Politiche, arrmeni al voto, test dopo riforma costituzionale

Gli armeni hanno cominciato oggi a recarsi alle urne per votare in elezioni politiche considerate cruciali, perché sono le prime dall’adozione delle riforme costituzionali volte a trasformare il paese ex sovietico in una repubblica parlamentare. Il voto è visto dall’Occidente come un test democratico chiave per il piccolo paese di 2,9 milioni di abitanti che non ha una storia di alternanza politica attraverso il voto. Tuttavia la campagna elettorale è stata già oggetto di denunce da parte dell’opposizione, la quale ritiene che il governo abbia preparato brogli massicci. Prima del voto la delegazione dell’Unione europea in Armenia e l’Ambasciata Usa hanno emesso un comunicato congiunto nel quale hanno detto di essere “preoccupati dalle accuse d’intimidazione degli elettori, dai tentativi di comprare voti e dall’uso sistematico di risorse amministrative per aiutare alcuni partiti in competizione”. Ci sono anche timori di violenze, dopo che 10 persone sono state uccise nel 2008 i scontri tra la polizia e i sostenitori dell’opposizione dopo l’elezione del presidente filorusso Serzh Sarkisian. Questa volta il paese punta a tenere un voto esemplare per eleggere “un parlamento che abbia la fiducia della società”, ha detto il presidente in un’intervista a marzo. “Abbiamo fatto enormi sforzi perché il voto non abbia ombre”, ha continuato. Le elezioni vengono dopo la riforma costituzionale voluta da Sarkisian nel 2015 che, secondo i suoi oppositori, è stata disegnata per mantenere al potere il suo Partito repubblicano. Il referendum che l’ha poi approvata è stato occasione di proteste di piazza. Gli emendamenti prevedono che il paese passi da una forma presidenziale di governo a una parlamentare allo scadere del secondo e ultimo mandato di Sarkisian, nel 2018. Il presidente, 62 anni, è al timone del paese dal 2008. I suoi detrattori ritengono che, altro che afflato democratico, lo scopo sia quello di continuare a esercitare il potere anche dopo che si sarà dimesso. “Gli emendamenti perpetueranno il regno di Sarkisian e del suo Partito repubblicano”, ha accusato Aram Manukyan, parlamentare del Congresso nazionale armeno, formazione di opposizione. Sarkisian ha negato recisamente l’accusa e ha sostenuto che la riforma è “parte del processo di democratizzazione”, assicurando che darà potere anche all’opposizione. Comunque il presidente ha affermato che, dopo che avrà finito il suo incarico, rimarrà “attivo” e ha fatto capire che farà il leader del Partito repubblicano, che è al potere da un ventennio. Il voto odierno, secondo gli analisti, è dominato dal duro confronto tra il partito di maggioranza e quelli di opposizione guidati da Gagik Tsarukian, un ex campione di braccio di ferro divenuto uno dei più ricchi uomini d’affari del paese. Entrambi i partiti hanno promesso lavoro, salari, pensioni, in un paese nel quale il 30 per cento vive al di sotto dei livelli di povertà. Tsurukian, accusando il Partito repubblicano di corruzione endemica e di malgoverno, ha costruito la sua campagna promettendo un taglio alle tariffe del gas e dell’elettricità e sull’aumento dei salari e delle pensioni. Il voto è iniziato stamani alle 6 italiane e continuera’ fino alle 18. A monitorarlo gli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

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