Cia su Ogm ‘sentenza politicamente significativa’

”La sentenza della Corte di giustizia europea risponde a questioni pregiudiziali che riguardano un procedimento antecedente al nuovo quadro normativo comunitario sulla coltivazione di Ogm, visto che dal 3 marzo 2016 in Italia, cosi’ come in altri 21 Stati membri dell’Unione, e’ vietata la coltivazione di mais geneticamente modificato MON 810”. Cosi’ la Cia-Agricoltori Italiani sulla sentenza emessa sul caso dell’agricoltore Giorgio Fidenato del 2014. Una novita’ all’interno del dibattito, precisa il presidente della Cia, Dino Scanavino, e’ anche il fatto che la Corte sottolinei che gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza provvisorie sulla base del solo fondamento del principio di precauzione, senza che i rischi sulla salute siano manifesti alla luce di un parere dell’Autorita’ scientifica. Secondo la Cia non si puo’ ignorare la posizione di importatore netto che l’Italia ha rispetto ad alcune produzioni che, nel resto del mondo, possono essere coltivate come Ogm, come la soia che si importa per l’alimentazione animale e che, per l’85% della produzione mondiale, e’ geneticamente modificata. ”Tutto cio’ apre degli interrogativi – osserva Scanavino – e rende urgente l’apertura di un dibattito costruttivo sul futuro di alcune produzioni agricole. Sminuire la sentenza della Corte europea e analizzarne i contenuti solo rispetto agli Ogm, vorrebbe dire continuare a concentrare l’attenzione politica su una tecnologia sempre piu’ datata e sottovalutare la spinta evolutiva della ricerca in agricoltura che sta aprendo a nuove frontiere sempre piu’ sostenibili dal punto di vista ambientale e della sicurezza alimentare come, per esempio, la cisgenetica”.

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