Migranti, Minniti: basta parlare di emergenza. Concetto populista

Sul difficile terreno degli arrivi dei migranti qualcosa si inizia a muovere sia nella lotta ai potenti trafficanti di esseri umani, sia in tema di integrazione ma occorre iniziare a “cancellare” la parola “emergenza” perchè “l’emergenza è un approccio populista, mentre riformisti e democratici affrontano il problema con una visione”. A dirlo è il ministro dell’Interno, Marco Minniti in una intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del settimanale “Famiglia Cristiana” nella quale precisa che come ministro deve però “preoccuparsi anche della paura della gente. Paura che va compresa per liberare la popolazione da questa gabbia, mentre i populismi spingono per tornare la gente prigioniera di questo sentimento”. Alla rivista cattolica, il responsabile del Viminale è tornato poi a ribadire che “la salvezza della vita umana è un principio assolutamente imprescindibile” per l’esecutivo e che, quindi, “noi abbiamo accolto, stiamo accogliendo e continueremo ad accogliere, cercando però di governare il fenomeno e non di inseguirlo”. Roma, 27 set. (askanews) – Capisaldi della politica dell’esecutivo continueranno, quindi, ad essere l’assistenza e l’aiuto ai paesi africani e al processo di pacificazione in Libia, la lotta ai traffici di esseri umani che hanno acquisito negli anni sempre più forza. “Di fronte – afferma Minniti – abbiamo un nemico potente, in grado di governare le rotte persino da Dacca, passando dal deserto fino al Mediterraneo”. Il traffico di esseri umani, sottolinea ancora il ministro, “è un’industria dannata, eppure – ammette – è l’unica che, in paesi come la Libia, ha funzionato e dato reddito alla popolazione. Non a caso il 97% del traffico di esseri umani passa da lì”. Rivendicando i successi ottenuti dalla politica italiana in quel paese, testimoniati anche dal crollo del numero di sbarchi sulle nostre coste, Minniti si è detto, però, consapevole che le condizioni di vita nei centri di raccolta di migranti in Libia “non rispettano gli standard. Per noi è un imperativo categorico affrontare il tema delle condizioni di vita e del rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza in Libia”. Infine, il punto di caduta del lavoro svolto dal suo arrivo al Viminale. “I nostri due capisaldi saranno i corridoi umanitari, ma solo per chi fugge da guerre e carestie, non per chi vuole migliorare la propria vita, e i flussi”.

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