Ferla (Dia), la mafia scoraggia investitori stranieri

“La presenza della criminalità organizzata nel nostro paese costituisce una minaccia notevole: usura, corruzione, estorsioni, per non parlare dei reati societari, quali l’evasione fiscale. Recentemente l’Istat ha stimato in 15 miliardi di euro il valore costituito dalla cosiddetta ‘economia illegale’, che rappresenta poco più dell’1% del Pil italiano”. Lo ha detto il generale Nunzio Antonio Ferla, capo della Direzione investigativa antimafia a Voci del Mattino, Radio1 Rai. Ed ha continuato: “Ma altri organismi di ricerca hanno evidenziato quanto la pervasività delle infiltrazioni criminali scoraggi molti potenziali investitori esteri. Il rapporto della Banca Mondiale, ad esempio, ha ipotizzato che se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area euro, il flusso di investimenti dall’estero nel nostro Paese fra il 2006 e il 2012, sarebbe stato di 16 miliardi di euro”. Ferla ha spiegato: “Il condizionamento delle attività economiche da parte della criminalità organizzata si estende alla cosiddetta ‘zona grigia’, cioè il luogo nel quale lecito e illecito si incontrano e si fondono”. Un sistema che si crea con “l’insieme di legami forti e tradizionali tra gli stessi membri dell’organizzazione, improntati a lealtà e senso di appartenenza”, e di “legami per così dire ‘flessibili’, cioè aperti al mondo delle istituzioni, dell’imprenditoria, delle banche”. Ha continuato il capo della Dia: “In questo modo si garantiscono un ampio ed eterogeneo serbatoio di risorse cui attingere: è l’esportazione del metodo mafioso, che ha visto un incremento delle persone denunciate proprio per essersi avvalse di questo sistema”.

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