“Noi siamo un popolo rassegnato, nel nostro dialetto non esiste il tempo futuro”. Lo ha detto Nello Musumeci, neopresidente della Regione Siciliana, concludendo a Ragusa la sua prima intervista pubblica, con Panorama: ”Noi non abbiamo la coniugazione al futuro. Per dire: ‘domani andrò a Catania’, noi diciamo: ‘domani sugno o vaio a Catania’, al tempo presente. Ci è stato impedito di progettare, ci hanno fatto diventare rassegnati a vivere nell’aridità del pane quotidiano e questo per migliaia di anni si è trasferito di padre in figlio”. Ma come fare allora, la ”buttanissima Sicilia” della provocazione letteraria a diventare ”bellissima”, come nello slogan elettorale di Musumeci? ”Intanto le due cose non sono in contraddizione”, ha risposto scherzando, ”ma in realtà bellissima fuori lo è già, deve diventarlo dentro. Era già chiaro nell’auspicio di Paolo Borsellino alla vedova Schifani, quando le disse di non andare via, ‘un giorno vedrai che la Sicilia diventerà bellissima’, e dieci giorni dopo fu ucciso. Si riferiva a una bellezza interiore, una donna può essere bella fuori e acida dentro, o il contrario… ma vi debbo dire che l’obiettivo della politica dev’essere farla diventare bella dentro, attraverso un processo di conversione culturale che deve coinvolgere tutti noi siciliani, nessuno si tiri indietro, siamo tutti responsabili, e dobbiamo sentirci tutti protagonisti. Torno all’esortazione iniziale, tutti siano protagonisti di questa nuova fase. La Sicilia si gioca tutto in questi 5 anni. O sprofondiamo del tutto o comincia la ripresa, lenta ma inesorabile, che ci occorre. Io ce la metto tutta ma ho bisogno di ciascuno di voi”.





