Usa

Luigi Di Maio vola negli Usa per raccontare il Movimento 5 Stelle. “Andrò a Washington e ci andrò in qualità di vicepresidente della camera e di candidato premier della prima forza politica in Italia a raccontare il MoVimento 5 Stelle, il mio progetto di governo e le prospettive – scrive nel Blog di Beppe Grillo – Gli Stati Uniti sono il principale alleato italiano, i rapporti commerciali sono strettissimi e sono numerose le eccellenze italiane che negli Stati Uniti contribuiscono allo sviluppo della ricerca internazionale e dell’economia mondiale”.
Di Maio illustra i due obiettivi e i messaggi che vorrà lanciare: “Ci descrivono come anti-politica, ma noi siamo un’altra politica; Grazie alle nostre eccellenze, grazie per la nobile immagine dell’Italia che danno nel mondo”.
I primi incontri si terranno al Dipartimento di Stato Usa e al Congresso. Ci saranno anche incontri informali con esponenti italiani del mondo economico e finanziario statunitense.
“Vado negli Usa a portare l’Italia – spiega il parlamentare pentastellato – a parlare anche dei nostri prodotti, del made in Italy, delle nostre forze, delle opportunità di crescita per le nostre imprese e per i nostri studenti”.

Donald Trump sembra propenso a scegliere Jerome Powell come prossimo governatore della Federal Reserve. Lo riferisce Bloomberg TV. Il mandato dell’attuale numero uno della banca centrale Usa, Janet Yellen, scadra’ il prossimo febbraio. Il presidente americano potrebbe scegliere Powell e’ dal 2012 nel board della Fed e che e’ visto come una persona che manterrebbe lo status quo in termini di politica monetaria. Escludendo una riconferma di Yellen, l’altra alternativa e’ data dal ‘falco’ John Taylor, economista della Stanford University.

Il più grande museo del mondo dedicato alla Bibbia aprirà a Washington il prossimo 17 novembre. E’ stato realizzato in un grande ex deposito frigorifero di 40mila metri quadri, interamente ristrutturato. La struttura, che dispone di 8 piani e di un teatro interno, è stata promossa dall’imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city. Il museo è sovrastato da una grande vetrata con giardino biblico, dalla quale si avrà una vista su Capitol Hill.

Usa, Obama torna sulla scena e critica “politiche di divisione”

L’ex presidente americano Barack Obama è tornato a tuonare contro le divisioni in politica, dopo aver evitato da quando ha indossato i panni del comune cittadino un confronto diretto con il suo successore alla Casa Bianca. L’occasione sono stati due comizi, in New Jersey e in Virginia, per sostenere i candidati democratici – Phil Murphy e Ralph Northam – alle elezioni di governatore nei due Stati. “Quello che non possiamo permetterci sono le stesse politiche di divisione che abbiamo visto così tante volte in passato, che risalgono a secoli fa”, ha detto Obama ad un evento a Newark per Phil Murphy. “La politica che vediamo adesso, credevamo di averla messa a letto da lungo tempo. La gente ha 50 anni di ritardo!”, ha aggiunto Obama. “Siamo nel 21esimo secolo, non nel 19esimo”, ha esclamato ancora il predecessore di Trump. Obama più tardi è apparso ad un altro evento a Richmond per sostenere Ralph Northam, candidato a governatore della Virginia, nel corso del quale ha criticato, senza fare nomi ma neppure tanto velatamente, il modo in cui Trump ha scalato la Casa Bianca. “Se devi vincere una campagna dividendo la gente, non sarai in grado di governarla. Non sarai in grado di unirla dopo”, ha tuonato Obama. I due scrutini si svolgeranno il 7 novembre, un anno dopo la vittoria, per molti, a sorpresa, di Donald Trump alle presidenziali americane dell’8 novembre 2016.

“Dividere l’Europa dalla Russia e’ da parte degli Stati Uniti un errore storicamente incomprensibile e oggi ci troviamo schiacciati da una politica che non abbiamo deciso noi”. Lo ha detto il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Romano Prodi, al Forum economico Eurasiatico di Verona. “Non sono per niente soddisfatto dei rapporti che abbiamo con la Russia e l’Eurasia – ha aggiunto l’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue -, la Russia ha bisogno di noi e noi di loro”. “La politica americana oggi offre un senso di insicurezza, anche se la tensione con la Russia c’e’ non solo oggi con Trump, ma c’era pure con Bush e Obama Per questo – ha concluso – dobbiamo riflettere sulle difficolta’ a rovesciare questo tipo di approccio”.

Una delegazione americana guidata da Lisa Curtis, direttrice per l’Asia meridionale del Consiglio nazionale per la sicurezza statunitense, e integrata da alti responsabili del Dipartimento di Stato e del Pentagono, ha visitato oggi Islamabad dove ha avuto colloqui con le autorita’ pachistane riguardanti la situazione in Afghanistan e l’impegno del Pakistan per la lotta al terrorismo. La delegazione pachistana era guidata dal sottosegretario agli Esteri Tehmina Janjua e, ha reso noto un comunicato, le parti hanno esaminato lo stato delle relazioni bilaterali alla luce della dottrina del presidente Donald Trump per Afghanistan e Asia meridionale. Nel suo intervento Janjua ha ribadito la nota posizione del Pakistan favorevole ad una soluzione politica della crisi afghana concepita e gestita dal governo di Kabul. I responsabili pachistani, ha inoltre precisato il comunicato, hanno confermato l’impegno delle forze armate nazionali per eliminare il terrorismo da tutto il territorio, ed hanno manifestato preoccupazione per i continui attacchi provenienti da oltre frontiera. Da parte sua la delegazione americana, dopo aver ricordato la lunga cooperazione con il Pakistan, ha sottolineato l’importanza di rilanciare le relazioni bilaterali “in modo da poter raggiungere il comune obiettivo di pace e stabilita’ in Afghanistan e nella regione”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un inasprimento del regime sanzionatorio a carico della Corea del Nord, con l’obiettivo di limitare ulteriormente l’accesso di quel regime al commercio internazionale. L’ordine esecutivo approntato dalla casa Bianca, spiega la stampa Usa, contiene alcune tra le sanzioni economiche piu’ drastiche mai varate dagli Usa nell’arco degli ultimi decenni: la Corea del Nord verra’ isolata dal sistema bancario internazionale, e ne verranno presi di mira i settori industriali piu’ importanti, oltre a quello delle spedizioni marittime. Alla minaccia di Trump di radere al suolo la Corea del Nord – pronunciata martedi’ di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite – Pyongyang ha risposto definendo il presidente Usa un individuo “mentalmente disturbato”; un comunicato firmato dal leader nordcoreano in persona, Kim Jong-un, accusa Trump di essere “un gangster che ama giocare con il fuoco”, e sostiene che l’intervento di quest’ultimo all’Onu l’ha convinto “che il cammino intrapreso e’ quello corretto, e che e’ necessario percorrerlo sino in fondo”. Intervistato dall’agenzia sudcoreana “Yonhap”, il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho, ha dichiarato che Pyongyang sta valutando di condurre un nuovo test di una bomba all’idrogeno, questa volta nelle acque del Pacifico.

Grande passo avanti negli Stati Uniti per “Mediaset Italia”. Da mercoledì 20 settembre, il canale tv in lingua italiana verrà distribuito in Usa anche da DirecTv, la piattaforma satellitare del colosso AT&T, leader negli Stati Uniti con i suoi oltre 21 milioni di abbonati.
“Mediaset Italia” propone agli italiani presenti in decine di paesi del mondo il meglio della programmazione tv Mediaset riunito in un unico canale visibile solo all’estero. Un modo semplice ed efficace per mantenere il legame con il proprio paese d’origine sia per chi risiede stabilmente oltreconfine sia per chi espatria per incarichi professionali.
L’accordo siglato tra Mediaset e AT&T è rivolto ad un bacino potenziale di 17 milioni di italo-americani che risiedono negli Stati Uniti, offrendo loro un autentico sapore di casa: eventi sportivi in diretta, le principali edizioni del Tg5 e gli approfondimenti giornalistici delle reti Mediaset, il grande cinema italiano, le ultime fiction tra cui “Squadra Mobile: operazione mafia capitale”, i più celebri programmi di intrattenimento come “Striscia la notizia”, “Caduta libera”, “C’è posta per te”?
Ha detto Emma Brackett, Vice President Content and Programming di AT&T:“Mediaset Italia farà sentire a casa più di 17 milioni di italoamericani presenti negli Stati Uniti. Sappiamo che esiste un forte desiderio di vedere programmi italiani di qualità. E noi siamo molto contenti di poter garantire ai clienti esistenti e ai tanti nuovi che arriveranno un’offerta ancora più ricca e legata alla loro cultura e ai loro reali interessi”.
“Siamo orgogliosi di essere il primo canale italiano presente nell’offerta del più diffuso operatore satellitare degli USA – ha detto Giorgio Giovetti, direttore vendite Internazionali di “Mediaset Italia”. La collaborazione con DirecTv è una grande opportunità tecnologica per raggiungere tutte le comunità italiane presenti negli Stati Uniti. Dal punto di vista editoriale, continuiamo a lavorare per offrire agli spettatori un’esperienza televisiva emozionante che possa restituire loro un autentico pezzo d’Italia”.  

Nuove minacce da Pyongyang, che annuncia di voler ricorrere all’arma nucleare per “affondare” il Giappone e “ridurre a cenere ed oscurità” gli Stati Uniti. A lanciarle è il Comitato nordcoreano per la pace Asia-Pacifico, che gestisce le relazioni esterne e l’attività di propaganda del regime e che accusa i due paesi per la risoluzione con cui l’Onu ha approvato nuove sanzioni contro la Corea del nord a seguito del suo ultimo test nucleare. E il Comitato, citato dall’agenzia di stampa nordcoreana KCNA, punta anche allo scioglimento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ‘strumento del male’, composto da “paesi corrotti dal denaro” che rispondono agli ordini degli Stati Uniti. “Le 4 isole dell’arcipelago dovrebbero essere mandate a fondo dalla bomba nucleare di Juche. Accano a noi non deve più esistere il Giappone”, si legge nella dichiarazione in cui si fa riferimento alla dottrina ufficiale cui si ispira il regime nordcoreano, un misto di marxismo e di nazionalismo isolazionista predicato dal padre fondatore della Corea del nord, Kim Il Sung, nonno di Kim Jong Un. “Riduciamo il territorio americano a cenere ed oscurità”, minaccia ancora Pyongyang.

L’Onu torna a colpire la Corea del Nord con nuove sanzioni: ieri sera il Consiglio di sicurezza ha approvato all’unanimità una risoluzione che prevede il bando alle esportazioni tessili di Pyongyang e il divieto alle esportazioni di petrolio e gas naturale verso la Corea del Nord, fatta eccezione per una quantità da impiegare per il sostentamento della popolazione. “La Corea del Nord non ha ancora passato il punto di non ritorno”: lo ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, dopo l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di nuove sanzioni contro il regime asiatico, precisando che “gli Usa non cercano la guerra con Pyongyang”. “Il mondo civilizzato deve fare quello che la Corea del Nord non sta facendo, ossia fermare la sua marcia verso la costruzione di un arsenale nucleare. La scelta e’ loro. Se continueranno su questa strada continueremo ad aumentare la pressione, se decideranno di cambiare percorso il mondo vivra’ in pace con loro”, ha aggiunto la Haley. Cina, adottate ‘misure necessarie’ – La Cina ha sostenuto il Consiglio di sicurezza dell’Onu nell’adozione di “misure necessarie” sull’ultimo test nucleare della Corea del Nord del 3 settembre, il più potente dei sei fatti. Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang, secondo l’agenzia Nuova Cina. Pechino spera che le nuove sanzioni siano attuate in pieno, ribadendo l’opposizione ai sistemi antimissile Thaad in Corea del Sud. La crisi, secondo il rappresentante permanente cinese all’Onu Liu Jieyi, “deve essere risolta in modo pacifico”. Seul, sanzioni monito contro provocazioni – Le nuove sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu sono un “pesante” monito alla Corea del Nord, dato che altre provocazioni non potranno che aumentare le sue sfide diplomatiche ed economiche: le misure, spiega una nota del governo sudcoreano, “rappresentano il rinnovato impegno della comunità internazionale a non tollerare lo sviluppo nucleare e missilistico del Nord”. La risoluzione 2375, votata in risposta del test atomico del 3 settembre, è la nona con sanzioni per il Nord dal 2006, anno della prima detonazione nucleare.