La Georgia al voto, test per la democrazia guardando a Ue e Nato

Tre milioni e mezzo di georgiani votano oggi per eleggere i 150 deputati del Parlamento dopo una campagna elettorale serena – a differenza delle precedenti tornate – fino alla settimana scorsa, quando un candidato del Movimento Nazione Unita (Unm) dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, è sopravvissuto a un attentato. Ma archiviato l’attacco, definito un “sabotaggio dello stato” dall’attuale premier Giorgi Kvirikashvili, la Georgia va al voto al voto sulla scia di un quadriennio di insperata stabilità politica dopo 25 anni di crisi istituzionali. Le elezioni sono, per molti analisti, un test per la democrazia georgiana e una possibile ripresa dello slancio verso Nato e Ue. La Nato in particolare non vuole abbandonare la Georgia per dimostrare alla Russia di non avere il veto sul suo allargamento a Est. Nello stesso tempo Mosca continua la sua “guerra ibrida” sostenendo in maniera meno evidente del passato le repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia. Secondo i sondaggi sui 25 partiti che hanno presentato le liste elettorali, i due principali contendenti saranno i due gruppi centristi, rappresentanti dall’Unm e dal partito di governo, “Sogno georgiano” (Sg). Le due formazioni sono date testa a testa nei sondaggi, in cui il 49% degli elettori si dichiara indeciso, e hanno identiche chance di formare un esecutivo, scrive il Washington Post. Il sistema elettorale in Georgia prevede che 73 deputati vengano eletti con sistema maggioritario (con il 50% dei voti del collegio) e i restanti 77 seggi con sistema proporzionale tra le liste che hanno superato la soglia del 5%.

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