Antonio Ingroia

“E’ sempre la stessa vicenda che si ripete, con la quale vengo aggredito mediaticamente”. Cosi’ l’ex pm Antonio Ingroia, indagato per una duplice ipotesi di peculato, in merito al provvedimento di sequestro di beni disposto dalla Procura di Palermo nei suoi confronti, per l’attivita’ svolta quando ricopriva l’incarico di Amministratore unico della societa’ Sicilia e-Servizi. “Ho applicato sempre la legge – sottolinea Ingroia -, ho cacciato i corrotti ed i corruttori mettendoli alla porta della societa’ che era stata saccheggiata, ho denunciato fatti gravissimi e ruberie per centinaia di milioni di euro ma il paradosso e’ che mi ritrovo indagato, addirittura con un provvedimento di sequestro che ritengo totalmente ingiusto e immotivato, per alcune decine di migliaia di euro che mi vengono contestate e che spieghero’ nelle sedi opportune”. “Non sono abituato a fare vittimismo giudiziario o dietrologia. Certo, tutto si puo’ dire tranne che io abbia avuto un trattamento di favore”, aggiunge Ingroia, che si dice sorpreso e stupito: “Noto una singolare tempistica, siamo alla vigilia della sentenza sul processo Trattativa ‘Stato – mafia’. E’ noto che sono stato il pm ‘padre’, in un certo senso, di quella indagine. E certamente non fa bene, anche all’immagine di quell’indagine e di quel processo, che il pm, che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati, si ritrovi alla vigilia di quella sentenza con un provvediemnto cautelare sul capo. Non e’ un caso che abbiano festeggiato tutti gli imputati di quel processo e gli sponsor di quegli imputati di quel processo. Tanti sponsor in ambienti politici, istituzionali, giornalistici”.

Su delega della Procura i finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo hanno sequestrato oltre 150.000 euro all’ex pm Antonio Ingroia e a Antonio Chisari, all’epoca dei fatti, rispettivamente, amministratore unico e revisore contabile della società partecipata regionale Sicilia e Servizi spa (oggi Sicilia Digitale spa). Entrambi sono indagati per una duplice ipotesi di peculato. Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale del capoluogo su richiesta della locale Procura. Le contestazioni mosse agli indagati traggono origine dalla natura riconosciuta alla Sicilia e-Servizi spa di società in house della Regione e dalla conseguente qualifica di incaricato di pubblico servizio rivestita da entrambi. Ingroia, in particolare, dapprima liquidatore della società (dal 23 settembre 2013), è stato successivamente nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci (carica che ha ricoperto dall’8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018). “Le indagini hanno consentito di accertare che il 3 luglio 2014 – spiegano le Fiamme gialle – Ingroia si è autoliquidato circa 117.000 euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore, in aggiunta al compenso omnicomprensivo che gli era stato riconosciuto dall’assemblea, per un importo di 50.000 euro”. L’auto-liquidazione del compenso ha determinato un abbattimento dell’utile di esercizio del 2013 da 150.000 euro a 33.000 euro.
“La violazione della normativa nazionale e regionale in materia di riconoscimento delle indennità premiali ai manager delle società partecipate da Pubbliche Amministrazioni – dicono ancora dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo – è stata avallata dal revisore contabile, Chisari, il quale, in base alla disciplina civilistica, avrebbe dovuto effettuare verifiche sulla regolarità dell’operazione”. Ingroia si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’assessorato regionale dell’Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l’esclusivo rimborso delle spese di viaggio. “Lo stesso Ingroia aveva adottato un regolamento interno alla società che consentiva tale ulteriore indebito rimborso” concludono gli investigatori. Anche in questo caso la violazione della normativa vigente è stata avallata dal revisore contabile, Chisari, indagato – in concorso con Ingroia – anche per questa seconda ipotesi di peculato