Il pm Albamonte: Tangentopoli non è finita

“Tangentopoli non è finita. Purtroppo è una constatazione”. Eugenio Albamonte, pm della Procura di Roma, da aprile presidente dell’Associazione nazionale magistrati, spiega in un’intervista al Corriere della Sera che “La cronaca giudiziaria è piena di riscontri al fatto che quel periodo e quel fenomeno non si sono chiusi, ma caso mai evoluti”. “Le generalizzazioni hanno sempre un limite, ma è certo che non c’è stato un percorso da parte della politica italiana adeguato rispetto alla gravità del fenomeno e un recupero di spazi che rassicuri sul fatto che ci possano essere gli anticorpi”, argomenta Albamonte. “C’è un ritardo forte in termini culturali e di reazione. Di fronte a fatti eclatanti ci sono momenti di riscossa, con anche interventi normativi, salvo poi inabissarsi. Rispetto a Tangentopoli l’elemento nuovo è la partecipazione al sistema corruttivo delle strutture amministrative”. La corruzione dei colletti bianchi? “Esattamente. Prima riguardava prevalentemente la realtà politica. Il peso delle centrali amministrative ha fatto sì che debuttassero soggetti non provenienti da una carriera politica, ma appartenenti all’amministrazione pubblica”, sottolinea il pm. Secondo Albamonte, serve “maggiore trasparenza della pubblica amministrazione e trasparenza nei finanziamenti alla politica”. “Stiamo passando da un sistema di finanziamento pubblicoauno privato, attraverso le fondazioni, che rischiano di creare ulteriore opacità. Il finanziamento è importante in campagna elettorale ed è in questa fase che si possono instaurareiprimi contatti e tradursi, a elezioni vinte, in restituzione di favori. Deve essere la classe politica, non l’opinione pubblica e la magistratura a reagire, prima che il sistema possa degenerare. Serve anche una svolta culturale che riguarda la generalità dei cittadini”,conclude.

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