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Carlo Ancelotti allenerà il Napoli. Le trattative, a cui partecipa lo stesso tecnico con il suo staff e i dirigenti della squadra partenopea, sono ancora in corso, anche se l’accordo sembra chiuso e l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare il primo giugno.
Ancelotti prende il posto di Maurizio Sarri. L’ex tecnico del Bayern Monaco firma un biennale, con opzione per il terzo anno, intorno ai 6,5 milioni l’anno. La notizi è arrivata da Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport Stadio, uno dei primi ad annunciare la chiusura dell’accordo.

Applausi, bandiere, fumogeni e il coro ‘Emiliano passaci la sedia’ hanno accolto il feretro di Emiliano Mondonico nella chiesa di Rivolta d’Adda, dove riceverà l’ultimo saluto. Nella folla di migliaia di persone c’era anche un paio di tifosi con una sedia brandita in aria (un’altra da cucina è stata esposta a una finestra in un palazzo davanti alla chiesa), in ricordo della celebre protesta contro l’arbitro nella finale di coppa Uefa del ’92 tra Torino e Ajax, una delle immagini icona della carriera dell’allenatore. Il feretro è giunto in chiesa a bordo dell’auto funebre, con attaccate decine di sciarpe di squadre di calcio, accompagnato dai famigliari, attraverso due ali di folla composte di tifosi, amici e appassionati, con bandiere, striscioni e i fumogeni accesi dagli ultrà dell’Atalanta, in rispettoso silenzio lungo il centinaio di metri di strada dalla casa di Mondonico, che in questo paese di circa ottomila abitanti era nato 71 anni fa. Fra i personaggi del mondo del calcio che partecipano al funerale dell’allenatore, morto giovedì dopo sette anni di battaglie contro un tumore all’addome, ci sono anche il presidente del Torino, Urbano Cairo, il club manager della Fiorentina, Giancarlo Antognoni, e diversi ex calciatori, come Filippo Inzaghi, Paolo Pulici, Gianluigi Lentini e Angelo Carbone. Nella chiesa di Santa Maria e San Sigismondo, nella piazza centrale di Rivolta d’Adda, ha trovato posto solo una parte delle persone accorse, e una folla ascolta il rito dall’esterno grazie ad alcuni altoparlanti.

Lo scorso 4 marzo, in Sampdoria-Pescara, ha festeggiato le mille panchine in carriera. E ora brinda al suo 70esimo compleanno. Il grande giorno di Zdenek Zeman e’ arrivato. Nonostante siano gia’ tantissimi i messaggi di auguri ricevuti, l’allenatore del Pescara non si scompone. “E’ un traguardo, non so quanto sia importante – ha detto il boemo al quotidiano ‘Il Centro’ – comunque non me li sento ed e’ questo l’aspetto positivo. Vorrei allenare ancora per tanti anni. Cosa desidero? La salute. Mi auguro di gioire anche per l’ottantesimo compleanno, pero’ non si sa mai”. Zeman nasce a Praga il 12 maggio 1947 e all’eta’ di 22 anni si trasferisce a Palermo, ospite dello zio materno, Cestmír Vycpálek, ex centrocampista della Nazionale cecoslovacca, della Juventus (che ha anche allenato), del Palermo e del Parma. In Sicilia Zeman conosce Chiara, che in seguito diventa sua moglie. Dall’unione nascono Karel (allenatore della Reggina) e Andrea. La famiglia e’ centrale nel suo mondo. “Credo molto in questo valore che purtroppo ha perso importanza nella societa’ e anche nel calcio. Ad esempio, non e’ giusto far giocare le partite a Natale, che e’ una festa da trascorrere con i parenti”. Allenatore simbolo del calcio offensivo, Zeman diventa famoso a Foggia all’inizio degli anni 90. Grazie al suo gioco spettacolare emergono talenti come Rambaudi, Signori e Baiano. Dopo la promozione in serie A, i rossoneri centrano tre salvezze di fila sfiorando la Coppa Uefa (due volte nono posto, una undicesimo). Dal 1994 al 1996 il boemo e’ al timone della Lazio (un secondo e un terzo posto), dal 1997 al 1999 alla Roma (quarto e quinto posto). In quella squadra c’e’ un giovane, Francesco Totti, con il quale Zeman stabilisce un rapporto speciale, tant’e’ che i due si sentono ancora. Zeman, destinato a passare alla storia anche come il ‘paladino’ del calcio pulito, avendo denunciato l’abuso di farmaci e ‘ispirato’ l’azione giudiziaria del pm Guarinello che porto’ al processo per doping alla Juventus, torna alla ribalta del calcio in Italia nel 2012, quando conduce in A il Pescara arrivando primo in classifica con 83 punti e 90 reti realizzate in 42 gare. Uno spettacolo puro all’insegna del 4-3-3, da sempre marchio di fabbrica del boemo, che esalta le qualita’ del trio Verratti-Immobile-Insigne. Il tecnico biancazzurro ha guidato anche Licata, Parma, Messina, Lazio, Roma, Fenerbahçe, Napoli, Salernitana, Avellino, Lecce, Brescia, Stella Rossa, Cagliari e Lugano. Lo scorso febbraio e’ tornato al Pescara prendendo il posto di Oddo senza riuscire nell’impresa di salvare gli abruzzesi che sono gia’ retrocessi in B. Ora Zeman avra’ il compito di riportare entusiasmo in riva all’Adriatico. “Spero che i tifosi pescaresi tornino presto a divertirsi e ad apprezzare un calcio propositivo. Bisogna lavorare duramente, ma faro’ di tutto per raggiungere l’obiettivo”.