Angelus

“Andare in missione non e’ fare turismo”, lo ha detto oggi il Papa all’Angelus. “Gesu’ – ha ricordato Francesco – dopo aver chiamato e inviato in missione i suoi discepoli, li istruisce e li prepara ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare”. Così li esorta: “Non abbiate paura degli uomini, poiche’ nulla vi e’ di nascosto che non sara’ svelato. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”.Ha continuato il Pontefice: i discepoli “devono mettere in conto sia la possibilita’ del rifiuto, sia quella della persecuzione. Questo spaventa un po’ ma è la verità”. Ed ha sottolineato: “Non dimenticate questa parola, mai. Non abbiate paura”.

“Cari fratelli e sorelle, buon anno! E l’anno sarà buono nella misura in cui ognuno di noi, con l’aiuto di Dio, cercherà di fare il bene giorno per giorno. Così si costruisce la pace, dicendo ”no” – con i fatti – all’odio e alla violenza e ”sì” alla fraternità e alla riconciliazione. 50 anni or sono, il beato Papa Paolo VI iniziò a celebrare in questa data la Giornata Mondiale della Pace, per rafforzare l’impegno comune di costruire un mondo pacifico e fraterno. Nel messaggio di quest’anno ho proposto di assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace” Lo ha detto il Papa all’Angelus, celebrato di fronte a circa 50mila fedeli.

“Non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se è estranea o magari ostile”. Sono alcuni dei passaggi del messaggio di Papa Francesco lanciato oggi nell’Angelus partendo dalla parabola evangelica del “Buon Samaritano”. Francesco ha detto che “anche noi dobbiamo porci una domanda”. Dobbiamo chiederci: “Chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?” E quindi riflettere sul prossimo. Perché un giorno il Signore potrà dirci: “Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Quel migrante che volevano cacciare via ero io. Quel nonno abbandonato ero io. Quel malato che nessuno andava a trovare in ospedale ero io”. Ha detto il Pontefice: “Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia”.