Boeri

“Il presidente dell’Inps Boeri non va coinvolto nella lotta politica, ma non gli si puo’ chiedere, come fanno i leghisti e quanti si trovano in disaccordo con le sue idee, di tacere la realta’ evidente del mondo del lavoro e della previdenza, che egli con competenza e misura ha evidenziato anche oggi. La fotografia di Boeri rappresenta le cose come sono, non come i ‘sovranisti etnici’ vorrebbero che fosse. Punto. Il resto e’ cinica propaganda sulla pelle sia degli stranieri che degli italiani, a partire dai futuri pensionati”. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa. “Senza immigrati l’economia italiana non sarebbe in ripresa e senza immigrati i conti dell’Inps andrebbero in sofferenza e mancherebbero le risorse per pagare di qui in poi le pensioni degli italiani. La struttura della popolazione di un Paese- prosegue Della Vedova- e’ un fattore fondamentale del suo dinamismo economico e della sostenibilita’ dei suoi conti pubblici. Un’Italia che aggravasse il suo tasso di dipendenza demografica sarebbe destinata al declino e al default finanziario. Anche per i rifugiati il punto dovrebbe essere esattamente questo: abbandonare il falso argomento dei pull factor e, mentre ci si occupa dei push factors e di come stroncare i flussi irregolari gestiti dalla criminalita’, anche aprendo canali legali, creare le condizioni per consentire a quanti sono arrivati negli ultimi semestri di lavorare regolarmente fino a che resteranno in Italia. E sappiamo- conclude Della Vedova- che questo non ‘porterebbe via il lavoro agli italiani’, ma rafforzerebbe l’economia e le prospettive di crescita, anche dal punto di vista occupazionale”.

Aumenta l’aspettativa di vita, scattano i nuovi requisiti pensionistici per le donne e crollano le nuove pensioni liquidate dall’Inps. Nel primo semestre, secondo quanto emerge dal monitoraggio sui flussi di pensionamento, le nuove pensioni liquidate sono state 189.851, con un calo del 34% rispetto alle 287.826 dello stesso periodo del 2015. Si dimezzano praticamente gli assegni sociali (per gli anziani privi di reddito o con redditi bassi), passando da 25.939 a 13.912 (-46,4%).  “Con riferimento al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle tre principali gestioni dei lavoratori autonomi”, spiega l’Inps nel monitoraggio “si osserva una contrazione del numero di liquidazioni di vecchiaia e anzianità/anticipate rispetto agli analoghi valori riferiti all’anno precedente: nell’anno 2016 infatti sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono aumentati di 4 mesi per effetto dell’incremento della speranza di vita registrato dall’Istat”. Inoltre, ad esclusione dei parasubordinati, “per le donne, a partire dal primo gennaio 2016, è previsto dalla Legge 214 del 2011 un ulteriore incremento del requisito di età richiesto per la pensione di vecchiaia rispettivamente pari a 18 mesi per le lavoratrici dipendenti e un anno per le lavoratrici autonome”. Nel dettaglio, le pensioni liquidate dal Fpld nel primo trimestre 2016 sono state 110.576 con un calo del 31,1% rispetto alle 160.484 liquidate nel primo semestre 2015. Gli assegni liquidati ai coltivatori diretti sono stati 12.972 (18.651 nello stesso periodo del 2015) mentre quelli liquidati agli artigiani sono stati 22.700 (37.246 nei primi sei mesi 2015). Le nuove pensioni erogate ai commercianti sono state 17.450 (28.466 un anno fa) mentre quelle erogate ai parasubordinati sono state 12.241 (17.040 nel primo semestre 2015).

“Avremmo tanto voluto che il 2016 diventasse l’anno dell’introduzione in Italia di misure universali di contrasto della povertà. Purtroppo la legge delega in discussione in Parlamento ha perso molti pezzi da quando ha varcato le porte di Montecitorio e rischia di perderne altri al Senato. Anche se il nostro Paese dovesse tornare a crescere ai tassi che sono alla nostra portata il problema della povertà, esploso durante la crisi, non si risolverà perché ci sar sempre qualcuno che, in assenza di una rete di protezione adeguata, cadrà tra le crepe dello stato sociale”. Lo ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri, nel corso della presentazione della relazione annuale alla Camera. “C’è chi ci ha chiamato, non senza una certa ironia, Ministero della Povertà – ha concluso – E’ un appellativo che facciamo nostro, con un certo orgoglio in un paese in cui la povertà estrema è stata a lungo derubricata dall’agenda politica”.