Mafia: Maxi operazione, ‘Patto mafioso’ per spartizione commercio pesce

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Gico di Roma, nell’ambito della maxi operazione antimafia, hanno chiarito l’esistenza di un vero e proprio accordo di spartizione territoriale per il commercio di prodotti ittici in tutta la Sicilia, con mire espansionistiche anche sui mercati romano, milanese e tedesco, nonché hanno dimostrato come il clan abbia utilizzato le società ittiche per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminali del sodalizio mafioso. Il ”patto mafioso” sul commercio di pesce, peraltro, consentiva al Salvatore Rinzivillo di ”infiltrarsi” nel mercato di settore per mezzo di imprese mafiose da lui controllate, riferibili ai gelesi Carmelo e Angelo Giannone, padre e figlio. Ancora, Salvatore Rinzivillo, prendeva contatti con esponenti mafiosi di Mazara del Vallo (costringendo taluni imprenditori locali a fornire il pesce a credito piuttosto che a fronte di pagamento in contante all’atto della consegna), con importanti pregiudicati messinesi e perfino con un boss italo-americano del calibro di Lorenzo De Vardo, di stanza a New York, anche per l’avvio di importanti iniziative economico-commerciali, soggetto noto sin dai tempi del maxi processo di Palermo, quale appartenente alla ”famiglia mafiosa Bonanno – fazione Catalano di Cosa Nostra”. Le indagini della Dda di Caltanissetta hanno riscontrato significativi rapporti di Rinzivillo con clan mafiosi catanesi: appartenenti alla famiglia calatina di Francesco La Rocca, storico capomafia di San Michele di Ganzaria; appartenenti al clan dei “Carcagnusi” (Mazzei), sodalizio criminale catanese con interessi anche nella Capitale e, per esso, indirettamente, con Sergio Giovanni Gandolfo detenuto all’estero. A tale ultimo proposito, l’atteggiamento di Rinzivillo nei confronti dei “Carcagnusi”, dapprima conflittuale, e’ cambiato al punto che, nel febbraio del 2016, si e’ attivava per affidare la tutela legale di Galdolfo all’avvocato del foro di Roma (arrestato oggi) Giandomenico D’Ambra facendo da tramite tra quest’ultimo ed i familiari del primo.

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