Ambrosetti

“La crisi e’ alle spalle ma non per tutto il Paese”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a margine del seminario Ambrosetti di Cernobbio. “Ci sono persone che non vedono ancora ricadute positive – spiega – il compito della politica e’ di redistribuire i dividendi positivi di questa fase”.

Serve “un’operazione un po’ più choc, far assumere giovani in tempi brevi”. A ribadirlo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, arrivando al 43esimo Forum Ambrosetti. “E’ condivisibile – ha detto Boccia – loro hanno una idea di rendere la situazione un po’ più strutturale per i giovani. Noi esprimiamo un’altra idea, una operazione un po’ più choc, far assumere giovani in tempi brevi data la situazione anche della disoccupazione giovanile nel Paese e in alcune zone in particolare. Sono due punti di vista, rispettiamo il primato della politica ma la nostra idea è un po’ diversa”.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha detto che “non vincerà la politica dell’insulto, della negazione della scienza e derisione delle competenze”. È un passaggio del suo intervento al workshop Ambrosetti. “Non mi sta bene il turnover accelerato dei nostri governi, ma no va confuso con un’instabilità di fondo che non c’è. Noi non abbiamo riservato brutte sorprese ai nostri alleati e agli investitori che hanno scommesso sull’Italia e non le riserveremo anche in futuro” ha assicurato. “L’Italia – ha proseguito il premier parlando di stabilità di governo – non è la pecora nera in un contesto di maggioranze tranquille. Le sei maggiori economie europee hanno maggioranze fragili dalle quali abbiamo poco da invidiare”. “Senz’altro l’Italia ha pagato un prezzo per l’instabilità dei suoi governi, ma non la si deve confondere con l’instabilità delle grandi scelte del nostro Paese in politica economica, estera, di atteggiamento della nostra economia” che non c’è mai stata, visto che “è difficile trovare un Paese nei fondamentali più stabile dell’Italia” ha concluso Gentiloni.

Sono tre le “parole chiave” che, secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, possono dare all’Italia un futuro migliore: “stabilita’ politica, riforme economiche e tanta fiducia. Perche’ la fiducia e’ un ingrediente indispensabile, e’ il lievito che serve per far crescere l’economia e creare nuova occupazione”. “Chiediamo al Governo  che si sta muovendo nella direzione di una politica fiscale distensiva e che ha riaperto il dialogo con le parti sociali – cosa che apprezziamo – di dare al Paese una diversa e migliore prospettiva”, ha detto Sangalli durante il suo intervento di apertura del forum ‘I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000’, organizzato da Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti, a Cernobbio.

L’ottimismo della volontà del premier Matteo Renzi non accenna a scemare. La sua narrazione, al di là di qualche dato, é incoraggiante ed ottimistica. “Il 2016 si chiuderà meglio del 2015 che si è chiuso meglio del 2014, del 2013 e del 2012, questo è un risultato inoppugnabile”, ha aggiunto il premier,  sottolineando: “Siamo andati meglio ma non ho bisogno di un sondaggio per dire che questo meglio non basta”. “Non siamo nel gruppo di testa”, ha detto Renzi rilevando: “Abbiamo recuperato il gruppo ma c’è ancora molto da fare”. Il premier ha toccato anche il tema del referendum costituzionale, affermando che se “vince il no, non c’è l’invasione delle cavallette, non c’è la fine del mondo: resta tutto così”.  “Se vince il sì, come credo, l’Italia sarà un Paese più facile”. Renzi ha ammesso che sulla consultazione “c’è stato un eccesso di toni per responsabilità diverse, anche mie”