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“Ringraziamo tutti gli iscritti che hanno partecipato e che hanno consentito un record mondiale: il primo candidato premier di una forza politica scelto e votato interamente in Rete. Non è stato facile, anche considerati i vili attacchi hacker di quest’estate che ci hanno fatto sudare sette camicie in agosto per innalzare la sicurezza e l’affidabilità del Sistema Operativo. Ma visto il risultato di oggi, non si può che essere soddisfatti. Quindi ringraziamo anche tutti i tecnici che hanno sacrificato le loro meritate vacanze, affinché oggi potessimo celebrare quest’ulteriore passo in avanti della democrazia diretta online”. E quanto si legge in un post sul blog di Beppe Grillo, pubblicato dopo la chiusura delle votazioni per le primarie M5S. “Nelle giornate di ieri e oggi – rivela il blog – abbiamo notato dei tentativi di attacchi, simili ai precedenti, che sono stati respinti. La nostra casa era difesa come una fortezza e le nostre telecamere di sicurezza virtuali hanno registrato tutte le tracce lasciate utili per la loro identificazione, che saranno prontamente girate alla polizia postale. Ringraziamo infine tutti i candidati”.

Beppe Grillo é il blog a sua insaputa. E’ una bufala? O é vero il contrario, ossia che dei contenuti, della gestione e della proprietà del blog – vero e proprio strumento di comunicazione politica e partitica – ne risponde l’ex comico? Non é una questione di poco conto. Tutt’altro. Ne va della trasparenza dei messaggi politici del Movimento 5 Stelle. E serve anche a capire quale sia la testa pensante del Movimento, a chi attribuire gli slogan, i programmi, le invettive, i desiderata, gli insulti e tanto altro ancora.

“Se non passa il referendum la mia carriera politica finisce qui. Renzi 25/1/2017: ‘Il futuro, prima o poi, torna’. Fate voi?”. Lo ha scritto su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Continua, stavolta per bocca di Brunetta, la polemica sulla promessa che l’ex premier fece in caso di sconfitta al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Per alcuni, Renzi promise che si sarebbe dimesso da premier, in questa eventualità poi verificatasi, altri invece capirono che avrebbe smesso di fare politica.