“L’ambasciatore americano a Roma ha spiegato oggi che una vittoria del No al referendum costituzionale rappresenterebbe un brusco passo indietro per l’Italia – ha scritto Gianni Cuperlo sulla sua pagina Facebook – e subito dopo ha aggiunto che tra le conseguenze il Paese perderebbe parte degli investimenti esteri possibili. Quelli destinati ad arrivare in caso di successo della riforma”. Dichiara l’esponente della minoranza dem: “Mi pare un’ingerenza grave nelle vicende interne di un alleato. Ma al netto del giudizio diverso che si può avere nei confronti della riforma e delle sue ricadute penso che sulla inopportunità di questo intervento dovrebbero convergere tutti – ha scritto Cuperlo – Che sia la Confindustria a spiegare che dal Sì o dal No dipendono non so bene quanti punti di Pil può spiacere. Ma che l’ambasciatore statunitense in Italia alluda a una possibile ritorsione finanziaria dovrebbe suggerire per primo al governo di raffreddare il clima e chiedere maggiore rispetto. In fondo Renzi ha ragione a ripetere spesso che siamo un grande Paese. Vediamo di darne prova anche nello stile”. Cuperlo nello stesso post è intervenuto anche dopo l’attacco di Luigi Di Maio al presidente del consiglio Matteo Renzi. Il vice presidente della Camera pentastellato, in un post su Facebook dedicato alle vicende referendarie, ha paragonato il premier al dittatore cileno Augusto Pinochet. “Il paragone di Luigi Di Maio tra il premier Renzi e Pinochet rappresenta – osserva Cuperlo – una deriva di linguaggio intollerabile, sbagliata e pericolosa. Di Maio è molto giovane e ha davanti a sé una carriera radiosa. Anche per questo dovrebbe riflettere (e poi riflettere, e ancora riflettere) prima di usare espressioni che non sono soltanto offensive ma profondamente irresponsabili. E il principio di responsabilità per una classe dirigente conta molto. A cominciare dalle parole”.





