Diventa un caso il Sì dell’ambasciata Usa al referendum costituzionale. L’ambasciatore americano John Phillips ha dichiarato: “La vittoria del No sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”. Phillips è intervenuto a un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all’Istituto di studi americani. “Quello che serve all’Italia – ha detto – è la stabilità e le riforme assicurano stabilità, per questo il referendum apre una speranza. Molti Ceo di grandi imprese Usa guardano con grande interesse al referendum. La vittoria del Sì sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il No sarebbe un passo indietro”. Sulla stessa linea l’agenzia Fitch per la quale l’Italia si giocherebbe il rating in caso di vittoria del No. L’intervento diplomatico Usa ha innescato una serie di reazioni. Per l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani: “Le parole dell’ambasciatore americano sono cose da non credere”. Matteo Salvini, segretario della Lega ha dichiarato: “Il signor ambasciatore si faccia gli affari suoi e non interferisca nelle nostre vicende”. Per Renato Brunetta, capogruppo Fi alla Camera si tratta di una “ingerenza inaccettabile, corregga il tiro”. Ha aggiunto Brunetta: “Mattarella e Renzi devono intervenire”. “Renzi dimostri di non essere un inutile fantoccio e pretenda le scuse immediate e formali da parte degli Usa”, ha affermato Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha provato a smussare i toni: “Si tratta solo di un consiglio di un paese amico, un tratto di riflessione da non mettere al centro della discussione”, Il caso scoppia a pochi giorni dalla cena di Stato offerta alla casa Bianca dal presidente Usa Barack Obama al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che si terrà il 18 ottobre.





