Usa

“Mi sveglio ogni giorno in una casa che è stata costruita dagli schiavi….”. Si commuove Michelle Obama, e commuove tutta l’America, in uno dei passaggi più toccanti del discorso della scorsa notte alla convention in cui ha rivendicato la grandezza del suo Paese che ha permesso al primo presidente afroamericano di arrivare alla Casa Bianca ed ora permetterà alla prima donna di diventare presidente. “Questa è la storia di questo Paese, la storia che mi ha portato su questo palco questa notte, la storia di generazioni di persone che hanno sentito le sferza della frusta, la vergogna della schiavitù, la sofferenza della segregazione ma hanno continuato a crescere e sperare e fare quello che dovevano fare perché oggi io mi svegliassi ogni giorno in una casa costruita da schiavi….” ha detto tra gli applausi la prima first lady afroamericana. “E guardo le mie figlie, due belle, intelligenti giovani donne nere, che giocano con i cani sul prato della Casa Bianca e grazie ad Hillary Clinton, le mie figlie, e tutti i nostri figli, ora ritengono scontato che una donna possa diventare presidente degli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Non lasciate che nessuno vi dica dobbiamo rendere l’America grande di nuovo – è stato l’affondo finale a Donald Trump – perché questo è il più grande Paese del mondo”.

Usa. Donald Trump accetta la nomination a candidato repubblicano per la corsa alla Casa Bianca e promette: “Sarò la voce di chi non ne ha, con me il Paese tornerà sicuro. La differenza più importante tra le nostre proposte e quelle dei nostri avversari è che noi mettiamo al primo posto l’America. L’americanismo, e non il globalismo, sarà il nostro credo”. Così Donald Trump nel suo intervento di accettazione dell’investitura del partito repubblicano per la corsa alla Casa Bianca, dal palco della convention di Cleveland. Secondo il tycoon newyorkese, “finché saremo guidati da politici che non mettono l’America al primo posto, potete star certi che gli altri paesi non ci tratteranno con rispetto. Tutto questo cambierà nel 2017. Il popolo americano verrà di nuovo prima di tutto il resto”. Ricordando che la povertà sta aumentando, i redditi delle famiglie sono sempre più in calo e il deficit commerciale è ai minimi storici, Trump ha spiegato di voler rappresentare le persone ai margini della società, le “vittime di un sistema truccato”. “Ho visitato i lavoratori licenziati dalle loro industrie, e le comunità distrutte dai nostri terribili e ingiusti trattati di commercio. Questi sono gli uomini e le donne dimenticati del nostro Paese. Gente che lavora duro, che non ha voce”, ha spiegato il magnate newyorkese che ha poi promesso di mettere fine a tutti quei trattati di commercio che hanno indebolito i lavoratori americani.

Donald Trump è ufficialmente il candidato repubblicano alle presidenziali americane dell’8 novembre. Un anno fa, la designazione sembrava un’utopia, mentre politici, giornalisti e osservatori la ritenevano qualcosa di irrealizzabile. Invece, nel secondo giorno della convention nazionale a Cleveland, in Ohio, Trump è riuscito a superare il numero minimo di delegati necessari per essere il candidato del Grand Old Party e già pochi minuti dopo twittava: “E’ un grande onore”, “lavorerò molto e non vi deluderò”. Parallelamente è arrivata per acclamazione anche la nomina di Mike Pence, governatore dell’Indiana, come vice di Trump. Ora che ha avuto l’appoggio dei delegati, il newyorchese dovrà accettare giovedì la candidatura nel tradizionale discorso di chiusura della convention. Prima, sarà investito l’aspirante alla vicepresidenza, che pronuncerà anch’egli un discorso per accettare l’incarico.In un videomessaggio trasmesso da New York, dove si trovava, Trump ha esultato: “Oggi è stato un giorno molto, molto speciale, e non lo dimenticherò”.

Si apre a Cleveland, Ohio, la convention dei Repubblicani che dovrà incoronare il miliardario Donald Trump candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Rafforzate le misure di sicurezza per il timore di violente proteste. Il miliardario americano, forte del consenso ottenuto e dei risultati dei sondaggi che gli danno piu’ di una chance per la conquista della Casa Bianca. Neanche nelle ultime settimane il candidato dei repubblicani Trump ha smorzato i toni della sua campagna elettorale, approfittando dei fatti di Turchia e di Nizza, invece, ha calcato la mano sulla necessità per gli Usa di alzare le barriere e di adottare una politica estera aggressiva nei confronti dei tanti nemici che gli Usa hanno nel mondo.

La polemica a distanza tra i due va avanti da giorni. E ora Donald Trump ha tirato l’ultima stoccata al giudice della Corte suprema, Ruth Bader Ginsburg, chiedendole di dimettersi. “Il giudice Ginsburg della Corte suprema degli Stati Uniti ha imbarazzato tutti facendo una affermazione politica stupida su di me. È andata di testa – si dimetta!”, ha scritto oggi il miliardario su Twitter. Il pasticcio era iniziato lunedì, quando la giudice liberal aveva affermato in una intervista al New York Times che Trump “è un impostore”. Anzi di più. Nel corso della chiacchierata con il giornalista del quotidiano americano Ginsburg era stata ancora più dura, facendo un’uscita insolita per un giudice della Corte suprema. “Non posso immaginarmi come diventerà questo posto – Non posso immaginarmi come sarà questo Paese – con Donald Trump come presidente”. E ancora ha aggiunto: “Non è coerente. Dice qualsiasi cosa gli venga in mente. Ha veramente un ego…Come ha fatto a uscire senza alcun problema dalle richieste della sua dichiarazione dei redditi? La stampa è stata molto gentile con lui su questo punto”, ha detto. Le sue dichiarazioni non sono piaciute ai repubblicani. Lo speaker della Camera, Paul Ryan, ha detto che le frasi di Ginsburg sono “fuori luogo”. E molti altri politici conservatori si sono schierati contro le frasi del giudice. Ginsberg ha 83 anni ed è stata nominata alla Corte suprema nel 1993 dal presidente Bill Clinton. Tra gli otto giudici è considerata la voce dell’ala di sinistra e liberal, in totale disaccordo con le visioni del giudice Capo, il conservatore John Roberts.

La Copa América (Coppa America) è il campionato continentale di calcio della CONMEBOL. La storia della Coppa America di calcio ha inizio nel 1916: da allora si sono disputate 44 edizioni del torneo, ed è il principale evento calcistico del continente sudamericano, nonché la più antica competizione calcistica continentale per Nazionali. In questa edizione siamo alle fasi finali: la Seleccion ha battuto il Venezuela 4-1 con doppietta di Higuain, mentre il Cile ha sconfitto il Messico per 7-0 con quattro gol di Vargas. Le quattro squadre che disputeranno le semifinali sono quindi Argentina, Cile, Colombia e Usa.

“Non vedo l’ora di scendere in campo e fare campagna per Hillary Clinton”. Lo dice il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in un video, diffuso dallo staff della Clinton, in cui annuncia il suo endorsement per l’ex segretario di Stato candidata a succedergli alla Casa Bianca. “Non credo ci sia mai stato nessuno altrettanto qualificato per quel posto”, afferma Obama. Il presidente farà campagna al fianco di Hillary Clinton la prossima settimana in Wisconsin. E la Clinton risponde ‘onorata di averti con me’. Obama nutre sentimenti di sincera stima per la prima donna che ha ottenuto la nomination alla Casa Bianca “So quanto è difficile questo lavoro. Per questo so che Hillary lo farà bene: ha il coraggio, la comprensione e il cuore per farlo’.  Obama cita poi il lavoro di Hillary da segretario di Stato: “Ho visto la sua capacita’ di giudizio, la sua tenacia, il suo impegno per i nostri valori e la sua determinazione a dare un’opportunità a tutti gli americani’. Inizia la battaglia dei Democratici per impedire che Donald Trump possa diventare il prossimo presidente Usa.

Donald Trump raggiunge la nomination alla corsa alle presidenziali per il partito dei repubblicani. Ha infatti raggiunto il numero di delegati necessari, 1.237, per conquistare la nomination alla Casa Bianca. Quest il suo primo commento “La gente che sta dietro di me ci ha permesso di superare la soglia”. Ma lui rilancia ‘in caso di vittoria nominerò una donna o un esponente delle minoranze come vice’. Hillary Clinton agita lo spettro di una eventuale elezione del rivale, in questo spalleggiata da Obama per il quale ‘Trump presidente Usa spaventa i leader mondiali’. Questa la replica del magnate con il ciuffo ‘”se i leader mondiali sono scossi da me è una cosa buona”. Poi un riferimento all’Islam “se guardo all’Islam radicale, estremo, non sono per niente contento: dobbiamo trovare una soluzione. Obama non l’ha mai trovata, non vuole nemmeno pronunciare le parole ‘terrorismo islamico estremo’.

Elezioni Usa: é guerra dei sondaggi. Trump in testa secondo alcuni test. Del peso del sistema dei media nella politica a stelle e strisce ben sappiamo, come del condizionamento esercitato dalle lobby e dalle multinazionali. La campagna elettorale Usa é da sempre segnata dal suono dei milioni di dollari, secondo sottoscrizioni pubbliche da parte dei finanziatori. Emerge nelle ultime ore la guerra dei sondaggi, che rivestono una importanza notevole nel segnalare tendenze, temi, prese di posizione. Sino ad ora, anche a causa delle performance di Trump sul fronte della immigrazione e della lotta al terrorismo, le rilevazioni degli istituti di ricerca hanno sempre confermato il vantaggio di Hillary Clinton sullo sfidante Donald Trump. Oggi si registra una inversione di tendenza, sebbene lieve. Ebbene, il candidato repubblicano alle presidenziali americane, Donald Trump, ha superato per la prima volta nella media dei sondaggi la candidata alla nomination democratica. RealClearPolitics informa che Trump avrebbe il 43,4% contro il 43,2% di ‘Billary’ con un esiguo vantaggio dello 0,2%. Anche un sondaggio di ABC News-Washington Post attribuisce il 46% a Trump e il 44% a Hillary Clinton. Il dato su cui tutti gli analisti politici americani convergono, comunque, é quello che conferma come il divario tra i due si stia riducendo.