25 aprile

“Carissimo Di Maio non ci venire tu a fare una lezione di antifascismo. Non venire a farla a noi che siamo figli e nipoti di chi e’ stato deportato, torturato, stuprato, gasato e bruciato”. Cosí in un post su Facebook Emanuele Fiano replica alle parole di Luigi Di Maio sul 25 aprile scritte su Fb. “Non ci venire a spiegare come si difende la democrazia – continua Fiano – tu che fai parte di un movimento che non ammette il dissenso, che espelle chi pensa, che non elegge i suoi vertici, che non ha organi di garanzia, che ha un proprietario che calpesta la democrazia popolare e poi dice fidatevi di me, che non conosce congressi o assemblee o organi direttivi dove si possa alzare la mano e dire ‘io sono in dissenso’ o primarie dove le scelte popolari siano legge per tutti”. E continua: “Se vuoi governare prova a vincere e lascia riposare i partigiani in pace, che loro conoscevano bene la differenza tra difendere la Democrazia e usarla a proprio piacimento. Tenetevi la vostra democrazia del Blog Supremo. Noi ci teniamo il 25 Aprile. Voi siete la nuova destra postfascista ma non ci fate paura”. Queste le parole di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “Coraggio! Liberiamoci dall’ipocrisia. Questa è l’ultima festa della Liberazione che celebreremo sotto un Governo dei partiti. Il prossimo 25 aprile avremo già votato per le elezioni politiche e ci saremo sbarazzati del partito unico dell’ipocrisia”. Aveva continuato il deputato: “Presidenti di Camere che vanno in giro a celebrare l’anniversario della Liberazione e poi calpestano i regolamenti parlamentari per trasferire con la ghigliottina in una notte, 7 miliardi di euro alle banche. Ministri e Presidenti del Consiglio che si riempiono la bocca con la Costituzione, quando non più tardi di un mese fa la volevano fare a pezzi con una indegna riforma bocciata dagli italiani. Parlamentari e dirigenti che si fanno i selfie con i partigiani, quando fino a qualche mese fa attaccavano la loro associazione – l’Anpi – rea di sostenere il NO al referendum”.

Ricordare la Resistenza con una partecipazione convinta, senza odio né rancore. È il messaggio che ha lanciato ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal teatro comunale di Carpi, dove ha celebrato il 25 aprile e ricordato le storie di tante famiglie italiane che hanno combattuto per l’Italia libera. Un lungo applauso ha accolto anche il capo dello Stato quando ha ricordato la Brigata ebraica, che ha lottato per la Liberazione al fianco dei partigiani. “Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà – ha detto Mattarella – A questi caduti rivolgiamo un pensiero riconoscente. Tra questi non possiamo dimenticare i 5000 volontari della Brigata ebraica, italiani e non, giunti dalla Palestina per combattere con il loro vessillo in Toscana e in Emilia-Romagna”.
Le parole di Mattarella a molti sono sembrate anche un tentativo di sanare le divisioni tra l’Associazione nazionale partigiani e la Comunità ebraica che anche quest’anno a Roma sono state al centro delle celebrazioni. Nella Capitale, come era stato anticipato, Anpi e Comunità ebraica hanno celebrato la Festa di Liberazione in due manifestazioni separate. La Comunità ebraica, come accaduto lo scorso anno, non ha partecipato al corteo dell’Anpi e ha organizzato un suo evento perché contraria alla presenza di associazioni e militanti filo palestinesi alla manifestazione degli ex partigiani. “L’ausilio per il prossimo anno è di tornare a manifestare tutti assieme – ha detto la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello – celebrando gli stessi valori che tengono unito il nostro Paese”.

“Nella prima parte della Carta Costituzionale sono sanciti principi che sono ancora una straordinaria e pura fonte di ispirazione: lavoro, giustizia, uguaglianza, libertà, rispetto. Sono principi che contengono una bellezza e una forza alla quale dobbiamo sempre riferirci, alla quale dobbiamo tornare tutte le volte che dobbiamo compiere delle scelte”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso dal palco in piazza Duomo, nelle celebrazioni del 25 aprile. “Tra i principi fondamentali della nostra Costituzione – ha detto – c’è scritto che chi nel suo Paese non gode delle libertà democratiche ha diritto di asilo in Italia. L’amore per la libertà che avevano i Costituenti, avendo provato cosa significava vivere sotto una dittatura, e il riconoscimento dell’importanza della dignità umana li spinse a prendere un impegno per tutti noi: quello di accogliere chi fugge da guerre e dittature. Su questi principi non esistono confini. E’ una lezione che dobbiamo tenere a mente soprattutto nei momenti difficili, come quello attuale, in cui siamo chiamati ad onorare quell’impegno. Non possiamo negare di aver vissuto momenti di grande sconforto, momenti nei quali era forse legittimo dubitare della nostra capacità di tener fede alle speranze e alle ambizioni iscritte nella Costituzione. Nel corso dei decenni il popolo italiano ha dimostrato di saperla amare e difendere. Abbiamo continuato a camminare. Lo abbiamo fatto insieme, anche quando sembrava molto difficile, anche quando, almeno ad uno sguardo superficiale, le ragioni che ci dividevano sembravano più forti di quelle che ci tennero uniti: ogni volta che la nostra comunità è stata minacciata nel profondo abbiamo saputo riscoprire le nostre radici, ben salde nei valori e nei principi che hanno ispirato la Resistenza. La nostra Costituzione è una realtà, ma in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno da completare. Quanto lavoro ancora avranno da compiere le istituzioni! Quanto lavoro dovremo compiere tutti, tutti noi. E bisogna metterci dentro l’etica, l’impegno, la responsabilità, la volontà di realizzare questi programmi, questi ideali. Per questo una delle maggiori offese che si può fare oggi, in una ricorrenza come questa, è l’antipolitica, o ancora peggio l’indifferenza alla politica. Fa male sentire dire soprattutto a tanti giovani: “La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica, è così bello, è così comodo: la libertà c’è”. Attenzione, però, la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di soffocamento, di angoscia, di dolore, che le precedenti generazioni hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a tutti di non sentire mai più. Ma bisogna contribuire a creare le condizioni perché ciò non avvenga, ricordando che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, dando il proprio contributo alla vita politica, attraverso la partecipazione e la solidarietà. Stiamo tutti insieme sulla stessa barca, se affonda affondiamo tutti. Anche oggi ci sono tanti problemi: il lavoro, la corruzione, l’illegalità diffusa, l’impossibilità per molti dei nostri ragazzi di realizzare qui i propri sogni. Il partigiano Carlo Azeglio Ciampi amava ripetere ai giovani che “l’Italia sarà ciò che voi saprete essere. Sta a voi far diventare questa nostra Patria più forte e più bella, quella Patria per la quale tanti dei miei compagni di gioventù hanno dato la vita. Nutrite speranze e progetti. Date libera espressione a quanto di nobile, di generoso, anima le vostre menti, i vostri cuori. Soprattutto, abbiate sempre dignità di voi stessi”. Mi sembrano le migliori parole per poter augurare a tutti noi di trovare sempre il coraggio di fare le scelte giuste. Ma quanto sangue e quanto dolore per arrivare alla liberazione dal nazifascismo, a questa Repubblica democratica! Voliamo indietro col pensiero: quanti partigiani caduti nelle montagne combattendo, quanti di loro e quanti civili imprigionati nelle carceri, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti per le strade di Milano, lo ricordo ancora, città medaglia d’oro della Resistenza. Ricordatelo, sempre, ciascuno di loro ha sofferto e sacrificato la vita affinché noi oggi potessimo godere della libertà e dei diritti riconosciuti, conquistati con la Costituzione, che si erge a testimone di tante sofferenze di vivi e della memoria di centinaia di migliaia di morti. Viva Milano, Viva i partigiani, Viva l’Italia!”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi si è recato all’Altare della Patria per prendere parte alle celebrazioni del 25 aprile. Dopo gli onori con l’esecuzione dell’inno nazionale, il capo dello Stato ha passato in rassegna il picchetto d’onore formato da militari di esercito, marina, aeronautica e carabinieri assieme al ministro della Difesa, Roberta Pinotti e successivamente ha deposto una corona di alloro al milite ignoto all’Altare della Patria. Presenti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso e il vice presidente della Camera Roberto Giachetti. Mattarella si e’poi soffermato per qualche minuto in raccoglimento. Il capo dello Stato lascera’ Roma per recarsi a Carpi dove prendera’ parte alle celebrazioni per il 72mo anniversario della Liberazione. (Immagine: @LaStampa.it)

Domani, martedi’ 25 aprile, a partire dalle 10, Rai Gr Parlamento proporra’ una lunga diretta dedicata alla percezione della Festa della Liberazione da parte del Paese. Come vive l’Italia questo giorno speciale? E come guardano a questo giorno le nuove generazioni? Sono le domande che faranno da filo conduttore al programma. Si racconteranno anche le iniziative di Carpi e Fossoli, che vedono la presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, e di Sant’Anna di Stazzema, con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Parteciperanno Carlo Albertazzi e Paola Severini, i partigiani Natalino Paone, Gilberto Malvestuto, Tina Costa; uno speaker adolescente di Radio Immaginaria, il direttore di QN Andrea Cangini, il professor Giovanni Sabbatucci, il procuratore Generale Militare Marco De Paolis, il sindaco di Barletta Pasquale Cascella, il Direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera, Emanuele Macaluso, il professor Maurizio Fiasco.