federica Mogherini, intervenuta al Forum, la soluzione alla crisi siriana passa non solo attraverso la comunità internazionale. “Devono essere inclusi – ha detto Mogherini – i siriani e la regione, che devono assumersi il ruolo che compete loro”. L’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan De Mistura ha annunciato un viaggio negli Usa, “se serve soluzione politica”. “Trump ha dichiarato che vuole un accordo con Putin per combattere Daesh – ha detto De Mistura – Giusto, ma serve una soluzione politica inclusiva, ricordiamoci della lezione irachena”. Ed ha aggiunto: “Andremo ben presto negli Usa e ne sapremo di più”.

Sono circa 10mila i civili fuggiti dalla periferia orientale della città siriana di Aleppo, dove le forze governative hanno ripreso il controllo di questa parte della città. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Gli sfollati hanno raggiunto zone della città sotto il controllo delle forze siriane democratiche (Fsd) un’alleanza curda-arabo sostenuta dagli Stati Uniti. Circa 6mila civili sono fuggiti da Aleppo orientale al quartiere Shaykh Maqsud, nel nord, controllato da Fsd, mentre 4mila persone si sono spostate in zone controllate dalle forze governative. Intanto l’Onu, l’Unicef e numerose organizzazioni non governative continuano a lanciare appelli richiamando l’attenzione sulle condizioni dei civili intrappolati ad Aleppo, che sono insostenibili. Circa 250mila persone, soltanto nell’area Est della città, sono sotto l’assedio imposto dal regime di Damasco da oltre 4 mesi, mentre continuano i raid aerei intensificati nelle ultime settimane.

I leader europei e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nell’incontro a Berlino hanno discusso della situazione in Siria, Libia e Iraq e della lotta contro i gruppi militanti islamici. A riferirlo è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Abbiamo parlato intensamente di sviluppo della cooperazione con i paesi africani sulle questioni migratorie e sul fatto che dobbiamo fare tutto il possibile per ottenere un governo stabile in Libia – ha detto Merkel in conferenza stampa con il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy – Abbiamo discusso questi problemi nel corso della riunione bilaterale, cosi’ come nei colloqui con i nostri colleghi e Barack Obama”.

Il segretario di Stato Usa John Kerry ha ribadito al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in una telefonata che non esiste una soluzione militare alla crisi in Siria. Lo ha riferito il portavoce del Dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau in una conferenza stampa. “Kerry e Lavrov hanno parlato della situazione ad Aleppo e del conflitto siriano in generale, ha spiegato Trudeau osservando che i delegati degli Stati Uniti rimangono impegnati in colloqui di pace multilaterali con la Russia e gli altri membri del gruppo internazionale di sostegno alla Siria a Ginevra per trovare una soluzione politica alla guerra civile siriana.

“Mi aspetto di rimanere in carica fino al 2021, quando scadrà il mio terzo mandato”. Ad affermarlo è il presidente siriano Bashar al-Assad in un’intervista a Damasco con il New York Times e altri giornalisti americani e britannici. Assad esclude cambiamenti politici fino a quando le sue forze non vinceranno la guerra e sostiene che il tessuto sociale del suo Paese – dove metà della popolazione è stata costretta a fuggire, centinaia di migliaia di cittadini sono stati uccisi e altri imprigionati – era “molto meglio prima della guerra”. Assad ha respinto ogni responsabilità per la guerra che ha devastato il suo Paese.

I ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo non hanno l’intenzione di decidere sanzioni contro la Russia in seguito ai massacri ad Aleppo (Siria). Lo ha indicato ai giornalisti l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Federica Mogherini. Potrebbero essere pero’ decise ulteriori sanzioni contro il regime siriano di Assad. Secondo il ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn non ci sarebbe consenso a nuove sanzioni contro Mosca relative al conflitto in Siria: “Non sarebbe il momento giusto, sarebbe contro produttivo”.