astensionismo

Si, lo so, oltre dodici milioni. Un vero e proprio partito quello degli astensionisti, e tu tra di loro. Sei rimasto contento del risultato?. Forse si: una situazione di ingovernabilità e di incertezza assoluta. Nessun vincitore, nessuno sconfitto, ad eccezione del Pd, ma questo lo si sapeva già prima del voto. Però, hai notato? Nessuno vi ha dedicato molta attenzione, un pò come se si trattasse di un dato fisiologico. E pensare che siete davvero moltissimi. Ma cosa volete veramente? Mandare un messaggio, protestare contro qualcosa o qualcuno in particolare? O vi basta solo che si accenni alla vostra scelta di non scegliere? Perchè, lo sai, ognuno dà un signficato diverso alla vostra indifferenza che forse indifferenza vera non é. E’ un pò come quella paturnia degli inviti alle feste: mi si nota di più se ci vado o se non ci vado? Questa volta la scena se l’é presa Di Maio ma anche Salvini. Renzi, poi, un pò di luce del riflettore se la ritaglia sempre. Ma di voi non si é parlato molto. Sia chiaro, io vi ho sempre rispettato moltissimo e ho sempre considerato il non voto come un atto cervellotico, intelligente, ponderato. Certo, vi é anche chi non si reca alle urne perché ha altro da fare, ma io quelli non li considero alla stessa stregua. Mi ha sempre incuriosito immaginare le persone che preferiscono non competere, evitando una certa volgarità dell’agone e della contrapposizione. Una scelta stoica, nobile, snob. Ma tu rimani contento del contesto che si é venuto a creare? Perché é anche merito tuo se é tutto bloccato. 12 milioni: siete tantissimi. Ma perché non fate un partito? Che stupido che sono! E che domanda scema. ciao astensionista, alla prossima: si fa per dire. ‘Uno che ha sempre votato’

L’antipolitica è un virus da battere. Mentre la campagna elettorale entra nel vivo, in un’intervista esclusiva al settimanale Famiglia Cristiana, domani in edicola, il presidente della Repubblica ribadisce le regole del gioco e indica un orizzonte di principi condivisi: la Costituzione (70 anni ben portati di valori, diritti e doveri), più l’Europa, alla quale i Paesi membri devono garantire un supplemento d’anima. Sergio Mattarella ragiona di astensionismo. “Non ho mai condiviso l’osservazione che, in fondo, va bene così perché molte democrazie sono caratterizzate da basse affluenze al voto”, ha sottolineato il presidente. “L’Italia ha una tradizione di ampia partecipazione. Una sua forte diminuzione costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della democrazia”. Il Capo dello Stato ha puntato al cuore del disimpegno e della disaffezione alla politica. “Non si può configurare una contrapposizione tra istituzioni mal frequentate e una mitizzata ideale società civile: sappiamo che non è così”, ha puntualizzato Mattarella. “Anche i cittadini devono essere disponibili a un dialogo, a sollecitazioni costruttive, al desiderio-dovere di comprendere, ed eventualmente criticare scelte politiche prima di giudicarle sommariamente”.

Dalle elezioni regionali in Sicilia si può trarre, tra gli altri, un dato incontrovertibile. 53 elettori su 100 hanno deciso di non esprimere il loro voto. Gli analisti attribuiscono a questo voto un carattere di protesta, di delusione, di disillusione. Si tratta di un fenomeno politico antisistema che il M5S non riesce a catturare. Una forma di protesta – quella dell’astensionismo – che non si fida dell’offerta politica del M5S: o perché la considera solo una protesta senza una capacità propositiva o perché non la ritiene una protesta credibile. La maggioranza dell’elettorato non crede nella politica e nella sua capacità di offrire risposte concrete. E’ questa l’amara realtà su cui tutte le forze politiche dovranno riflettere.

 

L’astensionismo è preoccupante. Questo il pensiero del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, espresso ai giornalisti a margine del 20esimo anniversario del Banco Alimentare della Liguria. Ha detto Bagnasco: “Avere un senso crescente di disaffezione, di sfiducia verso la politica non e’ bello ed e’ un grande disvalore, un grande impoverimento per la societa’ perche’ la politica in senso alto e’ un grande servizio”. Ha continuato il presidente della Cei: “E’ un gravissimo segnale perche’ indica una disgregazione di tipo sociale ma indica anche una disaffezione alla politica che invece, nella dottrina sociale della Chiesa e nella cultura cristiana, in modo particolare ma non solo, e’ sempre stato un valore alto”. E ancora: “il popolo dovrebbe poter guardare con fiducia e quindi con partecipazione, con desiderio di partecipare, di fare le proprie scelte”.