Su proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano il consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia il Comune di Corleone. Nei mesi scorsi diversi episodi avevano creato polemiche nella cittadina che ha dato i natali a i boss Bernardo Provenzano e Totò Riina. In particolare il caso dell’inchino nel corso di una processione religiosa davanti alla casa dove abita la moglie di Riina. I carabineri avevano avviato subito delle indagini e i primi accertamenti hanno portato a un risultato: è emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni era cugino di secondo grado della Bagarella, la moglie di Riina. Il sindaco, Lea Savona, difese il paese minacciando querele. In ogni caso lo scioglimento del Comune avviene dopo una ispezione prefettizia avviata a gennaio Allora la sindaca si era detta “tranquilla”: “L’accesso agli atti – diceva la Savona – riguarda l’appalto per la costruzione di un impianto polivalente nei pressi del campo sportivo, deciso dalla precedente amministrazione comunale. L’indagine è collegata all’arresto, avvenuto nel 2014, di un dipendente comunale, Antonio Di Marco, indicato dagli inquirenti come il nuovo capo mandamento”. Tra le altre anomalie che la commissione ha indagto anche presunte assunzioni di parenti di boss mafiosi, e manovre attorno al caseificio comunale. Il caso Corleone, tra le altre cose, era stato trattato anche in Commissione antimafia all’Ars.





